3. LA RAPPRESENTAZIONE GIORNALISTICA DI UN EVENTO: LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE SINDACALE DEL 12/11/1994

3.1. L'UNITÀ: QUANDO UN GIORNALE PARTECIPA AD UN EVENTO

3.1.1. Il giorno prima
3.1.2. Il numero speciale
3.1.3. Il giorno della manifestazione
3.1.4. Il giorno dopo
3.1.5. Due giorni dopo
3.1.6. Tre e quattro giorni dopo


Nel primo capitolo abbiamo detto che storicamente in Italia si è affermato un giornalismo schierato politicamente, mentre il giornalismo anglosassone si è maggiormente posto il problema dell'obiettività e dell'imparzialità.
In Italia, per esempio, ha un elevato numero di lettori un quotidiano di partito, anche se negli ultimi anni più autonomo, come L'Unità.
Degli altri quotidiani di cui analizzeremo la rappresentazione della manifestazione sindacale del 12/11/1994, due li possiamo definire giornali-movimento, precisamente la Repubblica e, sul fronte opposto, il Giornale.
Definiamo queste due testate giornali-movimento perché vi è un forte vincolo ed una forte adesione dei lettori alla linea politica ed editoriale del loro giornale.
Il Corriere della Sera appartiene, invece, ad una tendenza che si richiama al giornalismo anglosassone (cfr.1.2.3.).
Nell'analisi delle cronache, degli editoriali e dei commenti su questa manifestazione sindacale cercheremo di applicare alcuni concetti che abbiamo messo in rilievo nel secondo capitolo ed in particolare il modello semiotico-enunciazionale.
È da ricordare che la manifestazione nazionale di cui ci occuperemo, organizzata dai sindacati CGIL, CISL e UIL per protestare contro la "legge finanziaria" proposta dal governo Berlusconi, ebbe luogo dopo una lunga serie di scioperi e manifestazioni locali e che la tensione fu molto alta fino all'accordo raggiunto tra governo e sindacati, ai primi di dicembre, alla vigilia di un nuovo sciopero generale.
È da ricordare anche che proprio nella settimana precedente alla manifestazione un altro evento aveva focalizzato l'attenzione dei mass media: l'alluvione che aveva pesantemente colpito alcune province piemontesi.
Molte metafore presenti nelle cronache e nei commenti sulla manifestazione si richiamano proprio al tema dell'alluvione.
Inoltre, il rapporto tra questi due eventi è un punto cruciale sul quale i quotidiani impostano le loro strategie discorsive.
Come arco temporale, ci limiteremo ai numeri quotidiani editi dal giorno precedente alla manifestazione sino a due-tre giorni dopo di essa.
Nella gran massa di cronache, commenti ed interviste sulla manifestazione sindacale, ci limiteremo all'analisi: A livello della sintassi narrativa, cercheremo di individuare gli attanti, i principali programmi narrativi, le modalità della manipolazione discorsiva e la sua struttura (cfr.2.8.3.).
A livello della sintassi discorsiva, ci soffermeremo su come i soggetti dell'enunciazione effettuano le procedure di discorsivizzazione, cioè i débrayage e gli embrayage e, quindi, qual'è il loro rapporto con l'evento, con gli attori in campo ed i lettori.
In particolare, ci soffermeremo ad analizzare se il soggettodell'enunciazione fa uso di indicatori anaforici o deittici, se fa uso della prima e della seconda persona o della terza, se fa uso del "noi" inclusivo od esclusivo.
Individueremo all'interno dei vari testi le principali metafore e, quando lo riterremo rilevante, indicheremo la funzione in cui è usato il linguaggio (cfr.2.6. e 2.7.).
A livello della semantica, ci limiteremo ad individuare le principali isotopie ed alcune procedure di figurativizzazione (cfr.2.8 e 2.10.2).
Ricordiamo qui che l'isotopia è la coerenza di un percorso interpretativo individuato dal lettore sulla base dei topic, è una stabilizzazione semantica dei topic (cfr.2.9 e 2.10).
Noteremo che i topic sono esplicitati dai titoli, dai sommari, dalle testatine o individuabili attraverso cambi di paragrafi, enumerazioni, ecc.
Infine, cercheremo di individuare quali lettori modello sono inscritti nei testi dei vari quotidiani presi in esame.
In un primo momento esamineremo le cronache ed i commenti sulla manifestazione in successione cronologica, un giornale alla volta.
Nel capitolo successivo analizzeremo comparativamente le varie cronache e le polemiche tra giornali filo-governativi ed anti-governativi.

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3.1. L'UNITÀ: QUANDO UN GIORNALE PARTECIPA A UN EVENTO

3.1.1. Il giorno prima

Il giorno precedente la manifestazione, 11/11, troviamo sulla prima pagina de l'Unità un articolo di spalla che presenta il percorso narrativo che ha come performanza la manifestazione che sarà realizzata nello spazio "Roma" e nel tempo posteriore all'enunciazione "domani" dal soggettocollettivo "Italia che lavora".
Quest'articolo, inoltre, esplicita i principali topic che l'Unità individua all'interno dei discorsi sindacali e confindustriali a partire dalla sfida del governo ai sindacati con la conseguente risposta di questi ultimi fino alla preoccupazione della Confindustria per i rischi per la "pace sociale".
Nell'occhiello troviamo esplicitati il tempo della performanza, posteriore all'enunciazione, "domani", e il soggettocollettivo della performanza, quantificato qui in "un milione".
Per quanto riguarda la "manovra" (altrove la troveremo col nome di "legge finanziaria" o "Finanziaria"), nel corso dell'analisi la considereremo come l'oggetto di valore attorno al quale si svolge la lotta tra il soggetto"sindacati-movimento dei lavoratori" e l&039;anti-soggetto"governo".
In questo occhiello il soggettocollettivo "un milione" vuole chiaramente restare disgiunto dall'oggetto di valore "manovra", per lui negativo.
Nel titolo è localizzato a Roma lo spazio della performanza.
Il soggetto collettivo è dilatato sino a comprendere l'"Italia".
È questo un esempio di metonimia, che sta per "tutti i cittadini italiani".
L'enumerazione dei mezzi di trasporto non ha solo una funzione referenziale, ma anche di mostrare, di far apparire la competenza, la forza del soggettocollettivo "sindacato-manifestanti".
È da notare che sinora non è ancora apparso il lessema "manifestazione", del resto ampiamente inferibile dal contesto.
L'articolo si apre con una delega dell'enunciazione a Sergio Cofferati, leader della CGIL.
Il lettore imparerà a pag. 6 che si tratta di una citazione di frasi riprese da una conferenza-stampa dei leader sindacali.
