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Il Resto del Carlino 1998



1 aprile 1998 2 aprile 1998 7 aprile 1998 8 aprile 1998
10 aprile 1998 12 aprile 1998 24 aprile 1998 28 aprile 1998
1 maggio 1998 5 maggio 1998 8 maggio 1998 13 maggio 1998
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28 maggio 1998 4 giugno 1998 7 giugno 1998 26 giugno 1998
7 luglio 1998 1 agosto 1998 6 settembre 1998 15 settembre 1998
16 settembre 1998 17 settembre 1998 18 settembre 1998 19 settembre 1998
21 settembre 1998 30 settembre 1998    




30 settembre 1998

CALDERARA

Trovato morto accanto all'eroina

Ennesima vittima della droga al "Bologna Due". Il corpo era di un magrebino

Manifestazione di protesta dei residenti contro la bocciatura del recupero dell'immobile


Un'altra vittima, l'ennesima, della droga.
E sempre a Calderara di Reno, all'interno del residence della vergogna.
Un tunisino di 33 anni è stato infatti trovato cadavere in uno dei tanti monolocali del "Bologna Due" affittati a tossicodipendenti, prostitute e clandestini dai mille accenti stranieri.
Il corpo senza vita del magrebino, già noto alle forze dell'ordine che avevano "schedato" i presunti appartenenti alle bande di spacciatori extracomunitari, è stato scoperto per caso da un connazionale.
Ma, all'arrivo dei soccorsi, per il giovane nordafricano non c'era più niente da fare.
Accanto alla salma, gli inquirenti hanno trovato una siringa e tracce di eroina.
Il marchio dell'ultimo, fatale, "buco".
Il tragico ritrovamento non è però finito nel nulla.
I condomini onesti del palazzone, soprattutto operai e pensionati, hanno sollevato di nuovo gli scudi della protesta.
I residenti, che hanno effettuato un volantinaggio in tutta via Garibaldi, hanno sparato a zero contro la Regione che ha bocciato il progetto di recupero e risanamento dell'immobile presentato dall'amministrazione comunale.
La Regione - spiega Angelo Rizzi, portavoce ufficiale del Comitato per la rinascita dell'area di via Garibaldi 2 - ci ha silurati. E oggi ecco un altro morto. Quanti disagi saremo ancora costretti a sopportare prima che i burocrati si rendano conto di cosa accade fuori dalle loro stanze dorate? È una vergogna!
I condomini sono su tutte le furie e se la prendono anche con Antonio La Forgia: Caro presidente, lei che non apprezza le ordinanze dei sindaci contro la prostituzione ma intanto finanzia progetti milionari di monitoraggio delle prostitute, perchè non viene qui di persona a contare le lucciole?


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21 settembre 1998

Stroncato da un'overdose



Quando i vigili del fuoco hanno sfondato la porta del monolocale per l'extracomunitario non c'era più niente da fare: il marocchino di 33 anni, residente al 'Bologna Due' di Calderara, era già morto, probabilmente stroncato da un'overdose.
Il cadavere, su cui non sono state trovate tracce di violenza, è stato scoperto perché un connazionale della vittima si era insospettito trovando la porta di casa chiusa dall'interno.


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19 settembre 1998

RESIDENCE DI CALDERARA

Rabboni e Reggiani contro la Regione



Il vicepresidente della Provincia, Tiberio Rabboni, e il sindaco di Calderara di Reno, Massimo Reggiani, attaccano la Regione, colpevole di avere affondato il progetto di ristrutturazione del residence "Bologna 2" di Calderara di Reno.
Sono stupito e contrariato della decisione della Regione, ha detto ieri Rabboni, intervenendo al convegno Bologna 2: dall'emergenza alla soluzione, organizzato al Compa (Salone della comunicazione pubblica in questi giorni alla Fiera).
In questa decisione - ha continuato il numero due della Provincia - c'è uno strabismo tecnicistico; si guarda ai muri e non alle persone. C'è un difetto di burocratismo, quello stesso che, invece, si vorrebbe superare.
Ancora meno contento Reggiani: Ho letto i verbali della commissione tecnica: il progetto è stato bocciato perché è un intervento di esclusivo risanamento sociale.
Ma le città sono fatte di persone, altrimenti l'urbanizzazione è fine a se stessa.
Non si può
- ironizza il sindaco di Calderara - solo tenere bene l'intonaco, riparare le grondaie senza guardare al contesto sociale e umano.
Applaudono le persone oneste che vivono nel residence, costrette ad avere la microcriminalità come condòmino.
Per qualcuno, ed è una personalità, bisognerebbe fare del Bologna 2 un ghetto controllato, aveva detto poco prima Reggiani,
Ma un mezzo ghetto lo è già, borbotta un signore che da dieci anni, al residence, ci abita.
A volte - racconta un altro - le forze dell'ordine controllano tutte le abitazioni, e non solo quelle degli spacciatori, alla mattina presto.
E non è bellissimo.
Servisse a cambiare le cose, ci faremmo perquisire anche dieci volte al giorno.

Intanto, il 30 settembre dovrebbe partire un progetto della Provincia per dare in affitto alloggi a canone contenuto alle persone socialmente disagiate.
L'accordo sarà firmato fra 18 comuni del bolognese e la fondazione Carisbo, che si occuperà del finanziamento, poi restituito con i canoni.
I futuri inquilini - anziani, sfrattati, immigrati con regolare permesso - saranno scelti dai Comuni: pagheranno 300mila lire per un monolocale a un posto (550mila per quello a due) e 700mila per un appartamento per 4 persone.
Entro tre anni, a partire dal '99, verranno costruite circa 20 unità abitative che ospiteranno 360 persone.


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18 settembre 1998

CALDERARA

Il sindaco: Guerra alla Regione

Pomo della discordia: il mancato finanziamento del recupero del Bologna 2


Il sindaco di Calderara, Massimo Reggiani, non si arrende.
E preannuncia battaglia nei confronti della Regione, colpevole di non aver inserito il progetto di recupero del residence Bologna 2 trai cinque segnalati a Roma, e papabili beneficiari della legge che finanzia il recupero dei quartieri degradati.
Su sei progetti, i tecnici di via Aldo Moro hanno scartato proprio il nostro, mentre hanno accettato quello relativo all'ex carcere di Parma, che è vuoto!, tuona Reggiani.
In pratica non hanno tenuto dell'aspetto di recupero sociale, cui è tesa la nostra iniziativa, mentre hanno favorito gli interventi esclusivamente di tipo strutturale.
Il primo cittadino rende noto che il Comune prenderà in esame i verbali redatti dalla commissione tecnica regionale che ha esaminato tutti i sei progetti, riservandosi, eventualmente, di attivarsi per sporgere ricorso.
Intanto, oggi, alle 12, nel Centro servizi del quartiere fieristico di Bologna, avrà luogo una conferenza dove all'ordine del giorno saranno problemi ed eventuali soluzioni relativi al famigerato Athena, altrimenti noto come Bologna 2.
Durante l'incontro verranno illustrati i contenuti del progetto di riqualificazione, che prevede una considerevole diminuzione del carico abitativo, per ricavare spazi di uso pubblico quali sale condominiali, ludoteche ed altre strutture a carattere aggregativo.
Mantenendo una porzione a destinazione residenziale e alberghiera a carico dei privati, buona parte della superficie abitativa diventerebbe di proprietà pubblica.
Compito del Comune sarebbe quello di mettere a disposizione gli alloggi di famiglie oneste e bisognose.
Obiettivo: sottrarre alla malavita, e soprattutto alle società immobiliari che la favoriscono, l'appoggio logistico dell'immobile di Calderara.
Costo dell'operazione: 21 miliardi, di cui 14 messi a disposizione dallo Stato, 3 dal Comune, uno dalla Regione e i rimanenti dai privati.
Al dibattito di oggi prenderanno parte il vicepresidente del Parlamento europeo, Renzo Imbeni, l'assessore ai lavori pubblici della Provincia, Tiberio Rabboni, il sindaco di Calderara ed esperti di urbanistica e recupero delle aree degradate.


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17 settembre 1998

LA STORIA

Schiava del sesso a 17 anni scoperta al 'Bologna due'



Schiava del sesso a 17 anni.
Comperata in un paesino della Moldavia da una gang di albanesi, rivenduta a un'organizzazione di ex sovietici e costretta a viaggiare da clandestina per mezza Europa insieme a altre giovanissime da avviare al marciapiede.
Un mese da incubo e poi, dieci giorni fa, l'arrivo al capolinea.
Al residence a luci rosse "Bologna Due" di Calderara.
L'ultima prigione per la vittima della tratta delle bianche, giorno e notte segregata in una nicchia di uno dei tanti monolocali proibiti, prima di essere sbattuta sui viali del vizio di Borgo panigale.
Ma, proprio quando la baby-lucciola avrebbe dovuta scendere in strada sotto la stretta sorveglianza di una connazionale-kapò, è scattato il blitz delle forze dell'ordine.
Il bunker della mala è stato circondato da carabinieri e polizia.
Ed è andato in onda l'ennesimo assalto al palazzone della vergogna.
I controlli a tappeto sono andati avanti per ore e ore.
E mentre l'Arma rastrellava tutti i piani del condominio, gli agenti della Squadra mobile hanno raccolto lo sfogo della ragazzina.
Ai poliziotti è bastato trovare chi traducesse quel fiume di parole in italiano per capire che la giovanissima era una delle tante vittime dell'holding internazionale del sesso a pagamento.
Dal racconto alla denuncia, con tanto di nomi e cognomi dei presunti sfruttatori, il passo deve essere stato molto breve.
E in un attimo gli investigatori della Mobile hanno rintracciato la bella di notte che avrebbe dovuto gestire gli "affari" della minorenne.
Per Tamara G., moldava di 26 anni, sono fioccate le denunce: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in danno di minore, tratta di minorenne per induzione alla prostituzione e sfruttamento di più persone.
Complessivamente i poliziotti hanno rintracciato 28 extracomunitari clandestini: 12 albanesi, 4 tunisini e 12 ucraine.
Per tutti è arrivata l'espulsione che si è immediatamente trasformata in accompagnamento coatto agli aeroporti di Bologna, Genova e Roma per il rimpatrio.


