3. LA RAPPRESENTAZIONE GIORNALISTICA DI UN EVENTO: LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE SINDACALE DEL 12/11/1994

3.1. L'UNITÀ: QUANDO UN GIORNALE PARTECIPA AD UN EVENTO

3.1.1. Il giorno prima
3.1.2. Il numero speciale
3.1.3. Il giorno della manifestazione
3.1.4. Il giorno dopo
3.1.5. Due giorni dopo
3.1.6. Tre e quattro giorni dopo


3.1.4. Il giorno dopo

Il 13 novembre la manifestazione irrompe con tutta la sua forza nelle prime pagine di tutti i quotidiani.
Le provocazioni, le sfide e le minacce tra sindacati e governo diventano i topic espliciti nella titolazione della prima pagina de l'Unità e nella testatina di ben dodici delle ventotto pagine di cui il giornale è composto (escludendo però le pagine de l'Unità 2, dedicate alla cultura, agli spettacoli e allo sport, ma tenendo conto che il giorno 12 novembre era stato edito un numero speciale per la manifestazione).
L'intera prima pagina, tranne alcuni spazi pubblicitari, è dedicata alla manifestazione.
Vi troviamo: Tra tutti gli articoli delle dodici pagine dedicate alla manifestazione, ci limiteremo ad analizzare, oltre ai titoli della prima pagina, l'editoriale di Walter Veltroni, la cronaca di Bruno Ugolini a pag.2 e 3, le reazioni del governo a pag.8 e quelle della Confindustria a pag.9, la cronaca degli "scontri" provocati dai Cobas a pag. 12.
Per quanto riguarda il titolo di prima pagina, reiterato nelle testatine delle pagine successive dedicate alla manifestazione, esso contiene chiaramente una minaccia rivolta a un destinatario antagonista del soggetto dell'enunciazione.
Destinatario di questa minaccia è il governo Berlusconi.
Destinante e soggetto enunciatore di questa minaccia sono sincretizzati nel "noi" inclusivo che vuole comprendere la redazione de l'Unità, i lettori, i manifestanti, i sindacati e tutto il "movimento di lotta" contro il governo Berlusconi.
Con questo titolo l'Unità assume come proprie le parole di Sergio Cofferati,segretario della CGIL.
Sopra il titolo troviamo un occhiello-sommario.8
La performanza "manifestazione" è subito consegnata dal soggetto dell'enunciazione al giudizio del destinante sociale "storia".
Con l'uso dei due punti e di una frase nominale il primo enunciato di quest'occhiello-sommario evidenzia la competenza, la forza della manifestazione, quantificandola in "oltre un milione e mezzo di persone".
È da notare l'avverbio "oltre" che non quantifica in modo preciso il numero dei partecipanti ma ne lascia presupporre un numero anche superiore.
Sempre in questo occhiello-sommario, troviamo poi esplicitati quelli che, secondo l'Unità, sono i topic dei discorsi dei leader sindacale e della risposta di Berlusconi.
Qui l'uso dei due punti segnala un'ellissi, sostituisce sintagmi verbali come "dicono", "risponde", ecc.
Ad un sindacato che appare moderato e che invita alla riflessione, viene simmetricamente opposta la provocazione di Berlusconi che sanziona negativamente la performanza dei manifestanti.
Come soggetto enunciatore, Berlusconi modalizza i manifestanti secondo l'asse dover-fare/dover-non fare.
Come destinante, Berlusconi si pone come garante di un sistema di valori in cui il lavoro e lo sciopero sono in relazione di contrarietà.
Passiamo ora all'analisi dell'editoriale di Walter Veltroni, direttore de l'Unità.
Il titolo "Questa Italia e il governo di ultrà" esplicita come topic di questo editoriale una contrapposizione tra l'Italia che manifesta ed il governo.
L'aggettivo dimostrativo "questa" è un deittico che permette di fare riferimento alla situazione di enunciazione.
La manifestazione è così resa percepibile come coestensiva dell'enunciazione.
L'Italia che manifesta ed il sindacato sono contrapposti ad un governo la cui competenza è riassunta nel lessema "ultrà",ripreso dal sottocodice sportivo.
Questo lessema denota la parte più accesa e spesso violenta dei sostenitori di una squadra.
Più frequentemente in passato questo termine era usato per denotare i gruppi politici più estremisti.
Per un lettore competente dei percorsi discorsivi di questo lessema, quindi, è facile ricavarne le connotazioni di "violenza" ed "arroganza" che vengono, in questo modo, attribuite al governo.
Veltroni inizia il suo editoriale delegando l'enunciazione ad una bambina partecipante alla manifestazione.
Questa delega ha una funzione fortemente emotiva.
Veltroni riprende poi la sua enunciazione sottolineando la forza, la competenza del soggetto collettivo "movimento dei lavoratori" con l'iperbole "immensi cortei".
Veltroni introduce anche una localizzazione spazio-temporale ("nella storia di questo paese") entro la quale mai questo soggetto collettivo aveva prima avuto e saputo far apparire tanta forza.
L'avverbio "mai" ha una funzione iperbolica e comporta un effetto tensivo nella narrazione.
A questo punto, compare l'antagonista "Berlusconi".
Berlusconi appare come il momento terminativo di un processo.
È solo con il governo Berlusconi che il movimento dei lavoratori ha saputo esprimere tanta forza.
Berlusconi era stato destinante di un fare persuasivo, di una tentazione con la presentazione dell'oggetto di valore "un milione di posti di lavoro".
Veltroni sanziona come "fallimentare" il fare persuasivo di Berlusconi, come "non vere" le sue promesse, attraverso enunciati tipici del registro parlato come "una balla" e "un bel risultato, non c'è che dire".
Il fallimento del fare persuasivo di Berlusconi è dimostrato proprio dal fatto che con lui al governo il "movimento dei lavoratori" è giunto ad esprimere il massimo della sua forza con "un milione e mezzo di persone in piazza".
Di fronte a questa competenza del movimento dei lavoratori, la reazione di Berlusconi è chiaramente provocatoria.
Veltroni introduce la provocazione di Berlusconi con un embrayage attanziale in prima persona, con l'atto epistemico "non credevo".
Il sintagma verbale "leggevo", modalizzato dal precedente atto epistemico, si riferisce probabilmente ad un flash d'agenzia letto su un terminale.
Nella sua dichiarazione provocatoria Berlusconi sanziona la performanza "manifestazione" e, quindi, la competenza del soggetto "movimento dei lavoratori" come non adatta, non in grado di trasformare l'agire politico del governo.