Delegando l'apertura dell'articolo a Cofferati, l'Unità assume come proprio il discorso del leader sindacale con le sue sanzioni e le sue minacce.
La minaccia di Cofferati e degli altri leader sindacali è rivolta al governo in risposta alla sfida del "voto di fiducia", sanzionato iperbolicamente come un "atto gravissimo".1
A questo punto, le competenze del lettore modello inscritto nel testo devono essere tali non solo da sapere cosa denota la richiesta del "voto di fiducia" da parte di un governo al parlamento, ma anche da interpretare perché il sindacato si sente così gravemente sfidato.
Basandosi la sfida del governo su una sanzione negativa della competenza del sindacato, quest'ultimo, percependo questa sanzione come "ingiusta", non può non agire a sua volta.
Infatti, il titolo di prima pagina del giorno successivo alla manifestazione sarà proprio "Non ci fermeremo".
In questo articolo di spalla vengono poi ribaditi il luogo, il tempo ed il soggetto del percorso narrativo.
Il luogo è maggiormente figurativizzato come "le strade di Roma".
Il soggetto della performanza da realizzare nelle "strade di Roma" è l'"Italia che lavora".
Sempre in questo articolo di spalla dell'11/11, il numero dei partecipanti alla manifestazione del giorno successivo è quantificato in "quasi un milione".
L'enumerazione dei mezzi di trasporto, come abbiamo già detto, non ha solo lo scopo di fornire informazioni referenziali, ma anche di far apparire la forza, il potere della manifestazione, così come le informazioni sui cinque cortei e sui luoghi dei tre comizi.
Abbiamo già detto che proprio nella settimana precedente la manifestazione un'alluvione aveva pesantemente colpito alcune province piemontesi, mettendo, secondo alcuni, in particolare gli esponenti della destra, in dubbio l'opportunità della manifestazione.
L'Unità qui risolve questa possibile contraddizione tra la manifestazione e l'alluvione informando sul forte legame simbolico creato tra i due eventi con la partecipazione in testa ad uno dei cortei dei lavoratori piemontesi colpiti dall'alluvione.
Il topic che l'Unità l'11/11 ritiene più rilevante nei discorsi di Abete, presidente della Confindustria, è quello dell'"allarme per la pace sociale", della "salvaguardia della concertazione".
È a questo punto inscritto nel testo un lettore modello che sappia cosa denota questo lessema ripreso dal sottocodice sindacale.
Sempre di spalla, c'è un riquadro con una vignetta che ha la funzione referenziale di informare i lettori ed i partecipanti alla manifestazione che proprio in occasione di quest'ultima sarà edito un numero speciale de l'Unità.
Passiamo ora a pag.6.
L'enumerazione dei mezzi di trasporto, dei luoghi dei concentramenti, dei cortei e dei comizi, oltre a far apparire la forza, il potere della manifestazione, in questa pagina ha una funzione indubbiamente referenziale soprattutto per chi si appresta a partecipare direttamente alla manifestazione.
Infatti, vi troviamo un disegno sul percorso dei cortei, i luoghi di concentramento secondo le regioni di provenienza ed altre informazioni sui fondi raccolti, sui pullman e sui treni.
Negli altri quotidiani lo spazio dedicato a queste informazioni ad uso dei partecipanti alla manifestazione è o più ridotto o assente.
È da notare che le pag. 6 e 7 hanno una testatina in cui troviamo il soggetto collettivo della performanza "un milione", il tempo ed il luogo della performanza "domani" e "Roma" e come destinante CGIL, CISL e UIL.
Della pag. 7 ci interesseremo soltanto alla cronaca, a firma di Emanuela Risari, della conferenza-stampa dei leader sindacali nella sede della stampa estera.
Nell'occhiello sopra il titolo e la foto, occhiello che è già un sommario di quanto contenuto nell'articolo, troviamo una delega dell'enunciazione che contiene una minaccia di un nuovo sciopero generale se il governo diventa soggettodella performanza "porre la fiducia".
Questa minaccia appare come un atto epistemico di rifiuto da parte di CGIL, CISL e UIL nei confronti del "diktat", delle prescrizioni, del dover fare che il governo vuole imporre.
Notiamo anche che nel corso dell'articolo, come già in prima pagina, lo sciopero generale non è mai minacciato esplicitamente come in questa apparente citazione tra virgolette.
Si tratta, quindi, non di una vera e propria citazione ma di un'intepretazione, di una forzatura rispetto a quanto contenuto nell'articolo.
Sempre in questo occhiello-sommario, viene instaurato uno stretto rapporto con tra manifestanti e popolazioni alluvionate attraverso il lessema "solidarietà".
Anche il titolo appare come una citazione tra virgolette.
Qui il destinante sono non solo i sindacati, ma anche l'Unità stessa che ne assume i discorsi come propri.
Il soggetto collettivo della perfomanza è espanso il più possibile dal soggettodell'enunciazione col lessema "tutti", come in prima pagina con la metonimia "Italia".
La "manovra" è, come già detto, l'oggetto di valore attorno a cui si svolge la lotta tra governo e sindacati, oggetto sul quale vengono investiti dal soggettoe dall'anti-soggetto valori vissuti positivamente o negativamente.2
Nel catenaccio viene reiterata, stavolta senza virgolette, la minaccia dei sindacati a Berlusconi.
I puntini di sospensione lasciano al lettore trarre inferenze sull'oggetto della minaccia, peraltro già esplicitato come un nuovo sciopero generale.
Il sommario sotto il titolo reitera parte di quanto scritto nell'articolo di spalla in prima pagina.
Dal punto di vista della sintassi discorsiva sinora abbiamo incontrato solo débrayage enunciativi.
In particolare, osserviamo che il soggettodell'enunciazione localizza temporalmente la performanza "manifestazione" come posteriore attraverso categorie temporali come i tempi futuri dei verbi e l'avverbio "domani".
Nella sintesi della conferenza-stampa notiamo che la cronista Risari delega ampiamente l'enunciazione ai leader sindacali, anzi ne rafforza le affermazioni con enunciati come "soppesa le parole", "ripete ad alta voce", "incalza", "ribadisce" e "risponde serenamente".
Abbiamo già detto che nei titoli e nei sommari la sfida del governo con la conseguente risposta dei sindacati e la solidarietà con le popolazioni alluvionate sono i principali topic individuati da l'Unità all'interno dei discorsi dei leader sindacali.
La polemica sull'opportunità della manifestazione, data l'alluvione che aveva colpito alcune province piemontesi, solo traspare alla conclusione di questa cronaca.
Infatti, la cronista sanziona come "sterile" la domanda di un altro giornalista sull'opportunità della manifestazione e vi oppone la serenità della risposta di Cofferati.
