4. QUATTRO QUOTIDIANI A CONFRONTO



4.5. LE FIGURE RETORICHE

Partiamo dalle figure retoriche dell'ambito dei metalogismi (cfr.2.7.3.).
Osservando le sanzioni sulla manifestazione, notiamo subito che sono caratterizzate dalla figura retorica dell'iperbole.
Il 13/11 troviamo anche delle iperboli grafico-visive.
In particolare, si va da superlativi relativi come "la più grande del dopoguerra" a superlativi assoluti come "immensa moltitudine", "mega-manifestazione", "mobilitazione senza precedenti", ecc.
Notiamo anche il silenzio iperbolico nel titolo di prima pagina de la Repubblica il 13/11 (cfr.3.4.3.).
Silenzio iperbolico, da "brivido" è, secondo Ugolini, il minuto in ricordo delle vittime dell'alluvione (cfr.3.1.4.).
Sempre con l'uso di iperboli, i leader sindacali sanzionano negativamente la richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo, atto "gravissimo" a cui il sindacato opporrà una risposta "durissima" (cfr.3.1.1.).
La Repubblica insiste con delle iperboli sulla competenza dell'"organizzazione sindacale".
Vi troviamo, infatti, metafore unite ad iperboli come "macchina a pieno regime" e "colossal sindacale".
Se passiamo ad il Giornale, con l'iperbole viene connotata la cifra spesa o meglio "sprecata" dal sindacato per la manifestazione.
Restando nell'ambito dei metalogismi, ricordiamo che Fini sanziona come paradossale, nella sua polemica con la redazione de la Repubblica, la richiesta "inconsapevole" di nuove tasse.
Per la Repubblica, invece, non si tratta di un paradosso, ma di una posizione logica e coerente (cfr.3.4.4 e 3.4.5).
Tra i metalogismi vanno collocati anche l'eufemismo e l'ironia (cfr.2.7.3.).
Opposto all'iperbole che aumenta le cose, l'eufemismo ne sminuisce la portata, sostituendo dei semi considerati ingombranti o superflui con dei nuovi.
Un esempio dell'uso di eufemismi lo troviamo nella narrazione degli"incidenti" provocati dai Cobas.
L'Unità, in una cronaca relegata alla fine delle pagine dedicate alla manifestazione, abbonda in eufemismi come "solo qualche scaramuccia", "pochi incidenti", "qualche episodio di violenza e intolleranza", "breve carica della polizia" ecc. (cfr.3.1.4.).
Anche nel Corriere della Sera troviamo eufemismi come "soltanto tre incidenti", "feriti non gravi" e "veloce faccia a faccia" ma gli slogan dei manifestanti sono sanzionati iperbolicamente come "durissimi" (cfr.3.3.3.).
La Repubblica, a proposito di questi "incidenti", usa un eufemismo più un ossimoro definendoli "violenta scaramuccia" per poi reiterare l'isotopia della "organizzazione sindacale" (cfr.3.4.3.).
Il Giornale, invece, enfatizza questi "scontri" nei titoli e nella loro cronaca con iperboli come "scontri da Circo Massimo", "attacchi veri e propri" ecc. (cfr.3.2.3.).
l'Unità, il Corriere della Sera e la Repubblica sottolineano la componente ironica della manifestazione.
Il Giornale, invece, non dà ai manifestanti nessun ruolo attivo (tranne agli "agguerriti" Cobas) e manca questa componente ironica.
L'ironia è spesso usata dall'enunciatore per provocare il proprio antagonista.
A questo scopo è molto utilizzata sia nelle cronache che nei commenti.
Ne il Giornale ironizzano, per esempio, Feltri sul "Sol dell'avvenir" contrapposto al "fango" piemontese, Casaccia nella sua cronaca l'11/11 sulla manifestazione che diventa un film e Socci il 14/11, rivolto a Bertinotti, sulle magliette raffiguranti Che Guevara, uno dei simboli della manifestazioni.
Socci non risparmia con la sua ironia nemmeno il presidente della Repubblica Scalfaro.
Sempre ne il Giornale, troviamo dell'ironia nel provocatorio articolo del 15/11 in cui si accusa i manifestanti di aver rifilato cibo scaduto ai barboni della stazione Porta Nuova di Torino.
Ne l'Unità Veltroni il 13/11 ironizza sul fallimento delle promesse di Berlusconi.
Nella cronaca della giornata di Berlusconi concomitante alla manifestazione, l'Unità ironizza sull'atmosfera "magica" dell'ospedale San Raffaele turbata da Tangentopoli e dalla contestazione degli infermieri.
Anche parlando di Abete il cronista de l'Unità il 13/11 ironizza sulla "cena che sta diventando indigesta", inscrivendo nel testo un lettore modello competente sulla cena in casa Agnelli in cui la Confindustria diede il "via libera" alla "Finanziaria" di Berlusconi (cfr.3.1.4.).
Di minor rilievo è la presenza dell'ironia nel Corriere della Sera e ne la Repubblica.