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16 settembre 1998

Blitz nel 'residence della mala',
rimpatriati spacciatori e prostitute



Nuovo blitz delle forze dell'ordine nel residence "Bologna Due" di Calderara di Reno.
Ieri mattina alle 6 i carabinieri della compagnia di Borgo Panigale e gli agenti dell'ufficio stranieri della Questura hanno setacciato da cima a fondo il residence e più tardi ventisette persone sono state accompagnate in questura.
Per tutte è scattate l'espulsione immediata.
Fra loro c'è anche una ragazza albanese di 17 anni che sarebbe stata costretta a prostituirsi da un connazionale.
I primi a essere rimpatriati sono stati proprio gli albanesi: sei uomini e sei donne, tutti senza documenti.
Dopo le procedure d'identificazione, alle 13 di ieri sono saliti sull'aereo decollato dal Marconi alla volta di Tirana per essere rimpatriati.
Stessa sorte seguiranno oggi undici ragazze ucraine, tutte poco più che ventenni, 'impiegate' sulle strade del sesso a pagamento.
Partiranno da Fiumicino sull'aereo diretto a Kiev.
Infine, sempre oggi, saranno rimpatriati in nave da Genova quattro giovani spacciatori tunisini.
Il blitz al "Bologna Due" arriva all'indomani delle proteste sollevate dal Comitato per la rinascita dell'area di via Garibaldi 2, che ha minacciato azioni di civile protesta.
Nell'ambito dei controlli i carabinieri hanno poi rinvenuto, nei campi interno al residence, varie dosi di eroina e cocaina e una pistola Beretta cal.34 su cui sono in corso accertamenti.


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15 settembre 1998

BOLOGNA DUE/PROTESTE

Avete giocato per anni sulla nostra pelle: ora alzeremo le barricate



Avete giocato sulla nostra pelle. A ogni rissa, a ogni accoltellamento e a ogni morto ci ricorderemo sempre di voi, delle vostre speculazioni politiche che ci hanno tolte tutte le speranze.
Il Comitato per la rinascita dell'area di via Garibaldi 2 alza le barricate e prepara azioni di civile protesta colletiva: sit-in davanti alle torri di Kenzo Tange, volantinaggi per tutta la provincia, cortei e catene umane davanti al residence della vergogna.
I condomini onesti (per lo più anziani soli e lavoratori perbene) del "Bologna Due", il bunker della malavita di Calderara di Reno, sparano a zero sulla Regione, colpevole di avere bocciato il piano di recupero dello stabile presentato dopo anni e anni di discussioni e polemiche dal Comune.
Quello che doveva essere il progetto-repulisti, 22 miliardi per ridare dignità al palazzone e cacciare una volta per tutte spacciatori e organizzazioni del sesso, è infatti finito nel cestino dei rifiuti.
La giunta regionale ha detto no alla ristrutturazione totale dell'immobile (196 monolocali, di cui la metà attualmente in affitto a prostitute ed extracomunitari violenti), privilegiando il recupero di ruderi situati in altri Comuni da destinare all'edilizia popolare.
Una decisione shock che ha mandato su tutte le furie il gruppo di Alleanza Nazionale che ha presentato un'interrogazione.
Il residence - scrivono Marcello Bignami, Alberto Balboni, Manlio Molinari e Pietro Vincenzo Tassi - versa in condizioni gravissime sotto il profilo strutturale, igienico-sanitario e di ordine pubblico. Però la giunta ha bocciato il progetto di recupero. Vogliamo sapere il perchè di questa incomprensibile scelta. Chiediamo alla giunta delle spiegazioni vere. Soprattutto su come intende risolvere i problemi per garantire agli inquilini onesti condizioni di vita dignitose. Noi diciamo, e non è la prima volta, che dobbiamo stroncare subito l'occupazione dei protettori, degli spacciatori e delle lucciole e restituire ai proprietari perbene lo stabile.
Intanto l'assemblea dei condomini ha deliberato la linea dura.
Da oggi - taglia corto Angelo Rizzi, portavoce del Comitato - sospendiamo per protesta la pubblicazione del nostro sito Internet. Cittadini, navigatori della rete, nelle nostre pagine troverete solamente una parola, vergogna, e gli indirizzi di posta elettronica della Regione. Fatene buon uso.
La riunione di palazzo, infuocata dal primo all'ultimo minuto di discussione, è finita con una decisione collettiva: protesta.
Qui dentro - dice Rizzi mostrando l'atrio del residence - il degrado è inarrestabile. Eppure tecnici e politici della Regione ci hanno silurato. E noialtri, che da anni siamo in prima linea cercando di sensibilizzare istituzioni e cittadini, ancora una volta siamo stati dimenticati e abbandonati, letteralmente gettati in pasto alla malavita. Grazie.


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6 settembre 1998

REGIONE: NO ALLA RISTRUTTURAZIONE DEL RESIDENCE

Bologna 2 resta al verde

Il sindaco ds di Calderara insorge: Così si favorisce la mala!

Gli inquilini onesti minacciano azioni legali e clamorose forme di protesta


Signori, non c'è una lira per risanare il residence-bunker della malavita, l'ormai tristemente famoso Bologna 2 (o Athena) di Calderara di Reno.
L'annuncio, non ancora ufficiale, viene dalla Regione, che avrebbe escluso il progetto di recupero sociale e urbanistico del palazzone di via Garibaldi 2 tra i cinque segnalati a Roma per i finanziamenti della Comunità europea.
Il sindaco ds del paese, Massimo Reggiani, è insorto contro Regione e Comune di Bologna (in qualità di 'capitale' della Città metropolitana): C'è stata una colpevole sottovalutazione.
Peggio hanno reagito i 64 inquilini onesti del residence, che domani sera si riuniranno in assemblea e già minacciano sfracelli: azioni legali e clamorose iniziative di protesta.
Potremo decidere di incatenarci davanti a casa, preannuncia il Comitato di rinascita per via Garibaldi 2.
Per chiudere la porta a pregiudicati, prostitute e magnaccia, dopo dieci anni di discussioni e fattacci il consiglio comunale di Calderara è riuscito a varare (all'unanimità: dettaglio significativo) un progetto di ristrutturazione del complesso residenziale, che costa intorno ai 22 miliardi di lire.
Abbiamo appreso - racconta Reggiani, - durante un colloquio con l'assessore regionale Sandri e due funzionari del suo assessorato, che il progetto, presentato alla Regione nell'ambito della legge sui contratti di quartiere, finalizzata all'erogazione di contributi per il recupero urbanistico e sociale di zone degradate della nostra città, non è stato inserito tra i 5 progetti che la Regione segnalerà a Roma per un eventuale contributo.
Stupore, delusione, rabbia.
Abbiamo capito - continua il sindaco - che i criteri di valutazione seguiti dalla commissione tecnica siano stati principalmente di ordine urbanistico, con scarsa o nulla attenzione alle problematiche di ordine sociale. Ci è stata obiettata la complessità del nostro intervento! Da quando in qua - ironizza Reggiani - è semplice intervenire in una zona del territorio ove, per svariate ragioni, accanto a famiglie oneste si sono inserite consistenti quote di soggetti irregolari o malavitosi?
E il problema, insiste il sindaco, non riguarda certo solo Calderara, ma la Città metropolitana.
A questo proposito - spara Reggiani, - nei mesi scorsi ho tentato più volte di contattare l'assessore alle politiche sociali del Comune di Bologna (Lalla Golfarelli, ndr) per concertare una progettualità comune su questo problema: dispiace dover dire che, nonostante le frequenti telefonate, la risposta è stata il silenzio.


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1 agosto 1998

Espulso quattro 'lucciole' rumene: è la quarta volta



Non si placa l'offensiva delle forze dell'ordine contro la prostituzione, con annessi e connessi, e contro gli immigrati clandestini.
Ed è in questa ottica, infatti, che si inseriscono sia l'ultimo blitz della polizia al residence 'Bologna 2' di Calderara di Reno sia il rastrellamento delle 'lucciole' al lavoro sui viali cittadini e sulle solite strade del sesso mercenario.
Il servizio degli agenti, che ha visto impegnati uomini della Squadra mobile e personale dell'Ufficio stranieri, è iniziato giovedì sera e si è concluso nella tarda mattinata di ieri, quando hanno avuto termine le meticolose perquisizioni nei vari appartamenti considerati a rischio al 'Bologna 2' di Calderara.
Questi i numeri dell'operazione: una cinquantina le prostitute controllate, quattro le nuove presenze che sono state fotosegnalate e otto invece le 'lucciole' trattenute per l'esecuzione del provvedimento di espulsione.
Si tratta di quattro cittadine rumene e di quattro albanesi.
Dovrebbero essere scortate al confine entro i prossimi tre o quattro giorni.
Da notare che le quattro prostitute rumene sono state espulse già tre volte e l'ultima solo quattro giorni fa: particolare, questo, che la dice lunga sull'efficacia dei controlli dei clandestini nel nostro Paese.
Assieme alle otto 'lucciole' sarà espulso anche un tunisino sorpreso a Calderara di Reno.


