1. IL GIORNALISTA TRA REALTÀ E NOTIZIA


1.3. LA NOTIZIA E LE ROUTINES PRODUTTIVE

1.3.1. Cosa fa notizia?
1.3.2. La notiziabilità ed i valori-notizia
1.3.3. La tipizzazione delle notizie
1.3.4. Le fonti
1.3.5. I segreti informativi
1.3.6. Le fonti di fase
1.3.7. Il news management
1.3.8. Le agenzie di stampa
1.3.9. L'Ansa ed il suo statuto
1.3.10. La confezione delle notizie
1.3.11. La distorsione involontaria


Come abbiamo visto nel primo capitolo, il giornale è un'organizzazione strutturata per la produzione delle notizie.
Analizziamo ora come questo processo di produzione influisce pesantemente sul risultato finale, tanto da rendere illusori o quanto meno problematici i discorsi sull'obiettività e sulle regole del giornalismo.
Anche se c'è chi sostiene che la notizia deve essere "la massima approssimazione all'effettivo svolgimento del fatto" (CASELLI, 1976, 214),
possiamo tranquillamente affermare che
"l'intreccio tra caratteristiche dell'organizzazione del lavoro negli apparati dei media ed elementi della cultura professionale è assolutamente stretto e vincolante, ed esso definisce appunto l'insieme delle caratteristiche che gli eventi devono possedere (o presentare agli occhi dei giornalisti) per poter essere trasformati in notizie" (WOLF, 1985, 190).

I fatti non parlano da soli, ma devono rispondere a criteri di notiziabilità e devono essere adatti a essere trattati dalle routines produttive delle organizzazioni giornalistiche.

1.3.1.Cosa fa notizia?

Ogni evento del reale fa parte di una catena continua di fatti.
Quando il giornalista sceglie cosa fa notizia, taglia questa catena ad un certo punto.
Il punto, in cui viene operato questo taglio, non dipende dal fatto che lì si trova un evento naturalmente rilevante, ma dalla cultura e dall'ideologia di chi opera il taglio e dalla possibilità che egli ha di seguire la catena degli eventi.
È decisiva, come meglio diremo in seguito, l'organizzazione delle fonti.
In genere, fa notizia quello che devia dalla norma, quello che si trova ad uno sbocco di una catena di eventi.
A volte, la catena degli eventi viene tagliata a livelli bassi e fanno così notizia eventi di scarso rilievo sociale (come nel caso dei pettegolezzi politici).
Altre volte, la catena degli eventi viene forzata, se ne anticipano o se ne inventano gli sbocchi (come nel caso dei falsi giornalistici).
Dovendo lavorare su una materia prima tanto varia ed imprevedibile quanto sono gli eventi dell'esperienza individuale e collettiva, le organizzazioni giornalistiche devono pianificare il loro lavoro in modo che le notizie possano affluire costantemente (perché giornali e tv devono comunque produrre i loro notiziari) ed essere trattate in modo che si possano adattare ai formati dei notiziari.
In questa prospettiva, fa notizia ciò che può essere trattato dagli apparati, senza troppo sconvolgere i normali cicli produttivi.
Gli apparati dei mass media, comunque, sono elastici ed in grado di routinizzare anche gli eventi imprevisti.
Per pianificare il loro lavoro, gli apparati dei media classificano gli eventi non solo come fatti, ma anche come unità con potenziale valore di notizia.

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1.3.2.La notiziabilità ed i valori-notizia

