CONCLUSIONI



Siamo partiti nel cap.1 con un'analisi sociologica della professionalità giornalistica mettendone in luce i limiti, gli ideali e le potenzialità.
Distinguendo tra giornalismo anglosassone ed italiano, abbiamo detto che il giornalismo italiano si caratterizza per la sua forte politicizzazione e non per la ricerca dell'obiettività o della fairness (cfr.1.2.3.).
In Italia esistono veri e propri giornali-movimento come la Repubblica, diretta da Eugenio Scalfari ed il Giornale, diretto da Vittorio Feltri.
Inoltre, tra i quotidiani più venduti spicca l'Unità fino a pochi anni fa organo di partito.
Questa forte politicizzazione del giornalismo italiano va a sommarsi alla contaminazione tra spettacolo e notizia, tra realtà e notizia che sembra ormai pervadere anche il giornalismo anglosassone (cfr.1.2.6.). Anche escludendo i giornali-movimento ed i giornali di partito, il mondo politico nei mass media italiani è largamente sovrarappresentato.
I mass media italiani cadono continuamente in una sorta di autoreferenzialità che abbiamo definito "giornalismo pallavolo" (cfr.1.2.6.).
Gran parte delle dichiarazioni e rivelazioni "sconvolgenti" dei politici e di altri personaggi pubblici (è il caso, ultimamente,dei magistrati) sono "carpite" in contesti non ufficiali, diffuse come notizie e già pronte per essere smentite.
Viene così costruito un flusso autoreferenziale che nulla ha a che fare con la realtà.
Abbiamo anche detto che è l'intera professione giornalistica ad essere in crisi.
In vasti settori del pubblico il giornalista è sempre meno "credibile".
La collettività dei giornalisti è sempre più frammentata.
È messa in dubbio la stessa necessità di una corporazione e di una professione che abbia il monopolio dell'informazione in una società in cui si sono moltiplicati i centri di produzione e distribuzione dell'informazione.
Il progresso tecnologico (con la relativa diffusione di cineprese, di fax, di reti telematiche, ecc.) sta permettendo ad un numero sempre maggiore di persone di partecipare alla "inflazione informativa".
C'è, però, anche chi ritiene che delle figure che operano una selezione ed una mediazione siano comunque necessarie perché il semplice accumulo di dati informativi non arricchisce l'informazione,anzi ne è la negazione (cfr.1.2.6.).
Ci siamo poi ampiamemte soffermati sul problema della distorsione involontaria che avviene nel percorso della notizia dall'evento iniziale sino alla sua diffusione.
Pensiamo che i meccanismi di selezione e distorsione involontaria che entrano in gioco nel percorso di produzione e diffusione delle notizie siano tanto potenti da rendere difficile ogni ricerca di obiettività o imparzialità.
Dall'ambiente professionale ai rapporti con le fonti ai rapporti di potere nella società, tra le nazione e tra i mass media stessi nascono dei criteri di notiziabilità propri della logica di produzione delle notizie.
Questa logica produttiva preme sul giornalista chiedendone l'adesione.
A nostro parere, il giornalismo italiano può uscire dal tunnel in cui si trova innovando i suoi criteri di notiziabilità senza cadere negli eccessi di un giornalismo soggettivo e sensazionalista.
È possibile per il giornalista, invece che concentrarsi sulla drammaticità degli eventi, cercare di evidenziarne i processi, i contesti e le probabili conseguenze.
È possibile per il giornalista, invece che riportare solo gli eventi straordinari, far diventare notizia anche le storie della gente comune.
È possibile dare più spazio agli eventi che accadono nelle nazioni meno sviluppate ed alle persone che non appartengono ai gruppi sociali più potenti anche quando non si tratta di eventi negativi.
È possibile cercare di mettere in luce gli eventi come risultato di movimenti sociali complessi e non solo come opera di singoli individui o di gruppi ristretti.
È possibile dare più spazio agli eventi positivi.
In questo modo, potremo avere giornali meno omogenei nelle notizie trattate, meno superficiali e meno dediti alle chiacchiere dei e sui potenti e di conseguenza più interessanti per i lettori, data la maggior vastità e cura degli argomenti trattati.
Detto questo, ci siamo poi buttati nell'analisi di un evento straordinario, ma straordinario proprio perché realizzato dai più deboli che sono riusciti per una volta a conquistare le prime pagine, grazie all'imponenza della loro mobilitazione.
Tutti i giornali si sono dovuti piegare se non altro al criterio della quantità (cfr.1.3.2.) e solo a fatica c'è stato chi (vedi il Giornale) ha evitato di dare la parola a chi dai mass media è solitamente escluso.