Segue poi l'enunciato ripreso anche nel titolo: "bisogna lavorare, non scioperare".
Con questo atto esercitivo Berlusconi impone nel discorso una relazione di contrarietà tra un dover fare e un dover non fare, tra una prescrizione e un'interdizione, tra il lavoro e lo sciopero.
A questa provocazione Veltroni, usando un embrayage attanziale e temporale, contrappone il suo essere "persona moderata".
Abbiamo già detto che "moderazione" e "riflessività" caratterizzano la competenza del sindacato e del movimento dei lavoratori, mentre "arroganza" e "violenza" caratterizzano quella del governo.
Veltroni si sente costretto da questa provocazione ad una risposta, a "dire alcune cose chiare".
In questo modo, Veltroni crea nel lettore l'attesa di una serie di concetti già sanzionati come "certi".
Veltroni sanziona poi negativamente la competenza e le performanze di Berlusconi e dei suoi alleati di governo, le loro sfide al "Paese".
Il "Paese" appare come destinante di un percorso narrativo in cui l'oggetto di valore è la "tregua sociale".
Il governo viene modalizzato da Veltroni secondo un non voler congiungersi con questo oggetto di valore ed il volere lo "scontro".
È da notare che Veltroni parla di "gran parte del governo", lasciando inferire al lettore che non tutto il governo e non tutti i suoi alleati sono sulle posizioni di Berlusconi.
In seguito Veltroni parla di "maggioranza in liquefazione".
La manifestazione, invece, è stata una performanza realizzata dal soggetto "questa parte del paese" che vuole congiungersi con l'oggetto di valore "tregua sociale".
Ancora una volta, con l'uso del deittico "questo" vi è un ritorno verso l'istanza dell'enunciazione.
Ancora una volta, Veltroni si pone direttamente al fianco dell'"Italia che manifesta".
Di fronte alla sfida ed alle provocazioni degli esponenti del governo, Veltroni risponde con la minaccia di "un inasprimento della battaglia parlamentare".
Questa minaccia è formulata con l'uso di un embrayage attanziale e di un "noi" inclusivo.
È da notare che questa minaccia è però formulata "serenamente".
Grazie a questo ossimoro, Veltroni reitera una categoria semica dell'isotopia passionale della "moderazione", della "calma" e della "riflessività" che abbiamo già visto come caratterizzanti la competenza del movimento dei lavoratori.
Al contrario, il governo viene modalizzato da Veltroni secondo il volere lo "scontro", un "conflitto senza quartiere".
A volere lo "scontro" sono in particolare i cosiddetti "falchi della maggioranza".
È un comune stereotipo giornalistico dividere metaforicamente tra "falchi" e "colombe" i sostenitori più o meno accesi di una posizione politica.
Più o meno equivalente a "falco" è il lessema "ultras" presente nel titolo di questo editoriale.
L'oggetto di valore "pace sociale" o, nel sottocodice sindacale, "concertazione" è presente anche nel programma d'azione del presidente della Confindustria, Luigi Abete (cfr.3.1.1.).
A questo punto del suo editoriale, Veltroni con un embrayage attanziale esprime un atto epistemico di fiducia nella affermazioni di Abete.
È attraverso l'enfatizzazione nei discorsi di Abete del topic dell'allarme per la "pace sociale" che Veltroni riesce a trasformare il ruolo del presidente della Confindustria da mediatore a suo aiutante nella lotta contro il governo che, invece, vuole lo "scontro".
Abbiamo già detto che il "Paese", in questo enunciato il "sistema Italia", è destinante di un programma di congiunzione con l'oggetto di valore "concertazione" di cui egli sente la necessità.
I soggetti di questo programma, cioè la Confindustria ed il movimento dei lavoratori, vengono quindi modalizzati secondo il dovere.
A questo punto, Veltroni formula una minaccia verso il governo modalizzandolo come soggetto secondo il dovere in un programma finalizzato alla congiunzione con l'oggetto "stralcio dei provvedimenti sulle pensioni", programma che ha come destinanti i "sindacati" e i "progressisti".
Con l'avversativa "ma" Veltroni introduce un altro aspetto della competenza della manifestazione, cioè il sapere sui rischi per la democrazia, sul potere del governo Berlusconi di danneggiare la democrazia.
Con il predicato aspettuale "comincia" Veltroni crea un effetto tensivo in questo programma narrativo di danneggiamento della democrazia.
Sono da notare anche le metafore "mancare l'ossigeno" e "asfissiare" che connotano questo danneggiamento.
Un cambio di paragrafo segnala l'introduzione di un nuovo topic.
Con un embrayage attanziale Veltroni esprime il suo "stupore" per la presenza di molti giovani nel corteo.
Questa presenza è ritenuta simbolo di "cambiamento".
Con un nuovo embrayage Veltroni esprime il suo dubbio ma assieme la sua impressione di un "cambiamento" delle attese, dei desideri culturali, ideali e politici.
Veltroni osserva che la manifestazione e le analisi sociologiche sanzionano come "vero" quello che sembrava essere solo un suo desiderio, cioè che il soggetto collettivo "una parte dei ragazzi italiani" vuole essere congiunta con l'oggetto di valore "politica".
È attraverso i simboli presenti nella manifestazione che questo soggetto collettivo ha espresso il suo volere una politica vissuta passionalmente come "coraggio", "missione" e "sfida".
Veltroni conclude il suo editoriale con un'analisi della nuova competenza del soggetto collettivo "sinistra".
Il poter fare di questo soggetto collettivo è arricchito proprio dalle due isotopie presenti lungo l'editoriale, la prima negativa costruita attorno al fare e all'essere del governo e la seconda positiva (la "nuova partecipazione" e la "nuova domanda di politica") attribuita al "movimento dei lavoratori" e, in particolare, i giovani.
A questo punto del suo discorso, Veltroni esplicita un nuovo obiettivo per la sinistra: la costruzione del nuovo soggetto collettivo "coalizione di tutti i democratici".
Questo soggetto collettivo deve essere dotato di una competenza tale da realizzare un programma sanzionabile come "credibile" e "ambizioso" dal destinante sociale "destino di questo paese".
Questo nuovo soggetto collettivo deve stringere un contratto fiduciario con "tutto il paese, dagli imprenditori ai lavoratori".
