1. IL GIORNALISTA TRA REALTÀ E NOTIZIA


1.1. IL GIORNALE E IL SUO LINGUAGGIO

1.1.1. Il giornale come struttura produttiva
1.1.2. Il giornale come sistema di segni
1.1.3. Il giornale e gli eventi


Giornale, professionalità giornalistica, notizia, obiettività, routines produttive, distorsione involontaria e costruzione sociale della realtà sono i concetti-chiave di questo capitolo.
Cercheremo di definire cos'è un giornale.
Confronteremo il modello giornalistico anglosassone e quello italiano,a partire dall'ideale dell'obiettività.
A proposito dell'obiettività, discuteremo della sua possibilità o impossibilità, del suo essere solo un rituale o un importante criterio professionale.
Parleremo della crisi della professionalità giornalistica.
Ci soffermeremo sul fatto che criteri di notiziabilità e routines produttive condizionano fortemente il prodotto-notizia.
Concluderemo parlando della costruzione sociale della realtà, alla quale i mass media contribuiscono insieme alle altre istituzioni.

1.1. IL GIORNALE E IL SUO LINGUAGGIO

Possiamo considerare il giornale come una struttura produttiva e come un sistema di segni che interagiscono con gli eventi.

1.1.1. Il giornale come struttura produttiva

Il giornale è un luogo in cui si opera una ricostruzione della realtà all'interno di un campo di forze.
Questo campo di forze è organizzato in una struttura gerarchica.
In questa struttura gerarchica vi sono tensioni tra le varie forze che finiscono per raggiungere equilibri diversi, di cui il giornalista è solo il risultato finale.
Dalla forza-editore alla forza-redazione, dalla forza-pubblicità alla forza-tecnologia, Alberto Cavallari individua almeno una ventina di queste forze.1
Gli editori, i loro padrini politici e gli inserzionisti pubblicitari fissano i fini da raggiungere, la fisionomia editoriale del prodotto, le cifre da investire, la dimensione e la tecnologia della struttura produttiva.
Tocca poi alla struttura redazionale realizzare il prodotto destinato ai lettori.
Questo campo di forze raggiunge, quindi, il suo equilibrio entro una doppia struttura, editoriale e redazionale.
Per raggiungere i suoi fini, questa doppia struttura, organizzata gerarchicamente, produce il linguaggio della comunicazione.
Questo linguaggio, quindi, è di origine sociale in quanto prodotto in strutture che riflettono gli equilibri e le gerarchie della società.

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1.1.2. Il giornale come sistema di segni

Il linguaggio giornalistico è un sistema dotato di una sua grammatica, di una sua sintassi, è una sintesi continua di forma e di contenuto.2
In particolare, ogni giornale è un sistema di segni che
"si realizza con un intreccio forma-contenuto basato sulla formula editoriale,le funzioni che contiene,le categorie di contenuto che la sviluppano,le categorie di forma e i generi che la esprimono" (CAVALLARI,1990,257).
Per comunicare al lettore gli eventi ristrutturati secondo funzioni, ogni giornale ha un sistema di codici, sottocodici, richiami e tecniche espositive.
Funzioni e sistema di scrittura tengono conto del pubblico a cui il giornale si rivolge.
Alberto Cavallari fa notare che
"così come la stampa in ogni paese è il prodotto di una situazione sociale che rivela dei contenuti e delle forme, il giornale è un insieme di contenuti e di forme legati al rapporto giornale-lettore che si esprime per codici, segni, simboli, correlazioni, che sommandosi fanno la fisionomia di un giornale" (CAVALLARI, 1990, 258).
La formula editoriale è il luogo dove si decidono le prime caratteristiche di un giornale.
Su di essa influiscono: Ogni giornale ristruttura gli eventi secondo funzioni.
Possiamo individuare, a partire dal processo produttivo e non dalle conseguenze che esso comporta, sei funzioni:
  1. informare;
  2. esprimere opinioni;
  3. analizzare;
  4. fornire sapere enciclopedico;
  5. divertire;
  6. veicolare pubblicità.3
Sulla base di queste funzioni, la redazione suddivide i suoi compiti e decide qualità, quantità, genere e posizione dell'informazione.
Sulla base delle funzioni, viene organizzata una precisa struttura di contenuti, classificati secondo i fini da raggiungere.
Dalle funzioni derivano le categorie di forma e di contenuto e i generi giornalistici.
La scelta del genere giornalistico (cronaca, inchiesta, intervista, editoriale, ecc.), all'interno del quale sviluppare il racconto di un evento, è già un giudizio sul valore che la redazione intende attribuire a un evento.
Sono sufficienti l'impaginazione e la collocazione in un contesto a connotare una notizia.
È impossibile separare forma e contenuto, opinione e informazione.
Il giornale è un sistema di segni globale, un testo, costruito in stadi successivi, ma sempre correlati.
Il linguaggio giornalistico non è, nonostante le pressioni dell'industria culturale, del tutto artificiale, ma è strettamente connesso alle funzioni del linguaggio umano.4
Il linguaggio giornalistico è un linguaggio collettivo che non può non tener conto del lettore a cui si rivolge.
È un linguaggio prodotto da strutture organizzative, dall'alto verso il basso dall'alto, ma è anche prodotto di spinte dal basso verso l'alto, dalla società pluralista moderna.
È un linguaggio, quindi, strutturale, funzionale e sistematico.
Questo linguaggio trasforma la realtà e ristruttura gli eventi sino a far diventare evento il giornale stesso.

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1.1.3. Il giornale e gli eventi

Come attorno all'uomo, così attorno al giornale scorre il flusso degli eventi.
L'idea di evento unisce il ripetitivo e l'ordinario con l'insolito e lo straordinario.
L'essere umano non è in grado di percepire e comprendere tutto quello che accade attorno a lui.
L'attenzione e la percezione sono selettive.
Anche la percezione di un giornale è selettiva.
Nonostante i suoi mezzi, esso non può riflettere fedelmente la realtà, non può coglierla nella sua completezza.
Il processo degli eventi continua a fluire, anche se uomini e istituzioni non lo percepiscono né nei particolari, né nella sua interezza.
Secondo Alberto Cavallari, bisogna distinguere tra
"evento percepito e evento non percepito. Quando non è percepito,l'evento è oggettivo. Quando è percepito comincia ad esistere per noi,ed è selezionato" (CAVALLARI, 1990, 266).
Da questo punto di vista chi sostiene che sia possibile l'obiettività nel giornalismo, pretende di abolire la selettività della percezione.5
Il giornale non seleziona gli eventi unicamente per ragioni di percezione, ma anche perchè ha dei fini nel quadro dell'industria culturale.
Inoltre, esso scompone gli eventi selezionati in vista della loro ricomposizione entro il suo sistema di segni ed il suo formato.
Tra eventi e giornale vi è un'interazione continua.
È il giornale che decide cosa diventa avvenimento pubblico e questo avvenimento influenza a sua volta gli altri eventi dell'esperienza individuale e collettiva, trasformandoli.
Il giornale tende ad essere un trasformatore di eventi, sino a diventare un evento esso stesso.
Il linguaggio del giornale non è passivo, ma autonomo e attivo.
Esso non fa solo un inventario della realtà, ma anche produce, inventa delle realtà diverse da quelle che stavano alla base della percezione iniziale.

Cap.1.1
IL giornale e il suo linguaggio
Cap.1.2
Giornalismo e obiettività
Torna su Cap.1.3
Notizia e routines produttive
Cap.1.4
Costruzione sociale
della realtà
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