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7 luglio 1998

DUE IMMIGRATI SI AFFRONTANO A COLPI DI COLTELLO: UNO RESTA FERITO A TERRA

Duello rusticano in via Begatto

Operazione anti-spaccio dei carabinieri nelle zone a rischo: arresti e denunce a piede libero


Duello rusticano alle 19,30 di ieri sera in via Begatto.
Due nordafricani si sono affrontati a colpi di coltello incuranti della gente.
Le urla dei passanti hanno attirato l'attenzione di due carabinieri in motocicletta che, assieme ad altri militari, stavano setacciando il quartiere nell'ambito di una operazione antidroga.
I militari si sono messi all'inseguimento dei duellanti riuscendo a bloccarne uno.
L'extracomunitario era stato ferito al volto, alle braccia e all'addome e perdeva copiosamente sangue.
È stato ammanettato e caricato su un'ambulanza del "118" che lo ha accompagnato in ospedale dove è ricoverato in stato di fermo.
Il copione anche l'altra notte non è cambiato: sangue nel piazzale del residence a luci rosse "Bologna Due" di Calderara, ennesimo assalto dei carabinieri al bunker della mala e poco dopo grande retata nel centro storico sempre più in balìa di spacciatori e extracomunitari violenti.
Una raffica di blitz, per stanare mercanti di morte e fantasmi dai mille accenti stranieri, che all'alba ha di colpo trasformato la piazza d'armi della caserma "Varanini" in punto di raccolta per 130 immigrati da identificare.
Risultato: 64 magrebini clandestini proposti per l'espulsione, 10 tunisini denunciati a piede libero perchè sospettati di essere dei "cavalli" delle bande di pusher, 3 algerini arrestati per spaccio e una lucciola ucraina in manette per oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
I coltelli  Il sanguinoso agguato contro un tunisino di 29 anni, senza documenti d'identità né permesso di soggiorno, si è consumato all'ombra del palazzone del sesso di Calderara.
Erano quasi le 2,30 quando il nordafricano, uno mai visto prima assicurano le forze dell'ordine, è stato aggredito da altri tre connazionali.
Un commando con l'ordine di punire lo sgarro, forse per una partita di droga non pagata.
Le urla, le minacce, calci e pugni a non finire e poi il luccichio delle lame.
E il clandestino è stato raggiunto da una pioggia di coltellate alle gambe, al fondoschiena, alle braccia.
Sette fendenti in successione rapida e la vittima è stramazzata a terra in una pozza di sangue.
Le indagini  Alle 5, i carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale hanno suonato la carica passando al setaccio tutti i piani del residence "Bologna Due".
E dai monolocali del vizio è saltato fuori di tutto: 64 extracomunitari senza documenti, di cui 38 già colpiti dai decreti di espulsione, 35 prostitute dell'Est mai fotosegnalate, 2 belle di notte moldave che abitavano con le figliolette di 5 anni (affidate ai servizi sociali) e un'ucraina che ha scatenato il finimondo per sottrarsi ai controlli.
Ma alla fine, dopo aver preso a morsi un carabiniere, la bionda, 26 anni e una lunga sfilza di noie con la giustizia, è stata placcata e ammanettata.
I blitz  L'offensiva dell'Arma è scattata contemporaneamente anche in centro.
Prima tappa, il triangolo d'oro dello spaccio.
In piazza XX settembre, via Irnerio e via Zamboni i carabinieri hanno fatto il pieno.
Un algerino di 25 anni arrestato mentre tentava di smerciare 190 grammi di hascisc già divisi in tantissime dosi, 10 tunisini denunciati a piede libero per spaccio di otto bustine di brown sugar e altri 26 connazionali clandestini spediti all'ufficio stranieri della questura per tentare di dare un nome e un cognome a vite senza passato.
Giusto il tempo di riempire i cellulari e i militari della Compagnia Bologna centro hanno messo sotto sopra la Montagnola e piazza VIII Agosto.
E ancora una volta è stato via vai di camionette e divise.
In trappola sono finiti due algerini, di 25 e 29 anni, pizzicati con trenta ovuli di eroina nascosti negli slip e 22 magrebini intenti a confezionare spinelli.


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26 giugno 1998

Magistrati che operano
con 'modica' severità



Spacciano impunemente: per strada, nei giardini pubblici, nel centro storico, negli angoli canonici della periferia (ad esempio in via Zanardi), sotto gli occhi attoniti di chi passa, oltre che nei santuari (residence Bologna 2) della droga.
Hanno un bacino di utenza di tremila 'anime perse' che tengono saldamente per il collo, certi di rivederle non solo il giorno dopo ma anche più volte nell'arco della stessa giornata.
Insomma, gli spacciatori la fanno da padroni, incuranti dei blitz, dei controlli a tappeto e delle operazioni 'città sicura' che i vertici delle forze dell'ordine organizzano quando la pressione della cittadinanza raggiunge le pagine dei giornali.
Ma non incorrete nell'errore di gettare la croce su carabinieri, polizia e Guardia di finanza.
A vanificare, spesso, l'efficacia della loro opera concorrono due elementi: la legge sulla modica quantità, che si presta a interpretazioni disomogenee e che, in ogni caso, andrebbe rivista alla luce del fenomeno; e l'atteggiamento della magistratura che, almeno per quel che riguarda Bologna, ha lanciato precisi segnali contrari alle manette facili delle forze dell'ordine quando la quantità di droga trovata addosso al singolo spacciatore non oltrepassano una certa soglia.
In particolare, solo denuncia a piede libero, nel caso dell'hascisc, quando il quantitativo non supera i 50/60 grammi; solo denuncia a piede libero quando il pusher di turno ha in tasca meno di dieci grammi di eroina, che tradotto in pratica significa anche quindici o venti dosi, a secondo del taglio.
Il che non esalta certo chi perde ore e giorni per cogliere sul fatto (e non è facile) i venditori di morte.


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7 giugno 1998

CALDERARA

Rissa notturna al Bologna Due
In carcere quattro immigrati



Un'altra notte ad alta tensione al "Bologna Due" di Calderara.
Tutto è iniziato quando i carabinieri hanno fermato e controllato un tunisino in sella a un motorino.
Non c'è voluto altro.
L'extracomunitario, 22 anni, è andato su tutte le furie aggredendo due militari (finiti poi al pronto soccorso del Maggiore con 5 giorni di prognosi) e chiedendo aiuto a altri trenta connazionali che bivaccavano sui gradini del residence a luci rosse.
Un attimo ed è stata rissa.
Tant'è che gli uomini dell'Arma, in netta minoranza, sono stati costretti a richiedere l'intervento del V Battaglione e del nucleo radiomobile della Compagnia di Borgo Panigale.
Risultato: quattro magrebini finiti in manette per resistenza, oltraggio, lesioni e minacce a pubblico ufficiale, tre lucciole denunciate perchè clandestine, altre 25 prostitute dell'Est bloccate e fotosegnalate.


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4 giugno 1998

"CINQUE LUCCIOLE" DELL'EST FERITE DA UN FEROCE COMMANDO DI PROTETTORI ALBANESI

Sangue nella guerra del sesso



Picchiate a sangue e rapinate.
Forse da un commando assoldato da un'organizzazione emergente.
Loro, quattro lucciole ucraine e una russa, sembra appena arrivate sui marciapiedi bolognesi, sono state prima abbordate, poi pestate a suon di calci e pugni e infine ripulite dall'incasso.
E una delle bionde, colpevole di avere tentato a più riprese di reagire, per poco non è stata travolta da un'auto in fuga.
Le prostitute, tutte di età compresa tra i 20 e i 25 anni, senza documenti e permessi di soggiorno, ma dotate di telefonini cellulari di ultima generazione, sono state subito trasportate al pronto soccorse del Maggiore.
Per i medici se la caveranno con prognosi tra gli otto e i venti giorni.
Soltanto la russa è stata ricoverata, nel reparto di osservazione, per un trauma cranico e una serie di ferite alla testa.
La notte di violenza è iniziata intorno alle 23,30 sui viali a luci rosse più frequentati.
Prima tappa il rettilineo Togliatti, a Borgo Panigale.
E due belle di notte, domiciliate al residence "Bologna Due" di Calderara di Reno, sono finite kappao.
Quattro uomini, a bordo di una Lancia Thema targata Roma, le hanno avvicinate fingendosi clienti.
Ma appena le ragazze hanno cominciato la furtiva contrattazione quelle ombre hanno gettato la maschera menando le mani all'impazzata.
Quindi la fuga a tutto gas.
Mezz'ora e la berlina è ricomparsa in viale Silvani.
Stesso copione, un'altra prostituta picchiata e rapinata.
Dieci minuti e il copione di violenza si è ripetuto in viale Pepoli.
Sull'asfalto due lucciole con la faccia livida e sanguinante.
E ancora una volta le borsette, con le parure di lavoro, sono scomparse.
È l'ultima sequenza del raid e poi la Thema, con quei quattro giovani armati di coltelli, è scomparsa nel buio facendo perdere subito le tracce.
Giusto in tempo per evitare di essere intercettata dalle radiomobili dei carabinieri, allertate da un manipolo di regine del marciapiedi, uniche testimoni delle aggressioni.
Le lucciole pestate sarebbero di "proprietà" di un clan di slavi, gli stessi che gestirebbero gran parte del mercato del sesso bolognese con una compartecipazione nella "holding" del bunker di Calderara.
Secondo i carabinieri, che non hanno ancora finito di ascoltare il drammatico racconto delle vittime, gli agguati sarebbero stati messi a segno dagli emissari del racket albanese.
I boss del Paese delle aquile, dopo mesi di silenzio per i colpi subiti dalle maxi indagini delle forze dell'ordine che hanno portato dietro le sbarre più di venti presunti sfruttatori, sarebbero infatti riusciti a ricomporre il filo dell'organizzazione.
E adesso starebbe per scattare l'offensiva per tentare di riconquistare il predominio nel mercato del vizio.
I carabinieri non si sbilanciano più di tanto ma non escludono che ci sia in atto una nuova divisione dei marciapiedi.
Le lucciole albanesi - dicono gli inquirenti - stanno tornando sulle strade del centro dopo mesi e mesi di assenza. Una presenza scomoda che qualcuno sta imponendo con la forza e attraverso nuove alleanze
E le aggressioni dell'altra notte sarebbero la dichiarazione di una nuova guerra del sesso.