Gli oggetti di valore "serenità" e "speranza" appaiono, quindi, comuni sia al programma narrativo di questo nuovo soggetto collettivo che ai soggetti collettivi "imprenditori" e "movimento dei lavoratori" che abbiamo già visto avere in comune l'oggetto di valore "pace sociale".
Come Veltroni aveva iniziato l'editoriale in modo fortemente emotivo con la frase pronunciata da una bambina, così lo conclude con l'"immagine" altrettanto emotiva della bandiera infangata portata da un lavoratore.
È questa una delle "immagini" più simboliche della manifestazione, "immagine" che permette a l'Unità di instaurare uno stretto legame tra i manifestanti e gli alluvionati.
Concludiamo l'analisi dell'editoriale di Veltroni sottolineando che dal punto di vista discorsivo vi è un costante uso di embrayage attanziali.
Con l'uso degli embrayage Veltroni sottolinea la sua partecipazione diretta all'evento, le sue opinioni e le sue emozioni.
Tutti i commenti sulla manifestazione presenti in questi giorni ne l'Unità sono ricchi di questa procedura discorsiva in quanto i soggetti dell'enunciazione, dai cantautori De Gregori e Fossati ai sindacalisti Trentin e Carniti, si sentono ed esprimono apertamente il loro essere parte del "movimento di lotta" contro il governo.
L'Unità, inoltre, assume, in questo modo, come propri nei titoli slogan dei manifestanti e gli enunciati più rilevanti dei discorsi dei sindacalisti durante i comizi.
Prima di passare all'analisi della cronaca di Bruno Ugolini, osserviamo che la seconda e la terza pagina, come le seguenti fino a pag. 12, hanno come testatina il titolo della prima "Non ci fermeremo".
Alla luce dell'editoriale di Veltroni, possiamo dire che questa minaccia non si limita al programma di disgiunzione dall'oggetto di valore "legge finanziaria" ma è anche il momento incoativo di un movimento narrativo in cui il nuovo soggetto collettivo è la "coalizione dei democratici" e oggetti di valore positivi sono la "serenità" e la "speranza".
Nell'occhiello a pag. 2 la performanza "manifestazione" viene di nuovo sanzionata iperbolicamente ("senza precedenti").
Questa sanzione sembra presupporre come destinante giudice la "storia".
CGIL, CISL e UIL appaiono come destinanti iniziali del programma d'azione della manifestazione.
Come già detto prima, consideriamo la "legge finanziaria" come l'oggetto di valore negativo da cui sindacati e manifestanti vogliono restare disgiunti.
Nell'occhiello a pag. 3 sono esplicitati i principali topic dei discorsi di D'Antoni e Larizza.
Sotto le foto panoramiche dei comizi di piazza del Popolo e piazza San Giovanni, al centro delle pag. 2 e 3, troviamo il titolo "1.500.000 nella storia".
Foto e titolo possono essere considerate, come nella prima pagina, un'iperbole grafica e visiva.
Diversamente che in prima pagina, qui il soggetto collettivo è quantificato puntualmente in un "milione e mezzo" di persone.
Abbiamo già detto che la "storia" appare come il destinante giudice della performanza "manifestazione".
Ciò non toglie che il lessema "storia" non possa essere realizzato come un semema che segnala una temporalità.
In questa seconda realizzazione sememica del lessema "storia", possiamo inquadrare alcune delle marche aspettuali iperboliche sin qui incontrate come "mai prima di" (vedi l'editoriale di Veltroni) e "senza precedenti" (vedi l'occhiello di pag.2).
Nel catenaccio a pag. 2 troviamo la massima espansione del soggetto collettivo ("tutta Italia") che realizza la performanza "manifestazione" nello spazio "Roma".
In questo enunciato "Italia" è una metonimia unita ad un'iperbole.
Nel catenaccio a pag. 3 troviamo, invece, esplicitato il topic del discorso di Cofferati che appare sì, come abbiamo già detto, un atto esercitivo, una minaccia ma senza perdere le connotazioni della "calma", della "riflessività" e della "serenità".
Il sommario a pag. 2 ha il compito di esplicitare i principali topic della cronaca.
Per prima cosa, viene reiterata l'iperbole della manifestazione "più grande".
Poi viene di nuovo quantificato in "un milione e mezzo" il numero dei partecipanti ai cinque cortei e ai tre comizi con i leader sindacali.
Dopo questo, la manifestazione viene iperbolicamente sanzionata come una "prova strordinaria".
Ritroviamo, inoltre, la "serenità", caratterizzante la competenza della manifestazione, unita alla "determinazione", al voler fare.
Viene poi evidenziata l'ironia ("frizzi e lazzi") nei confronti dell'antagonista "Berlusconi".
Ritroviamo poi l'"immagine" fortemente simbolica della bandiera portata da un lavoratore piemontese, bandiera figurativizzata come un "tricolore".
Infine, viene sottolineato l'aspetto durativo della lotta ed il suo momento terminativo viene posto nella realizzazione della congiunzione con il "cambiamento della legge finanziaria".
La cronaca di Bruno Ugolini è collocata, eccezionalmente per l'Unità, a cavallo di due pagine, la seconda e la terza.
Questa cronaca contiene dal punto di vista discorsivo procedure di embrayage tipiche dei commenti e degli editoriali.
È del resto lo stesso cronista a segnalare che il suo sarà un "tentativo" di cronaca.
Questa cronaca non inizia, come vorrebbe la tradizione del giornalismo anglosassone, con le cinque W (cfr.nota 3), ma proprio ove termina l'editoriale di Veltroni.
Questa cronaca, suddivisa in paragrafi con relativi titoli, apre, infatti, con un incremento di significazione attorno al simbolo della bandiera infangata.
È solo dopo questo che troviamo il soggetto collettivo della performanza "manifestazione" quantificato in "un milione e mezzo di uomini e donne" ed il destinante "sindacati".
Il cronista delega agli operai che portano la bandiera infangata il ruolo di enunciatori della propria autodestinazione a soggetti di un far vedere questo simbolo all'antagonista "Berlusconi".
Il cronista sanziona queste affermazioni dei due operai piemontesi come la "miglior risposta" agli "sciacalli" che hanno "osato" mettere in dubbio la solidarietà del mondo del lavoro.
Secondo il cronista de l'Unità, quindi, la solidarietà fa parte della competenza del mondo del lavoro e chi ha insinuato dubbi su questa competenza è sanzionato come uno "sciacallo".
Questo lessema denota un animale che si nutre di carogne e metaforicamente connota chi approfitta di calamità naturali, in questo caso di un'alluvione, per rubare nelle case lasciate deserte.