Questo evento straordinario da noi analizzato è la manifestazione sindacale nazionale del 12/11/1994 a Roma contro la "legge finanziaria" del governo Berlusconi.
Per analizzare come quattro tra i principali quotidiani italiani (il Corriere della Sera, la Repubblica, l'Unità ed il Giornale) hanno "notiziato" quest'evento, abbiamo utilizzato un modello che abbiamo chiamato semiotico-enunciazionale (cfr.2.11.4.).
Per giungere alla formulazione di questo modello abbiamo ripercorso le principali tappe di discipline quali la linguistica, la retorica, la filosofia del linguaggio e la semiotica che hanno contribuito allo sviluppo dell'analisi del discorso e della narrazione.
Siamo partiti dalla riflessione sul segno così come è stata sviluppata da Ferdinand de Saussure nel suo Corso di linguistica generale per proseguire con le riflessioni di Hjelmslev sulla funzione segnica, di Benveniste sull'enunciazione e di Jakobson sulle funzioni del linguaggio.
Dalle ricerche di Propp sulle fiabe russe abbiamo tratto i concetti di funzione narrativa e sfere d'azione per passare poi a vedere come tutto questo è stato rielaborato nel potente modello semiotico greimasiano (cfr.2.8.).
Abbiamo fatto anche cenno alla nozione di atto linguistico e ci siamo soffermati sulle principali figure retoriche presenti nei discorsi.
Dalla semiotica interpretativa di Eco abbiamo tratto il concetto di lettore modello, distinguendolo da quello di enunciatario-destinatario della semiotica generativa di Greimas.
Parlando delle strategie che un lettore attua nell'interpretare un testo, abbiamo introdotto i concetti di topic, comment ed unità cognitiva.
Infine, abbiamo ripercorso l'evoluzione dei modelli comunicativi dal modello matematico dell'informazione a quello semiotico-informazionale a quello semiotico-testuale sino al nostro modello semiotico-enunciazionale.
Abbiamo poi analizzato come i quattro quotidiani prima citati hanno "notiziato" l'evento della manifestazione nazionale sindacale.
Abbiamo seguito un ordine cronologico dal 11/11 al 16/11/1994 e in ogni quotidiano abbiamo seguito minuziosamente i percorsi narrativi e discorsivi di titolazioni, cronache e commenti.
Seguendo il modello gremasiano della semiotica generativa, abbiamo analizzato la sintassi narrativa, le strutture della manipolazione e la sintassi discorsiva di questi testi.
Abbiamo individuato attori, attanti, loro competenze ed oggetti di valore.
Abbiamo messo a fuoco le principali performanze con i loro spazi e tempi, le manipolazioni dei destinanti iniziali e le sanzioni dei destinanti giudici.
Abbiamo individuato se i soggetti dell'enunciazione attuano procedure di débrayage o di embrayage o se delegano il discorso ad altri enunciatori, facendolo proprio o polemizzando con esso.
Dai confronti tra i quattro quotidiani considerati possiamo trarre alcune conclusioni.
È abbastanza ovvio che lo spazio dedicato alla manifestazione è maggiore nel quotidiano più vicino ai manifestanti ed ai sindacati (l'Unità) e minore in quello filo-governativo (il Giornale).
Gli attori in campo sono gli stessi, anche se più o meno evidenziati secondo le esigenze discorsive dei vari quotidiani.
Ne è un esempio l'attore Confindustria che scompare dalle pagine de il Giornale quando essa assume posizioni neutrali se non compiacenti verso il sindacato ed i manifestanti e riappare quando torna a sanzionarli negativamente (cfr.3.2.5).
Soggetto ed anti-soggetto del programma narrativo che ha come oggetto di valore la "legge finanziaria" sono pure gli stessi in tutti e quattro i quotidiani considerati: da una parte il sindacato con le forze di opposizione, dall'altra il governo con i suoi alleati.
Quello che cambia è la competenza di cui i vari soggetti vengono dotati.
Per esempio, mentre l'Unità, la Repubblica e, sia pure in misura minore, il Corriere della Sera modalizzano soprattutto secondo il potere i manifestanti ed i sindacati fusi a volte in un unico soggetto collettivo, il Giornale pone una cesura tra la competenza dei sindacati modalizzati secondo il voler mostrare il proprio potere ed i manifestanti modalizzati secondo il dovere.
Cambiano anche gli oggetti di valore desiderati tranne la già citata "legge finanziaria".
Ne l'Unità e ne il Giornale gli oggetti di valore del programma narrativo di base tendono comunque a coincidere: la cacciata di Berlusconi e un conseguente governo della sinistra.