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28 maggio 1998

CALDERARA

Bologna Due sarà fatto a fette

Varato in consiglio comunale il progetto di recupero di duecento monolocali


Stop al degrado.
Basta con le etichette a luci rosse.
Alt alle speculazioni e agli affitti disinvolti a prostitute e balordi dai mille accenti stranieri.
Adesso si riparte da zero.
L'altra sera, infatti, il consiglio comunale di Calderara di Reno ha votato e deliberato il progetto di recupero totale del residence "Bologna Due".
Il piano, che entro la fine del mese sarà inviato alla Regione per iniziare subito le procedure di reperimento dei finanziamenti, è passato con il voto unanime della maggioranza ulivista e l'astensione di due esponenti dell'opposizione.
Ma ecco la mappa del risanamento che, almeno si spera, dovrebbe allontanare i vecchi fantasmi della malavita.
Il progetto prevede la suddivisione del palazzone, 196 monolocali in tutto, in più blocchi autonomi.
In comune resterà solo la caldaia e l'impianto di riscaldamento.
I lavori interesseranno da subito il blocco C, quello che dà verso i campi.
Questa fetta di immobile sarà a sua volta sudddivisa in ulteriori due parti: uno di proprietà privata, l'altra pubblica con impianti e gestione sperimentale.
I blocchi A e B, che saranno presi in considerazione con il secondo stralcio, saranno trasformati invece in studentato o appartamenti protetti per anziani o foresterie aziendali in concessione ad associazioni di categoria.
Sotto i riflettori anche parcheggi e parco che, una volta finiti i restauri, diventeranno pubblici.
L'ultimo atto prevede uno studio, tra i vari assessorati comunali, per portare al "Bologna Due" spettacoli teatrali, eventi musicali, sale di socializzazione e forse anche una piccola biblioteca.
Sappiamo che il risanamento dello stabile - dice Angelo Rizzi, portavoce della neoassociazione "per la rinascita dell'area di via Garibaldi 2" - comporterà tempi lunghi e un notevole impegno finanziario. Ci auguriamo, però, che l'iter del piano proceda senza resistenze politiche e istituzionali.
Chiediamo - continua Rizzi - che all'interno dello stabile siano inseriti negozi, uffici e spazi per l'infanzia. E che l'area non venga più chiamata "Bologna Due". Vogliamo toglierci di dosso l'etichetta di ghetto della malavita. Infine, vorremmo che gli interventi delle forze dell'ordine siano più decisi contro spacciatori e clandestini.


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26 maggio 1998


CALDERARA   Si avvicina il recupero del 'Bologna 2'

"Bologna Due", ultimo atto.
Stasera il consiglio comunale di Calderara di Reno avrà solo un punto da discutere.
Vale a dire: il piano di recupero del residence a luci rosse.
Il progetto, fortemente voluto dalla giunta del sindaco Massimo Reggiani, dovrà poi essere consegnato alla Regione entro il 30 maggio.
Intanto, però, il parcheggio del bunker della mala continua a essere teatro di violente risse tra extracomunitari.

Servizio all'interno


CALDERARA

Residence a luci rosse
oggi si vara il recupero



"Bologna Due", ultimo atto.
Stasera il consiglio comunale di Calderara di Reno avrà solo un punto da discutere.
Vale a dire: il piano di recupero del residence a luci rosse.
Il progetto, fortemente voluto dalla giunta del sindaco Massimo Reggiani, dovrà poi essere consegnato alla Regione entro il 30 maggio.
Intanto, però, il bunker della mala continua a essere teatro di violente risse tra extracomunitari.
L'ultima è successa proprio due notti fa.
Con otto magrebini che se le sono date di santa ragione, anche a suon di bottigliate, fino a quando sono intervenuti i carabinieri.
Regolamento di conti finito, tutti in caserma per le denunce.
È la solita storia - dice Angelo Rizzi, portavoce della neo associazione "Per la rinascita dell'area di via Garibaldi 2" -. Ma con il piano di recupero dell'immobile le cose finalmente cambieranno. Sappiamo che il risanamento comporterà tempi lunghi. Vogliamo però augurarci che l'iter burocratico proceda senza resistenze politiche e istituzionali. Intanto vorremmo fare delle proposte. Per esempio che sotto il portico del palazzo arrivino negozi, spazi per la socializzazione e magari anche una biblioteca. E che lo stabile venga inserito nei percorsi ricreativi della "settimana calderarese" e del "centro civico".


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16 maggio 1998

CALDERARA E ZOLA

Maxi-retata di 'lucciole'

Nel mirino il solito residence a luci rosse. Identificate in 46


Notte di sirene sulle strade del vizio di Calderara e Zola Predosa.
Con tutti i carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale, comandati dal capitano Giuseppe Arrigo, impegnati in una maxi retata.
E ancora una volta nel mirino è finito il residence a luci rosse "Bologna Due".
I 196 monolocali del palazzone di via Garibaldi 2, per metà abitato da lucciole dell'Est e emissari della "Sesso", è stato passato al setaccio da cima a fondo.
Mansarde, tetti e scantinati compresi.
Risultato: 46 regine del marciapiede slave, ucraine e moldave fermate e identificate, 12 fotosegnalate russe per la prima volta, 11 serbe e bosniache portate all'ufficio stranieri della questura perché senza documenti e permessi di soggiorno e proposte per l'espulsione immediata dal territorio nazionale.
Nei guai anche tre clienti, tutti bolognesi di età compresa tra i 24 e i 34 anni, sopresi a bordo di auto-alcove proibite.
E sono fioccate le denunce per atti osceni in luogo pubblico.
Stesso copione sulla via Emilia e in via Rigosa, lo stradone del sesso che congiunge Zola alla città.
Altre 30 belle di notte, la metà di origine africana, sono finite nei cellulari dell'Arma e portate in caserma.
E per 12, delle vecchie conoscenze di strada, hanno rimediato il foglio di via.


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15 maggio 1998

CALDERARA

Controlli a Bologna due

Carabinieri presidiano i parcheggi, condomini fanno pulizia


Da Comitato di cittadini perbene, stanchi di dovere subire le angherie di spacciatori e emissari delle organizzazioni del sesso, ad associazione "Per la rinascita dell'area di via Garibaldi 2".
I condomini onesti del residence "Bologna Due" di Calderara di Reno, da anni in prima linea per chiedere risanamento dello stabile e pugno di ferro contro i proprietari che affittano in modo disinvolto a pusher e prostitute dai mille accenti stranieri, adesso si sono quindi dati uno statuto iscrivendosi all'albo del volontariato.
Il nostro obiettivo - spiega il portavoce Angelo Rizzi - è di vigilare sul piano di ristrutturazione dell'immobile deliberato dall'ammninistrazione comunale. Sia chiaro: non siamo un'associazione politica, solo dei normali cittadini che vogliono migliorare le proprie condizioni di vita. Noialtri ci siamo già dati da fare: abbiamo rimesso a nuovo la rete fognaria, collegandola a quella comunale, messo a norma gli impianti elettrici e ripulito una sala per riunioni di condominio e incontri sociali.
E poi adesso gli inquilini hanno anche aperto un sito Internet per chiedere aiuto a tutto il mondo.
Intanto, nel parcheggio del bunker della mala continua il presidio fisso dei carabinieri.
Gli episodi criminosi - continua Rizzi - non sono però finiti. Con profondo rammarico constatiamo la totale mancanza di qualsivoglia rendiconto, a noi diretti interessati, riguardo i successi o le difficoltà incontrate nel tentare di debellare lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione. Segreti istruttori a parte, noi condomini onesti non veniamo mai presi in considerazione. Eppure, all'entrata o all'uscita di casa, veniamo sempre e comunque identificati e controllati.


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14 maggio 1998

CALDERARA E PERSICETO

Incendi attorno a 'Bologna due'

Le fiamme provocate dai piumini dei pioppi e da automobilisti sconsiderati


Una notte e un'alba di fuoco.
Soprattutto nella Bassa compresa tra Calderara di Reno, San Giovanni in Persiceto e Granarolo Emilia.
Tutta colpa dei piumini dei pioppi e di qualche automobilista che, incautamente, ha lanciato dal finestrino dei mozziconi di sigaretta ancora accesi.
Un attimo ed è stato incendio.
E per le squadre dei pompieri è stato un correre a sirene spiegate da una parte all'altra della provincia.
I roghi hanno attaccato auto in sosta, baracche trasformate in ripostigli per gli orticelli dei pensionati e magazzini di polisportive.
Solo per il tempestivo intervento delle autobotti dei vigili del fuoco i falò non hanno creato problemi alla circolazione e provocato degli incendi di notevoli proporzioni.
Tutto è iniziato l'altra sera intorno alle 22,30 a Calderara, a due passi dal residence a luci rosse "Bologna Due".
Il fuoco ha attaccato il campetto per gli appassionati di tiro con l'arco e un piccolo deposito in uso agli sportivi.
Mezz'ora ad alto rischio, con le fiamme che hanno rischiato di propagarsi fino al parco adiacente al bunker della mala, e poi il 115 è riuscito a spegnere anche gli ultimi focolai.
Stesso copione alle porte di San Giovanni dove i piumini dei pioppi si sono incendiati a due passi dalla statale.
Il fumo, le fiamme che si sono allargate a macchia d'olio fino a raggiungere i fossi a lato della Persicetana, due auto che erano parcheggiate in un piazzale distrutte.
Poi ecco ancora le sirene dei pompieri.
E l'incubo è finito.
Incendi di sterpaglie anche nelle campagne di Granarolo.
In particolare lungo la strada che porta a Dugliolo.
Tutta colpa, sembra, di un mozzicone di sigaretta che in pochissimi istanti ha alimentato un vero e proprio rogo.