È evidente che si tratta di una sanzione fortemente negativa.
Secondo il cronista de l'Unità, gli operai piemontesi sono soggetti sia della performanza "manifestazione" che della performanza "aiuto agli alluvionati".
È a questo punto che troviamo per la prima volta in questa cronaca il lessema "manifestazione".
La manifestazione è di nuovo sanzionata iperbolicamente come "senza precedenti".
In un enunciato successivo appare anche il destinante giudice: sono quelli che hanno conservato la "memoria storica".
Troviamo poi un'enumerazione e un'antropomorfizzazione dei soggetti partecipanti alla manifestazione: "operai", "intellettuali" ecc.
Dopo troviamo un'enumerazione dei mezzi di trasporto.
Il cronista sottolinea che la competenza della manifestazione è frutto di "autofinanziamento" e non di "Tangentopoli".
A fornire la competenza alla manifestazione sono stati, quindi, i manifestanti stessi.
Ugolini polemizza con i metodi di finanziamento della politica italiana contrapponendovi l'autofinanziamento della manifestazione.
Il cronista evidenzia poi gli oggetti di valore a cui mirano i manifestanti: la "ricostruzione delle zone alluvionate" ed il "cambiamento della legge finanziaria".
Il cronista segnala che questi due oggetti di valore sono topic dei discorsi dei leader sindacali.
A questo punto, Ugolini con l'uso di un embrayage attanziale, di un "noi" inclusivo e della modalità epistemica della certezza modalizza il governo secondo un non poter non fare dopo la performanza "manifestazione" del giorno precedente.
Secondo Ugolini, la manifestazione è stata destinante di un fare persuasivo nei confronti del governo per costringerlo a realizzare dei programmi di congiunzione con gli stessi oggetti di valore desiderati da sindacati e manifestanti.
Constatiamo che, pur trovandoci nel genere della cronaca, Ugolini fa uso del "noi" inclusivo.
Il cronista segnala così non solo di stare dalla parte dei manifestanti, ma anche di farne parte attivamente.
Ritroviamo poi i principali aspetti della competenza della manifestazione: "serenità", "ironia", "determinazione" e "assenza di rabbia".
Abbiamo già detto che la "serenità" è un aspetto caratterizzante la competenza della manifestazione ed è contrapposta all'"arroganza" del governo.
L'uso della figura retorica dell'ironia è molto ricorrente negli slogan e negli striscioni della manifestazione.
La "determinazione", invece, è un lessema che denomina il voler fare dei manifestanti.
L'assenza di rabbia comporta oltre al voler fare anche un poter fare (cfr.nota 5).
Possiamo contrapporre anche l'assenza di collera all'"arroganza" del governo.
A questo punto, Ugolini avverte il lettore che il suo sarà solo un "tentativo" di cronaca.
È questo un richiamo al codice, un uso della funzione metaliguistica del linguaggio (cfr.2.6.).
Il cronista avverte che è entrato a far parte pienamente del soggetto collettivo "manifestanti".
Questa soggetto collettivo, connotato metaforicamente come una "muraglia umana", è dotato della passione della gioia e viene modalizzato secondo il sapere ("sa ribellarsi...sa proporre...").
Immerso nel soggetto collettivo, il cronista arriva a far diventare Dio ed il sole aiutanti dei manifestanti.
Il resto della cronaca è la narrazione del percorso fatto dal cronista da una stazione del metrò all'altra, da un corteo all'altro, da un concentramento all'altro.
L'enunciazione è spesso delegata agli stessi manifestanti, agli slogan dei cortei, degli striscioni, degli adesivi e delle magliette.
È spesso sottolineata la carica ironica della manifestazione.
La partecipazione del cronista alla perfomanza è segnalata da dei "noi" esclusivi come "siamo ritornati", "scopriremo" e "abbiamo raggiunto".
Con questi embrayage attanziali il cronista crea forti effetti di realtà, di partecipazione alla performanza collettiva.
Nel corso della cronaca viene anche esplicitato che questi "noi" esclusivi denotano, oltre al cronista Ugolini, la vignettista Elle Kappa e, probabilmente, altri cronisti de l'Unità.
Al termine dei suoi trasferimenti nello spazio, Ugolini si ferma al Circo Massimo, luogo del comizio di Sergio Cofferati.
Lo spazio "Circo Massimo" riceve ulteriori incrementi di senso da metafore ed iperboli quali "spazio tanto profondo" e "catino illimitato".
Con un'altra metafora ("una nuvola di donne e uomini") viene connotato il soggetto collettivo della performanza "comizio".
Come segnalato dal titolo del paragrafo, vi è durante il comizio un minuto di silenzio iperbolico, da "brivido".
È questo un altro dei simboli che legano solidarmente manifestanti ed alluvionati.
Dopo questo, il cronista fornisce informazioni referenziali sui maxi-schermi e sui comizi.
Viene precisata la funzione dei maxi-schermi, cioè di permettere a tutti i manifestanti di seguire tutti i comizi intervallati.
Il cronista enumera poi i dirigenti di sinistra presenti ai cortei.
Ugolini riduce eufemisticamente la competenza degli "autonomi" ad una "fastidiosa presenza".
Secondo Ugolini, non ci sono stati "incidenti" e questo viene sanzionato come un "vero miracolo".
Ricordiamo che l'Unità relega la cronaca degli "incidenti" provocati dai Cobas in un articolo di taglio basso a pag. 12, ultima pagina dedicata alla manifestazione, mentre ben altro rilievo viene dato a questi incidenti dagli altri quotidiani.
A questo punto, il cronista delega l'enunciazione a D'Antoni e Larizza.
Lo stesso titolo del paragrafo ("Guardi queste facce") è l'assunzione di un enunciato di D'Antoni, di un suo atto esercitivo rivolto all'enunciatario "Berlusconi".
Sempre dal discorso di D'Antoni viene tratta un'equivalenza tra l'"Italia che lavora" e l'"Italia che manifesta".
Ricordiamo che Berlusconi, invece, oppone nettamente il lavoro allo sciopero.
Dal discorso di Larizza viene tratto il fatto che la "legge finanziaria" arricchisce la competenza di banche ed assicurazioni, mentre diminuisce quella dei pensionati.
Abbiamo già detto che dalla cronaca sembra che Ugolini si sia fermato al Circo Massimo.
I discorsi di Larizza e D'Antoni, dunque, li ha seguiti guardando i maxi-schermi.
