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3. IPOTESI SULLA FUTURA DESTINAZIONE DEL COMPLESSO



Al fine di dare un assetto stabile alla conduzione del complesso ed al contempo di promuoverne il recupero igienico, edilizio, urbanistico e sociale, si esaminano tre distinte ipotesi funzionali:

3.1  Il ripristino della gestione in forma di azienda alberghiera

Sin dal suo avviamento, per opera della società "Bologna 2 Residence", l'attività di gestione alberghiera ha mostrato strutturali carenze, riconfermate dagli esiti di un successivo tentativo di riattivarla da parte della "Sigma Sas", in quanto, a prescindere dalla buona fede degli attori, in entrambi i casi la gestione riguardava soltanto una parte delle unità immobiliari, e avveniva quindi in casuale promiscuità con l'ordinario uso residenziale cui, abusivamente, erano state, fin dall'inizio, adibite le altre.
Allo stato attuale non sono in essere (né sono state richieste) licenze per gestione alberghiera.
E' noto peraltro come l'attribuzione originaria al complesso della destinazione alberghiera cui nessuno credeva e gli operatori immobiliari per primi, fosse stata, in realtà, lo stratagemma (tipico di quella temperie amministrativa) per giustificare la previsione di un grosso intervento edilizio, avulso dal contesto urbano che, se contabilizzato come residenziale, avrebbe fatto saltare il dimensionamento abitativo dell'allora vigente strumento urbanistico, rispetto al quale fu autorizzato come specifica variante.
Il Comune, potrebbe, in teoria, considerare ancora valida la convenzione a suo tempo stipulata e chiedere agli attuali proprietari - che non solo sono soggetti diversi dai firmatari di allora, ma costituiscono un insieme di ben 133 persone tra fisiche e giuridiche - di dare esecuzione a quanto da essa previsto, illudendosi di poter esigere da tale eterogenea massa di personaggi l'individuazione, o tra di essi o fuori da essi, della figura giuridica capace di condurre la gestione unitaria di tipo alberghiero.
Il carattere velleitario che avrebbe una siffatta ipotesi è evidente.
Non basterebbe qui soltanto (come in altre ipotesi) mettere d'accordo, su un unico obbiettivo, 1337 distinti soggetti che in modi tanto diversi godono giuridicamente l'immobile o di fatto lo sfruttano, ma si tratterebbe anche di pretendere da loro che, in adempimento di obblighi derivanti da una convenzione risalente a quasi trent'anni fa - che essi non hanno personalmente firmato e che in molti casi, di fatto, non conoscono, anche se è più o meno vagamente richiamata negli atti d'acquisto - possano riuscire a mettere in piedi una azienda per la gestione unitaria dell'immobile che dia ampie garanzie di capacità, di moralità, di continuità e di solidità finanziaria.
L'unica possibilità per il ripristino di una gestione alberghiera è che si presenti un soggetto credibile che acquisti l'intero immobile, ne entri in pieno possesso, lo ristrutturi secondo quelli che sono gli attuali standard ricettivi e chieda una nuova licenza.
Per tempi, complessità e costi anche questa operazione appare illusoria o, quanto meno, non governabile o programmabile in tempi ragionevoli dalla pubblica amministrazione.

3.2  La trasformazione in struttura assistenziale pubblica

La trasformazione in struttura pubblica di carattere socio-assistenziale - quale, per esempio, una casa protetta per anziani o uno studentato - se da un lato sembrerebbe meglio giustificare davanti agli occhi della pubblica opinione l'intervento comunale, dall'altro si scontrerebbe con lo stesso tipo di problemi del recupero alberghiero, essenzialmente dovuti alla presenza di una pluralità di proprietari di ogni specie, eliminabile solo attraverso l'esproprio preventivo dell'intero immobile e lo sfratto degli affittuari.
Questo non esclude tuttavia che, come vedremo appresso, una limitata parte dell'immobile possa essere destinato alle cosiddette "utenze deboli" delle quali favorire la convivenza con utenze ordinarie.

3.3  La definitiva trasformazione in residenza

La definitiva e formale trasformazione dell'intero complesso in insediamento residenziale altro non sarebbe quindi che la presa d'atto di una situazione già consolidata nei fatti.
Poiché si tratta comunque di modificare quella che, formalmente, è ancora la destinazione originaria, ci si troverebbe di fronte a una trasformazione urbanistica, trasformazione peraltro ammissibile, previa approvazione di apposito strumento urbanistico esecutivo, secondo l'art. 20 delle Nta del Prg vigente.
Va ribadito che tale strumento, e i suoi programmi attuativi, non potranno non porsi anche l'obbiettivo del recupero funzionale e sociale del complesso.
Affinché tale recupero sia effettivo e duraturo si devono:
Il recupero urbanistico deve necessariamente coinvolgere anche tutte le parti in origine destinate a usi collettivi al livello piano terra ed eventualmente prevedere, allo stesso piano, nuovi spazi per servizi sociali (in particolare l'asilo nido e la scuola materna) ponendosi, fino dall'inizio, il problema della loro gestione.
L'azione di recupero urbanistico deve altresì porsi il problema del rapporto tra il complesso edilizio e il territorio, sia nei confronti degli insediamenti e dei servizi immediatamente confinanti (albergo "Meeting", centro sportivo, stabilimenti industriali) che dei più prossimi centri e nuclei abitati.



Premessa I dati del problema Ipotesi sulla futura destinazione del complesso
Piano e programma di recupero   Il consenso   Le risorse economiche  
I passi da compiere   Sui capitoli di spesa   Sul reperimento delle risorse
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