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13 maggio 1998

PROSTITUTA MACEDONE AGGREDITA L'NOTTE DA UN CLIENTE: GUARIRÀ IN 15 GIORNI. L'IDENTIKIT DELL'UOMO

Sette colpi di coltello alla lucciola



Il finestrino abbassato, la veloce contrattazione e poi il viaggio furtivo nella notte.
Dai marciapiedi di via Stalingrado a un appartamento a luci rosse di piazza dell'Unità.
Ma, sulla strada del rientro, il cliente in giacca e cravatta ha gettato la maschera trasformandosi in perfido aguzzino.
Pugni, schiaffoni, una terribile raffica di botte per tentare di rapinare l'amica occasionale.
Lei però, una lucciola macedone di 23 anni, è riuscita a resistere a quella brutale morsa.
Tant'è che con la forza della disperazione la ragazza di vita si è divincolata, ha tolto le chiavi dal cruscotto scendendo al volo dalla trappola formato coupè.
Una reazione improvvisa che ha scatenato la furia dell'insospettabile del vizio.
La prostituta, costretta su trampoli con zeppe altissime, ha tentato di darsela a gambe.
E per poco un paio di auto non l'hanno travolta.
Ma nessuno si è fermato.
Nessuno che vedendo una ragazza inseguita da un'ombra con il coltello abbia deciso di tirare il freno.
E così il cliente l'ha raggiunta e colpita senza pietà.
Cinque, sei, sette fendenti alla schiena, all'addome, alle braccia.
Tutto per riprendersi le chiavi della Hyundai blu e scomparire sgommando all'impazzata nel buio.
Erano le 23,30 dell'altra sera.
Sono svenuta - racconta in un italiano stentato Danjia che con altre tre compagne di strada abita in un monolocale del "Bologna Due", il bunker della mala alle porte di Calderara di Reno -, Non ricordo bene cos'è successo...Ma quell'uomo, forse di 35-40 anni, ben vestito e con un grosso anello all'anulare destro, mi ha accoltellata con una lama lunghissima. Non l'avevo mai visto prima...Una mia amica forse sì ma, quando siamo andati via a preso lo stesso il numero di targa.
È la base di partenza delle indagini della polizia.
Gli inquirenti della Squadra Mobile, arrivati in piazza dell'Unità pochi minuti dopo il sanguinoso tentativo di rapina, ieri hanno risentito la giovane macedone.
E lei, ricoverata all'ospedale Maggiore con quindici giorni di prognosi, salvo complicazioni precisano i medici, è riuscita anche a ricostruire l'identikit dell'aggressore.
Gli investigatori, che tengono le bocche rigorosamente cucite, avrebbero però già dato un nome e un cognome al presunto cliente dal coltello facile.
È la prima volta - continua Danjia, arrivata sui viali due anni fa - che subisco una rapina, un'aggressione. Quell'uomo era il mio primo cliente e ...
Danjia piange, ha paura.
Una volta uscita, dice lei, l'organizzazione la toglierà dalla piazza per destinarla a un'altra città.
Della bella di notte, in body trasparenti e stivaloni di pella bianca che lavorava sotto il ponte dell'autostrada di via Stalingrado, rimane ben poco.
La schiava del sesso adesso è tutta un livido, costretta in un "vestito" di bende e fasciature.
Ma il suo aggressore, secondo la polizia, avrebbe le ore contate.


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8 maggio 1998

PROSTITUTE IL BOOM IN BARBA ALLA LEGGE MERLIN

Tutte a casa

Le italiane ormai preferiscono 'ricevere'
In città e provincia un centinaio di indirizzi


Guai a chiamarle squillo d'alto bordo.
Loro, le hostess per distinti (e generosi) uomini d'affari, preferiscono essere chiamate libere imprenditrici.
E dalla strada del vizio, per decenni la Piazza Affari del sesso a pagamento, le 'lucciole' italiane hanno deciso di lavorare in casa.
Magari in coppia o in 'cooperative'.
Dove si divide tutto: dai clienti alle spese ai guadagni.
Delle specie di associazioni a luci rosse, per tentare di contrastare l'avanzare delle corazzate delle prostitute straniere.
In particolare africane e albanesi.
Così centinaia di scantinati, con i muri imbevuti di umidità, si sono trasformati in lussuosi pied-a terre per incontri particolari.
La mappa dell'eros Polizia e carabinieri, che da mesi indagano sul grande ritorno delle case chiuse in barba alla legge Merlin, dopo appostamenti e racconti di confidenti sono riusciti a quantificare e individuare la maggior parte degli appartamenti hard.
Risultato: in città e provincia ci sarebbero almeno un centinaio di locali per serate senza veli.
Ma a pagamento.
Da 150mila lire a mezzo milione fino a un milione, a seconda delle prestazioni.
Dal primo rapporto delle forze dell'ordine, la stragrande maggioranza delle case a luci rosse sarebbe concentrata alla Bolognina.
E in particolare in quella parte di quartiere che, fino all'anno scorso, era il triangolo d'oro dello spaccio: via Fioravanti, via Barbieri, piazza dell'Unità, via dell'Arcoveggio e Calvart.
Gli 007 degli investigatori avrebbero catalogato circa 39 stanze dove lavorano prostitute, transessuali e gigolò
Sesso in centro Dal quartiere Porto al Saragozza: anche il centro non sarebbe immune dal dilagare dei 'circoli privati' e degli 'studi fitness' per notti all'insegna dell'eros a ore.
Dietro il paravento di targhette 'ricreative', si nasconderebbero quindi alcove per giochi erotici.
Soprattutto in via Saragozza (appena fuori porta), Sant'Isaia, via del Pratello, via del Porto e Don Minzoni.
Stesso copione nel quartiere Santo Stefano.
Con persiane chiuse in via Rialto, Fondazza, viale Dante e via Murri.
Le hostess ricevono con discrezione, senza dare fastidio agli altri inquilini che, spesso e volentieri, non sospettano nulla.
Anche perché le libere imprenditrici evitano accuratamente di giocare a carte scoperte nelle ore in cui tutti i condomini sono in casa.
Così il viavai avviene quasi sempre di mattino e nelle prime ore del pomeriggio.
Poi, di sera, le manager del sesso si dedicano alle pubbliche relazioni in cene d'affari con facoltosi e insospettabili appassionati del vizio.
Gli annunci Le 'lucciole' dell'era moderna lavorano con annunci, più o meno espliciti, su giornali, periodici specializzati, riviste per scambisti e adesso anche via Internet.
Tutto con misure, preferenze e, naturalmente, recapiti telefonici di cellulari accesi 24 ore su 24.
Ma, via cavo, le squillo accettano soltanto ed esclusivamente le prenotazioni.
Di contrattazioni neanche a parlarne.
Se quella linea fosse controllo ci sarebbero gli estremi per l'adescamento.
E allora sarebbe la fine dell'attività.
Un business che, secondo gli inquirenti, frutterebbe a ogni prostituta un guadagno annuo netto (anche dalle tasse) di oltre 150 milioni.
Le agenzie A Bologna non ci sono agenzie ad hoc per notti di sesso sfrenato, ma gli investigatori hanno già puntato i fari almeno su una decina di uffici di collocamento per signore e signorine in cerca di buoni guadagni.
E anche in questo caso gli annunci sui periodici giocano un ruolo fondamentale.
Eccone uno: A.A.A. studentesse e casalinghe cercano nuovi amici per serate in discoteca e viaggi avventurosi.
Astenersi perditempo
.
Segue numero di segretaria telefonica dove bisogna un messaggio con nome, cognome e recapito e ... Sarete richiamati appena possibile.
Niente male per tentare di gabbare tutti i controlli incrociati di polizia e carabinieri.
Le hot-line Dopo le polemiche, i famigerati 144 sono quasi del tutto scomparsi.
Ma se le linee hard una volta erano collegate a sensuali voci registrate in segreterie americane, canadesi e portoricane, adesso le conversazioni sono vere.
Le 'lucciole' bolognesi hanno fiutato l'affare attivando hot-line collegate ai cellulari.
Un escamotage per fare nuove amicizie e portare a casa dei clienti in cerca di emozioni diverse.
Il giro è appena iniziato ma dai primi dati delle forze dell'ordine, chi ha tentato il colpaccio sta facendo affari d'oro.
Insomma, le novità attirano.
La strada Sui viali sono rimaste ormai solo le schiave.
Per lo più africane, albanesi e bionde dell'Est.
Le altre straniere, soprattutto le austriache e le russe, scendono in strada di rado.
Magari soltanto per esporsi allo sguardo curioso dei possibili clienti.
L'incontro avviene infatti in casa, lontano da protettori ed emissari delle organizzazioni del sesso.
E il mercato dell'affitto continua a riempire il portafoglio di proprietari disinvolti.
'Bologna Due' docet.