Il discorso di Cofferati, tenuto al Circo Massimo, è ampiamente riportato e commentato a pag. 3 da Piero Di Siena.
Catenaccio e sommario evidenziano come topic del discorso di Cofferati una minaccia e una provocazione rivolta al governo ("E ora cambiate", "Non pensi di dividerci").
Cofferati, inoltre, sottolinea, come Trentin il giorno prima, che la "unità" è un aspetto centrale della competenza del movimento dei lavoratori.
Gli oggetti di valore desiderati dal soggetto collettivo "manifestanti" sono i "risultati concreti".
Ricordiamo che l'Unità nel titolo della prima pagina e nelle testatine assume come propria la minaccia rivolta da Cofferati al governo "Non ci fermeremo".
Tornando alla cronaca di Ugolini, quest'ultima si avvia alla conclusione con una sanzione positiva della competenza e delle performanze dei manifestanti.
Il momento terminativo della manifestazione è posto dopo le ore "quattordici", mentre il momento iniziale era l'"alba".
Con la fine della performanza,con la sua realizzazione abbiamo un evidente calo di tensione narrativa (cfr.MARSCIANI e ZINNA, 1991, 102).
Come la cronaca iniziava con l'"immagine" simbolica della bandiera infangata, così essa si conclude con un'altra "immagine" simbolica, con uno slogan scritto su un cartello e che dice: "L'alluvione è iniziata il 27 marzo".
Il cronista esplicita che questa è la data della vittoria elettorale di Berlusconi e dei suoi alleati.
Questa data è considerata metaforicamente il momento incoativo di un'"alluvione".
Di nuovo troviamo una metafora appropriata in quei giorni, dato che da poco c'era stata l'alluvione in Piemonte.
Il cronista, inoltre, mette in dubbio, col lessema "cosiddetto", l'appropriatezza del nome "Polo delle libertà", rileva l'"incompatibilità" di questo nome con la competenza e le performanze di Berlusconi e dei suoi alleati.9
Ugolini conclude la sua cronaca con un débrayage attanziale impersonale.
Al pari di un commentatore il cronista si pone come destinante di un dover fare, della necessità di "ricostruire bene gli argini".
Anche questa metafora degli "argini" è appropriata perché rientra nell'isotopia dell'alluvione.
È lasciato al destinatario trarre inferenze su quali siano questi "argini" rotti e da ricostruire.
Possiamo ipotizzare che, a questo punto, il lettore abbia già trovato nell'editoriale di Veltroni un'ampia descrizione dei problemi e le proposte da l'Unità ai suoi lettori modello.
La cronaca degli "incidenti" provocati dai Cobas viene relegata a pag. 12, alla fine delle pagine dedicate alla manifestazione.
La rilevanza di questi "incidenti" è attenuata da una serie di eufemismi quali "qualche scaramuccia", "pochi gli episodi di intolleranza", "qualche episodio di violenza e intolleranza", ecc.
Le reazioni degli esponenti del governo le troviamo in una cronaca firmata da Ritanna Armeni a pag. 8.
In particolare, l'Unità evidenzia nel titolo principale di quesa pagina il topic dell'ormai a noi nota provocazione di Berlusconi a sindacati e manifestanti.
Nel catenaccio viene di nuovo delegata l'enunciazione a Berlusconi che evidenzia la mancanza di potere della manifestazione nel cambiare la politica del governo.
Queste provocazioni le abbiamo già incontrate nella titolazione della prima pagina e nell'editoriale di Veltroni.
Dalla cronaca della Armeni è interessante rilevare come viene descritto il luogo e l'"atmosfera" in cui Berlusconi pronuncia le sue enunciazioni.
Il luogo è l'ospedale San Raffaele di Milano in cui Berlusconi è giunto dopo un trasferimento nello spazio che assume le connotazioni di una "fuga".
Berlusconi appare in "fuga" da Roma per "rifugiarsi" ad Arcore e poi nell'"atmosfera magica" dell'ospedale San Raffaele.
Dalla cronaca de l'Unità si ricava che questa "fuga" è stata comunque vana.
Infatti, i giornalisti lo hanno costretto a dire, a pronunciare le provocazioni che troviamo nei titoli.
Berlusconi appare, quindi, come un soggetto modalizzato secondo il dovere in seguito alle provocazioni dei giornalisti.
Vi sono, però, anche altri soggetti che danneggiano l'"atmosfera magica" dell'ospedale San Raffaele: sono gli infermieri in sciopero.
L'Unità accenna anche all'arresto di due dirigenti di questo ospedale con l'accusa di corruzione.
Tutto questo permette al cronista di ironizzare sul discorso di Berlusconi che aveva toni seducenti nei confronti del luogo, della sua "atmosfera magica" in contrapposizione ai "veleni" della politica.
Brevi cenni sono dedicati alle dichiarazioni di altri esponenti del governo e dei partiti suoi alleati.
Le reazioni del presidente della Confindustria Abete le troviamo in un articolo di taglio basso a pag. 9 a firma di Gildo Campesato.
Mentre Berlusconi provoca e cerca lo "scontro", Abete appare nel ruolo di mediatore.
Di nuovo l'Unità privilegia nel discorso di Abete il topic del "dialogo", della preoccupazione per la "pace sociale" rispetto a quello del "risanamento finanziario" (cfr.3.1.1.). Anche Abete si trova in uno spazio lontano da quello della performanza "manifestazione", ad Ascoli Piceno, ma questa sua lontananza non assume le connotazioni di una "fuga".
Le affermazioni di Abete non hanno toni polemici ma seducenti nei confronti della manifestazione ("libera espressione di critica", "contributo allo sviluppo", ecc.).
Il cronista commenta le affermazioni di Abete con un enunciato proverbiale ("Il tempo, evidentemente, porta consiglio").
Con questo commento il cronista tende a dare un giudizio epistemico sulla distanza tra le provocazioni di Berlusconi e le iniziali certezze della Confindustria rispetto al ruolo di mediatore tra sindacati e governo assunto in seguito dalla Confindustria stessa.
È inscritto nel testo un lettore modello che sappia cosa è successo tra la "cena a casa di Agnelli" ed il momento dell'enunciazione, cioè che lungo questo arco di tempo è cresciuto un "movimento di lotta" contro il governo Berlusconi.
Come abbiamo detto più volte, in questo tempo è mutata la funzione attanziale della Confindustria da aiutante di Berlusconi a soggettodi un programma di ricerca del "dialogo".
