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L'Unità 1998



26 febbraio 1998 27 febbraio 1998 28 febbraio 1998 7 marzo 1998
24 marzo 1998 7 aprile 1998 9 aprile 1998 11 aprile 1998
12 aprile 1998 23 aprile 1998 24 aprile 1998 5 maggio 1998
15 agosto 1998 19 settembre 1998 2 ottobre 1998 27 ottobre 1998
15 novembre 1998 18 novembre 1998 19 novembre 1998  




19 novembre 1998

"Senza casa" possiede mezzo albergo


Il 60% degli occupanti ha un alloggio. Vitali: Mistificatori pilotati


Tra i "senza casa" di via del Pallone c'è anche una signora marocchina che risulta proprietaria al 49% di un albergo in provincia.
E ci sono famiglie che, oltre ad avere un regolare alloggio al "Bologna 2", ricevono anche un contributo in denaro dal Comune di Calderara per il pagamento dell'affitto.
C'è poi un nucleo familiare con casa a Monzuno, che nei giorni scorsi ha chiesto al Comune di Bologna il trasferimento della residenza in via Jacopo della Quercia e contemporaneamente al comune di Monzuno di averla in via Rimesse.
E ci sono tre famiglie residenti in un comune della montagna che hanno abbandonato, senza apparente ragione, i loro alloggi nello stesso giorno all&à039;inizio del mese.
E, ancora, c'è una donna che vive in via del Pallone, pur avendo regolare alloggio a Bologna, per solidarietà con alcuni parenti.
Smascherata la grande mistificazione - così la definisce il sindaco Vitali, che ieri con l'assessore Lalla Golfarelli e la dirigente dei servizi sociali Franca Farinatti ha presentato i dati quasi completi del censimento effettuato sugli 89 adulti ospitati in via del Pallone dopo l'occupazione di via Rimesse e della basilica di San Petronio - resta da capire chi sono i mandanti, che cosa c'è dietro.
Quello non è più compito nostro, dice Vitali.
Che bada ai dati oggettivi: tra gli immigrati arrivati da fuori Bologna ben 48 su 63 (pari all'80%) risultano avere un alloggio nei diversi comuni della Provincia; complessivamente, se si considerano anche le persone residenti in città, gli "accasati" sono 54 su 89 (cioè il 60%).
La conclusione non può non può che essere una.
Da domani (oggi per chi legge ndr) tutti quelli che risultano avere una casa in affitto dovranno fare ritorno nei loro alloggi - dice il sindaco con grande fermezza - In tal modo in via del Pallone resteranno soltanto le famiglie e i singles che effettivamente non hanno alcuna soluzione abitativa, una trentina tra Bologna e provincia. Per loro nei prossimi dieci giorni saranno trovati alloggi con la collaborazione delle associazioni dei piccoli proprietari.
Ma gli immigrati l'altra sera, uscendo dalla Prefettura, avevano annunciato di non volersene andare da via del Pallone nemmeno con la forza.
Replica il sindaco: Non voglio neppure pensare che qualcuno possa opporre resistenza. Non c'è nessun'altra alternativa e faccio appello al loro senso di responsabilità perché evitino di continuare ad infliggere a sé e ai loro bambini una situazione di inutile disagio.
E Vitali ricorda a quelli che sicuramente lavorano ancora per tenerli compatti, che l'occupazione e la successiva messa in luce delle reali necessità hanno avuto un effetto boomerang di cui faranno le spese solo gli immigrati, perché così si alimenta l'incomprensione anziché l'integrazione.
Ieri intanto il sindaco ha ricevuto la visita del Gabibbo, tornato a Bologna, dopo aver visitato via del Pallone, al microfono del quale ha ristabilito la realtà dei fatti.
Il pupazzo rosso ha poi dato voce agli immigrati, che hanno smentito i dati forniti dai Comuni sostenendo di avere le residenze ma non le case oppure che gli alloggi sono troppo lontani.
Ma non si possono occupare edifici perché è scomodo fare i pendolari da Loiano, come hanno risposto a me oggi, ha detto la Golfarelli.


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18 novembre 1998

Occupanti? Metà ha già una casa


Il prefetto interviene sugli immigrati ospitati in via del Pallone: Troppe falsità
Aiuteremo solo chi ha davvero bisogno di un detto. Non ci saranno deroghe