Cofferati oppone il fare del sindacato in aiuto alle popolazioni alluvionate al non fare del governo.
È attraverso la solidarietà attiva che vengono unite strettamente le due performanze "aiuto agli alluvionati" e "manifestazione".
Secondo Cofferati, anche la manifestazione è un fare solidale.
È interessante a pag. 19, tra le pagine dedicate a "Economia e lavoro", un articolo a firma di Gildo Campesato sulla posizione della Confindustria, in particolare del suo presidente Luigi Abete.
In questo caso, il cronista non precisa ai lettori se si tratta di una cronaca di una conferenza-stampa, ma si limita a riferire che Abete ha spiegato le sue posizioni al termine del "parlamentino confindustriale".
Sin dal titolo vediamo che sono disseminate categorie semiche dell'isotopia "allarme per la pace sociale".
La citazione tra virgolette di una frase di Luigi Abete non è altro che l'esplicitazione di un topic privilegiato da l'Unità all'interno del discorso del leader della Confindustria.
Per la prima volta troviamo come soggetto un "noi" inclusivo che segnala il ruolo di mediatore che la Confindustria, secondo l'Unità, vuole assumere tra i due antagonisti "sindacati" e "governo".
La "pace sociale" è l'oggetto di valore da salvaguardare, col quale restare congiunti.
Abete si pone come destinante, ma nello stesso tempo anche come soggetto, insieme ai destinatari della sua enunciazione, del programma narrativo di mantenimento della congiunzione con questo oggetto di valore.
Il fatto di privilegiare il topic della "pace sociale" rispetto a quello dell'"approvazione della Finanziaria senza stravolgimenti" consente a l'Unità di trasformare la Confindustria da aiutante del governo a mediatore sino ad aiutante delle opposizioni.
Dal punto di vista discorsivo notiamo che anche quest'articolo è costruito, tranne il titolo, con dei débrayage enunciativi.
Il cronista Gildo Campesato delega ampiamente l'enunciazione ad Abete, ma, mentre nella cronaca della conferenza-stampa sindacale oltre alla delega la Risari assumeva come propri i discorsi dei leader sindacali, qui il distacco dell'enunciante è riscontrabile in enunciati come "è evidente che", "non fa nulla per nasconderlo", "però sembra crederci".
Il cronista, quindi, non solo attribuisce certezze epistemiche al discorso del leader confindustriale, ma anche vi insinua dei dubbi.

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3.1.2. Il numero speciale

Il giorno della manifestazione l'Unità esce con un numero speciale venduto in ottantamila copie solo ai manifestanti.
È interessante l'analisi di questo numero perché possiamo osservare come viene inscritto nel testo il lettore modello "manifestanti".
Ci limiteremo, comunque, all'analisi della prima pagina, dell'editoriale di Walter Veltroni, del "saluto" di Francesco Rutelli, sindaco di Roma, e della cronaca di Emanuela Risari a pag. 3.
Il resto del giornale, dodici pagine, contiene un commento del cantautore Francesco De Gregori (cfr.3.1.3.), delle interviste al cardinale Ersilio Tonini ed ai leader sindacali, varie deleghe a manifestanti ed operai, loro foto, una pagina, la nove, con una sintesi del percorso narrativo della "legge finanziaria" e delle proposte di sindacati ed opposizioni.
Due pagine, la dieci e la undici, contengono disegni ed informazioni referenziali per i manifestanti, la dodici è tutta una vignetta di Sergio Staino.
In prima pagina accanto alla testata è esplicitato che si tratta di uno "speciale manifestazione".
L'occhiello di prima pagina, a tutta apertura, sembra, tutto sommato, essere descrittivo ed imparziale.
Non vi troviamo procedure di embrayage.
Persino l'iperbole "la più grande manifestazione" è accostata ad un giudizio epistemico di probabilità e non di certezza.
Il numero dei manifestanti è moderatamente quantificato in "un milione, forse più".
Per ora, quindi, l'Unità non sembra sbilanciarsi e lascia trasparire qualche dubbio sulla piena riuscita della manifestazione.
L'oggetto di valore desiderato dai manifestanti è il "cambiamento della legge finanziaria", qui sottointesa.
Vengono esplicitati i tre punti su cui si basa la richiesta di "cambiamento" voluta dai manifestanti: "pensioni, fisco, sanità".
È qui inscritto nel testo un lettore modello che sappia che le "misure" sono contenute nella "legge finanziaria".
I manifestanti appaiono essere delegati "dalla protesta delle zone alluvionate".
Gli alluvionati assumono, quindi, il ruolo attanziale di destinanti della manifestazione.
Con il titolo il soggetto collettivo irrompe nella pagina.
Questo titolo è a tutta pagina in caratteri rossi e molto vistosi graficamente.
È da notare che il colore rosso del titolo di prima pagina è storicamente usato da l'Unità in occasioni particolari quali vittorie elettorali e grandi manifestazioni.
È iperbolica anche la foto che ritrae un gruppo di manifestanti.
Questi manifestanti possono essere considerati rappresentanti del soggetto collettivo "noi" di cui si parla nel titolo.
Questo "noi" è inclusivo di redazione de l'Unità e lettori-manifestanti che si fondono così in un unico grande soggetto collettivo.
L'avverbio "ancora" è una marca aspettuale che presuppone che questo soggetto collettivo abbia già realizzato altre manifestazioni simili.
Possiamo riferire questa marca aspettuale sia al percorso narrativo della lotta contro il governo Berlusconi, percorso poi figurativizzato a pag. 6 e 7, che ad altre performanze ancora anteriori di cui questo soggetto è stato protagonista.
L'editoriale è firmato dal direttore de l'Unità, Walter Veltroni.
Il titolo di questo editoriale contiene ben tre indicatori di embrayage:
  1. il "noi" inclusivo che regge il sintagma verbale "difendiamo";
  2. il deittico "questa";
  3. l'inclusivo "nostra".
L'Italia appare minacciata, in pericolo ed per questo il soggetto collettivo si autodestina ad aiutarla.
Il nemico non compare in questo titolo ma dal contesto il lettore può facilmente inferire che si tratta del governo Berlusconi.
Veltroni apre il suo editoriale inscrivendo i simulacri dei destinatari a cui si rivolge ("Care italiane e cari italiani...siete venuti...molti di voi...non avete voluto mancare...").
Chi è questo "noi" che regge il sintagma verbale "sappiamo"?
Per ora questo "noi" è esclusivo, si tratta della redazione de l'Unità.
Veltroni, rivolgendosi ai manifestanti destinatari, esprime il sapere de l'Unità sulla provenienza dei manifestanti, in particolare dalle zone alluvionate.