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5 maggio 1998

IL QUESTORE 'I PRESIDI NON BASTANO, SPERIMENTIAMO NUOVI SERVIZI PREVENTIVI'

Al 'Bologna Due' si cambia tattica



I servizi di prevenzione saranno rimodulati. Adesso come adesso, il presidio comporta un grande dispendio di uomini e risorse. Sia chiaro: questo cambiamento non vuol dire meno efficacia, ma sperimentazione. Per tentare di risolvere una volta per tutte il problema.
Parola di Domenico Bagnato.
Ieri mattina, al termine del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, il questore ha fatto il punto sul caso "Bologna Due".
L'affaire residence della vergogna, il palazzone a luci rosse di Calderara di Reno, era infatti l'unico punto all'ordine del giorno dei lavori del Comitato.
Anche perchè, dopo la terribile catena di attentati e sanguinosi agguati tra bande di spacciatori extracomunitari, la situazione all'interno del bunker della mala è diventata esplosiva.
Attorno al tavolo, il prefetto ha voluto anche il sindaco di Calderara.
È stato un'incontro importante - commenta Massimo Reggiani - che avevamo programmato da tempo. Risultato: abbiamo concordato delle nuove forme di prevenzione, che naturalmente non possiamo svelare, e altri controlli sanitari e amministrativi.
Soprattutto sui proprietari che affittano in modo disinvolto a prostitute clandestine, balordi, trafficanti di droga dai mille accenti stranieri e extracomunitari senza nome e cognome.
Gli accertamenti saranno affidati alla Guardia di Finanza che, anche nel recente passato, ha passato più volte al setaccio i conti e le posizioni tributarie dei proprietari.
I carabinieri, in particolare la Compagnia di Borgo Panigale, continueranno invece il presidio fisso 24 su 24 nel parcheggio del residence.
E, promettono gli uomini dell'Arma, non mancheranno le retate per tentare di ridare dignità al palazzone del sesso a ore.


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1 maggio 1998

CALDERARA

Mosino convoca il sindaco per il 'residence della vergogna'



L'affaire "Bologna Due", il bunker della malavita magrebina alle porte di Calderara di Reno, sbarca in Prefettura.
Ordine di Enzo Mosino che martedì (salvo ripensamenti dell'ultima ora) riunirà apposta il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
"Ospite" d'eccezione il sindaco di Calderara, Massimo Reggiani.
Il prefetto l'ha invitato, assieme al comandante dei carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale, per sapere tutto sul residence a luci rosse.
All'ordine del giorno i due punti che ormai da parecchi mesi infiammano politici e tutori dell'ordine.
Vale a dire: il tanto sbandierato progetto di recupero dell'immobile, approvato il 31 marzo scorso dal consiglio comunale, e le azioni legali che l'amministrazione vorrebbe intraprendere per fare terra bruciata attorno ai proprietari che affittano in modo disinvolto a prostitute, spacciatori e balordi dai mille accenti stranieri.
Dopo la sanguinosa catena di regolamenti di conti tra bande di spacciatori extracomunitari, sempre negli androni bui e degradati del palazzone, il prefetto sembra intenzionato a risolvere il caso una volta per tutte.
Così, con una decisione mai presa prima, Mosino ha convocato il primo cittadino calderarese.
Reggiani, accusato dal Polo di avere sempre gestito la patata bollente con estrema leggerezza, porterà in Prefettura il dossier "Bologna Due".
Un fascicolo di oltre trecento pagine di controlli amministrativi sui proprietari, ordinanze igienico-sanitari e verbali di multe milionarie per chi, in tutti questi anni, ha trasformato lo stabile in zona franca per le organizzazioni del sesso a pagamento e dello spaccio.
Una montagna di carte, bollate e protocollate, che il sindaco utilizzerà per allontanare i sospetti e le accuse (degli avversari politici) di aver preso sottogamba il dilagare del degrado.
Martedì mattina sarà quindi il giorno della verità.
E forse anche le proteste degli inquilini perbene, che da anni chiedono giustizia, avranna delle risposte.


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28 aprile 1998

NUOVA AGGRESSIONE AL 'BOLOGNA 2' DI CALDERARA: TUNISINO ACCOLTELLATO

Altro sangue sul residence



Ancora una notte di sangue al residence "Bologna Due" di Calderara di Reno.
Ma stavolta l'agguato, messo a segno da quattro tunisini ai danni di un connazionale, è finito con un inseguimento.
Dal bunker della mala alla vecchia Persicetana.
E lì, nel dedalo di viuzze della zona industriale, gli immigrati dal coltello facile sono stati fermati, controllati e denunciati a piede libero per tentato omicidio.
La vittima di turno, un fuoriuscito di Sfax (il porto di mare da cui partirebbero i clandestini) di 23 anni, è stato medicato all'ospedale Maggiore e subito dimesso.
Se la caverà in quindici giorni.
Ma anche questa volta il ferito non ha voluto mettere a verbale nessuna dichiarazione.
Tutto è iniziato intorno alle 2 nell'androne che da accesso al palazzone a luci rosse.
Il commando, quattro magrebini armati di coltellacci da sub, era lì che aspettava nella penombra.
E appena l'obiettivo è rientrato (convive con una lucciola ucraina in uo dei tanti monolocali del vizio), gli aggressori sono sbucati fuori.
Calci, pugni, schiaffoni alla vittima e poi il luccichio delle lame.
Il tunisino ha cercato in tutti i modi di difendersi, cercando scampo nel parcheggio.
Ma i quattro l'hanno raggiunto, riempendolo ancora di botte.
Le urla, infine i fendenti.
Una, due a vuoto, poi la terza coltellata è andata a segno colpendo il giovane di striscio a un braccio.
È stato allora che i carabinieri hanno puntato i fari sul piazzale.
Appena in tempo per evitare che il commando finisse la vittima predestinata.
Gli accoltellatori, ormai scoperti, hanno mollato la presa salendo su una Peugeot 205.
Una sgommata, e via a tutto gas.
I tunisini sono scappati a più di cento all'ora, cercando di dileguarsi nel labirinto dell'area industriale.
Ma le pattuglie dei carabinieri sono riusciti a non perderli di vista, tallonandoli a sirene spiegate, e a bloccarli.
Nell'auto dei fuggitivi, gli uomini dell'Arma non hanno però trovato coltelli.
E sono scattate soltanto le denunce a piede libero.
Per il "Bologna Due" è l'ennesima notte di violenza.
Dall'inizio dell'anno a oggi, infatti, gli androni dell'immobile sono stati teatro di ben otto regolamenti di conti tra bande di spacciatori extracomunitari.
Gli aggressori sono però riusciti a farla franca solo per poche settimane.
Poi gli 007 dei carabinieri di Borgo Panigale li hanno sempre individuati e fermati.
E via via gli inquirenti hanno ricostruito la mappa delle gang di pusher che avevano trasformato il residence in quartier generale dello spaccio.


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24 aprile 1998

COLPO DI SCENA NELL'INDAGINE SULLA MORTE ALLA DOZZA DI UN DETENUTO

Ucciso in cella con l'eroina?

Il decesso risale al 20 marzo. Due giorni dopo avrebbe potuto fare rivelazioni al magistrato


Cella sedici, braccio primo D.
È proprio lì dentro, nel carcere della Dozza, che potrebbe essere stato commesso un omicidio.
La strana morte di Gharbi Hattab, tunisino di 23 anni finito in manette nel gennaio scorso per la faida tra gruppi di extracomunitari spacciatori, è subito apparsa piena di misteri e gli accertamenti disposti dagli investigatori non hanno fatto altro che confermare un giallo a tinte fosche: perchè l'edema polmonare che ha fulminato il giovane nordafricano non è stato di certo causato da una complicazione cardiaca, ma da una massiccia dose di eroina.
Strana morte davvero per chi, come Gharbi Hattab, pare non facesse uso di sostanze stupefacenti.
E allora?
E allora l'indagine della Procura è appena iniziata mentre i misteri da chiarire sono parecchi.
Come ha fatto un detenuto a morire per droga in un carcere?
Tutti sanno che alla Dozza la 'roba' circola, ma morire di eroina in cella è qualcosa di più.
Eppoi chi l'ha fornita a Gharbi Hattab?
E ancora, l'ha ingerita volontariamente oppure qualcuno ha costretto la vittima a bere l'amaro calice per cancellare un teste scomodo che sarebbe stato interrogato esattamente due giorni dopo?
A dare una risposta a tutto questo dovranno essere i pm Valter Giovannini e Antonio Rustico, i magistrati del pool incaricato di fare luce sulla guerra tra le varie fazioni di spacciatori da tempo in lotta per il controllo del territorio.
Hattab, che alla Dozza aveva iniziato a lavorare come barbiere, al momento della morte divideva la cella con altri due extracomunitari, uno dei quali finito in carcere la sera prima, arrestato dai carabinieri per un altro regolamento di conti: per esattezza dopo le fucilate al residence Athena di Calderara di Reno.
Solo una coincidenza la morte del 23enne e il nuovo ingresso in cella di un altro elemento di una 'famiglia' di spacciatori?
Per ora non ci sono elementi tali da poter trarre conclusioni, ma certo appare strano che i due compagni di branda di Hattab, morto tra mille spasmi e dolori, abbiano dichiarato di non essersi resi conto di nulla.
Ci siamo addormentati che stavamo tutti bene, si sono limitati a dire.
Invece Hattab è morto nel cuore della notte rantolando.
Il suo corpo esanime è stato rinvenuto alle otto del 20 marzo.
È stato l'ispettore Alimenti a trovarlo.
Inutile la corsa del medico, al dottor Francesco Quaranta non è rimasto altro da fare che constatare il decesso del detenuto.
Che, si è scoperto dopo, aveva la bocca coperta di schiuma proprio perchè ucciso da un edema provocato da una dose cospicua di eroina finita nel sangue.
Senza dubbio una dose notevole, perchè gli esami autoptici hanno appurato che nell'organismo del tunisino c'erano ancora evidenti tracce morfiniche, e cioè di eroina metabolizzata.
Nessun segno di ago è stato invece rinvenuto sul corpo della vittima, e anche questa è un'altra stranezza che avvalora l'ipotesi dell'omicidio.
Non si esclude che Gharbi potrebbe avere ingerito la droga mangiando magari, magari addentando un dolce avvelenato dall'eroina e recapitatogli con un pacco arrivato da fuori.
Ma c'è anche un'altra ipotesi e cioè che la vittima, non tossicodipendente, fosse costretta a conservare nel suo corpo gli ovuli di droga per conto di chi, alla Dozza, si buca per davvero e si affida agli insospettabili per aggirare i severi controlli degli agenti.
In questo caso a uccidere Gharbi Hattab sarebbe stata la rottura improvvisa di questi ovuli.