LA REPLICA  Non hanno ascoltato le nostre ragioni Da qui non ce ne andremo

Prefetto e sindaci sbugiardano gli immigrati di via del Pallone.
Dopo un primo censimento compiuto insieme ai sindaci della provincia ieri pomeriggio in Prefettura, Enzo Mosino, dati alla mano (ancora parziali, ma per difetto) tuona con i rappresentanti degli stranieri alloggiati nelle ex scuole "Manfredi": Cari signori, voi ora siete ospitati e faremo tutto il possibile per venire incontro alle effettive necessità abitative, ma di certo non faremo nulla per chi avanza false necessità. Bisogna dirlo pubblicamente. Tu hai la casa? E allora in quella casa ritorni.
Già, le false necessità.
I dati della prima ricognizione parlano chiaro: tra gli 89 adulti alloggiati in via del Pallone circa la metà ha a disposizione una casa in affitto.
Nel dettaglio: 31 risultano vivere con i loro figli nei comuni di Anzola, Budrio, Castenaso, Castiglione dei Pepoli, Crespellano, Galliera, Granarolo, Grizzana, Loiano, Sasso Marconi e Vergato. Ad essi vanno aggiunti una famiglia che ha casa a Bologna, un single residente al centro di accoglienza di via Stalingrado e otto persone che abitano al "Bologna Due" di Calderara di Reno.
Per questi, dice a chiare lettere il prefetto, non ci saranno deroghe.
Lasceranno via del Pallone per ritornare nei loro alloggi.
Una soluzione è stata invece trovata per le persone o per i nuclei familiari in condizioni di vero disagio abitativo, cioè privi totalmente di sistemazione.
Per loro si faranno garanti i Comuni, che prenderanno in affitto appartamenti di privati tramite la mediazione delle associazioni di piccoli proprietari.
L'altro ieri Mosino ha preso un primo contatto con i dirigenti delle due maggiori associazioni, Asspi e Uppi, che ieri hanno preso parte al vertice in Prefettura insieme ai rappresentanti di 22 Comuni della provincia, dell'Isi (l'istituto dei servizi per l'immigrazione), al sindaco di Bologna Walter Vitali, agli assessori alle Politiche sociali della Regione Gianluca Borghi, della Provincia Donata Lenzi e del Comune di Bologna Lalla Golfarelli, nonché al questore Domenico Bagnato e al comandante provinciale dei carabinieri Arturo Esposito.
Asspi e Uppi hanno dato la loro disponibilità a fare da mediatori con i proprietari per dare in affitto le case ai Comuni che poi garantiranno per gli inquilini.
Ma le regole dovranno essere chiare - dice Bruno di Bernardo per l&à039;Asspi - Come gli inquilini delle case Iacp vengono sottoposti a una serie di vincoli e controlli sull'effettivo mantenimento del numero delle persone alloggiate, è auspicabile che succeda qualcosa di analogo anche per queste case di privati.
E il presidente provinciale dell'Uppi Alberto Zanni: Chiediamo che in ogni comune sia aperto uno sportello informativo con un nostro rappresentante. Questo a garanzia di chi affitta, visto che un'ampia percentuale degli ospiti di via del Pallone risulta avere già una sistemazione non vorremmo essere vittime di speculazioni.
Ma gli immigrati non sono affatto soddisfatti dalla piega che hanno preso le cose.
Dopo un colloquio di pochissimi minuti con il "consiglio territoriale per l&à039;immigrazione", organo previsto dalla legge regionale approvata l&à039;altro ieri e inaugurato in anticipo proprio con questo vertice sull'onda dell'emergenza di questi giorni, sono usciti delusi ma per niente intenzionati a recedere nella loro battaglia.
Non ci hanno nemmeno lasciato replicare - dicono - Non è vero che tanti hanno le case, i sindaci lo devono dimostrare. E poi molti di noi sono sfrattati. Di certo da via del Pallone non ci muoveremo, nemmeno con la forza.
Che succederà?
Gli immigrati non anticipano le loro mosse e in serata si sono riuniti in assemblea (presenti anche alcuni autonomi) per discutere il da farsi.
Intanto sembra definitivamente tramontata la possibilità di allestire in tempi brevi l'ex area militare dei Prati di Caprara per dare alloggio ai senza casa.
Quella resta una struttura molto importante a cui si potrà pensare per centri di seconda accoglienza - dice il sindaco Vitali - I nostri tecnici comunque si dicono pessimisti sulla possibilità di trasformare la struttura entro fine mese. Lo so che molti immigrati vorrebbero avvicinarsi a Bologna, ma noi non possiamo risolvere i problemi abitativi di tutti. Chi ha casa in provincia dovrà restare lì.
Il ritornello comune è badiamo alle effettive necessità.
Lo dice anche il sindaco di Budrio, Gianfranco Celli: In via del Pallone c'è un signore che ha una regolare casa a Budrio, dove invece ci sono sei famiglie di sfrattati che non hanno un tetto e che io ho dovuto alloggiare in magazzini comunali. La casa dell'immigrato non sarà una reggia, ma è sempre meglio di niente. Per me la priorità sono quelle sei famiglie, lui è il settimo, altrimenti si rischia di andare sulla strada dell'sulla strada dell'ingiustizia.
E che l'emergenza casa sia il nodo cruciale dell'immigrazione a Bologna lo dimostra anche il fatto che, non appena risolto il problema di via del Pallone, verranno al pettine i nodi dello stabile di via Saffi, la cui occupazione dura da molti mesi solo perché la proprietà (la società che gestisce la catena di alberghi di Mario Bandiera) non l'ha ancora rivendicata.
I rappresentanti degli immigrati sottolineano la diffidenza dei bolognesi ad affittare case agli stranieri e propongono che venga rivisto il tetto di reddito fissato per l'accesso alle case pubbliche nei casi di famiglie con molti figli.
Si dicono anche disponibili a ristrutturare gratis le case Iacp per poi averle in affitto a regolare canone.
Intanto oggi tornerà a Bologna il Gabibbo, per fare ammenda del servizio su via del Pallone proposto l'altro ieri, che non ha reso giustizia all'operato dell'amministrazione.
Stamattina il pupazzo rosso darà voce al sindaco.


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15 novembre 1998

"Solo un mese in via del Pallone"


Martedì si deciderà il futuro degli ex-occupanti di S.Petronio

IL CASO IMMIGRATI  Solo 15 su 128 risiedono in città Il Comune spenderà 20 milioni per la ristrutturazione

Non ci saranno proroghe, pena la perdita del miliardo e mezzo di finanziamenti già stanziati per la costruzione di un ostello per i pellegrini del Giubileo nell'area delle ex scuole Manfredi.
I 129 immigrati (89 adulti e 40 bambini) alloggiati dall'altra sera nell'edificio comunale, dopo lo sgombero dallo stabile Iacp di via Rimesse e la plateale occupazione della basilica di San Petronio, dovranno lasciare via del Pallone entro il 30 novembre.
Il giorno successivo arriveranno le ruspe per dare il via ai lavori.
Il problema della sistemazione successiva verrà verrà affrontato martedì pomeriggio in Prefettura, dove si incontreranno insiem ai rappresentanti del Comune di Bologna i sindaci della provincia nel cui territorio risulta residente la stragrande maggioranza degli immigrati.
Toccherà loro, principalmente, cercare soluzioni operative per le famiglie già presenti nei rispettivi comuni.
Ieri è stato completato il censimento delle persone alle ex Manfredi ed è emerso che solo 15 (quattro famiglie e alcuni singles) dei 128 risiedono a Bologna.
E per meno della metà di questi il Comune dovrà trovare una sistemazione perché gli altri non risultano avere una situazione di grave disagio abitativo.
Nella stessa condizione sarebbero la maggior parte dei residenti in altri Comuni.
L'assessore Lalla Golfarelli racconta ad esempio che ci sono persone che hanno una regolare casa in affitto al Bologna 2 di Calderara e che pretendono un'altra sistemazione perché non vogliono pagare 900mila lire per stare in un postaccio.
Tra i censiti, ci sono anche persone residenti in altre regioni e due fantasmi, in quanto per l'anagrafe bolognese sono uno individuo non trovato o cancellato e l'altro emigrato.
Intanto ieri mattina è stato ultimato il ripristino provvisorio delle ex Manfredi, che al Comune è costato una ventina di milioni.
Dopo una notte al freddo e al buio, che ha suscitato le proteste degli ospiti, è stato attivato il riscaldamento e l'illuminazione in ogni aula.
All'esterno sono in funzione sei bagni chimici ai quali domani se ne aggiungeranno altri 12.
È stato un piccolo miracolo - ha detto Golfarelli - una riuscita "prova di terremoto".
Sul problema delle occupazioni è intervento il sindaco, che ha annunciato la possibilità di fare ricorso a guardie giurate per vigilare sulle proprietà pubbliche e impedire che queste situazioni si ripetano accelerando anche le assegnazioni dei lavori alle imprese in modo da non lasciare a lungo vuoti gli stabili.
Solidarietà è poi stata espressa, anche da molti consiglieri comunali, per l'aggressione subìta l'altro ieri in piazza Maggiore dall'assessore Golfarelli, che sta valutando se presentare querela di parte.
Una denuncia alla Digos è stata invece fatta dal consigliere verde Filippo Boriani, minacciato in via Montegrappa da un gruppo di giovani della Fiamma tricolore davanti ai quali aveva stracciato un volantino dai contenuti razzisti.