La notiziabilità può essere definita come
"l'insieme di elementi attraverso i quali l'apparato informativo controlla e gestisce la quantità ed il tipo di eventi da cui selezionare le notizie" (WOLF, 1985, 196).
I valori-notizia ne sono una componente.
I valori-notizia sono regole pratiche, che permettono ai giornalisti di operare in modo rapido, flessibile e comparativo.
Essi fanno parte di una conoscenza comune dei giornalisti su ciò che fa notizia.
I valori-notizia sono anche qualità degli eventi, che permettono loro di essere più facilmente selezionati, trattati e divulgati.
Johan Galtung e Mari Holmboe Ruge hanno individuato quattro valori-notizia, legati alla cultura occidentale:
  1. l'evento deve coinvolgere nazioni d'élite;
  2. l'evento deve coinvolgere persone d'élite;
  3. l'evento deve essere facilmente personalizzabile;
  4. l'evento deve avere conseguenze negative..14
Secondo Johan Galtung e Mari Holmboe Ruge, è comune prassi giornalistica ritenere che le nazioni e le persone più potenti compiono azioni più ricche di conseguenze per tutti e sono proposte come modelli di identificazione.
Le nazioni e le persone non appartenenti alle élite hanno scarse possibilità di autorappresentarsi nel sistema dei media.
Esse appaiono attraverso i filtri della cultura delle nazioni più forti e solo nel caso di notizie negative.
I giornalisti hanno la tendenza a presentare gli eventi come opere di singoli o di gruppi ristretti e non come risultato dell'azione di complesse forze sociali..15
Gli eventi sono trattati non come risultati strutturali, ma si enfatizzano i ruoli specifici delle persone o dei gruppi.
Questa personificazione permette l'identificazione in modelli positivi o negativi.
Inoltre, la personificazione si adatta meglio alle tecniche di raccolta e presentazione delle notizie.
Infatti, è facile fotografare, riprendere o intervistare una persona, impossibile fare altrettanto con una struttura o forza sociale.
Le azioni di singoli gruppi o persone sono adatte ad essere inserite nelle routines dei mass media, mentre le interazioni delle strutture e delle forze sociali sono difficili da fissare nel tempo e nello spazio.
Le notizie negative, come la personalizzazione, si adattano meglio alle routines dei mass media, ai tempi di edizione di un giornale o di un notiziario radio-televisivo.
Nell'esperienza individuale e collettiva vi è un'asimmetria tra il negativo ed il positivo.
Il positivo è difficile e richiede più tempo per essere realizzato.
Per esempio, occorre molto tempo a costruire una casa o un automobile, ne occorre molto meno alla loro distruzione in un incendio o in un incidente stradale.
Inoltre, se la notizia positiva è troppo facile e troppo frequente, non viene trattata, perché non risponde al valore della rarità.
È molto più facile che un evento negativo si sviluppi tra un'edizione e l'altra di un giornale o di un notiziario radio-televisivo, invece che un evento positivo.
Sembra anche esservi un ampio accordo su quali sono le notizie negative, mentre quelle positive lo sono per alcuni e non per altri.
Le notizie negative sembrano essere più inattese e riferirsi ad eventi più rari e meno predicibili, mentre il normale flusso degli eventi sembra essere banale e non rilevante.
Oltre questi quattro valori-notizia di origine culturale, Johan Galtung e Mari Holmboe Ruge ne hanno individuati altri otto, relativi alla psicologia della percezione e ritenuti culturalmente indipendenti:
  1. frequenza;
  2. intensità;
  3. assenza di ambiguità;
  4. significatività;
  5. conformità;
  6. inaspettatezza;
  7. continuità;
  8. composizione.16
Per quanto riguarda la frequenza, abbiamo già visto che le notizie se negative o personalizzate meglio si adattano ai tempi di frequenza dei mass media.
Ogni evento necessita di un certo tempo per prendere forma e significato.
Se esso si sviluppa e si conclude in un tempo breve, più facilmente può essere lavorato tra un'edizione e l'altra di un notiziario o di un giornale.
Se invece l'evento si sviluppa in un tempo più lungo, l'apparato dei media tende a coglierlo nei momenti culminanti, negli sbocchi drammatici.
L'apparato dei media è incapace di cogliere i processi nella loro complessità, ne coglie solo frammenti, presentando così una realtà spezzettata in tante esplosioni drammatiche.
Un evento, per diventare notizia, deve superare una certa soglia di intensità e di drammaticità.
Una manifestazione di un milione di persone, un'alluvione con decine di morti e miliardi di danni, una strage, un omicidio particolarmente cruento sono esempi di eventi che superano questa soglia.
Eventi di questo tipo assumono ancora maggiore rilevanza se coinvolgono direttamente nazioni o persone d'élite.
Vengono più facilmente selezionati eventi chiaramente interpretabili, che non comportano deviazioni dalle routines produttive degli apparati.
Eventi che comportano troppe verifiche e implicazioni imprevedibili spesso non vengono selezionati e vengono preferiti eventi non ambigui.
Un evento ha più possibilità di diventare notizia se è significativo, cioè facilmente interpretabile nel contesto culturale dei giornalisti e dei lettori.
Diventano più facilmente notizia eventi che hanno un'affinità culturale o una vicinanza geografica con il paese ove la notizia viene diffusa.
L'evento può anche accadere in un paese distante, ma, per essere ritenuto rilevante, deve essere dotato di implicazioni e conseguenze per il paese dei destinatari della notizia.
Un evento viene più facilmente selezionato se è conforme ad un'"immagine" mentale preeesistente.
Non si tratta tanto di una percezione mentale di singoli giornalisti, ma di una percezione dell'intero sistema dei media.
Il sistema dei media tende a selezionare quegli eventi che esso predice e vuole che accadano, perché gli è possibile dislocare uomini e mezzi in modo appropriato.
Diventano più facilmente notizia quegli eventi che sono inattesi e rari nell'ambito, però, di quello che è significativo e conforme.
Gli eventi meravigliosi, straordinari e rari sono solo apparentemente imprevedibili.
Anche i valori-notizia dell'inaspettatezza e della rarità vanno inseriti in una logica di previsione e preparazione degli eventi da parte di chi li promuove e da parte del sistema dei media che li seleziona e li diffonde.
È sufficiente sfogliare qualche giornale o seguire qualche notiziario radio-televisivo per vedere quanti siano gli "incontri del secolo", le "partite del secolo", ecc. Ciò che è stato selezionato come notizia una volta, facilmente continuerà ad esserlo per un po' di tempo, anche se la sua importanza effettiva si è nel frattempo ridotta.
Ciò che prima era inatteso, una volta entrato a far parte dell'enciclopedia comune dei destinatari e dei media, può continuare ad essere selezionato sulla base di attese ed "immagini" mentali createsi.
La soglia di notiziabilità di un evento dipende anche dal resto delle notizie che sono presenti in un giornale o in un TG.
C'è la tendenza a presentare un insieme bilanciato di notizie.
Per esempio, vi devono essere notizie dall'interno e dall&#estero.
Inoltre, l'esigenza in una società democratica di un pluralismo informativo fa sì che si tenda nei giornali e nei TG ad un bilanciamento delle presenze delle opinioni politiche in campo.
Per esempio, se si fa parlare un esponente del governo bisognerebbe dare spazio anche ad un esponente dell'opposizione.
Le notizie vengono bilanciate anche secondo le aree geografiche ed i gruppi sociali, tenendo conto dei destinatari a cui esse sono rivolte.
Mauro Wolf distingue i valori-notizia secondo criteri relativi Vediamo alcuni valori-notizia che non erano stati individuati da Johan Galtung e Mari Holmboe Ruge.
Tra i valori-notizia relativi ai caratteri del prodotto informativo, Mauro Wolf individua quello della "novità" (WOLF, 1985, 208).
Wolf intende per "novità" il fatto che le notizie si devono riferire ad eventi il più possibile a ridosso della chiusura di un giornale o di una messa in onda di un TG.
Gli eventi si susseguono rapidamente, ma una notizia deve essere la più fresca possibile.
Le notizie non devono essere ripetitive, a meno che non prevalgano altri valori-notizia, come quello dell'appartenenza all'élite politica.
Tra i valori-notizia relativi al mezzo, oltre a quello della frequenza, Mauro Wolf individua quello dell'adattabilità al formato.
Gli eventi più adatti ad essere inseriti nei limiti spazio-temporali del formato sono quelli strutturati narrativamente, cioè con un inizio, una parte centrale ed una conclusione.
Dobbiamo tener presente che è nel formato che avviene la ricontestualizzazione dell'evento, trasformato in notizia, dopo che è stato decontestualizzato dal flusso dell'esperienza.
Per quanto riguarda i valori-notizia relativi al pubblico, Mauro Wolf sostiene che
"anche se gli apparati promuovono ricerche sulle caratteristiche dell'audience, sulle sue abitudini di ascolto e sulle preferenze, i giornalisti raramente le conoscono e desiderano poco farlo" (WOLF, 1985, 213).