Veltroni si colloca nello spazio "Roma" ove attende i manifestanti.
Nell'enunciato successivo il direttore de l'Unità installa nel suo discorso un'attesa fiduciaria sul fatto che le "ragioni" dei manifestanti siano fatte proprie da "osservatori" ed "autorità del Paese".
I sindacati appaiono esplicitamente i destinanti della manifestazione, destinanti di un fare persuasivo a cui i manifestanti hanno aderito.
Veltroni passa poi a "costruire" narrativamente la "giornata" della manifestazione.
Le nega il carattere di "festa" e ne sottolinea quello di lotta per la congiunzione con gli oggetti di valore "giustizia" e "libertà".
La "solidarietà" è un altro oggetto di valore i cui destinanti appaiono, in questo caso, gli alluvionati.
Notiamo che con l'inclusivo "nostre" Veltroni rafforza il legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati.
Questo legame con il débrayage attanziale impersonale "sarebbe necessario" è imposto nel discorso come un dovere.
È a questo punto che al governo viene rimproverata la sua incapacità e l'"ingiustizia" dei suoi provvedimenti (per esempio la mancata restituzione del "fiscal drag").
Il destinatario del commento appare di nuovo nel "voi", soggettodella performanza, connotata iperbolicamente, "pagare le tasse fino all'ultima lira".
Veltroni sanziona positivamente il "patto" sottoscritto da governo, sindacati ed imprenditori, patto crononimizzato con precisione nella data del 23/7/1993.
Dopo questo "patto", i destinanti giudici "mercati finanziari" hanno sanzionato, secondo Veltroni, l'Italia come "credibile".
Veltroni rimprovera al governo di voler rompere questo "patto", di farne "carta straccia".
Il direttore de l'Unità installa come sapere comune il dover riformare le pensioni, ma questo andava, secondo lui, fatto con un "confronto" tra governo, opposizioni e sindacato.
Appare, a questo punto, l'oggetto di valore desiderato da opposizione e sindacato: lo "stralcio delle pensioni dalla finanziaria".
Destinante del programma narrativo che mira allo "stralcio" è stato, secondo Veltroni, anche il presidente della Repubblica Scalfaro, ma il governo lo ha rifiutato.
Veltroni passa poi a sanzionare iperbolicamente come "false" ("solenne ipocrisia") le promesse di Berlusconi alle "giovani generazioni" che appaiono anzi le più danneggiate dalla politica del governo.
Ora osserviamo un interessante snodo discorsivo dell'editoriale di Veltroni nell'enunciato "Noi siamo oggi con voi per queste ragioni e anche per altre".
Questo embrayage attanziale e temporale contiene esplicitamente il passaggio dal "noi" esclusivo al "noi" inclusivo.
"Noi" e "voi" vengono così sincretizzati nel soggetto collettivo "manifestanti".
A conferma di questa "fusione" nell"enunciato successivo troviamo l'embrayage "nostro Paese'.
L'oggetto di valore comune "democrazia" appare a "rischio", critica e dissenso "soffocati" (Veltroni cita ad esempio la "vicenda Rai").
A congiungersi con l'oggetto di valore "democrazia" è stato il soggetto collettivo "nostri padri" in un tempo anteriore all'enunciazione ed alla concomitante manifestazione.
Tocca al soggetto collettivo "noi" impedire che in un tempo posteriore questo oggetto di valore venga "demolito".
L'ultimo enunciato di questo editoriale contiene ben quattro indicatori di embrayage attanziale con il "noi" inclusivo ("ce"..."faremo"..."nostro"..."nostre"...).
Il lessema "insieme" reitera la sincretizzazione tra il "noi" redazione de l'Unità ed il "voi" manifestanti.
Veltroni conclude costruendo la competenza del soggetto collettivo che viene dotato di "tenacia", "pazienza", "coraggio" e "forza".
Passiamo ora al saluto di Francesco Rutelli, sindaco di Roma.
Già dal titolo viene installato un simulacro del destinatario di questo "saluto".
Anche in questo caso, il soggettodell'enunciazione appare già trovarsi sul luogo della performanza, Roma, da cui rivolge il suo "saluto" a chi vi si reca appositamente per realizzarla.
A confronto dell'editoriale di Veltroni, il "saluto" di Rutelli scarseggia in embrayage e in simulacri dell'enunciatore.
All'inizio di questo "saluto" troviamo indicatori di embrayage ("questa nostra città") non inclusivi.
Rutelli afferma che la città di Roma è stata più volte osservatrice e a volte ha fatto parte dei soggetti che hanno realizzato manifestazioni anteriore a quella concomitante del 12/11/1994.
Rutelli passa poi a sottolineare la diversità di questa manifestazione rispetto alle precedenti, diversità nel "messaggio", nel suo destinante, nel suo destinatario e negli oggetti di valore desiderati.
Secondo Rutelli, i manifestanti non hanno come destinante solo una "parte" o una "categoria", ma hanno come destinatario "l'Italia intera", loro oggetto di valore è l'"interesse nazionale".
Rutelli polemizza poi col governo.
Per prima cosa Rutelli approva il giudizio di "classista" dato al governo Berlusconi ed alla sua "legge finanziaria" (cfr.3.4.3.).
Rutelli non manca di rivolgersi al destinatario "sinistra" rimproverandole la tolleranza dell'"assistenzialismo".
Con un embrayage attanziale ed un "noi" inclusivo Rutelli modalizza il soggetto collettivo "sinistra", di cui esso conferma di fare parte, secondo il dover disgiungersi definitivamente dall'oggetto di valore negativo "assistenzialismo".
Segue un elogio, una sanzione positiva del fare del sindacato che contro il governo "classista" si è schierato come aiutante dei "più indifesi".
Il secondo argomento della polemica di Rutelli col governo è la politica dei "condoni".
Questa scelta del governo è sanzionata come "grave" e "pericolosa" e, comunque, non in grado di raggiungere l'oggetto di valore "risanamento" (cfr.3.2.3.).
A dare questo giudizio di incapacità sono, secondo Rutelli, pure alcuni ministri del governo Berlusconi.
Rutelli conclude restringendo il tempo utile per raggiungere questo oggetto di valore "risanamento", qui connotato con la metafora "inversione di rotta".
Rutelli non lascia "molto tempo", impone un'accelerazione al programma narrativo di congiunzione con questo oggetto di valore.
Questo oggetto di valore è ritenuto necessario non solo per accrescere la competenza dell'"economia nazionale", ma anche per il "nostro futuro".
Anche in questo caso, l'embrayage attanziale è realizzato con un "nostro" inclusivo.
Questo "nostro" non sembra qui denotare la sola "sinistra" ma anche abbracciare l'intero "Paese".