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27 ottobre 1998

Bologna Due, ancora proteste
E il Comune decide l'intervento



Invece di spendere ben 800 milioni per inutili progetti di monitoraggio sulle prostitute sarebbe meglio che il presidente della Regione Antonio La Forgia venisse qui da noi, a monitorare la criminalità con cui abbiamo a che fare.
Torna ad alzare la voce l'associazione per la rinascita del condominio di Via Garibaldi 2 di Calderara di Reno, meglio noto come Bologna 2.
In una nota denuncia infatti per l'ennesima volta che lo stabile versa in gravissime condizioni strutturali igieniche e di ordine pubblico e che tutto attorno gravitano bande organizzate che gestiscono l'ipermercato della droga e lo sfruttamento della prostituzione.
E lo fa proprio nel giorno in cui per porre fine al problema del degrado del residence scende in campo anche il Comune di Bologna.
Un ordine del giorno presentato dal consigliere Diego Benecchi (Ds) è stato infatti approvato ieri pomeriggio con 25 voti favorevoli su 26 votanti.
Unico non votante il capogruppo Prc Piergiorgio Nasi, mentre per il resto hanno votato compatti Ds, Verdi e Bologna Nuova.
L'Odg invita la giunta a promuovere la costituzione di un tavolo con la partecipazione del Comune di Calderara, della Provincia, della Regione, di altri enti e soggetti privati come ad esempio Iacp, Ausl, Ministero degli Interni, Fiera, Aeroporto, per predisporre un accordo di programma per la riqualificazione dell'area che possa accedere a concrete linee di finanziamento, anche attraverso la costituzione di specifiche società.
Bologna Nuova però fa polemica: Anche in questa vicenda siamo stati noi a portare l'argomento in consiglio comunale - dice Alecs Bianchi - e a sottolineare quanto poco facesse la Regione, così la maggioranza si è trovata a dover parare il colpo presentando un altro odg che riprendeva il nostro.


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2 ottobre 1998

Trovate anche due pecore al Bologna 2



C'erano persino due pecore in uno degli alloggi del residence Bologna 2 di Calderara di Reno, passata al setaccio dai carabinieri in uno dei periodici controlli contro la microcriminalità.
I due animali sono stati trovati in casa di due marocchini che avrebbero addotto giustificazioni di carattere religioso.
Nei loro confronti è scattata una sanzione amministrativa con l'obbligo di portare le pecore alla sezione islamica del macello comunale.


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19 settembre 1998

Risanamento Bologna Due
Provincia contro Regione



Tutti contro la Regione che ha bocciato il progetto per risanare il degradato residence Calderara 2.
Fra spacciatori e prostitute, l'edificio (194 alloggi occupati da gente per bene, ma anche da delinquenti) è da anni una patata bollente.
Adesso l'ultima tegola è il niet della Regione che ha bocciato il piano di ristrutturazione e ne ha preferiti altri 5 (ristrutturazione di aree dismesse a Parma, Piacenza, Bologna, Rimini e Comacchio).
Scartato perchè a totale rilevanza sociale, è stata la motivazione.
Durissimo il vicepresidente della Provincia Tiberio Rabboni: La Regione soffre di strabismo tecnicistico: vede solo i muri e non la gente.
Duro anche il sindaco di Calderara Massimo Reggiani e i cittadini: Noi andremo avanti.
Ma solo la Provincia ci ha appoggiato, non certo la Regione e (si sappia) tantomeno il Comune di Bologna.



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15 agosto 1998

Sui marciapiedi dilagano le africane
Nuova retata



È una mappa assai diradata quella che fotografa l'attuale situazione della prostituzione nelle strade cittadine.
Negli ultimi due mesi le presenze sono più che dimezzate e l'sera. durante uno dei periodici controlli della sezione Buoncostume della squadra mobile, sono state stimate al lavoro non più di una cinquantina di "lucciole".
Di queste, 32 sono state accompagnate in questura per essere fotosegnalate e per un paio è scattato il rimpatrio.
All'origine del vistoso calo di offerta c'è, da un lato, il periodo estivo, che spinge le ragazze a spostarsi nei luoghi di villeggiatura, dall'altro i continui e numerosi rimpatri di giovani europee.
Sui viali cittadini restano così, in grande maggioranza, le donne di colore (soprattutto provenienti dalla Nigeria, poi dal Camerum, dal Ghana e dalla Giamaica), che non si riesce a rimpatriare perché risulta spesso impossibile identificarle.
Le africane si trovano un po' in tutte le zone "tradizionali" della prostituzione cittadina.
In particolare stazionano a Borgo Panigale tra viale Togliatti e viale De Gasperi e sui viali di circonvallazione, soprattutto in viale Panzacchi, viale Aldini e nel tratto dei Giardini Margherita.
Di notte (le africane lavorano solo al calar della sera, perché sono tutte pendolari da altre città) si trovano anche in via Michelino, alla Fiera, zona che di pomeriggio è invece appannaggio delle ragazze dell'Est, in particolare ucraine.
Anche a Borgo Panigale, sugli stradoni di grande traffico che collegano Bologna e Modena, l'attività delle europee ferve in pieno giorno.
In questo caso sulla strada si incontrano ragazze moldave (una delle comunità più nutrite negli ultimi tempi, dopo i tanti rimpatri di ucraine) e, in misura minore, slave e albanesi con casa e "studio" al residence Bologna Due di Calderara di Reno.


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5 maggio 1998

Accordo sul Bologna 2



Il comitato provinciale per la sicurezza e l'ordine pubblico convocato ieri in Prefettura per discutere del problema del "Bologna 2" (era presente anche il sindaco di Calderara Massimo Reggiani) ha deciso di cambiare le pedine del controllo delle forze dell'ordine davanti al residence.
Abbiamo pensato di rimodulare la vigilanza - ha spiegato il questore Domenico Bagnato - per diminuire l'aggravio di personale. Cercheremo un modo nuovo di dare sicurezza ai cittadini.
L'idea è di lasciare ai carabinieri la vigilanza solo nelle ore serali e notturne.
Al resto della giornata penserà la polizia municipale oppure attività diverse, ha detto il questore.
Sui dettagli bocche cucite.
Il sindaco ha aggiunto che ci sono cose che è meglio non dire in giro e che sul versante urbanistico il comune di Calderara chiederà fondi al ministero dei Lavori pubblici e alla Regione per il recupero delle zone degradate.