Nonostante questo, i giornalisti, in base alla propria esperienza e professionalità, si ritengono in grado di sapere cosa corrisponde alle esigenze del pubblico, in cosa esso si identifica o cosa lo potrebbe urtare.
C'è, quindi, una sorta di contraddizione tra l'affermare che i riferimenti principali, nel dare le notizie, sono il pubblico ed i lettori ed il voler salvaguardare l'autonomia professionale dei giornalisti.
Per quanto riguarda i criteri relativi alla concorrenza, Mauro Wolf individua tre tendenze che rafforzano tutti i valori-notizia visti finora.
Prima di tutto, oggi è molto difficile scovare notizie a svantaggio della concorrenza, in quanto tutti i principali mass media hanno la possibilità di recarsi ovunque, una volta allertati dalle agenzie e la rete dei corrispondenti di queste ultime copre gli stessi luoghi.
Per questo, i media tendono a competere nell'ottenere esclusive, nel fare "scoop" sui dettagli, aumentando così la frammentazione e la difficoltà di cogliere la realtà sociale nel suo complesso.
Una seconda tendenza è che questo tipo di concorrenza genera aspettative reciproche.
Capita spesso che un media selezioni una notizia nell'attesa che anche gli altri lo facciano.
Queste aspettative reciproche, assieme alle routines produttive e agli altri valori-notizia, sono all'origine della forte omogeneità nella scelta degli eventi trattati.
Basta sfogliare dei giornali anche con substrati ideologici diversi per rendersi conto che gli eventi trattati, sia pure con minore o maggiore rilevanza, sono quasi sempre gli stessi.
La terza tendenza, generata da queste aspettative reciproche, è quella di scoraggiare innovazioni nella selezione delle notizie.
Tutti i valori-notizia individuati sinora sono complementari, operano in connessione tra loro.
Più un evento soddisfa questi valori, più facilmente viene selezionato come notizia.
Una volta selezionato, quello che ne ha permesso la selezione tende ad essere accentuato.
Questo processo di selezione ed enfatizzazione si attua lungo tutto il percorso che va dall'effettivo svolgersi dell'evento sino al destinatario, rendendo il prodotto finale distorto rispetto all'evento iniziale.
Concludiamo ricordando che i valori-notizia sono regole pratiche che permettono la routinizzazione della produzione giornalistica.
Vanno perciò contestualizzati
"nelle procedure produttive, perché è lì che acquistano il loro significato, svolgono la loro funzione e si ammantano di quella scorza di buon senso che li rende apparentemente elementi dati per scontati" (WOLF, 1985, 219).


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1.3.3. La tipizzazione delle notizie

Come detto prima, i giornalisti lavorano su un flusso ininterrotto di eventi.
La materia prima del loro lavoro è estremamente varia.
Per poter esercitare un controllo su di essa, per poter fare delle selezioni, essi devono classificare gli eventi per ridurne la variabilità.
Quindi, la classificazione, o, meglio, la tipizzazione delle notizie si basa sulle caratteristiche degli eventi, caratteristiche rilevanti per la soluzione dei problemi pratici nel contesto lavorativo di tutti i giorni.
Gli eventi sono solo apparentemente imprevisti in quanto essi vengono tipizzati in base a parametri pratici relativi sia alla struttura produttiva dell'organizzazione giornalistica che alla modalità secondo cui gli eventi stessi si verificano.
Secondo Gaye Tuchman,

"le distinzioni stabilite dai giornalisti tra hard news e soft news riflettono problematiche di programmazione temporale; le distinzioni che i giornalisti fanno tra spot news e developing news riguardano l'allocazione delle risorse e variano nella loro applicazione al variare della tecnologia utilizzata; infine, la tipizzazione delle continuing news è basata su problemi di predizione del corso degli eventi-notizia" (TUCHMAN, tr.it.1985, 210).