Alla pag. 3 di questo numero speciale troviamo una cronaca, a firma di Emanuela Risari, che contiene un riassunto della competenza della manifestazione e rilancia la sfida al "voto di fiducia" chiesto dal governo al Parlamento.
Nell'occhiello-sommario di questa pagina, diversamente dalla prima, il numero dei manifestanti è quantificato solo in "un milione", ma non ci sono dubbi sul fatto che si tratti della "manifestazione più grande".
Destinanti sono CGIL, CISL e UIL.
Soggetti della performanza "manifestazione" sono "lavoratori, pensionati e giovani".
Al posto del lessema "manifestazione", troviamo qui la metonimia "in piazza".
L'avverbio "ancora" lascia presupporre, come nel titolo di prima pagina, che questo soggettocollettivo abbia realizzato in tempi anteriori performanze simili.
Gli oggetti di valore desiderati sono il "cambiamento della manovra" e la "difesa dello stato sociale".
Il titolo, come nel caso della metafora "remare contro" (cfr. 3.1.3 e 3.1.4.), riutilizza il codice dell'antagonista "Berlusconi" esplicitando poi tra virgolette come topic di questa cronaca la minaccia "Non ci fermiamo".
Ricordiamo che nel settembre 1994 il governo Berlusconi iniziò a far andare in onda sulle reti televise una serie di spot sull'attività di governo, spot centrati sul sintagma verbale "Fatto".
Questi spot furono bloccati dal garante per l'editoria dopo le proteste delle opposizioni.
Con questo titolo l'Unità dà la manifestazione già per realizzata e la connette alla minaccia che diventerà il titolo di prima pagina e delle testatine nel numero del giorno successivo.
Nel sommario, dopo l'enumerazione dei mezzi di trasporto, la realizzazione della manifestazione è di nuovo confermata dal sintagma verbale "Fatto".
Il soggetto collettivo è quantificato in "un milione" di persone e segmentato in "uomini e donne","lavoratori e lavoratrici", ", pensionati", "ragazzi" e "ragazze".
Anche in questo sommario la manifestazione è connessa con la congiunzione "e" alla minaccia "non finisce qui",accresciuta dalla sanzione "davvero".
Nell'enunciato successivo viene esplicitato l'oggetto della minaccia, cioè la crescita della protesta in risposta alla richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo.
Questa richiesta è sanzionata come "irresponsabile".
Ricordiamo che solo il 15/11 fu proclamato un nuovo sciopero generale nazionale.
Perciò questo sommario si limita a fissare come nuovo momento culminante del percorso narrativo della lotta contro il governo Berlusconi lo sciopero generale del Mezzogiorno.
La Risari apre la sua cronaca evidenziando come nello striscione dei lavoratori piemontesi e nelle bandiere "abbrunate" sia ben presente il legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati.
È in questo striscione che troviamo gli oggetti di valore "ricostruzione" e "solidarietà" (vedi anche 3.4.2.).
Soggetto che "vive" e "lotta" appare essere il "Piemonte" intero, metonimia per "tutti i cittadini piemontesi".
Dopo un'enumerazione dei luoghi di provenienza dei manifestanti, la cronista modalizza il governo secondo un non voler vedere l'Italia che manifesta.
Troviamo poi un embrayage attanziale e temporale.
L'enunciato "ci siamo" che ha come soggetto un "noi" inclusivo appare, in questo caso, come una marca aspettuale che segnala l'ormai prossima realizzazione della manifestazione.
La cronista, inoltre, precisa che non ci saranno spettacoli reiterando così la negazione del carattere di "festa" alla manifestazione e lasciando inferire al lettore-manifestante che questi spettacoli sono stati cancellati a causa dell'alluvione.
La manifestazione è sanzionata iperbolicamente come "la più forte" e questa sanzione è affidata alla memoria della "capitale" che viene così ad assumere il ruolo di destinante giudice.
La cronista domanda e poi egli stessa esplicita la risposta su quello che i manifestanti vogliono dire.
Per prima cosa, la cronista dilata in un arco temporale di "più di due mesi" la lotta contro il governo e rilancia la sanzione negativa dei manifestanti sulla "manovra" del governo e l'oggetto di valore "cambiamento di questa "manovra".
La seconda cosa che, secondo la cronista, i manifestanti vogliono dire è un'altra sanzione negativa sul fatto che il governo vuole far pagare solo ai "lavoratori dipendenti" le conseguenze dell'alluvione in Piemonte.
La manifestazione di Roma appare anche come il momento incoativo di un nuovo processo narrativo che vede protagonista il sindacato congiunto con gli oggetti di valore "solidarietà" e "diritti".
Questo processo narrativo, nuovo "capitolo della storia sindacale", è, come appare nella delega tra virgolette attribuita ai leader sindacali, la risposta che il sindacato vuole e ritiene di sapere dare alla sfida "gravissima" del "voto di fiducia".
È poi la cronista a figurativizzare questa risposta in un nuovo sciopero generale la cui decisione è rinviata al 22/11 (tale decisione fu, invece, presa il 15/11/1994).
Questa decisione è ritenuta "vitale" per il sindacato perché il governo appare come un antagonista che non vuole solo danneggiare i suoi avversari ma addirittura "farli fuori" dopo aver fatto "carta straccia" degli "accordi di luglio".
Notiamo in questo enunciato metafore tipiche del registro parlato.
La Risari inscrive nel testo un lettore modello competente su questo accordo del quale però essa mette in rilievo solo i "costi" che tale accordo ha comportato per i lavoratori.
Anche il nuovo sciopero generale "costa" ai lavoratori e per questo la sua decisione è "difficile".
La Risari continua ad approfondire cosa comporterà questa scelta.
Si tratta di uno sciopero che aprirà una nuova fase un "dopo accordo di luglio", un arco temporale in cui "pace sociale" e "concertazione" non saranno più oggetti di valore comuni.
La colpa di questa disgiunzione non è attribuita tanto al fallimento del "modello" nato da questo accordo ma al governo che "ha troppo barato".
Con questa metafora unita ad un iperbole la cronista sanziona come "falso" il comportamento del governo che viene modalizzato secondo il dover andarsene.
Notiamo qui che la cronista finisce con l'attribuire al sindacato compiti "politici" quali far cadere il governo.
Questa "politicità" della manifestazione sarà sanzionata negativamente nei giorni successivi dal governo e dai suoi alleati (cfr. 3.3.3 e 3.4.5.).
Dopo un embrayage temporale ("oggi"), la cronista rende i suoi precedenti "interrogativi" comuni a tutti i manifestanti.
Ai manifestanti è attribuita la passione della speranza, dell'attesa fiduciaria (vedi GREIMAS, 1984, 221 sgg.).