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24 aprile 1998

Le analisi tossicologiche hanno rilevato notevoli quantità di droga nel sangue, ma il nordafricano non era tossicodipendente

Lotta tra bande, ucciso in cella

Un "sicario" tunisino era stato trovato morto alla Dozza. La procura non crede all'incidente


C'è un'altra vittima, probabilmente, nella guerra fra bande di spacciatori nordafricani che si contendono il mercato degli stupefacenti a colpi di aggressioni e omicidi.
Si tratta di Hattab Gharbi, 23 anni, tunisino (ma si faceva passare per marocchino), trovato morto in cella la mattina del 20 marzo.
Di edema, si disse, pur senza tanta convinzione.
Infatti, la causa di morte è tutta un'altra: intossicazione acuta da morfinici, come ha stabilito con certezza l'esame tossicologico.
Un'overdose da eroina, insomma, forse accidentale o forse, invece, procurata apposta.
Hattab Gharbi potrebbe essere stato ammazzato in carcere dagli uomini di un clan rivale, o addirittura della sua stessa banda, visto che di lì a due giorni doveva rendere un interrogatorio davanti al magistrato.
Ucciso non con un'iniezione (sul corpo non c'erano segni di punture, né recenti né antichi, e infatti l'uomo non era noto come tossicodipendente), piuttosto con cibo intossicato, come potranno stabilire i prossimi accertamenti sui residui rimasti nel suo stomaco.
Vivande manipolate all'interno della Dozza o arrivate già "pronte" dall'esterno?
Perché Gharbi, a quanto si sa, aveva da poco ricevuto un pacco...
Forse si temeva che parlasse, e in effetti di cose da dire poteva averne, visto che non era uno qualunque, ma l'uomo accusato di avere dato il via ai più recenti regolamenti di conti.
Avrebbe fatto parte - e per questo era stato arrestato - del "commando" a bordo di una Fiat Tipo bianca che la notte del 15 gennaio gambizzò un nordafricano in via Ferrarese.
E un'auto simile era comparsa anche in via Stalingrado due sere prima: dai finestrini tre uomini avevano fatto fuoco prima su un minorenne egiziano, ferendolo a un piede, poi alle vetture in sosta dietro cui si erano riparati altri immigrati, infine, durante la fuga in tangenziale, ad un'altra macchina di stranieri.
Hattab Gharbi non era solo, in cella, quando era morto.
Con lui c'erano alri due nordafricani, che però, stranamente, non hanno sentito assolutamente nulla: Ha guardato la tv e poi si è addormentato tranquillo, solo la mattina dopo ci siamo accorti che non respirava più, hanno raccontato i detenuti ai magistrati che si occupano del caso, Valter Giovannini e Antonio Rustico, recentemente scelti per costituire il pool che si occupa in particolare della guerra tra bande.
Nessuno, per ora, è formalmente indagato (così come non sono state mosse accuse al personale di guardia, che pur dovrebbe vigilare su cosa accade all'interno del carcere e soprattutto evitare che vi entri della droga: ma il controllo accurato dei pacchi - replica la polizia penitenziaria - in carenza di organico è da sempre un problema), però non convince che una morte per overdose, in genere assai penosa, possa essersi consumata in assoluto silenzio.
Uno dei due compagni di cella, fra l'altro, era stato arrestato durante un blitz dei carabinieri poche ore prime (dunque è difficile che avesse già progettato un omicidio), ma sempre per aver partecipato a delle rappresaglie: era stato sorpreso con dei complici a Loiano, dove si era trasferito dal residence Bologna Due, con un fucile calibro 12 del tutto simile a quello che il 15 febbraio aveva sparato a Calderara, ferendo al ginocchio un marocchino, e anche il 14 marzo in via Emilia Ponente, lasciando a terra un tunisino.


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23 aprile 1998

Ancora violenze, sangue e vandalismi in città. E i politici si spaccano sulle terapie per la sicurezza: il Polo invoca la repressione, la sinistra insiste sul dialogo e sul rispetto della legalità

Criminalità, allarme e polemiche

Colpi di pistola alla stazione
Torna la guerra tra bande


Due episodi di sangue avvenuti l'altra notte in pieno centro, con protagonisti extracomunitari, rilanciano l'allarme in città per il susseguirsi di fatti criminosi legati probabilmente alla guerra fra gruppi di stranieri per il controllo dello spaccio di stupefacenti.
Il più inquietante è il fatto accaduto davanti alla stazione attorno alle due di notte: un vero e proprio raid punitivo a colpi di arma da fuoco.
Oggetto dell'intimidazione due tunisini, "gambizzati" e finiti all'ospedale con ferite per fortune non gravi.
E mentre torna l'allarme per la criminalità straniera, ferve il dibattito politico sul problema della sicurezza in città e su altri episodi di illegalità che vedono in questo caso protagonisti gli "squatter", i giovani anarchici e autonomi autori di occupazioni di edifici che spesso sfociano in forme di guerriglia urbana come è accaduto l'altro giorno in via dei Poeti.
Un dibattito politico che vede da una parte la sinistra ferma sulla posizione di ricerca del dialogo con gli "squatter", non disgiunta però dalla richiesta di perseguire con i mezzi a disposizione della magistratura gli autori di fatti illeciti, e dall'altra la destra altrettanto salda nel chiedere misure esemplari di prevenzione e repressione delle proteste.
I fatti criminosi attribuiti a quella che è stata definita una guerra tra bande di extracomunitari non sembrano al momento tra loro collegati.
Il primo si è verificato l'altra sera verso le 22,30 in piazza Verdi, dove due marocchini sono stati feriti, uno con una coltellata a un braccio e l'altro con il calcio di una pistola sferrato in testa, durante una rapina ad opera di due tunisini.
Secondo il loro racconto, i due feriti avevano contattato i tunisini per comperare alcune dosi di hascisc, ma la contrattazione sarebbe finita in una rapina cruenta.
Il marocchino colpito alla testa è stato ricoverato al Sant'Orsola mentre l'amico, dopo esser stato medicato, è tornato in piazza Verdi dove ha scorto i due aggressori.
Ha così chiamato la polizia, che ha fermato i tunisini S.R. di 26 anni e M.T. di 23 con l'accusa di rapina aggravata.
I due sono stati anche denunciati per detenzione illecita di alcuni coltelli.
Non è stata invece ritrovata la pistola con cui è stata ferito al capo uno dei marocchini.
Una pistola è invece ricomparsa alcune ore dopo davanti alla stazione.
Si tratterebbe di un'arma di piccolo calibro con cui sono stati due tunisini che, interno alle due del mattino, stazionavano nei pressi dell'aiuola di piazzale Medaglie d'Oro.
Secondo la ricostruzione della squadra mobile, che conduce le indagini sull'episodio coordinate dal pm Antonello Gustapane, da un'auto che passava per viale Pietramellara sono stati sparati tre colpi di pistola all'indirizzo di due tunisini.
Sull'auto ci sarebbero state almeno due persone, si presume nordafricani.
Le due vittime sono state colpite solo di striscio alle gambe e, dopo essere state medicate al Sant'Orsola (con prognosi di due e dieci giorni), sono state dimesse.
Gli investigatori sarebbero già sulle tracce degli autori dell'"avvertimento".
Nella mattinata un'auto del tipo di quella utilizzata per il raid punitivo è stata ritrovata nei pressi del residence Bologna 2 di Calderara di Reno.
Sono in corso accertamenti alla ricerca di tracce di polvere da sparo all'interno dell'abitacolo.