Le hard news sono le notizie più scottanti di attualità, che esigono rapidità nella raccolta dei fatti e rispetto dei tempi di chiusura dei giornali o della messa in onda dei TG.
L'urgenza, l'essere pressati dalle notizie è un aspetto centrale nel lavoro del giornalista.
Se il giornalista non lavora con rapidità le notizie scottanti diventano superate ancora prima di essere diffuse.
Le soft news non richiedono tempestività.
Il loro flusso temporale è sotto il controllo dei giornalisti.
Sono, per esempio, soft news gli articoli di colore, gli articoli sugli anniversari e sulle celebrazioni, le schede sulle persone d'élite nel caso della loro morte o elezione a cariche più elevate.
Le spot news sono legate ad eventi non programmabili, imprevisti e che devono essere trattati rapidamente.
La distinzione tra spot e developing news non è basata sulla programmazione temporale del lavoro, ma sulla dislocazione delle risorse umane e tecnologiche, messe in campo dall'apparato dei media.
Le risorse umane e tecnologiche devono essere dislocate in modo di poter coprire il più rapidamente possibile gli eventi imprevisti.
Le organizzazioni giornalistiche sono dotate di assetti stabili, ma elastici per poter essere ridislocati rapidamente.
Nonostante una dislocazione massiccia di risorse, è molto raro che i giornalisti e i mezzi tecnologici per registrare gli eventi si trovino proprio sul luogo ove accade un evento imprevedibile, come un incendio o un disastro ferroviario.
Mentre l'evento è imprevedibile, le notizie che lo riguardano, la sua descrizione e quella delle sue conseguenze dipendono dalle risorse che l'apparato giornalistico riesce a mettere in campo.
La dislocazione delle risorse influenza il modo in cui una notizia viene percepita.
Un evento inizialmente trattato come spot news, viene in seguito trattato come developing news.
Mentre spot e developing news vengono trattate da assetti organizzativi, pronti a fronteggiare un evento, sul quale le informazioni sono scarse nel momento che esso accade, le continuing news facilitano il lavoro, in quanto gli eventi che le costituiscono sono programmati.
Le continuing news sono "una serie di storie su uno stesso tema basate su eventi che si verificano lungo un arco di tempo" (TUCHMAN, tr.it.1985, 215).
La discussione parlamentare di una legge è un esempio di continuing news.
I giornalisti che seguono gli iter parlamentari di una legge devono disporre di un bagaglio di conoscenze ed esperienze che permettano loro di prevedere l'andamento della discussione e di segnalare alle redazioni i momenti culminanti e più interessanti per i lettori.
Le continuing news aiutano, quindi, il giornalista a controllare il suo lavoro e a pianificarlo in anticipo.
E se le previsioni fatte dovessero rivelarsi errate?
Una previsione errata mette in discussione le conoscenze e le routines date per scontate.
Per fare fronte ai problemi derivanti da questi errori di previsione, i giornalisti ricorrono ad

"una tipizzazione particolare, definita dall'espressione 'che notizia!'...Il fatto che i giornalisti tipizzino questo genere di avvenimenti vale a sottolineare la centralità della tipizzazione ai fini del loro lavoro e il grado in cui le tipizzazioni sono costitutive di tale lavoro" (TUCHMAN, tr.it.1985, 217).

Anche in questo caso, i giornalisti ricorrono ad assunzioni preesistenti, date per scontate, appartenenti al senso comune giornalistico (per esempio "notizia-bomba","notizia del secolo", ecc.).
Le alterazioni delle routines, quindi, vengono, a loro volta, tipizzate sulla base di routines.
Possiamo, quindi, concludere che gli eventi vengono tipizzati dai giornalisti secondo modalità che rispecchiano i problemi pratici del loro lavoro e che riducono la variabilità del flusso continuo degli eventi.
Sia che parliamo di valori-notizia, sia che parliamo di tipizzazione della notizie, dobbiamo tenere presente il quadro generale delle routines produttive.
Ma quali sono le fasi, le tappe del processo di produzione delle notizie?
Questo processo produttivo lascia spazio o lo nega alla professionalità giornalistica?
Quali sono le distorsioni prodotte da questo processo produttivo?
Sono queste rimediabili?
Per rispondere a queste domande, approfondiamo ora il percorso della notizia dalle fonti alla sua confezione e presentazione.

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1.3.4. Le fonti

Non è il giornalista il produttore, né tanto meno l'inventore delle notizie.
Il suo compito è quello di mediazione, di raccolta e di esposizione delle notizie al lettore.
All'origine della notizia non c'è il giornalista, ma la fonte.
Per esempio, un disastro naturale o tecnologico sono fonti involontarie di notizie.
Come abbiamo detto in precedenza, è molto raro che il giornalista si trovi direttamente sul luogo di un evento non programmato ed imprevedibile.
Per poter ricostruire e descrivere gli eventi e valutarne le conseguenze, il giornalista deve contattare chi è stato diretto testimone degli eventi.
Parliamo, in questo caso, di fonti primarie, in genere le più attendibili.
Anche queste fonti sono comunque da verificare, in quanto anche un diretto testimone opera una sua particolare selezione dell'evento a cui ha assistito.
Il lavoro del giornalista, però, a causa delle moderne tecnologie di produzione delle notizie, si svolge oggi distante dalle fonti primarie.
In genere, egli lavora su dispacci di agenzia o su quanto viene comunicato da altre fonti secondarie quali uffici stampa o portavoce di governi, partiti e sindacati o di altre istituzioni pubbliche e private.
Come sottolinea Mauro Wolf,
"la rete di fonti che gli apparati di informazione stabilizzano come strumento essenziale per il loro funzionamento riflette da un lato la struttura sociale e di potere esistente,e dall'altro si organizza sulla base delle esigenze poste dalle procedure produttive. Le fonti che si trovano ai margini di queste due determinazioni difficilmente possono influire in maniera efficace sulla copertura informativa" (WOLF, 1985, 224).