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12 aprile 1998

SAN LAZZARO

Sassate ai carabinieri

La violenza durante un intervento antidroga. Coppia arrestata


Far West, l'altro pomeriggio, a San Lazzaro.
Prima in piazza Bracci, che sebbene a lato del municipio da settimane era diventata centrale dello spaccio, poi sulla via Emilia, per inseguire un pusher che nel tentativo di fuga ha seminato panico e terrore in negozi e uffici, infine in un casolare comunale in via del Seminario, dove i carabinieri, pronti a far scattare le manette ai "cavalli" dello sballo, sono stati assaliti e presi a sassate da un gruppo di extracomunitari.
Ma, alla fine, i militari del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia Bologna Sud sono riusciti a intrappolare i presunti spacciatori sequestrando un vero e proprio bazar di droga.
In tutto un chilo di marijuana, mezzo chilo di hascic e 70 dosi di eroina.
Le manette sono scattate prima ai polsi di una coppia di fidanzati.
Lei calabrese di 20 anni, e il compagno, tunisino di 26 anni, sono stati bloccati in piazza Bracci con circa 10 grammi di brown sugar.
Poi è toccato alla banda che, dopo le retate al residence "Bologna Due" di Calderara, aveva spostato la base operativa a San Lazzaro.
In particolare nei giardini pubblici dietro la piazza e nel casolare, di proprietà del Comune, di via del Seminario.
Così i carabinieri del tenente Luca Luini hanno iniziato gli appostamenti.
E quando i tunisini si sono incontrati per aprire il mercato dello spaccio, dal niente sono saltate fuori le divise.
Quattro presunti pusher, tutti clandestini, sono stati fermati e arrestati.
Uno invece è riuscito a divincolarsi e a scappare.
Ed è stato inseguimento per mezza città.
Ma anche l'ultimo tunisino è stato placcato.
Quindi la perquisizione del casolare.
Con sassi sull'Arma.
Tutto inutile.
I carabinieri hanno trovato al droga.


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10 aprile 1998

BOLOGNA DUE / DOPO IL FERIMENTO DI TRE CONNAZIONALI TUNISINI

Presi i capi del commando

IL numero uno rintracciato seguendo con metodi sofisticati le onde del suo Gsm


Sangue e droga.
Un binomio che negli ultimi mesi ha trasformato la città in un&arena.
Da una parte il clan di Tunisi, dall'altra la banda di Sfax.
Due gruppi rivali che non hanno esitato a imbracciare i fucili a canne mozze per avere il controllo totale dello spaccio.
Una guerra senza confini, con accoltellamenti e gambizzati da entrambe le parti, che viavia ha messo a ferro e fuoco Bologna e provincia.
Ma alla fine, con un'inchiesta coordinata di polizia e carabinieri, la mala del Magreb è finita dietro le sbarre.
A sferrare il colpo al cuore delle due bande più agguerrite di pusher extracomunitari, sono stati i segugi della Squadra Mobile e gli 007 dell'Arma di Borgo Panigale.
Tutto con il preciso coordinamento del pm Lucia Musti.
L'inchiesta è partita in sordina dopo i fatti di sangue del 25 febbraio (un tunisino ferito a colpi di fucile al "Bologna Due" di Calderara di Reno) e del 14 marzo (un altro emissario del clan di Sfax gambizzato in via Emilia Ponente).
Due agguati che, secondo gli inquirenti, avevano l'obiettivo di fare terra bruciata attorno al numero uno della Cupola di Sfax.
Poi, la notte del 6 aprile, l'ultimo sanguinoso regolamento di conti: il clan di Tunisi ha accoltellato il "padrino" rivale.
Proprio quando il clan vincente stava per mettere radice profonde è arrivata la zampata di polizia e carabinieri.
E i vertici della banda sono finiti alla Dozza: Nacach Bilele, 30 anni; Lifti Hosni, 27 anni; Harach Rida, 29 anni.
Stessa sorte per il presunto boss, Yaser Rida, 32 anni, è stato bloccato a Brescia.
Gli inquirenti l'hanno rintracciato seguendo, con i mezzi elettronici della Tim, le onde emesse dal suo Gsm.
Due giorni di pedinamenti e poi, quando il segnale elettromagnetico si è fatto più potente, il blitz e le manette.
Il centro più importante per mettere in ginocchio la Piovra tunisina.

Servizio all'interno


UN'OPERAZIONE CONGIUNTA DI POLIZIA E CARABINIERI HA SGOMINATO LE DUE PIÙ FORTI BANDE DI SPACCIATORI

Droga, in manette il clan dei tunisini

Una guerra cominciata nel residence 'Bologna due'
Indagini difficili
Utilizzati anche sofisticati mezzi elettronici


Un colpo al cuore delle due bande più agguerrite di spacciatori extracomunitari.
Polizia e carabinieri, per la prima volta davvero a braccetto sulla stessa indagine, sono infatti riusciti a incastrare un presunto boss e tre luogotenenti di uno dei clan che negli ultimi mesi ha messo a ferro e fuoco la città.
Sarebbero stati proprio loro, tutti di Tunisi, a incendiare la miccia dichiarando guerra ai rivali di Sfax.
E il 6 aprile il presunto capo del gruppo emergente è stato accoltellato, nella base del residence "Bologna Due" di Calderara.
Una battaglia senza confini per il controllo totale del mercato della droga.
Un piano ben preciso che ha innescato una terribile escalation di violenza.
E, proprio dall'analisi di quei fatti di sangue, gli investigatori hanno pian piano ricostruito l'intricato puzzle della malavita organizzata del Magreb.
L'inchiesta è partita dopo gli agguati del 25 febbraio e 14 marzo quando le gang cominciarono a sparare.
L'attacco, a colpi di fucile a canne mozze, fu sferrato dal clan di Tunisi.
Il primo regolamento di conti successe nel bunker di Calderara, l'altro in via Emilia Ponente.
Ma i feriti, che sono ancora ricoverati in ospedale, non erano il vero obiettivo.
Il commando voleva fare arrivare l'avvertimento al numero uno di Sfax.
Tant'è che, oltre a gambizzare i componenti della mala rivale, il gruppo di fuoco sequestrò e picchiò selvaggiamente la donna (una lucciola moldava di 23 anni di cui gli inquirenti non hanno svelato l'identità) del "padrino" ricercato.
E il 6 aprile il capo della Cupola di Sfax, che pare avesse intercettato e rubato un carico di droga degli avversari, è stato centrato da cinque fendenti.
Missione compiuta per il gruppo di Tunisi che, in questo modo, aveva eliminato i concorrenti più pericolosi.
Proprio quando il clan vincente stava per mettere radici profonde è però arrivata la zampata della polizia e dei carabinieri.
E uno a uno i vertici della banda sono finiti dietro le sbarre.
Gli arrestati sono: Nacach Bilele, 30 anni; Lifti Hosni, 27 anni; Harach Rida, 29 anni.
Stessa sorte anche per il presunto capo, Yaser Rida, 32 anni, è stato bloccato in provincia di Brescia.
Gli inquirenti sono riusciti a rintracciarlo seguendo, con i sofisticati mezzi elettronici della Tim, le onde emesse dal suo telefonino cellulare.
Due giorni e due notti di pedinamenti sempre più pressanti e poi, quando il segnale elettromagnetico si è fatto più potente, gli agenti sono entrati in azione.
Un blitz in piena regola, culminato con il clic delle manette.
Il centro più importante per mettere in ginocchio la Piovra tunisina.
La complessa indagine è stata portata a termine dai poliziotti della Squadra Mobile, diretta dal dottor Renato Sansò, e dai carabinieri della Compagnia di Borgo Panigale, comandata dal capitano Giuseppe Arrigo.
Tutto con il coordinamento, puntuale e preciso, del sostituto procuratore Lucia Musti. È stato un lavoro molto duro. - ha commentato il pm - L'inchiesta, conclusa positivamente grazie al costante impegno di decine di agenti e carabinieri, è stata difficile soprattutto perchè gli indagati avevano molti alias e con libertà di grande movimento. E poi le nostre frontiere sono ridotte a un colabrodo... Ma alla fine, con il coordinamento perfetto tra polizia di Stato e Arma dei carabinieri siamo riusciti a mettere al posto giusto ogni tassello investigativo. Nessuna sbavatura e le richieste degli ordini di custodia cautelare sono state avallate dal gip.