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12 aprile 1998

Era in un casolare di San Lazzaro. Sei magrebini e un'italiana arrestati dai carabinieri

Droga, scovata centrale

Inseguimento da Far-West nei corridoi e sui tavoli di uffici


Dopo l'intensificarsi dei controlli delle forze dell'ordine nel centro cittadino e al residence Bologna 2 di Calderara di Reno, avevano trasferito la centrale operativa dello spaccio a San Lazzaro, ma sono stati individuati dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Bologna Sud, che in un'operazione svoltasi nell'arco di una settimana hanno arrestato sei magrebini e un'italiana e sequestrato oltre un chilo e mezzo di droga.
I primi a finire in manette sono stati, la settimana scorsa, un tunisino di 30 anni e una tossicodipendente calabrese di 26 sorpresi a spacciare nella centralissima piazza Bracci.
Attraverso i due si è risaliti al resto della banda, capitanata da un marocchino di 30 anni conosciuto come "lo sfregiato".
Quest'ultimo, Mohamed Lofti, insieme a due "cavalli", entrambi tunisini di 33 anni, è stato arrestato l'altro ieri, sempre in piazza Bracci, perché sorpresi con una quarantina di dosi di eroina.
Ma mentre "lo sfregiato" e uno dei suoi sottoposti non opponevano resistenza, l'altro tunisino ha dato parecchio filo da torcere ai carabinieri, che per catturarlo sono stati costretti a rincorrerlo per oltre due chilometri attraversando anche gli uffici di un'azienda all'angolo con via Caselle dove il fuggiasco si era intrufolato.
Una scena da far west: il tunisino ha prima scavalcato il cancello di recinzione della ditta e poi è passato da un ufficio all'altro saltando sulle scrivanie, mettendo tutto a soqquadro e lasciando esterefatti gli impiegati.
I due carabinieri che lo inseguivano sono riusciti a bloccarlo solo al termine della scorreria sotto una "Panda" in sosta in via Kennedy, dove il tunisino si era rifugiato.
A indicarlo sono stati alcuni stupiti passanti e i militari hanno dovuto ancora faticare per estrarlo da sotto la vettura a cui l'uomo si era aggrappato.
Subito dopo i carabinieri hanno perquisito un casolare nelle campagne di San Lazzaro, conosciuto come centrale operativa del gruppo.
Lì sono stati trovati una quindicina di extracomunitari che, dopo aver accolto i militari a sassate, si sono dati alla fuga.
Un tunisino di 28 anni e un marocchino di 19 sono comunque finiti in manette, mentre tre militari sono rimasti contusi e si sono dovuti far medicare al pronto soccorso.
Guariranno in dieci giorni.
Nel casolare, oltre a strumenti per il taglio e il confezionamento della droga, sono stati trovati mezzo chilo di hascisc, che i due arrestati avevano tentato di gettare dalla finestra all'arrivo dei carabinieri, e un chilo di marijuana nascosta all'interno di una scatola da scarpe sepolta all'esterno del casolare.
I due, così come i tre compari sorpresi in piazza Bracci, sono stati arrestati per detenzione a scopo di spaccio, oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.


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11 aprile 1998

"In città è in corso una guerra"

La procura allerta
"Un salto di qualita della delinquenza"
Arrestati quattro tunisini per due sparatorie
La causa degli scontri il mercato della droga
"Gente che usa sempre più fucili e pistole"


Un "salto di qualità" nella violenza, ma anche nei modi.
Segnali di una microcriminalità che si fà più minacciosa e diffonde più "allarme tra i cittadini".
Non lo nega nessuno, adesso che c'è una guerra tra i gruppi di nordafricani che si contendono il mercato cittadino degli stupefacenti.
Ne hanno parlato ieri polizia e carabinieri in una conferenza stampa congiunta su un'indagine che ha portato al fermo di quattro persone, ritenute responsabili di due sparatorie avvenute in città nelle scorse settimane.
Una parola, "guerra", usata finora con molta prudenza, ma che ormai bene descrive l'escalation di aggressioni con arma da fuoco e accoltellamenti: una decina solo gli episodi più gravi da metà gennaio in poi, culminati con l'omicidio del cittadino marocchino in via dell'Arcoveggio, il 26 febbraio.
È il sostituto procuratore Lucia Musti, presente alla conferenza stampa, a parlare di "salto di qualità".
A preoccupare, sottolinea con gli investigatori, è proprio l'uso sempre più frequente di armi da fuoco, pistole ma anche fucili.
I diversi episodi di "gambizzati" chiariscono che le regole sono cambiate rispetto al passato.
Il messaggio, ora, spesso trasversale, diventa: siamo organizzati e possiamo raggiungerti in ogni momento.
I gruppi sono identificabili con le città di origine della Tunisia (Tunisi, Sfax, Bardo, Garish) e agiscono in centro.
Sempre meno, sembrerebbe, fanno capo al residence "Bologna 2" di Calderara, ritenuto ormai troppo presidiato dalle forze dell'ordine.
Le bande si stanno spostando più a sud, a Loiano, al residence "Pianeta".
A fronte di questa escalation di violenza, il livello di guardia si è alzato, ha detto il capo della Mobile, Renato Sansò, e, grazie a operazioni e interventi quotidiani, sta producendo i suoi frutti.
In tal senso, ha ricordato Musti, è importante la collaborazione tra le forze dell'ordine.
Le indagini della Squadra mobile e dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Borgo Panigale hanno permesso di scoprire una vera e propria caccia all'uomo da parte di un gruppo di Tunisi.
Prima di raggiungere l'obiettivo (Alì Fki Mohamed, 36 anni, di Sfax) non hanno avuto scrupoli a gambizzare due persone.
I carabinieri alla fine hanno fermato i tunisini Nacach Bilelle, 30 anni, Hosni "Didì" Lofti, 27 anni, ritenuti appartenenti al gruppo di fuoco.
Un'ordinanza di custodia cautelare è stata trasmessa in carcere a Rida Harach, 33 anni, nato in Palestina ma poi vissuto a Tunisi, che i militari avevano fermato il 19 marzo a Loiano.
La Squadra mobile ha quindi bloccato a Brescia quello che è ritenuto il capo del gruppo, Iaser Rida, 33 anni.
La caccia all'uomo era cominciata il 25 febbraio: due uomini entrati nell'appartamento di Mohamed al "Bologna 2" usarono un fucile calibro 12 per ferire un marocchino al ginocchio destro.
La mattina del 14 marzo un altro tunisino è stato aggredito in via Emilia Ponente da quattro, forse cinque persone: un colpo di fucile alla gamba destra, ancora calibro 12.
Mohamed fu raggiunto dagli aggressori il 6 aprile nel suo appartamento e colpito con diverse coltellate per le quali è ricoverato all'ospedale Maggiore.


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9 aprile 1998

IMMIGRATI

Rissa sotto le Due Torri
Nordafricano accoltellato



Ancora fatti di sangue in risse fra extracomunitari nel centro cittadino.
Due nordafricani sono rimasti feriti in altrettante zuffe scoppiate nella tarda serata di martedì.
L'episodio più grave è avvenuto poco prima delle 22 in via Rizzoli, poco distante dalle due torri: una decina di immigrati si sono affrontati e nella collutazione un tunisino di 28 anni è stato accoltellato.
Il ferito, medicato all'ospedale Sant'Orsola, è stato giudicato guaribile in venti giorni mentre la polizia sarebbe già sulle tracce degli aggressori, almeno sei-sette persone in base alle prime indagini.
Un'ora più tardi un'altra rissa è scoppiata in piazza Verdi, nella zona universitaria.
Anche qui un folto gruppo di extracomunitari si sono affrontati con bastoni e bottiglie ed uno di loro ha riportato lievi ferite da taglio medicate in ospedale.
All'arrivo dei carabinieri gli stranieri si erano già allontanati.
Intanto per il ferimento del nordafricano accoltellato nella notte tra domenica e lunedì al residence Bologna 2 di Calderara i carabinieri hanno fermato con l'accusa di tentato omicidio in concorso tre giovani prostitute dell'est.
L'uomo, un tunisino di 36 anni, era stato colpito con una serie di coltellate alle braccia e alle gambe nel corso di un diverbio cominciato innun alloggio e poi terminato in strada.