Le fonti, quindi, non sono solo il punto di partenza, l'origine delle notizie, ma sono anche parte integrante del processo produttivo dell'informazione.
Esse condizionano tutte le fasi successive della produzione informativa e sono anche in grado di controllarla.
Dato che la produzione delle notizie deve essere ininterrotta e coprire vaste aree sociali e geografiche, è necessario per gli apparati giornalistici dotarsi di una rete di fonti stabili.
Una fonte stabile deve essere autorevole e ben collocata all'interno della struttura di potere.
Inoltre, essa deve essere in grado di produrre materiale che risponda alle esigenze degli apparati giornalistici, cioè di produrre materiale drammatizzabile, riducibile a stereotipi e facilmente inseribile nei generi giornalistici.
Una fonte stabile, quindi, si legittima per la sua autorevolezza, produttività ed economicità.
Una fonte stabile deve essere attendibile e affidabile.
Dato che il giornalista deve lavorare sempre sotto la pressione dell'urgenza della notizia, spesso e con conseguenze a volte negative egli preferisce affidarsi alle fonti istituzionali autorevoli senza verificarne l'attendibilità.
Anche se la rete delle fonti stabili ed autorevoli condiziona il processo della produzione delle notizie, gli apparati giornalistici più forti possono mettere in atto una contrattazione e mettere in dubbio quanto sostiene la fonte ufficiale, attivando e mettendo in concorrenza altre fonti.
In questo modo, la notizia diventa il prodotto di un processo di negoziazione, non lineare, una sorta di tiro alla fune.
Gli apparati più deboli, invece, non disponendo di una rete di fonti alternative da attivare, devono accontentarsi di pubblicare materiale di seconda mano sul quale non possono fare verifiche.
La contrattazione con le fonti ufficiali comporta alti investimenti e, comunque, non è possibile andare oltre il limiti di penetrabilità che la stessa fonte impone.
Inoltre, per poter contrattare nelle condizioni migliori e mantenere il proprio privilegio di accesso alle informazioni, gli apparati giornalistici finiscono con l'assecondare le esigenze e le logiche delle fonti, per esempio quella dei segreti informativi o, come abbiamo detto in precedenza, quella del pettegolezzo politico (cfr.1.2.6.).

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1.3.5. I segreti informativi

Le fonti istituzionali sono attive e fondano la loro strategia sul segreto informativo.
Questa strategia non si fonda tanto sul rifiuto di fornire informazione quanto nel
"produrla nei tempi, nei modi e nelle tipologie scelte dalla fonte" (CESAREO, 1981, 88).
Questa strategia permette alle fonti ufficiali di: Per poter superare la cortina dei segreti informativi, i giornalisti, a loro volta, devono seguire percorsi segreti.
Per proteggersi da eventuali accuse e per tenere nascoste alla concorrenza le informazioni di cui sono venuti in possesso, i giornalisti ricorrono al segreto professionale.
Tutto questo gioco di segreti fa della notizia un qualcosa di aleatorio, sempre facilmente smentibile, e finisce col favorire la strategia delle fonti.
Tra i vari segreti ricordiamo il segreto industriale, il segreto di stato, il segreto militare, il segreto scientifico ed il segreto istruttorio.
La logica del segreto informativo comporta
"una censura nel cuore stesso del processo produttivo dell'informazione e provoca, per converso, la nebulosa dei dettagli a livello del consumo" (CESAREO, 1981, 90).
Per esempio, durante le inchieste sui rapporti illeciti tra imprenditori e politici in Italia (note come Tangentopoli), il segreto istruttorio, peraltro continuamente violato anche da fonti vicine agli stessi magistrati, ha provocato sempre una marea di voci, anticipazioni ed indiscrezioni, che hanno disorientato i lettori, sono servite a manovre contro questo o quel giudice, politico od imprenditore ed hanno aperto la strada ad azioni repressive contro i giornalisti e le testate che le pubblicavano appellandosi al diritto di cronaca ed al segreto professionale.

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1.3.6. Le fonti di fase

Le fonti di fase sono quelle attivate dalle organizzazioni giornalistiche in rapporto a determinate campagne od eventi.
Sono quelle fonti che, in determinate circostanze, riescono a costituirsi ed imporsi, superando la soglia della notiziabilità.
Le organizzazioni giornalistiche possono usare queste fonti alternative per contrastare sul campo quanto affermano le fonti ufficiali stabili.
Prendiamo come esempio una manifestazione studentesca, sfociata in scontri di piazza.
In questo caso, l'organizzazione giornalistica per verificare e mettere a confronto diverse versioni dei fatti ha a disposizione la versione delle fonti ufficiali (questura e carabinieri), la versione delle fonti primarie (testimoni e manifestanti) e la versione delle fonti di fase (rappresentanti o comunicati dei movimenti studenteschi).
Le fonti di fase possono integrarsi sempre più nel sistema dei media, rafforzarsi, grazie ad esso, e diventare a loro volta fonti stabili (per esempio, il movimento ambientalista trasformatosi in partito politico).