Negli ultimi enunciati il distacco di Abete dal governo appare ancora più netto.
Infatti, troviamo privilegiato nella gerarchia degli oggetti di valore il "dialogo" rispetto alla "governabilità".
Anche in questo articolo il cronista non rinuncia ad assumere il ruolo di commentatore, in particolare con un suo giudizio epistemico di evidenza (cfr.nota 11).

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3.1.5. Due giorni dopo

Nei giorni successivi alla manifestazione l'Unità delega i commenti ad enunciatori esterni alla redazione del giornale, come del resto il 12/11.
Il giorno 14/11, infatti, in prima pagina troviamo un commento di Pierre Carniti.
Il titolo e l'articolo di apertura in prima pagina reiterano l'isotopia della sfida del governo a sindacati a manifestanti, mentre questi ultimi, come l'opposizione e la Confindustria, chiedono "dialogo", "cambiamento" e "riflessione".
Non analizzeremo di questo numero de l'Unità tutte le interviste e le cronache sul trasferimento della lotta nello spazio "Parlamento", ma solo il commento di Carniti e le interviste in risposta ai titoli e agli articoli provocatori de il Giornale.
È da notare che tutte le pagine dedicate alla "Finanziaria" e alla manifestazione (da pag. 3 a pag. 6) sono aperte dalla testatina "Un milione e mezzo di no".
Questa testatina esprime un atto epistemico di rifiuto da parte del soggetto collettivo della performanza "manifestazione".
È dalla lettura de l'Unità del giorno 13/11 che sappiamo che "un milione e mezzo" è la quantificazione dei partecipanti alla manifestazione, così come dal contesto possiamo inferire che il rifiuto espresso riguarda la "legge finanziaria", in particolare le proposte del governo sulle pensioni.
Analizziamo ora il commento di Pierre Carniti.
Ricordiamo che Carniti era stato segretario della CISL ed è esponente del movimento dei "Cristiano-sociali".
Il titolo di questo commento presuppone che vi sia un solo programma d'azione sanzionabile come "ragionevole", cioè che rimane all'interno dell'isotopia della "riflessività" e della "moderazione" che abbiamo visto caratterizzare la competenza di sindacati e manifestanti.
Carniti apre il suo commento con sanzioni iperboliche sulla competenza della manifestazione, sul suo potere e sul suo sapere.
L'anteriorità della manifestazione rispetto all'enunciazione è segnalata dal lessema "sabato".
Subito dopo Carniti sanziona le provocazioni di Berlusconi (tra cui l'ormai a noi noto enunciato "bisogna lavorare, non scioperare") come non capaci di danneggiare la competenza della manifestazione.
Segue una sanzione positiva del fare dei sindacati che si sono resi destinanti di un programma di congiunzione con oggetti di valore non distruttivi.
Per questo con un débrayage attanziale impersonale ("è una fortuna") Carniti fa assumere ai sindacati una funzione di aiutante del governo.
La manifestazione è poi di nuovo sanzionata iperbolicamente come "straordinaria prova di maturità democratica".
La manifestazione stessa diventa così destinante di un programma che ha come soggetto "tutti", governo compreso, e come oggetto di valore un "indispensabile correzione di rotta".
I soggetti vengono, quindi, modalizzati, grazie al lessema "indispensabile", secondo un dover fare.
"Correzione di rotta" è una metafora che sta per "cambiamento".
Carniti modalizza poi Berlusconi secondo il sapere che la richiesta di "cambiamento della Finanziaria" non riguarda la sua entità, ma la sua composizione.
Secondo Carniti, quindi, vi è un sapere condiviso tra Berlusconi e i manifestanti su questo oggetto di valore.
Carniti passa poi a figurativizzare con un'enumerazione il soggetto collettivo "un milione e mezzo" che ha realizzato la performanza "manifestazione".
Il principale oggetto di valore desiderato e richiesto con forza da questo soggetto collettivo è l'"equità" nel "risanamento".
Abbiamo già detto che il "risanamento finanziario" è un oggetto di valore desiderato anche dalla Confindustria.
Qui Carniti sostiene che i manifestanti non contrastano la congiunzione con questo oggetto di valore, ritenuto "ineludibile", ma vogliono congiungersi soprattutto con l'oggetto di valore "equità".
Il soggetto collettivo "manifestanti", qui connotato con la metafora "marea", è modalizzato secondo il volere anche l'oggetto di valore "regole" e il non volere "arbìtri" e "prevaricazioni".
È da notare che con il sintagma verbale "pretende" viene instaurato nel discorso non solo il volere ed il potere del soggetto collettivo ma anche il dovere del governo, destinatario di questa "pretesa".
Con l'avverbio "giustamente" è sempre Carniti a formulare una sanzione, a dare un giudizio epistemico positivo sulla competenza del soggetto collettivo.
Carniti passa poi a figurativizzare qual'è la "sola via ragionevole" di cui si parla nel titolo del commento: è lo "stralcio della riforma previdenziale dalla legge finanziaria".
Questo "stralcio" è presentato come un oggetto di valore positivo per raggiungere un "durevole riassetto del sistema pensionistico" e passare dallo "scontro" al "dialogo" con sindacati e Parlamento.
Carniti sembra così voler manipolare il destinatario "governo" con una tentazione.
A questo punto, con un embrayage attanziale ed un "noi" inclusivo ("non dimentichiamolo") Carniti instaura con i lettori un contratto cognitivo su un sapere presupposto come condiviso: tutti i cittadini saranno destinanti giudici dei programmi che realizzeranno la congiunzione con la riforma delle pensioni.
Perciò questa riforma, questi cambiamenti devono essere l'oggetto di valore di un programma comune di governo, parti sociali e Parlamento.
Carniti conclude il suo commento ribadendo a chi ha sanzionato polemicamente la manifestazione come "politica" il fatto che i manifestanti hanno come oggetti di valore una "diversa politica" e il "rispetto delle regole".
Notiamo anche che vi è una gerarchia di oggetti di valore.
Il "rispetto delle regole" è quell'oggetto di valore che costruisce la competenza del soggetto collettivo "comunità".
È la congiunzione con questo oggetto di valore che permette alla "comunità" di ritrovare il "senso di una sorte condivisa", nonostante il confronto polemico tra i membri della comunità stessa.
Quest'ultimo oggetto di valore comune è l'oggetto del programma narrativo di base.