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7 aprile 1998

Calderara di Reno

Accoltellamento al "Bologna 2"



Ancora un accoltellamento all'interno del residence "Bologna 2" di Calderara di Reno.
Dopo il tunisino ferito a colpi di coltello nella notte tra lunedì e martedì scorsi, ieri mattina verso le cinque un altro tunisino (36 anni, residente a Castel San Pietro, con precedenti), è stato colpito con un'arma da taglio alle braccia e alle gambe.
L'uomo è stato medicato all'ospedale Maggiore, dove è stato giudicato guaribile in 20 giorni.
L'aggressione - forse un regolamento di conti nell'ambiente dello spaccio - sarebbe avvenuta all'interno di un appartamento e proseguita lungo le scale.
Il feritore sarebbe già stato identificato dai carabinieri della compagnia di Borgo Panigale che indagano dalla vicenda.


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24 marzo 1998

BLITZ DEI CARABINIERI.  I tre arabi scovati a Loiano con armi e visori notturni. Avevano lasciato il "Bologna 2"

Catturati i "controllori" della droga



È nelle mani dei carabinieri il fucile da caccia che probabilmente ha sparato nella notte del 25 febbraio scorso su di un pianerottolo del residence di Calderara di Reno Bologna 2 ferendo a un ginocchio un marocchino di 31 anni in uno degli episodi di sangue frutto della cosidetta guerra tra bande di extracomunitari per il controllo dello spaccio in città.
L'arma è stata trovata dai militari delle compagnie Bologna Sud e Borgo Panigale nell'alloggio occupato da un gruppo di stranieri in un altro residence, questa volta a Loiano, designato come nuova base operativa dopo che il palazzone di Calderara era entrato nel mirino delle forze dell'ordine e sottoposto a continui controlli e perquisizioni.
Non se lo aspettavano il blitz dell'altra notte i tre stranieri sorpresi nell'appartamento di Loiano, da dove facevano periodicamente la spola con il Bologna 2.
Nell'appartamento del residence sull'Appennino i militari hanno trovato, oltre a un fucile a canne sovrapposte calibro 12 (nascosto in alcuni tappeti) del tutto simile a quello che ha sparato a Calderara il 25 febbraio ed anche a quello che ha sparato all'alba dei 14 marzo in via Emilia Ponente lasciando a terra ferito un tunisino, 260 grammi di cocaina e 50 grammi di hascisc, una parrucca a lunghi riccioli neri già notata in diversi agguati, un enorme salvadanaio a forma di bottiglia di Coca Cola contenente circa dieci milioni in contanti e due visori notturni utilizzati, probabilmente, per appostamenti al buio.
I presenti hanno tentato la fuga, ma sono finiti in manette con le accuse di detenzione abusiva di armi e stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione del fucile (che è risultato rubato nel dicembre scorso in un appartamento di Mordano).
Si tratta di Billel Salim di 33 anni, palestinese, di Sachal Asame di 19 anni, marocchino, e di un algerino di 17 anni.
Altri due nordafricani, tra i quali l'affittuario dell'appartamento, sono stati in stato di irreperibilità.
Su tutti sono in corso ulteriori indagini perché si sospetta possano essere coinvolti in altri episodi sanguinosi.
A loro i carabinieri sono giunti dopo aver raccolto significativi indizi nel corso dell'ultimo blitz compiuto al Bologna 2 lo scorso mercoledì notte.
Gli arrestati, che in passato erano domiciliati a Calderara, da circa un mese si erano defilati spostando la base operativa a Loiano.


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7 marzo 1998

Ieri riunione in prefettura del comitato per l'ordine pubblico dopo i gravi fatti delle scorse settimane

Scatta l'operazione "sicurezza"

Varato un pool di magistrati, una banca dati di coordinamento ed una migliore organizzazione delle risorse disponibili
Vitali: Il ruolo dei vigili sarà più concreto, ognuno deve fare la propria parte. Fortuna: Martedì primo incontro in Procura
Per il prefetto Mosino la distribuzione delle forze di polizia sarà fatta sulla base delle emergenze, come già sta accadendo


Il pool di magistrati, la banca dati, il vigile di quartiere, una migliore organizzazione delle risorse.
Un'ora e mezza è durato l'incontro del comitato per l'ordine pubblico (presenti i comandanti di tutte le forze di polizia) "allargato" al sindaco Walter Vitali e al magistrato Vincenzo Oddone (procuratore generale) ed Ennio Fortuna (capo della procura).
Un incontro voluto dal prefetto Enzo Mosino, dopo gli ultimi episodi di cronaca, culminati con l'omicidio, nove giorni fa, di un nordafricano vicino al centro di accoglienza di via della Cooperazione.
Per Walter Vitali l'occasione per replicare a certi attacchi dell'opposizione e il tono non è dei più morbidi:
Ognuno deve fare la sua parte, senza strumentalizzazioni. È il momento di lavorare, non di agitarsi per fini propagandistici. Ho visto cose in questi giorni che non mi sono affatto piaciute.
E ha scandito: Non c'è mai stata da parte mia la volontà di minimizzare il problema della sicurezza.
Intanto il procuratore Ennio Fortuna ha parlato del pool di pm che dovrà occuparsi dei reati degli extracomunicatori : Con i colleghi mi troverò martedì per definire meglio di cosa si tratterà.
Fortuna ha posto l'accento anche su una carenza di informazioni sugli extracomunitari clandestini, sul tipo di ambiente in cui si muovono, sulla vita che conducono, informazioni che ci permetterebbero di analizzare meglio il fenomeno crominoso e che oggi, invece, sono insufficienti.
Una "banca dati" che sia il risultato del lavoro di tutti.
Anche degli stessi cittadini, ha detto Vitali precisando che il ruolo dei vigili urbani sarà concretamente più importante, ora che il nuovo comandante Enrico Rossi sta riorganizzando il corpo.
Importante sarà la funzione dei vigili di quartiere per una maggiore copertura del territorio, ma anche come terminale per le segnalazioni dei cittadini.
Il Comune farà la sua parte con il Forum della sicurezza, che riunirà associazioni e forze economiche della città e da cui usciranno interventi di natura sociale e culturale.
Il nuovo questore, Domenico Bagnato, ha precisato che la banca dati c'è, non è che le informazioni manchino, e non manca neanche in tal senso, il coordinamento delle forze di polizia. Ma tutto è migliorabile: la disponibilità è massima.
Spiega Mosino: Riorganizzare le risorse sulla base delle emergenze, come già sta accadendo in via Stalingrado e al Bologna 2 di Calderara.
Ad ognuno la sua parte, dunque, ma c'è anche - in mezzo - la nuova legge sull'immigrazione, già approvata e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
Significa strumenti di legge nuovi e dunque nuove strategie, da definire in un nuovo incontro.