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1.3.7. Il news management

Le organizzazioni giornalistiche, come abbiamo detto in precedenza, hanno un ruolo di mediazione tra fonte e lettore.
Esse, pur nei loro limiti, possono mettere in atto meccanismi di contrattazione con le fonti.
La stampa dovrebbe avere, soprattutto secondo i sostenitori del giornalismo anglosassone, un ruolo di controllo del potere, di "guardiano della democrazia".
Lungo la storia di questo secolo, governanti e dittatori di stati più o meno grandi hanno spesso cercato di superare il controllo della stampa, di saltare la sua mediazione, cercando un contatto diretto con la gente, ridotta a un ruolo di massa passiva.
Adolf Hitler e Benito Mussolini, che pure avevano ridotto al loro servizio tutti i media, usarono con efficacia la radio per contattare direttamente la gente.
Anche il presidente degli Stati Uniti Roosevelt, negli stessi anni dei due dittatori europei, usava la radio per contattare direttamente il popolo americano con le famose "chiacchierate davanti al caminetto".
Più recentemente, capi di governo come Bill Clinton e Silvio Berlusconi hanno usato gli spot televisivi per propagandare i provvedimenti del proprio governo.
Silvio Berlusconi, capo del governo italiano dall'aprile al dicembre 1994, per evitare la mediazione della stampa nei momenti per lui più difficili, usava mandare videocassette preregistrate ai TG, denominate da molti giornalisti "videoveline".
L"informazione diretta, senza mediazioni, non è certamente trasparente come gli uomini di potere vogliono far credere.
Saltando le mediazioni consolidate ed indipendenti della stampa, le fonti di potere vogliono informare solo secondo le proprie esigenze ed i propri interessi.
I gruppi dominanti cercano sempre di mantenere la propria egemonia attraverso una "leadership" culturale, attraverso istituzioni che garantiscono il consenso attivo delle classi subordinate.19
Tra le istituzioni che garantiscono il consenso non ci sono solo i mass media, ma anche la scuola, la famiglia, la chiesa, ecc.
I mass media non riflettono solo il consenso, ma anche partecipano a crearlo, costruendo e diffondendo le strutture cognitive attraverso cui intepretare il reale.
L'ordine egemonico che si viene a creare non è statico, ma frutto di interazioni e negoziazioni.
La realizzazione di un ordine culturale dominante, di un codice egemonico non esclude che vi siano negoziazioni o persino letture alternative.
È proprio per mantenere la propria egemonia ed impedire il costituirsi ed il diffondersi di letture di opposizione che il potere politico ed economico ha sempre cercato di piegare la stampa alle proprie esigenze attraverso la censura e la propaganda.
La censura consiste nell'occultare i fatti sgraditi.
La propaganda consiste, invece, nel manipolare a proprio favore i fatti graditi.
Coscienti della forza della propaganda furono i nazisti che nel 1933 fondarono un Ministero della propaganda e dell'illustrazione del popolo, con a capo Joseph Goebbels, che aveva come compito di modellare lo spirito dei tedeschi.
In Italia, durante il ventennio fascista, fu istituito un Ministero della cultura popolare che non aveva solo il compito di censurare l'informazione ma anche di dettare norme di comportamento e di scrittura ai mass media del tempo (radio, cinema e giornali).
Queste norme, trasmesse direttamante dalle prefetture alle redazioni, sono note con il nome di "veline".
In questi ordini era contenuto cosa pubblicare, cosa censurare, quale e quanto spazio dare ad una notizia e come commentarla.
Benito Mussolini fece uso di una propaganda quotidiana e massificata ma ebbe anche cura di ciò che in seguito sarebbe stata chiamata l'"immagine".
Per esempio, le sue divise erano sempre ben curate, il "Duce" non appariva mai stanco in pubblico, si favoleggiava sul fatto che lavorasse anche di notte, ecc.
In ogni caso, censura e propaganda hanno in comune la caratteristica di piegare sì l'informazione a particolari interessi, ma la considerano un oggetto esterno da manipolare, nascondendone o enfatizzandone degli aspetti.
Il news management è stato una svolta nel campo dei rapporti tra fonti di potere ed organizzazioni giornalistiche.
Il news management, infatti, si propone
"non di nascondere i fatti, ma di produrli; non di raccontare menzogne, ma di presentare eventi veri e visibili; non di manipolare l'informazione dall'esterno, ma di fabbricarla dall'interno del suo stesso universo" (FRACASSI, 1994, 48).

Mentre la propaganda fa leva sull'emozione, il news management fa leva sul dover essere informati.
Mentre la censura limita l'informazione, il news management la estende entro una strategia.
Il news management si alimenta dei meccanismi dell'informazione, assecondandoli.
I segreti informativi, di cui abbiamo parlato prima, possono essere considerati forme di censura e, nello stesso tempo, forme di news management.
È stato con il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan che questa strategia informativa ha assunto un'importanza cruciale.
Lo staff di Ronald Reagan si convinse che non bisognava rilasciare alla stampa poche ed isolate informazioni, ma che, per tenerla impegnata e impedirle di approfondire argomenti magari scottanti, bisognava nutrirla ogni giorno con delle storie ben confezionate, pronte ad essere immesse nel circuito dell'informazione.
La manipolazione dell'informazione passiva, in questo modo, non attraverso la censura o la propaganda, ma attraverso la "inondazione informativa".
Lo staff del presidente statunitense organizzò a questo scopo "pseudoeventi" con tecniche cinematografiche, per esempio il "summit" con il presidente sovietico Gorbaciov.
Divennero di routine le "photo-opportunities", cioè situazioni apparentemente casuali, in cui era permesso fotografare il presidente, i suoi familiari ed i suoi collaboratori in atteggiamenti "spontanei".
Altre volte, episodi e frasi ritenute signicative furono del tutto inventati.
Il news management è molto efficace e comporta pochi rischi per chi lo sa praticare, in quanto gli eventi vengono presentati come informazione e non come propaganda.
Inoltre, gli apparati giornalistici, costretti dalle loro esigenze produttive a continuare a dare notizie, devono stare al gioco e subire la "inondazione informativa", che arriva dalle fonti di potere, piuttosto che stare senza notizie ed essere così di fatto censurati.

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1.3.8. Le agenzie di stampa

Nessun giornale e nessuna televisione potrebbero coprire da soli gli eventi che accadono in tutte le aree geografiche e sociali.
Ciò comporterebbe spese tanto elevate che nessun giornale e nessuna televisione da soli potrebbero permettersi.
Per ovviare a questo, ci sono le agenzie di stampa che sono imprese giornalistiche costituite per
"raccogliere informazioni, selezionarle, eventualmente controllarle, completarle, dare loro una forma di notizia, diffonderle il più rapidamente possibile, tenendo conto della loro utilità per i giornali quotidiani, per le pubblicazioni in genere e, eventualmente, per altri settori specializzati di destinatari" (CHIZZOLA, 1976, 225).