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BLOG Per la rinascita del Garibaldi 2



8 aprile 1998

DROGA E PROSTITUZIONE DIETRO AL REGOLAMENTO DI CONTI AL RESIDENCE 'BOLOGNA DUE'. FERMATE LE DONNE

Tre 'lucciole' russe fanno da esca



Cherchez la femme.
Anzi le donne.
Al regolamento di conti tra bande di spacciatori extracomunitari, che tre notti fa ha lasciato sul pavimento del residence "Bologna due" un tunisino di 36 anni, avrebbero avuto un ruolo attivo anche tre lucciole russe.
In pratica le "pupe" dei boss di uno dei clan più potenti.
Uno dei capi, l'altra settimana, era stato infatti vittima di un sanguinoso agguato.
Forse organizzato proprio dal magrebino ferito all'alba di lunedi', sempre negli androni bui del palazzone di Calderara di Reno.
Un contesto complicato, dove droga e mercato del sesso si intrecciano.
E proprio in questo quadro si inseriscono le tre prostitute.
Secondo i carabinieri, che ieri mattina le hanno individuate e sottoposte a fermo di polizia giudiziaria per concorso in tentato omicidio, il trio in minigonna e tacchi a spillo sarebbe stato il regista dell'accoltellamento.
Le russe, tutte giovanissime (hanno 19, 20 e 24 anni), oltre ad avere indicato al commando l'appartamento della vittima predestinata avrebbero partecipato materialmente all'aggressione.
Per gli inquirenti della Compagnia di Borgo Panigale, le ragazze avrebbero infatti attirato il tunisino in un tranello a luci rosse.
La promessa di un incontro particolare gratis, il breve viaggio per raggiungere l'alcova ma ...
Ma nella penombra c'erano gli emissari della banda rivale, pronti a lavare con il sangue il ferimento del loro capo.
E loro, le bionde dell'Est, avrebbero sferrato un paio di fendenti alle gambe del tunisino.
I carabinieri, che adesso stanno ricostruendo la mappa delle bande, stavolta hanno però usato la mano pesante anche nei confronti del proprietario dell'appartamento del tunisino.
Il padrone di casa, non avendo denunciato l'ospite all'autorità di pubblica sicurezza come vorrebbe il regolamento antimafia, ha infatti rimediato una multa da capogiro e la segnalazione al Comune che ora dovrà eseguire dei controlli amministrativi sulla proprietà.
Intanto i condomini onesti sono ripiombati nella paura.
Sono riusciti ad accoltellarsi un'altra volta - tuonano i componenti del Comitato spontaneo di via Garibaldi 2, da anni in prima linea per ottenere il recupero del residence a luci rosse -, Tutto questo dopo quaranta giorni di controlli serrati dei carabinieri e due mega perquisizioni in meno di due mesi. Più volte abbiamo detto che i soggetti pericolosi dovevano essere allontanati con ogni mezzo. Più volte abbiamo chiesto che i proprietari disinvolti venissero puniti. Evidentemente non siamo stati nemmeno ascoltati. Ed è ancora violenza.

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7 aprile 1998

ENNESIMO FATTACCIO NEL 'BOLOGNA DUE': ACCOLTELLATO UN TUNISINO DI 36 ANNI

Alba di sangue nel bunker



Tre agguati finiti a calci e pugni, una sparatoria e cinque regolamenti di conti a suon di coltellacci da cucina e mannaie.
E poi almeno una dozzina di risse, aggressioni e pestaggi tra clan rivali di corrieri e spacciatori.
Tutto da gennaio a oggi.
Una terribile escalation di violenza che ha costretto carabinieri e polizia a fare continui blitz e a presidiare, 24 ore su 24, il piazzale d'ingresso del bunker della malavita.
Ma tenere sotto controllo ogni angolo del residence 'Bologna Due' di Calderara, meta abituale di 'lucciole' con clienti ed eserciti di balordi di tutte le razze, è praticamente impossibile.
E, l'altra notte, i coltelli l'hanno fatto ancora una volta da padroni.
Un tunisino di 36 anni, una vecchia conoscenza dei carabinieri, è stato prima assalito alle spalle e poi accoltellato.
Sette fendenti, alle gambe e alle braccia, forse per punire uno sgarro per le solite questioni di droga.
A mettere a segno l'agguato è stato un commando di almeno cinque immigrati che da ore aspettava il rientro della vittima predestinata.
Gli aggressori, complici la penombra e il clima di omertà e paura che regna nel palazzone-alveare di via Garibaldi 2, avrebbero atteso il 'nemico' nei vani di comando dell'unico ascensore.
Poco dopo le 4, il sangue.
Quando il tunisino è salito all'ultimo piano, dove ha in affitto un monolocale, i fantasmi sono entrati in azione in gruppo.
Una tremenda raffica di calci e pugni, poi le coltellate.
Cinque, sei, sette fendenti in successione rapida che hanno centrato il malcapitato a ripetizione agli arti inferiori e superiori.
E, come sempre, nessuno ha visto né sentito.
Un muro di silenzio che ha permesso al commando di fuggire indisturbato, lasciando il tunisino bocconi sul pavimento.
Un minuto ancora, giusto per pemettere ai componenti della spedizione punitiva di fare perdere le tracce, e qualcuno ha dato l'allarme a carabinieri e 'Bologna Soccorso'.
Troppo tardi per acciuffare il commando.
La vittima, con le gambe tempestate di profonde ferite, è stato trasportato all'ospedale Maggiore.
Ne avrà per circa quaranta giorni.
I carabinieri hanno potuto soltanto setacciare il residence.
Un repulisti che incastrato 35 'lucciole' dell'Est che non erano mai state fotosegnalate, 12 magrebini clandestini e 11 sbandati sorpresi con quasi un etto di hashish ancora da confezionare in dosi.
In trappola anche una kapò albanese di 21 anni.
Nell'appartamento che la ragazza divideva con altre tre giovanissime prostitute, i carabinieri hanno ritrovato un passaporto rubato tre mesi fa all'ambasciata di Tirana a Roma.
Il documento, intestata a una funzionaria del Paese delle aquile, era stato sottratto nottetempo con dieci permessi di soggiorno.
Un furto su cui sta ancora indagando l'Interpol.

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2 aprile 1998

Spacciatori

Ferito a coltellate al 'Bologna 2'

Un'altra notte finita a coltellate.
E per l'ennesima volta il violento regolamento di conti, tra bande di spacciatori extracomunitari, si è consumato nella penombra degli androni del residence "Bologna Due" di Calderara di Reno.
La vittima, una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, è un marocchino di 28 anni.
L'immigrato è stato ferito con sei fendenti vibrati in rapida successione.
Il nordafricano è stato subito trasportato all'ospedale Maggiore e giudicato guaribile in tre settimane.

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DROGA: ACCOLTELLATO MAROCCHINO AL 'BOLOGNA DUE' DI CALDERARA DI RENO

Al residence è ancora guerra


Una serie di fendenti poi il commando è fuggito.
Dietro, l'ennesimo regolamento di conti fra gang


Un'altra notte finita a coltellate.
E per l'ennesima volta il violento regolamento di conti, tra bande di presunti spacciatori extracomunitari, si è consumato nella penombra degli androni del residence "Bologna Due" di Calderara di Reno.
Un agguato vero e proprio forse per un piccolo carico di droga non pagato.
La vittima, una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, è un marocchino di 28 anni.
L'immigrato è stato ferito di striscio, alla schiena e in faccia, da una serie di colpi.
Quattro, cinque, sei fendenti in successione rapida e il magrebino, che ha lottato con tutte le sue forze per parare la pioggia di coltellate, è stramazzato sul pavimento in una pozza di sangue.
A dare l'allarme a carabinieri e 118 è stato un condomino onesto che, suo malgrado, è stato unico testimone dell'aggressione.
Il nordafricano è stato subito trasportato all'ospedale Maggiore e giudicato guaribile
in tre settimane.
Tutto è iniziato intorno alle 3.
La vittima era appena salita al secondo piano del bunker della mala, dove ha in affitto un monolocale, quando dal nulla sono comparse quattro ombre.
Il commando, che probabilmente aspettava da tempo, è entrato in azione.
Le urla a squarciagola, un breve corpo a corpo e poi il luccichio delle lame.
Il marocchino, che per un attimo è riuscito a liberarsi della morsa degli aggressori, ha tentato di fuggire cercando scampo sulle scale.
Tutto inutile.
Quei quattro (i carabinieri della compagnia di Borgo Panigale li avrebbero già identificati ma non ancora catturati) l'hanno raggiunto, placcato e picchiato selvaggiamente.
Quindi i fendenti.
È stato allora che un inquilino, svegliato da tutto quel trambusto, ha fatto capolino sul corridoio.
L'intruso è stato minacciato ma prima di chiudersi di nuovo in casa ha fatto in tempo a vedere in faccia gli accoltellatori e a fare scattare l'Sos.
All'arrivo delle sirene, il marocchino era bocconi sul pavimento con la faccia completamente insanguinata.
Dopo un mese di tranquillità, con retate giornaliere dei carabinieri, nel residence riesplode la violenza.
E i condomini perbene gridano allo scandalo.
Complimenti! - tuonano i componenti del Comitato di via Garibaldi 2 , in prima fila per chiedere la ristrutturazione dell'immobile - Dopo questo episodio abbiamo un motivo in più di sfiducia nella giustizia. Più volte abbiamo urlato che quelle persone dovevano essere allontanate dall'edificio, facendo pressione sui proprietari disinvolti. A quanto pare non siamo stati ascoltati. Nonostante il presidio fisso dei carabinieri lo spaccio di droga e la prostituzione continuano.


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1 aprile 1998

Tornano in carcere dopo 5 giorni i presunti killer del marocchino



Cinque giorni di libertà e i presunti assassini di Majoub Elaurobi, il marocchino 26enne ucciso a coltellate in via della Cooperazione il 26 febbraio scorso, sono stati di nuovo arrestati.
Mohamed Shail, 28 anni, e Ouldjzza Redovane, 29 anni, furono catturati subito dopo l'omicidio.
Un mese di galera, quindi la scarcerazione per un vizio di forma nella trasmissione degli atti dalla Procura al Tribunale del riesame.
L' altro giorno il pm, Antonio Gustapane, ha disposto i fermi di polizia giudiziaria perché non sono finite le esigenze cautelari per timori di reiterazione del reato e pericoli di fuga.
Risultato: Redovane, che era tornato nel suo monolocale all'interno del 'Bologna Due' di Calderara, è stato arrestato dai carabinieri del nucleo operativo della Compagnia Bologna centro, Shail si è consegnato spontaneamente accompagnato dall'avvocato Alessandro Cristofori.


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