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Dal 26 febbraio al 7 marzo 1998, giorni in cui il nostro stabile sale prepotentemente alla ribalta, troverete solo gli articoli in cui esso è citato esplicitamente e non quelli a cui è comunque in qualche modo collegato



28 febbraio 1998

Crimine, stato di emergenza

Dopo l'omicidio blitz al "Bologna 2" di 450 carabinieri


Dopo l'ultimo episodio di sangue, l'omicidio del cittadino marocchino Mahjoub Elairobi vicino al centro di accoglienza per immigrati di via dell'Arcoveggio, il procuratore capo di Bologna Ennio Fortuna lancia l'allarme: Comincio a essere abbastanza preoccupato. Devo attirare l'attenzione sull'aumento del tasso di criminalità legato a droga, prostituzione e immigrazione. Non è un fenomeno solo bolognese, nella mia posizione di procuratore distrettuale antimafia mi sto occupando di fatti analoghi anche a Ravenna e a Rimini. Il problema preoccupa e deve preoccupare a livello di tutto il distretto.
Per questo sono in arrivo provvedimenti ad hoc che il procuratore metterà a punto in un vertice con le forze dell'ordine.
Se non si trovano rimedi, temo che dovremo rivederci molto presto, cosa che non vorrei fare, è la considerazione finale di Fortuna durante la conferenza stampa di ieri mattina per illustrare gli sviluppi nell'indagine sull'omicidio dell'altra sera, che ha già portato al fermo dei due presunti responsabili (i marocchini Redovane Oldjzza, 29 anni, ritenuto l'esecutore materiale e Mohamed Sahil, 28 anni, l'autista dello Tipo bianca usata nella spedizione punitiva) per omicidio volontario aggravato in concorso.
Sono presenti anche il capo della Mobile Renato Sansò e il pm che coordina l'indagine Antonello Gustapane quando Fortuna afferma:
Credo sia tutto riconducibile alla lotta per il controllo del territorio.
Una tesi condivisa da Gustapane, che parla apertamente di guerra tra bande rivali, mentre il dirigente della squadra mobile della questura non retrocede da quella che è stata la sua convinzione fin dalle settimane scorse: Non si tratta di guerra e non si può parlare di bande. È giusto che il procuratore pensi che qualcosa sta cambiando in peggio, ma non si tratta di clan, nulla di paragonabile alla criminalità organizzata che è strutturata in maniera verticistica. Qui sono piccoli gruppi, che all'occorrenza fanno fronte comune. Del resto non c'è alcuna correlazione tra l'omicidio dell'altra sera e la raffica di regolamenti di conti registrati in gennaio.
Innegabile, dunque, la diversità di opinioni tra gli uffici della questura e la procura.
Il fatto che non vi sia correlazione tra gli episodi è ancora più grave, chiosa Fortuna.
Intanto è stato ricostruito il possibile movente dell'omicidio.
Secondo la prima ipotesi la vittima, in città da soli due giorni ospite di un cugino che alloggiava al centro dell'Arcoveggio, aveva sùbito tentato di spadroneggiare mostrandosi in giro armato di un coltellaccio.
Un'esibizione di forza pagata con la morte.
I due suoi connazionali, individuati da una "volante" della polizia poco dopo il fatto, erano andati con l'intenzione di uccidere.
Per farlo, nel pomeriggio avevano comperato in una mesticheria un coltello da macellaio con una lama lunga 25 centimetri.
Anche il presunto assassino era rimasto ferito al collo nel duello ed era andato a farsi medicare al Maggiore prima di essere catturato con il complice mentre faceva ritorno a casa, nel residence Bologna 2 di Calderara.
Fondamentali per il buon esito dell'indagine le indicazioni fornite dal cugino della vittima e la collaborazione tra polizia e carabinieri coordinati dal pm.
Il famigerato residence di Calderara ieri è stato poi passato al setaccio da ben 450 carabinieri che hanno identificato 170 persone, 70 delle quali sono state portate in caserma per accertamenti.
Alla fine sono scattate una trentina di espulsioni e cinque denunce per detenzione di stupefacenti.
Due stranieri sono stati trattenuti e la loro posizione è al vaglio degli investigatori.
Viene inoltre mantenuto un presidio fisso delle forze dell'ordine davanti al centro di via Stalingrado, in un campo a ridosso del quale tre giorni fa erano stati sequestrati droga e armi.
Ieri, infine, è ritornata in libertà una ventiduenne napoletana C. F., che era stata fermata nei giorni scorsi insieme a un algerino perché sospettata dell'agguato del 22 febbraio di via dei Bibiena in cui era stato gambizzato un nordafricano di 30 anni.
Malgrado i forti indizi di colpevolezza la donna è stata rilasciata perché non ricorrevano i requisiti giuridici del fermo: la denuncia a suo carico era stata fatta per lesioni aggravate anziché per tentato omicidio.


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27 febbraio 1998

IL fatto di sangue ieri sera davanti al centro per extracomunitari di via Arcoveggio