Le agenzie di stampa sono spesso, come nel caso dell"Ansa in Italia, società cooperative che permettono bassi costi, dato che le spese vengono equamente suddivise tra i soci.
Oltre all"economicità, le agenzie di stampa garantiscono una copertura informativa ampia dal punto di vista geografico, sociale e settoriale.
Inoltre, avendo come abbonati mass media di diverse tendenze politiche, le agenzie di stampa dovrebbero essere garanzia di pluralismo, in quanto esse devono pubblicare per i loro abbonati tutto quello che, invece, dei media di parte tenderebbero ad ignorare o a falsare.
La dipendenza delle organizzazioni giornalistiche dalle agenzie provoca, però, limiti e contraddizioni notevoli.
Infatti, l'uso massiccio e diffuso delle notizie di agenzia, incrementato dal progresso delle tecnologie elettroniche, ha finito per uniformare ciò che fa notizia.
Nonostante le differenze ideologiche e di mezzi di comunicazione di massa, si è formata un'omogeneità diffusa nei criteri di notiziabilità.
Dobbiamo anche considerare che ben l'ottanta per cento del flusso delle notizie nel mondo è controllato dalle quattro più grandi agenzie occidentali (Associated Press, United Press International, Agence France Press e Reuter).
Il quadro informativo internazionale è, quindi, fortemente squilibrato e, di conseguenza, parziale.
Le notizie arrivano ai paesi più sviluppati e a quelli in via di sviluppo prevalentemente modellate secondo i filtri delle nazioni più potenti.
Quello che può apparire come un libero scambio di informazioni nel "villaggio globale" è, in realtà, una circolazione di notizie quasi a senso unico.
Infine, dobbiamo considerare che, essendo quasi sempre le agenzie ad allertare le redazioni ed essendo queste ultime portate dalla logica dell'economicità e dal rapporto fiduciario instaurato a muoversi su quanto passano le agenzie, si è sempre più accentuata
"la tendenza alla programmazione del lavoro (a coprire cioè eventi già previsti) che non il giornalismo di ricerca,di scoperta dei fatti,di approfondimento sugli eventi e i loro contesti" (WOLF, 1985, 237).


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1.3.9. L'Ansa ed il suo statuto

L'Ansa, la più importante agenzia di stampa italiana, è una società cooperativa, fondata nel gennaio del 1945 dalle imprese editoriali di dodici giornali italiani.20
Oggi, a cinquant'anni dalla sua nascita, essa è la quinta agenzia di stampa nel mondo.
L'Ansa può contare su centinaia di giornalisti e collaboratori, su diciotto sedi regionali in Italia, su novantadue uffici in tutto il mondo e serve quasi diecimila utenti.
La sua finalità è quella di assicurare un esteso ed accurato servizio di informazione ai suoi soci e ai suoi abbonati.
I criteri con cui vengono raccolte e distribuite le notizie sono sempre l'indipendenza, l'imparzialità e l'obiettività.
La pluralità di interessi ed orientamenti politici dei soci e degli abbonati dovrebbe essere una garanzia di un'informazione completa ed obiettiva.
L'Ansa deve rispondere ai soci e agli abbonati nel rispetto delle norme del suo statuto e del suo codice di comportamento interno.
L'obiettività e la completezza non sono solo conseguenze delle norme statutarie e della struttura societaria dell'Ansa, ma anche alla base del suo prestigio, della sua autorevolezza e della sua "credibilità".21
L'Ansa racconta i fatti, cerca di spiegarli, se necessario, ma non li commenta od intepreta.
I suoi redattori devono essere testimoni e non protagonisti degli eventi.
L'Ansa cerca di essere aderente ai fatti, senza falsificazioni, omissioni o reticenze.
Le informazioni vengono considerate in modo imparziale, quale che sia la fonte.
L'unico interesse considerato è il valore giornalistico che può avere una notizia.
La fonte, da cui l'Ansa ha appreso la notizia, viene resa nota, in modo che il destinatario sappia come questa notizia è nata.
Altri punti fermi del notiziario dell'Ansa sono la rapidità, per vincere la concorrenza, ma ancor più la precisione, l'accuratezza e la verifica delle informazioni trasmesse.
Il suo linguaggio deve essere uniforme, non personalizzato, ma non per questo incolore.
La notizia deve essere strutturata secondo la regola delle "cinque W" (chi, che cosa, dove, quando, perché) e cominciare con i dati più significativi, per facilitare il lavoro dei destinatari.
Le norme dello statuto e del codice deontologico interno comportano, quindi, per il giornalista Ansa una serie di principi (completezza delle informazioni, imparzialità, aderenza ai fatti, semplicità e chiarezza di linguaggio, concisione e vivacità di stile), grazie ai quali l'Ansa intende rimanere una garanzia della libertà di stampa e della democrazia pluralista in Italia.22

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1.3.10. La confezione delle notizie.

Come abbiamo detto in precedenza, le organizzazioni giornalistiche tendono sempre più a coprire eventi previsti e preprogrammati.
Gli apparati dei media sono sempre più in grado, grazie alle nuove tecnologie, di fornire informazioni in tempo reale, ma solo su un numero di argomenti prefissati.
La programmazione del lavoro giornalistico contribuisce, di conseguenza, alla stabilità delle fonti e della copertura informativa.
La maggior parte delle notizie è costruita in base a ciò che le organizzazioni giornalistiche si aspettano che accada e su questa base esse dislocano le risorse tecnologiche ed umane a disposizione.
Inoltre, dobbiamo ricordare che il rapporto tra tempo e lavoro è centrale nel processo di costruzione della notizia.
La rapidità, l'urgenza e l'essere pressati dalla notizia sono costanti del lavoro giornalistico.
Le scadenze, gli orari di chiusura o messa in onda sono difficilmente prorogabili.
Per queste ragioni il lavoro di verifica, approfondimento e contrattazione sul campo con le fonti viene spesso ritenuto improduttivo e ridotto a favore del solo lavoro di confezionamento e presentazione di materiali già preparati dalle fonti istituzionali e dalle agenzie di stampa.
Per poter essere più produttivo, il lavoro di confezionamento delle notizie è organizzato per fasi standardizzate e gerarchizzate.
Spesso i redattori lavorano senza conoscere come viene programmato il giornale e senza conoscere la collocazione ed il senso che i loro pezzi andranno ad assumere nel prodotto finale.
I redattori vengono così espropriati della loro funzione di controllo nella fase di costruzione del "menabò".23
Questo è determinato non tanto
"dall'esistenza di una fase specifica di lavorazione per la costruzione del 'menabò' (che potrebbe essere soltanto una articolazione tecnica del lavoro ed un elemento di razionalità produttiva), bensì dal fatto che questa fase è istituzionalmente sottratta alla contrattazione tra gli operatori dei diversi settori e gli addetti al 'menabò' ed è sottoposta al controllo ed al potere decisionale esclusivi della direzione" (CESAREO, 1981, 114).