L'attenzione della Risari si sposta poi sulla circolazione di fare persuasivo ed interpretativo avvenuta all'interno del soggetto collettivo che possiamo identificare con l'Italia che si oppone al governo Berlusconi.
È da questa circolazione di "parole" che sono nati i "fatti" che la cronista passa ad elencare: dalla lotta dei dipendenti pubblici a quella degli agenti di polizia e a quella dei metalmeccanici.
La cronista continua l'elenco dei "fatti" con le mobilitazioni delle associazioni del volontariato sanzionate iperbolicamente come "straordinarie" ed "inedite" e quelle "consuete" come la risposta all'emergenza dell'alluvione.
La solidarietà appare come un oggetto di valore proprio delle associazioni del volontariato.
L'aiuto agli alluvionati, coordinato dalle Camere del lavoro, è ritenuto "fatto consueto" che richiama alla memoria "immagini" simili.
È con una domanda tra parentesi che la cronista inscrive chiaramente nel testo un lettore modello competente di tali "immagini".
La cronista conclude l'elenco dei "fatti" con le parole di una ragazza che esercita un fare persuasivo verso un suo compagno sanzionando come "giusto" quello che fanno gli operai.
La Risari ritiene che questa ragazza con le sue parole diventa un destinante che modalizza secondo il dover fare un soggetto collettivo non esplicito nell'enunciato, ma che il lettore può inferire dal contesto essere la sinistra, il sindacato e il movimento operaio.
È da notare l'iperbole "impegno enorme".
La conclusione di questa cronaca è una domanda con un embrayage attanziale ed un "noi" inclusivo.
Con questa domanda è la cronista stessa a "scommettere", a sfidare i lettori e a chiamarli all'impegno.

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Va giù


3.1.3. Il giorno della manifestazione

Come abbiamo appena visto, il 12-11, giorno della manifestazione, è stato edito un numero speciale de l'Unità, venduto dai diffusori nel corso della manifestazione.
Anche per questo, il numero venduto nelle edicole in tutta Italia sembra stranamente privilegiare l'esplicitazione di altri topic.
Infatti, l'occhiello del titolo, il titolo a tutta pagina, l'editoriale di Enzo Roggi hanno come argomento non la manifestazione sindacale a Roma, ma una lettera del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro sulla "pari possibilità di espressione" di ogni forza politica.
Alla manifestazione è dedicato il secondo catenaccio.
Vi troviamo la localizzazione spazio-temporale ("oggi","a Roma") della performanza ed una sanzione iperbolica sull'essere della performanza stessa ("la manifestazione più grande").
Sempre in prima pagina, al centro sotto la titolazione, troviamo due articoli che espandono titolo e catenaccio e rimandano agli articoli delle pagine interne, articoli di cui forniscono una sintesi.
Dedicati alla manifestazione sono due commenti in apertura, commenti delegati ad enunciatori esterni alla redazione de l'Unità, il primo all'ex-segretario della CGIL Bruno Trentin, il secondo al cantautore Francesco De Gregori.
Questi due commenti iniziano in prima pagina e si concludono dopo una girata a pag. 2 e 3.
L'articolo di sintesi sotto la titolazione a destra apre rispettando la classica regola delle cinque W.3
Usando la terminologia greimasiana, possiamo dire che questo articolo inizia con un débrayage enunciativo che esplicita come destinante CGIL, CISL e UIL, come soggetto della performanza "un milione di persone" come tempo e luogo "oggi" e "Roma".
Inoltre, come un po' in tutte le cronache ed i commenti de l'Unità, il soggetto dell'enunciazione sanziona iperbolicamente la manifestazione.
Viene poi delegata ai sindacati l'enunciazione della manifestazione non solo come un fare in un percorso narrativo di disgiunzione dall'oggetto di valore negativo "manovra", percorso in cui il governo è l'anti-soggetto, ma anche come un avere la competenza di "una nuova forma di partecipazione politica".
L'articolo assume poi la funzione referenziale di informare i lettori sui cortei, sui comizi e sugli oratori di questi ultimi.
Viene sottolineato che parleranno anche i rappresentanti delle zone alluvionate.
È questo uno dei simboli del forte legame tra i manifestanti e gli alluvionati.
Viene poi esplicitata la sfida del governo ai sindacati, ai manifestanti e all'opposizione politica, cioè la richiesta o, come appare nel primo catenaccio sotto il titolo, l'imposizione del "voto di fiducia".
Questa sfida è collocata con un débrayage temporale in un tempo anteriore all'enunciazione ("ieri").
È da notare che la competenza del soggettoche lancia la sfida, Berlusconi, è sminuita dalla sanzione "sempre più in difficoltà", sanzione che lascia presupporre che la competenza, il potere di Berlusconi sia già stato messo in discussione in precedenza.
L'articolo si chiude con una minaccia, peraltro accresciuta da una metafora bellica, del presidente dei deputati progressisti Luigi Berlinguer in risposta alla sfida di Berlusconi.
Anche in questo caso, la citazione tra virgolette non è che l'esplicitazione di un topic individuato all'interno di un intervista che troviamo a pag. 5.
Le pag. 3, 4 e 5 hanno una testatina che esplicita il topic "Scontro sulla manovra".
Il lessema "scontro" lascia presupporre che vi siano un soggettoe un anti-soggettoin lotta.
Il lettore sa già, a questo punto, che in lotta sono sindacati e opposizione contro il governo e che l'oggetto di valore attorno a cui si svolge questa lotta è la "manovra".
A pag. 3 già nell'occhiello troviamo una sanzione iperbolica sulla performanza "manifestazione" ("senza precedenti").
L'inizio della performanza è collocato all'"alba".
Sempre l'occhiello informa che i cortei sono cinque e tre le piazze "invase".
Un disegno sotto l'occhiello ha la funzione referenziale di informare sui luoghi dei concentramenti e di comizi e sui percorsi dei cortei.
Sempre a pag. 3, troviamo altre informazioni referenziali sugli scioperi della giornata e sulla diretta TV.
Il titolo "La finanziaria non la beviamo" riprende uno degli slogan più diffuso nella manifestazione.
Questo slogan è citato tra virgolette.
La redazione de l'Unità sembra assumere come proprio questo slogan, dopo averne delegato l'enunciazione ai manifestanti.
Dal punto di vista discorsivo, quindi, il "noi" è un "noi" inclusivo di redattori, manifestanti e, date le competenze ideologiche e politiche del lettore modello de l'Unità, anche dei lettori stessi.
La "Finanziaria" è l'oggetto di valore vissuto come negativo da questo soggettocollettivo "noi", oggetto di valore da cui restare disgiunti.