Coltellata al cuore
Ucciso marocchino

La polizia ha fermato due connazionali


Il crescendo di violenza tra nordafricani ha provocato ieri sera quanto le forze dell'ordine da tempo temevano.
Un giovane marocchino è stato affrontato da un connazionale per la strada, in via dell&Arcoveggio, all'incrocio con via della Cooperazione: qualche insulto, un paio di spintoni, poi sono saltati fuori i coltelli.
Un colpo deciso, una pugnalata al cuore, e il giovane è stramazzato per terra senza vita.
Un omicidio che porta gli investigatori a Calderara, al famigerato residence Bologna 2, dove il (o gli assassini) avrebbero l'abitazione.
Segnali di un mutato equilibrio in città tra gang di spacciatori erano emersi già da metà gennaio: aggressioni, accoltellamenti, diversi tentati omicidi con sparatorie alla luce del sole.
Tutto questo aveva fatto ipotizzare anche una guerra fra bande di tunisini.
Un'ipotesi, dicevano gli investigatori, tutta da verificare.
L'episodio di ieri arriva però dopo il marocchino gambizzato al Bologna 2 di tre sere fa.
L'ennesimo fatto di sangue in questi ultimi giorni.
La vittima di ieri sera è il 26enne Mahgoub Elairosi, sempre che il nome sia quello vero (potrebbe essere uno dei numerosi alias che il giovane si è dato, secondo una prassi dei clandestini, per essere meno facilmente identificabile dalle forze dell'ordine).
Non era a Bologna da molti giorni.
Io l'ho visto girare da queste parti solo ieri e oggi, racconta un ragazzo marocchino del centro di accoglienza, non so chi sia e nemmeno che persone frequenti ma al centro non è mai entrato. Mi hanno detto che viene da Torino.
Non si sa, tuttavia, dove egli vivesse e a chi facesse capo.
Secondo il racconto fatto ai carabinieri da una signora che ha assistito alla scena dalla finestra di un palazzo di fronte, tutto sarebbe nato da una lite, poco prima delle 20.
Considerato il "giro" di extracomunitari che frequentano la zona (non gli ospiti del centro di accoglienza, dicono gli stessi abitanti delle case vicine, chenon hanno mai avuto alcun problema), la scintilla con ogni probabilità è stata accesa per una questione di droga.
Qualche accordo saltato o qualche "sgarro" nei delicati equilibri del controllo dello spaccio cittadino.
Ho sentito delle grida dalla strada, ha raccontato la signora, e mi sono affacciata alla finestra. Ho visto un uomo in mezzo alla strada, all'incrocio tra le due vie e un altro che si toglieva il giubbotto e gli si avvicinava. In mano aveva qualcosa che luccicava.
L'uomo in questione, che indossava pantaloni bianchi, è poi stato visto fuggire.
Ma, secondo altre testimonianze, non era solo.
Più persone hanno raccontato ai carabinieri, e anche alla polizia giunta poco dopo, che i due sarebbero poi saliti su un auto scappando in direzione Calderara.
Due uomini sono stati fermati, più tardi, dagli agenti della Squadra mobile.
Li hanno bloccati, per un controllo, lungo la strada che porta a Calderara.
Il fermo di polizia giudiziaria è scattato sulla base delle descrizioni che i testimoni hanno fatto degli assassini e perché uno dei due era armato di un coltello di grosse dimensioni.
E un'arma a lama lunga, da un primo esame della ferita, avrebbe provocato la morte del giovane marocchino.
Mentre la polizia fermava i due nordafricani, i carabinieri hanno individuato un parente della vittima, a quanto pare un cugino.
Io so chi l'ha ucciso, avrebbe detto facendo anche un nome: un uomo che vive in uno degli appartamenti del Bologna 2.
Nella tarda serata militari dell' e agenti della Squadra mobile erano dunque in forze nel residence.

Calderara di Reno

Muore bruciato dentro al furgone



Un boato e poi il crepitare delle fiamme.
Non ha avuto scampo un uomo dentro il suo furgone Ducato adibito a camper:
lo hanno visto agitarsi disperato, ma non è riuscito ad aprire il portellone posteriore che lui stesso aveva chiuso all'interno.
Una morte atroce provocata a quanto pare da un difetto nella bombola di gas che l'uomo usava per alimentare una piccola stufa.
Il veicolo era parcheggiato, come tante altre volte, nel piazzale davanti alla cartiera Stiassi di Calderara di Reno, in via Garibaldi.
Soprattutto, a qualche decina di metri, dal noto residence "Bologna 2" quotidianamente agli onori delle cronache per via degli spacciatori nordafricani e degli albanesi e slavi dediti allo sfruttamento della prostituzione (un marocchino gambizzato appena tre sere fa).
L'uomo che è morto è uno sbandato, un tossicodipendente che spesso - hanno detto gli investigatori - veniva al residence per incontrare i suoi pusher.
Una serie di elementi raccolti dai carabinieri della Compagnia Borgo Panigale fanno presumere che la vittima sia proprio il proprietario del furgone: Nicola Pandolfi, 30 anni, di origine siciliana ma da tempo senza fissa dimora.
Il suo ultimo domicilio conosciuto è a Massa Lombarda in provincia di Ravenna, ma l'uomo avrebbe vissuto anche nell'imolese.
L'ipotesi dell'omicidio è stata rapidamente scartata: non c'era stata una vera e propria esplosione perché i vetri non si erano sbriciolati ma fusi per l'enorme calore che si era sviluppato all'interno; lo scheletro del veicolo non si era deformato, "bombato" come conseguenza dello scoppio; il furgone, si è detto, era chiuso dall'interno e dall'interno le fiamme si erano propagate (i pneumatici infatti sono rimasti intatti); nessuno, nemmeno alla cartiera, ha visto persone scappare dopo la scoppio.
Probabilmente, la vittima non si era accorta di una perdita di gas della bombola e, quando è stato il momento di accendere la stufa, è stato investito da una fiammata.
Un ragazzo della Stiassi ha inutilmente cercato, con un estintore, di spegnere il fuoco, domato poi dai vigili del fuoco oltre mezzora di lavoro.


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26 febbraio 1998

E un piccolo arsenale è stato trovato a due passi dal centro di prima accoglienza di via Stalingrado, poi perquisito dalla polizia

Notte di fuoco al residence Bologna 2 di Calderara

Un marocchino è stato gambizzato con un fucile da caccia, è ricoverato al Maggiore in prognosi riservata. Nessuna traccia degli aggressori di nazionalità tunisina


Notte di spari al Bologna 2 di Calderara e pomeriggio di ritrovamenti esplosivi a due passi dal centro comunale per extracomunitari di via Stalingrado.
Nel residence un marocchino è stato gambizzato con un fucile da caccia, mentre tre pistole sono saltate fuori da un cespuglio in un campo a ridosso della fiera.
Gli episodi, che non sembrano avere collegamenti tra loro, sottolineano però un dato già evidenziato dagli ultimi fatti di sangue registrati in città: nei regolamenti di conti gli stranieri abbandonano il coltello e impugnano le armi da fuoco.
La sparatoria al Bologna 2 è avvenuta verso l'1,30 davanti all'appartamento di un tunisino.
Lo straniero che ha in affitto l'alloggio ha ricevuto la visita di un marocchino e di un tunisino provenienti da Napoli, entrambi con precedenti.
Subito dopo è però uscito lasciandoli soli in casa.
I due sono poi stati raggiunti da altri due tunisini che cercavano il padrone di casa.
Non trovandolo, hanno dato in escandenze rovistando l'alloggio, quindi si sono allontanati per fare ritorno poco dopo con cattive intenzioni.
Uno dei due imbracciava un fucile con cui ha fatto fuoco contro il marocchino, Amid Raja di 31 anni.
Ferito a un ginocchio, è ricoverato al Maggiore in prognosi riservata.
Nessuna traccia degli aggressori e del padrone di casa, mentre l'amico del ferito, Adnan Bouzid di 19 anni, è finito in manette per favoreggiamento essendosi rifiutato di collaborare con gli investigatori.
Nel pomeriggio polizia e funzionari del Comune hanno passato al setaccio gli stabili di via Stalingrado alla ricerca di ospiti irregolari.
Dodici sono stati accompagnati in questura e la loro posizione è ora al vaglio dell'ufficio stranieri, uno è stato espulso.
Nel centro sono stati trovati solo cinque grammi di eroina, mentre in un cespuglio nel campo prospiciente è stato trovato un piccolo arsenale: due pistole calibro 7,65 e una calibro 22 artigianale con silenziatore, oltre numerose munizioni, tre coltelli, un pugnale con la lama di 18 centimetri e 18 grammi di cocaina.
Sono in corso accertamenti per chiarire se qualche arma abbia sparato di recente.

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