Alla congiunzione con esso il soggetto collettivo può giungervi solo dopo la realizzazione dei programmi d'uso che hanno come oggetti di valore il "rispetto delle regole" e lo "stralcio delle pensioni".
Anche dal punto di vista discorsivo, con l'uso dei "noi" inclusivi (minori comunque di numero rispetto agli altri commenti de l'Unità) e con i richiami al sapere presupposto come condiviso Carniti tende a sottolineare l'importanza del "dialogo", della consapevolezza di obiettivi comuni.
Carniti sanziona sì iperbolicamente la manifestazione, la sua forza e la sua "maturità democratica" ma tende, diversamente che in altri commenti e cronache de l'Unità, a non contrapporla polemicamente al governo.
A pag. 6, in risposta agli articoli provocatori de il Giornale del giorno precedente, l'Unità pubblica la cronaca del ritorno di un treno speciale in Piemonte, un'intervista al segretario del PDS di Cuneo, Mario Riu, e al segretario della Fillea-Cgil di Torino, Luciano Pregnolato.
Entrambi gli intervistati sottolineano che non c'è nessuna contrapposizione tra la manifestazione e l'aiuto agli alluvionati, anzi che le ragioni per manifestare contro il governo sono maggiori per i lavoratori piemontesi.
Secondo l'Unità, questa contrapposizione è "inesistente" e i titoli e gli articoli de il Giornale sono provocatori in quanto cercano di "banalizzare" cioè di sminuire la competenza della manifestazione.
Queste provocazioni sono sanzionate come "sciacallaggio giornalistico" a cui "Cuneo" si ribella.
Mentre il Giornale oppone "Cuneo" a "Roma", il lavoro contro il fango ad una manifestazione "festaiola", per l'Unità il soggetto "Cuneo" ( metonimia che sta per abitanti, lavoratori di Cuneo) si oppone non ai manifestanti, ma agli "sciacallaggi", alle dichiarazioni provocatorie de il Giornale.
Abbiamo detto in precedenza che viene sanzionato con la metafora "sciacallo" chi mette in dubbio la solidarietà del mondo del lavoro (cfr.3.1.4.).

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Va giù


3.1.6. Tre e quattro giorni dopo

Il giorno 15/11/1994 l'Unità delega nuovamente i commenti sulla manifestazione ad enunciatori esterni alla redazione del giornale, precisamente al cantautore Ivano Fossati e all'italianista Alberto Asor Rosa.
A differenza del commento di Carniti, questi due commenti non sono posti direttamente sotto la notizia di apertura in prima pagina, ma tematizzati sotto il titolo di taglio medio "La manifestazione di Roma" e si concludono a pag. 2, pagina tradizionalmente dedicata da l'Unità alle "Interviste e commenti".
È evidente che la manifestazione ha ormai perso dopo tre giorni le caratteristiche di notizia di cronaca e passa tra gli eventi su cui l'Unità continua ad accumulare discorsi.
Notiamo anche che le pagine dedicate alla "legge finanziaria" tornano ad avere la testatina "Scontro sulla manovra" (cfr.3.1.3.).
Il titolo del commento di Ivano Fossati reitera l'isotopia che abbiamo incontrato nelle interviste a pag. 6 il giorno precedente: non c'è nessuna contrapposizione tra lo "spalare" e lo "sfilare".
Entrambe queste performanze sono sanzionate positivamente con il sema comune della "dignità".
Il commento inizia con un débrayage temporale, con la data della manifestazione.
Negli enunciati successivi troviamo degli indicatori deittici che segnalano la concomitanza tra enunciazione e manifestazione ("questa sera","oggi").
L'embrayage spaziale è segnalato dall'avverbio "qui".
Il luogo ove si trova il soggetto dell'enunciazione Fossati è figurativizzato dal toponimo "venti chilometri da Alessandria".
Con un ulteriore incremento di senso Fossati precisa che egli si trova "al limite della fascia inondata".
Trovarsi in questo luogo suscita in lui una serie di emozioni, di passioni quali il dolore e la speranza.
Fossati non nega che cortei e campi infangati si possano sovrapporre nei discorsi e nelle immagini televisive, anzi sostiene che, anche se non concomitanti, sarebbe difficile non accostarli.
Quello che, secondo Fossati, accomuna chi è andato a Roma e chi ha spalato nel fango è la ""dignità".
Fossati trasforma nel suo discorso la competenza della televisione.
Secondo lui, in questa occasione essa è ridiventata "mezzo di valutazione", "diario dei cittadini" e addirittura destinante giudice, "temibile testimone giuridico".
Il sintagma verbale "ridiventa" lascia presupporre che la televisione abbia avuto in passato queste funzioni e poi le abbia perse.
È grazie alle "parole vive" della "gente viva" che la televisione riacquista queste funzioni.
Fossati sanziona positivamente le facce e le parole dei manifestanti, insomma la loro competenza e non manca di polemizzare con i teorici e gli operatori della comunicazione.
L'ultimo paragrafo di questo commento si apre con un sanzione negativa degli atti comportativi (cfr.2.4.2.) del soggetto "Stato".
Questa sanzione negativa subita dallo Stato nelle zone alluvionate, che di nuovo con un embrayage ("da queste parti") vengono fatte coincidere con il luogo dell'enunciazione, è connotata da una metafora ripresa dal sottocodice economico ("non trova neppure mercato").
Nel successivo enunciato troviamo una minaccia al signor B. (non è difficile per il lettore inferire da quest'ellissi che si tratta di Berlusconi), ribadendo la competenza, il potere ed il sapere dei manifestanti.
Berlusconi viene modalizzato secondo un dover fare, un dover rivedere l'"immane videocassetta" della manifestazione.
La manifestazione è così di nuovo connotata iperbolicamente.
A costringere Berlusconi a rivedere questa "videocassetta" saranno, secondo Fossati, proprio le "sue" televisioni che da sue aiutanti diventeranno così diventare sue opponenti.
Il tempo delle riflessioni e dell'enunciazione di Fossati è dilatato da "questa sera" sino alla "notte ... stellata".
Fossati conclude il suo commento paragonando le facce e le parole viste e sentite durante la giornata, le parole e le facce dei manifestanti a delle lezioni di piano.
Fossati sanziona come "bello e improvviso" il giorno dell'acquisizione della competenza per le performanze più difficili, usando sempre la metafora delle lezioni di piano, delle partiture musicali.
Dal punto di vista discorsivo questo commento è ricco di embrayage spaziali, temporali e attanziali.