È un titolo in cui spicca il registro parlato.4
Dal punto di vista epistemico si tratta di un atto di rifiuto, enunciato con una metafora.
Nel catenaccio sono esplicitati il soggetto collettivo della performanza "manifestazione", quantificato in "un milione", il tempo e lo spazio della performanza "oggi" e "Roma".
Notiamo anche che, a questo punto, i sindacati che il giorno precedente erano dal punto di vista narrativo il destinante ora si fondono con il soggetto collettivo "un milione".
Il lettore può facilmente inferire dal contesto che si tratta di "un milione" di manifestanti.
Il sommario apre con una marca aspettuale che crea un effetto tensivo dal punto di vista narrativo.
Infatti, il momento iniziale della performanza è posto "nelle ultime ore della notte".
In questo modo, la durata della performanza viene dilatata rispetto all'occhiello, in cui si parla di "arrivi all'alba".
Come già nell'occhiello, la performanza è denominata "invasione", di nuovo connotata iperbolicamente con l'avverbio "letteralmente".
Il soggetto della performanza è la "gente di CGIL,CISL e UIL".
È da notare che l'autore del sommario segnala con delle virgolette il lessema "gente".
In questo modo, egli inscrive nel testo un lettore modello competente che questo lessema fa parte del codice dell'antagonista "Berlusconi".
Come detto prima, i sindacati da destinante diventano assieme al "milione" di manifestanti soggetto della performanza ed appare nella narrazione un nuovo destinante, il "Paese".
Sarà questo destinante ad essere giudice della nuova competenza, della "responsabilità" assunta dal sindacato e dai manifestanti, della "nuova forma di partecipazione politica".
Il sommario si conclude referenzialmente, informando sugli oratori dei comizi.
L'attacco dell'articolo, a firma di Piero Di Siena, prosegue il processo di crononimizzazione del momento iniziale della performanza, qui fissato puntualmente alle "cinque" del mattino.
La "gente" diventa ora il "popolo" di CGIL, CISL e UIL.
Il cronista incrementa anche l'investimento semantico sul destinante "Paese".
Destinante del soggetto della performanza "manifestazione" è "quella parte del paese" che ha accresciuto la sua competenza come soggetto in un programma d'azione opposto a quello dell'anti-soggetto "governo" attorno all'oggetto di valore "Finanziaria".
Di fronte alla sfida del governo Berlusconi, la competenza passionale del soggetto collettivo della protesta è turbata dalla rabbia.5
Il titolo del paragrafo "Il volto nuovo della politica" esplicita il topic della trasformazione della competenza dei sindacati e del soggetto collettivo "un milione di persone".
Infatti, la performanza "manifestazione" fa assumere ai sindacati "una funzione di rappresentanza" che sembra superiore alla loro competenza.
Nello stesso tempo, il soggetto collettivo "manifestanti" si congiunge con "una nuova forma di partecipazione politica".
Il cronista Piero Di Siena delega poi l'enunciazione a Cofferati, D'Antoni e Larizza.
Dopo questa delega, il soggettodell'enunciazione riprende il suo discorso con un débrayage attanziale impersonale ("è naturalmente necessario") con cui impone un dover fare, un dover congiungersi con "risultati concreti e significativi".
Questo débrayage attanziale impersonale organizza il dover fare incrementando il valore degli oggetti "accordo" e "risultati" a partire dalla rinnovata competenza dei sindacati, dalla durata della lotta e dalla forza della protesta e della manifestazione.
Il paragrafo successivo esplicita nel suo titolo che la lotta tra soggettoe anti-soggetto ha per oggetto di valore dei "contenuti".
Il cronista inizia il paragrafo instaurando coi lettori un contratto cognitivo su un sapere presupposto come condiviso, cioè sugli oggetti di valore al centro dello "scontro".
Egli passa poi ad elencare questi oggetti di valore assumendo comunque la prospettiva del programma d'azione del soggetto "sindacati".
Ecco che allora gli oggetti di valore sono lo "stralcio delle pensioni dalla Finanziaria", i "provvedimenti a favore dell'occupazione", ecc.
L'articolo si conclude con un elenco di aiutanti di CGIL, CISL e UIL e con informazioni referenziali sugli oratori dei comizi.
Dal punto di vista discorsivo troviamo anche in questa cronaca solo débrayage enunciativi, tra i quali, come abbiamo detto, un cruciale débrayage attanziale impersonale.
Il soggetto dell'enunciazione, anche in quest'articolo, delega ampiamente ai leader sindacali il compito di organizzare il sapere del discorso, ma stabilisce uno scarto rispetto ad essi, per esempio presentando la trasformazione della loro competenza.
Il cronista assume, però, la prospettiva dei sindacati, quando si tratta di presentare gli oggetti di valore del programma narrativo.
Passiamo ora al commento di Bruno Trentin, ex-segretario della CGIL.
Questo commento, dal titolo "Un messaggio di speranza", inizia in apertura di prima pagina e si conclude dopo una girata in seconda pagina.
Trentin inizia il suo commento con una lunga enumerazione di quello che il governo poteva ma non ha voluto fare, sanzionandone negativamente sia la competenza che le performanze.
È da notare dal punto di vista discorsivo l'aggettivo "nostro", riferito a "paese", aggettivo che segnala un embrayage, un ritorno verso l'istanza dell'enunciazione.
In questo caso, si tratta di un "nostro" inclusivo del soggettodell'enunciazione e dei lettori modello identificabili in particolare nei manifestanti.
Successivamente troviamo un embrayage attanziale, temporale e spaziale ("siamo qui,oggi"), cioè il massimo effetto di ritorno verso l'istanza dell'enunciazione.
Inoltre, il "noi" inclusivo che denota chiaramente i partecipanti alla manifestazione è un soggetto collettivo arricchito nella sua competenza dal sema dell'"unità".
L'isotopia dell'"unità" è una della più ricorrenti in questo commento di Trentin.
Da questo embrayage possiamo anche inferire che il lettore modello inscritto in questo testo sono i partecipanti alla manifestazione.
Segue una provocazione di Trentin al sapere del governo ("non si inganni un'altra volta").
Trentin presuppone che il lettore sappia che la competenza modale del governo è già stata sanzionata negativamente "un'altra volta".
Dopo questa provocazione, Trentin enuncia come oggetto di valore a cui mira il soggetto collettivo "noi" il "cambiamento".
Questo soggetto ha acquisito nel corso della lotta la competenza di avere come destinante "la parte più generosa e disinteressata, la parte più solidale di questo paese".
Trentin sottolinea la duratività della lotta attraverso la marca aspettuale "da due mesi a questa parte" e che la fine di questa lotta non è posta al 12 novembre con la realizzazione della manifestazione.