I valori di questi oggetti sono però positivi per un quotidiano e negativi per l'altro.
La Repubblica ed il Corriere della Sera mettono, invece, in evidenza oggetti di valore più astratti come la "giustizia" e le "regole".
Passando alle figure di manipolazione possiamo dire che le più frequenti sono la provocazione e la minaccia.
L'Unità arriva a far propria nel titolo di prima pagina il 13/11 la minaccia sindacale "Non ci fermeremo".
Il Giornale, dal canto suo, dà più spazio alle provocazioni di Berlusconi che contrappone il lavoro allo sciopero.
La provocazione è una figura di manipolazione costante nelle pagine de il Giornale.
Il Corriere della Sera, invece, alterna la seduzione nei confronti del sindacato alle sanzioni negative anche sul comportamento dell'opposizione di sinistra.
Il Corriere della Sera riconosce che il governo è stato voluto dagli elettori e che la manifestazione sindacale aveva una caratterizzazione "politica", ma non manca di invitare al dialogo e alla "concertazione".
La Repubblica, pur evitando di fondersi col soggetto collettivo dei sindacati e dei manifestanti, si schiera apertamente con essi polemizzando col governo ed i suoi alleati.
Dall'analisi della sintassi discorsiva possiamo trarre queste conclusioni.
L'Unità, come già detto, perfino in un titolo di prima pagina assume come propria una minaccia sindacale.
La redazione de l'Unità non nasconde di essere parte integrante del soggetto collettivo dei manifestanti.
Questo è confermato nella cronaca della manifestazione in cui vengono usate persino delle procedure di embrayage attanziale.
Anche nei commenti e negli editoriali sono numerosi gli embrayage ed i "noi" inclusivi sino ad un massimo effetto di ritorno all'istanza dell'enunciazione nel commento di Trentin del 12/11 (cfr.3.1.3.).
Queste procedure sono presenti anche negli editoriali e nei commenti de il Giornale e de la Repubblica.
Quello che cambia è il lettore modello che i quotidiani inscrivono nei loro testi.
L'Unità inscrive almeno due lettori modello: i manifestanti ed il popolo della sinistra.
Il Giornale ha come lettore modello una maggioranza non politicizzata "debole" e vittima di una minoranza politicizzata.
Ovviamente il Giornale si guarda bene dal cercare una fusione coi manifestanti.
In più riesce, come già detto, anche ad evitare di dare la parola ai manifestanti che appaiono solo come passivi ascoltatori dei discorsi sindacali.
Ai manifestanti non è delegato né uno slogan né una battuta.
La procedura discorsiva della delega torna ne il Giornale quando si tratta di dare la parola agli operai della Ferrero di Alba che, stando al quotidiano di Feltri, sono contrari alla manifestazione, criticano negativamente il sindacato e sono impegnati a ripulire la "loro" azienda dal fango.
Notiamo che, diversamente che ne l'Unità e che ne la Repubblica, le deleghe che troviamo ne il Giornale e nel Corriere della Sera non sono a "ruota libera" ed il topic è imposto dal cronista intervistatore.
Nel Corriere della Sera si tratta esplicitamente della relazione tra manifestanti e governo ("ma il governo ci sente?"), ne il Giornale è forzata la contrapposizione tra manifestanti ed alluvionati.
Ricordiamo anche che questa contrapposizione è fortemente negata da l'Unità.
Possiamo concludere che la straordinarietà di questo evento, di questa "storia collettiva" prende la mano non solo ai commentatori ma anche ai cronisti che o platealmente negando il ruolo dei manifestanti o giungendo a fondersi o comunque ponendosi al fianco di essi non appaiono in alcun caso "anglosassoni".
Lo stesso Corriere della Sera che sembra sforzarsi di essere neutrale nell'editoriale cade nelle sue cronache in commenti politici.
A parte le cronache e le tematizzazioni di questo evento, non è difficile vedere che i quotidiani cadono nei loro difetti di sempre, nel "giornalismo pallavolo", nelle schermaglie e nelle chiacchiere dei potenti e sui potenti (ne è un recente esempio lo stucchevole alternarsi di pareri sulla data delle nuove elezioni o sulle riforme istituzionali).
È proprio uno dei giornali-movimento, la Repubblica di Scalfari, ad esplicitare la sua intenzione di abbandonare gli "stucchevoli teatrini" ed il "cicaleccio" che poco aggiungono alle notizie (vedi SCALFARI 1995).
Se questo quotidiano e/o altri sono riusciti o stanno riuscendo a prendere questa strada potrà essere, a nostro parere, motivo di altri lavori.

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