La costruzione del "menabò" risente, quindi, delle gerarchie e della divisione dei ruoli nella struttura redazionale.
L'impaginazione ed il discorso complessivo di un giornale vengono elaborati dai gradi superiori della struttura redazionale e rispondono a criteri che tengono poco conto della qualità e dei contenuti dei singoli articoli.
I materiali informativi raccolti vengono, infatti, montati per favorire certe fonti, per incrementare o consolidare certi segmenti di destinatari, senza tenere conto del processo del reale dal quale sono stati estratti.
Con i titoli vengono spesso forzati i contenuti degli articoli, costituendo così due testi paralleli.
Commenti e cronache vengono accostati senza che il commentatore conosca con precisione la cronaca dell'evento che commenta e senza che il redattore di una cronaca sappia come il suo pezzo verrà commentato.
Ricordiamo, inoltre, che il redattore di cronaca ed il commentatore sono, già in partenza, lontani dall'evento, dal processo del reale, perché scrivono su materiali forniti dalle fonti e dalle agenzie di stampa.
La confezione delle notizie è, per questi motivi, sganciata dalle dinamiche dell'esperienza sociale e risponde a logiche interne agli apparati dei media e a dinamiche di mercato.
Quest'organizzazione del processo produttivo della notizia finisce col condizionare fortemente il lavoro del giornalista che tende a standardizzare ed a usare stereotipi nell'elaborazione di materiali già a loro volta preconfezionati.
La necessità di produrre con urgenza ed in modo conforme alle esigenze dell'apparato spinge il giornalista a semplificare, a serializzare, ad eliminare le ambiguità del reale.
La strategia del segreto informativo ed il news management riducono gli spazi per il lavoro di ricerca e di approfondimento e spingono il giornalista a simulare il reale, ricorrendo a stereotipi e dettagli standardizzati in una narrazione drammatica.
La complessità dell'esperienza sociale viene così sostituita con stereotipi drammatici costanti che riducono le possibilità di interpretazioni dei destinatari.24
Questi stereotipi narrativi sono una forma di autocensura produttiva che i giornalisti applicano per offrire ai destinatari percorsi di lettura che li colpiscano e li tengano fedeli al giornale.
Abbiamo, quindi,
"una gerarchizzazione e una strutturazione relativamente rigide e ripetitive degli elementi del discorso, non solo nel complesso del 'menabò' (a partire dalla presentazione grafica, ovviamente), ma anche all'interno di ciascuna notizia e di ciascuna storia":; (CESAREO, 1981, 119).


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1.3.11. La distorsione involontaria

Nonostante i continui richiami ai doveri della stampa, al suo ruolo di "guardiano della democrazia", alla necessità della sua indipendenza; nonostante i codici deontologici che testate ed agenzie di stampa possono darsi; nonostante tutti gli sforzi che un giornale può fare per separare fatti ed opinioni per essere obiettivo ed imparziale; nonostante le lodi che vengono spesso tessute nei confronti del modello giornalistico anglosassone, ritenuto più aperto al mercato ed alle esigenze dei lettori, mentre il giornalismo italiano viene, sicuramente a ragione, rimproverato di essere dipendente dal potere politico ed economico, possiamo tranquillamente affermare che, comunque, lungo tutto il processo di produzione delle notizie, entrano in gioco meccanismi di distorsione involontaria.
Come abbiamo detto prima, dalla scelta delle fonti alla selezione dei fatti ed alla confezione e presentazione delle notizie ai destinatari, entrano in gioco potenti meccanismi di censura e distorsione.
La produzione delle notizie è determinata dalla logica degli apparati dei media, quindi, non è determinata solo culturalmente, ma anche strutturalmente.
La notizia non è affatto la "novità", anzi le organizzazioni giornalistiche sono poco attrezzate a cogliere quello che c'è di nuovo nei processi sociali e, comunque, anche i cambiamenti vengono trattati secondo stereotipi.
Gli eventi vengono strappati dal loro processo, dal loro flusso continuo e colti a frammenti, ridotti ad esplosioni e poi ricontestualizzati nei formati secondo le logiche e le esigenze degli apparati e dei discorsi giornalistici.
Possiamo concludere che
"fa notizia ciò che il senso comune giornalistico e la logica produttiva dell'apparato riescono a cogliere e produrre come tale.
Fa notizia, nell'attuale modo di produzione, ciò che è straordinario ma nel contempo prevedibile e classificabile (...);
fa notizia ciò che proviene da fonti conosciute e fidate e che, in un certo senso, è già conosciuto (...), perché si riferisce all'ordine del discorso che l'apparato è in grado di cogliere, codificare e comunicare.
Fa notizia, insomma, ciò che conferma, insieme, la norma sociale e produttiva" (CESAREO, 1981, 17).
All'interno del sistema dei media, la professionalità giornalistica è soprattutto la capacità di aderire alla logica degli apparati e di costruire facili ed emozionanti percorsi di lettura dei destinatari per colpirli e mantenerli fedeli al proprio discorso informativo.

Cap.1.1
IL giornale e il suo linguaggio
Cap.1.2
Giornalismo e obiettività
Torna su Cap.1.3
Notizia e routines produttive
Cap.1.4
Costruzione sociale
della realtà
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