Il soggetto collettivo ha, inoltre, acquisito potere perché disgiunto dalla passione della rabbia.
Centrale nella competenza di questo soggetto è, come abbiamo già detto, l'"unità".
È grazie a questo oggetto di valore e al sapere di essere congiunto con esso che il soggetto collettivo, secondo Trentin, acquisisce il potere di non perdere nella lotta.
Troviamo poi un nuovo embrayage temporale ed attanziale.
Con la categoria temporale "oggi" Trentin segnala una concomitanza tra la performanza "manifestazione" e l'enunciazione.
Di nuovo con l'uso del "noi" inclusivo, tutta l'ultima parte di questo commento viene modalizzata epistemicamente da Trentin come una certezza, come una sicurezza.
Si tratta della certezza che la manifestazione non è solo espressione della forza, del potere dei sindacati, ma anche a sua volta destinante di un "messaggio di speranza".
Destinante giudice sarà la "storia sociale e politica del paese".
Subito dopo è precisato che si tratta del "nostro paese".
Anche questo "nostro" è inclusivo.
Grazie al "messaggio di speranza" di cui la manifestazione è destinante iniziale, si instaura un contratto fiduciario tra la manifestazione stessa ed il "Paese" a cui essa si rivolge.
È da ricordare che nella cronaca di Piero Di Siena il "Paese" appariva come destinante iniziale del soggetto collettivo "noi".
Nell'attore "paese" sono, quindi, sincretizzate le funzioni attanziali prima di destinante poi di destinatario.
Essendo la manifestazione destinante di questo "messaggio di speranza", essa pensa di poter contare sul destinatario "Paese" a cui attribuisce un dover fare.6
Questo "messaggio" non si limita alla "speranza", ma ha anche un carico modale epistemico di certezza sulla competenza, sul potere del soggetto collettivo "i più deboli", se congiunti con l'oggetto di valore "unità".
Passiamo ora al commento di Francesco De Gregori, dal titolo "Alla faccia di chi...".
Già in questo titolo con l'uso di un enunciato tipico del registro parlato viene instaurata una relazione polemico-conflittuale tra il soggetto dell'enunciazione e degli antagonisti.
I puntini di sospensione presenti nel titolo possono essere inseriti tra le figure retoriche che abbiamo chiamato metatassi (cfr.2.7.1.).
In questo caso, possiamo parlare di un titolo che fa uso di un'ellissi esplicitando, grazie a questa, la relazione conflittuale tra il soggetto dell'enunciazione e degli antagonisti che il lettore, grazie al contesto, può individuare nel governo e nei suoi alleati.
Questa relazione conflittuale è il topic di questo commento De Gregori apre il suo commento con un'affermazione tipica del registro parlato ("ma sì") che evidenzia il conflitto tra l'"io" enunciatore e "loro".
L'enunciato successivo è aperto da un embrayage spaziale che localizza l'enunciazione nello stesso spazio della performanza "camminare", cioè nelle "strade di Roma".
Grazie a questo embrayage, il soggetto dell'enunciazione si pone come parte del soggetto collettivo "pezzo d'Italia" che sta realizzando la performanza "camminare".
Lungo tutto il testo, è più volte reiterato l'enunciato "alla faccia loro".
In questo modo, De Gregori provoca, sfida continuamente i suoi antagonisti, comunicando loro che sta sanzionando negativamente la loro "immagine".
Vengono poi antropomorfizzati questi antagonisti sfidati dal soggetto collettivo "pezzo d'Italia" di cui fa parte De Gregori: sono, come il lettore poteva presupporre, Berlusconi ed i suoi alleati.
Dopo l'enumerazione degli antagonisti sfidati, in un enunciato aperto da un embrayage temporale ("oggi") De Gregori sanziona come "vera" la "faccia", l'"immagine" dell'Italia che sta manifestando.
Abbiamo, quindi, una sfida tra "facce".
La "faccia" dell'Italia che manifesta è quella "vera", è l'"immagine" dell'"Italia che non ci sta".
Questa sfida è reiterata dall'enunciato "alla faccia di queste facce".
In questo caso, il lessema "faccia" è realizzato sotto forma di due diversi sememi.7
Nel primo caso è una reiterazione della sfida del soggetto "pezzo d'Italia" attraverso un enunciato tipico del registro parlato, nel secondo denota gli anti-soggetti sfidati o meglio le loro "immagini".
Viene poi esplicitato qual'è l'oggetto di valore desiderato dal soggetto collettivo: è l'"aria nuova",metafora del "cambiamento".
Una seconda metafora meteorologica ("diluvio") sta ad indicare la politica (in particolare la "Finanziaria") del governo, anti-soggetto la cui competenza è stata sinora provocata.
L'uso di questa metafora è particolarmente appropriato proprio perché pochi giorni prima c'era stata l'alluvione in Piemonte.
Negli enunciati successivi De Gregori figurativizza l'oggetto di valore "Finanziaria" o "manovra economica", esplicitandone i semi negativi ("mancanza di democraticità", "inno alla diseguaglianza", ecc.).
Poi con un embrayage in prima persona egli esprime un atto epistemico di fiducia e sollecita il consenso dell'enunciatario su quest'atto.
In questo enunciato, l'"io" enunciatore espande il più possibile l'enunciatario attraverso l'uso di negazioni che si annullano tra loro ("non...nessuno...non ...").
Grazie al contesto, possiamo identificare questo enunciatario in tutti i cittadini italiani, qui modalizzati secondo il volere.
Oggetto di questo volere sono i "sacrifici" la congiunzione coi quali serve ad aumentare la competenza del "Paese".
Nell'enunciato successivo la "protesta" è posta come destinante giudice del volere e del saper fare del governo.
L'Italia è metaforicamente connotata come un "caro e vecchio e scassato autobus" da guidare "oltre il diluvio".
Dal punto di vista discorsivo troviamo altri indicatori deittici come "questo...autobus" e "questa protesta".
In conclusione di commento ritroviamo un'altra metafora che richiama l'alluvione ("inondazione").
Qui possiamo notare che De Gregori ricontestualizza nel proprio discorso una metafora dell'antagonista "Berlusconi" ("remare contro").
Il soggetto collettivo di questa performanza "remare contro" è un "noi" inclusivo che comprende l'"io" enunciatore, i manifestanti, i lettori e tutta l'Italia che protesta.
Questo soggetto collettivo viene modalizzato secondo un dover sapere in vista della realizzazione della disgiunzione dall'"inondazione".
Inoltre, l'essere di questo soggetto collettivo è sanzionato veridittivamente dall'iperbole "veramente in tanti".
Il commento si conclude con la reiterazione della sfida, dell'enunciato provocatorio "alla faccia loro".

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