Il soggetto dell'enunciazione oltre a comunicare direttamente le proprie riflessioni, ne inquadra l'origine in un certo spazio e la loro durata in un determinato arco temporale.
Il secondo commento è delegato all'italianista Alberto Asor Rosa.
Il titolo è in forma nominale ed esplicita un topic del commento di Asor Rosa che sanziona in modo severo un certo uso della televisione.
Asor Rosa apre esplicitando l'esistenza un confronto polemico con se stesso.
Asor Rosa afferma poi che in concomitanza della manifestazione questo suo conflitto interiore era assente.
Egli pone poi il momento incoativo della sua partecipazione alle manifestazioni, a "queste forme viventi della volontà popolare", con un débrayage temporale dell'anteriorità nei "primi anni cinquanta".
Con degli embrayage attanziali Asor Rosa ribadisce il suo essere parte del soggetto collettivo "lavoratori che lottano" e sanziona con orgoglio questo suo essere.
Non manca poi di sanzionare addirittura come "esseri inferiori" chi non fa più parte di questo soggetto collettivo.
Asor Rosa prosegue il suo commento sanzionando l'Italia come "strana" ed esplicitando le ragioni di questa stranezza.
Infatti, l'Italia è stata destinante che ha reso Berlusconi presidente del Consiglio, ma nello stesso tempo è un soggetto dotato di potere, di "capacità di resistere".
Asor Rosa sanziona iperbolicamente questa competenza del soggetto "Italia" come "straordinaria" ed "esaltante".
Notiamo così che nell'attore "Italia" sono sincretizzate in questi enunciati le funzioni attanziali del destinante e del soggetto.
Successivamente l'Italia sembra diventare un luogo, uno spazio in cui il soggetto collettivo "massa operaia e lavoratrice" ha il ruolo di "baricentro della democrazia".
Questo soggetto collettivo "lavoratori e sindacati" ha la competenza, il sapere e il potere di opporsi agli "spostamenti a destra".
Notiamo in questi enunciati due metafore provenienti dal sottocodice scientifico della fisica: "baricentro" e "contrappeso".
In precedenza, un'altra metafora proveniente dal sottocodice della medicina connotava la competenza del soggetto "Italia": "dalle proprie viscere".
Con il cambio di paragrafo notiamo anche un cambiamento di topic.
Asor Rosa affronta ora l'argomento che dà il titolo al commento, cioè il rapporto tra democrazia e televisione.
Questo paragrafo inizia con un embrayage attanziale e con un "noi" inclusivo.
Il soggetto "noi" appare destinato alla sconfitta contro l'anti-soggetto "etere", "televisore", se la sua competenza rimane quella di "cittadini isolati" nello spazio "propria casa".
Il destinante di questo programma narrativo, anzi l'anti-destinante rispetto al soggetto "noi", rimane sottointeso e lasciato inferire al lettore.
Con l'avversativa "invece" Asor Rosa introduce la costruzione dell'oggetto di valore "democrazia".
È democrazia il poter confrontarsi con i propri simili, anche manifestando il proprio dissenso.
Secondo Asor Rosa, quindi, il confronto polemico e il potersi sanzionare a vicenda sono parte integrante della democrazia.
Dopo la citazione di una frase di un libro di Piero Jahier, sempre con l'uso del "noi" inclusivo, Asor Rosa sanziona negativamente il governo attribuendogli la "vergogna" e positivamente l'Italia che lotta attribuendogli l'"onore".
Per quanto riguarda il programma narrativo della lotta di cui questa Italia è il soggetto, notiamo la marca aspettuale "mai smesso" che ne espande la durata il più possibile.
Asor Rosa nell'ultimo paragrafo del suo commento torna poi ad usare la marca aspettuale "mai", questa volta affermando che il soggetto "questo popolo" non è mai stato soggetto della performanza "governare" nello spazio "Italia".
Notiamo che "Italia" in questo enunciato denota uno spazio geografico e che l'embrayage attanziale "dico mai" ha una funzione metalinguistica (cfr.2.6.).
L'assenza della realizzazione della performanza "governare" da parte di "questo popolo" è, secondo Asor Rosa, un "dramma", una "tragedia", un "problema del nostro tempo".
Asor Rosa ammette di non avere il potere di risolvere questo problema, ma dal punto di vista epistemico è "certo" che questo sia il "vero problema del nostro tempo".
Notiamo in questi enunciati la presenza di molti indicatori deittici: "questo popolo", "questa contraddizione", "nostro tempo".
Non mancano, inoltre, giudizi epistemici di natura veridittiva come "vera tragedia" e "vero problema".
Asor Rosa è consapevole dei rischi del fallimento della realizzazione di questa performanza.
Il lessema "ennesima" lascia presupporre che questo fallimento sia avvenuto altre volte.
Il soggetto "sinistra" viene modalizzato secondo il dovere di portare le "piazze" a "Palazzo Chigi".
Nel discorso di Asor Rosa le "piazze" e "Palazzo Chigi" connotano metonimicamente non solo i lavoratori ed il governo, ma anche la presenza o l'assenza dell'oggetto di valore "democrazia".
Abbiamo già detto prima a chi viene attribuito l'"onore": ai lavoratori, a chi lotta, a chi sta in basso.
Questi soggetti collettivi vengono modalizzati secondo il dover portare "in alto" questo "onore".
Il commento di Asor Rosa si conclude quindi con l'indicazione di questo trasferimento metaforico nello spazio dal basso verso l'alto.
Questa performanza sarà possibile solo quando i soggetti collettivi congiunti con l'"onore" si impegneranno a realizzarla "fino in fondo".
Dal punto di vista discorsivo anche questo commento è ricco di embrayage soprattutto attanziali.
Il soggetto dell'enunciazione si pone come destinante iniziale di nuovi programmi narrativi e destinante giudice di performanze precedenti all'enunciazione.
Egli non manca di sottolineare la sua totale immersione nel soggetto collettivo "lavoratori in lotta".
Commenti e cronache del giorno 16/11 hanno come topic il nuovo sciopero generale proclamato dai sindacati in risposta alla sfida del governo che aveva chiesto il "voto di fiducia" sulle pensioni, ignorando così la richiesta di "stralcio dalla finanziaria dei provvedimenti sulle pensioni".
Questa nuova fase dello "scontro" tra governo ed opposizioni durò sino a poche ore dal nuovo sciopero generale proclamato per il 2/12/1994 ma revocato perché governo e sindacati si accordarono sullo "stralcio".

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