I cronisti del Corriere della Sera danno sì spazio all'ironia dei manifestanti, ma solo in un caso abbiamo notato che essi si affidano a questa figura retorica, cioè quando ironizzano sul codice di Berlusconi con l'enunciato "dice proprio cognita" (cfr.3.3.3.).
Ne la Repubblica troviamo Scalfari ironizzare sui "pessimi mesi del polo del buon governo" (cfr.3.4.3.).
Passando all'ambito dei metasememi, ricordiamo in particolare la metonimia e la metafora (cfr.2.7.2.).
La metonimia più frequente nei testi considerati la troviamo in enunciati come "scendere in piazza", "andare in piazza" o semplicemente "in piazza" usati al posto di "manifestare".
Meno frequenti sono le metonimie "palazzo Chigi" per "governo" e "Montecitorio" per "Camera dei deputati".
Nell'editoriale di Paolo Franchi nel Corriere della Sera le "piazze gremite" sono sempre metonimia per "manifestazione" e le "urne" stanno per "elezioni" (cfr.3.3.3.).
Un capitolo a parte meriterebbero le metafore che abbondano in tutte le cronache e commenti.
Le più frequenti ed adatte alla circostanza sono quelle che richiamano l'alluvione.
Per esempio, nel commento di De Gregori la politica del governo diventa un "diluvio", un'"inondazione" per salvarsi dalla quale bisogna "remare contro" (cfr.3.1.3.).
Anche per Larizza la politica del governo è un'"alluvione" per la democrazia (cfr.3.4.2.).
In risposta a questa "alluvione", secondo il cronista de l'Unità Ugolini, sinistra e sindacato devono ricostruire gli "argini" (cfr.3.1.4.).
Feltri nel suo editoriale usa una metafora che evoca l'alluvione parlando di "dissesto" del "Paese" attribuendone le colpe alla sinistra ed al sindacato (cfr.3.2.3.).
Fini nella sua lettera a la Repubblica usa la metafora della "catastrofe" che ha colpito il sistema pensionistico, "catastrofe" dalla cui colpa il leader di AN assolve il governo Berlusconi (cfr.3.4.5.).
Possiamo poi collegare la metafora della "marea" di manifestanti (cfr.3.1.5.) con quella dell'"isola" di palazzo Chigi e Montecitorio separati dalla gente per mezzo dei cordoni di polizia (cfr.3.4.3.).
Numerose sono le metafore "belliche".
Per esempio, nel Corriere della Sera l'11/11 la richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo diventare una "dichiarazione di guerra" a cui il sindacato risponde con la minaccia di una "lotta senza sosta".
Più sfumata è la metafora "braccio di ferro" usata sempre dal Corriere della Sera l'11/11 per connotare lo "scontro" tra governo e sindacati (cfr.3.3.1.). Un'altra metafora "bellica" compare nel "retroscena" de la Repubblica l'11/11 in cui vediamo Romiti "sparare a zero" (cfr.3.4.1.).
Richiamano eventi bellici anche la metafora del "rastrellamemto" di denaro subito dagli operai e dai pensionati, "rastrellamento" con cui i sindacati hanno costruito la loro competenza per organizzare la loro manifestazione (cfr.3.2.2.).
Anche Veltroni usa la metafora della "battaglia" nel minacciare l'inasprimento dello "scontro parlamentare" (cfr.3.1.4.).
Altre metafore "belliche" unite anche ad iperboli le troviamo nella cronaca de il Giornale il 13/11 sugli scontri provocati dai Cobas: "guerriglia urbana", "focolai di battaglia" ed "attacchi veri e propri" (cfr.3.2.3.).
Ricorrente è anche la metafora della "partita a carte".
Per esempio, per la Repubblica del 12/11 il nuovo sciopero generale è una "carta" che il sindacato può "giocare" (cfr.3.4.2.).
Ugolini sanziona la competenza dei manifestanti con la metafora "carte in regola" (cfr.3.1.4.).
Scalfari nel suo editoriale parla di qualcuno che ha giocato con le "carte truccate" per cui bisogna ricominciare la "partita".
È lasciato inferire al lettore chi sia questo "baro".
Si dice esplicitamente che "bari" sono il governo ed i suoi "esperti" nella cronaca della conferenza-stampa sindacale ne la Repubblica l'11/11 e nella cronaca della Risari nel numero speciale de l'Unità il 12/11 (cfr.3.1.2., 3.4.1. e 3.4.3.).
Al gioco degli scacchi fa, invece, riferimento la metafora "arroccamento" di Berlusconi nella cronaca della giornata del capo del governo su l'Unità del 13/11 (cfr.3.1.4.).
Dal sottocodice medico provengono metafore come "collasso" e "risanamento" che troviamo un po' in tutti i quotidiani.
Al corpo umano si richiamano metafore come quella del "body building" a connotare la "prova di forza" sindacale nel commento di Granzotto ne il Giornale del 12/11, quella dei "muscolosi falchi della maggioranza" nell'editoriale di Veltroni ne l'Unità il 13/11 e quella che trasforma le vie di Roma in "vene", in "pulsare d'umanità" nella cronaca di Fuccillo ne la Repubblica il 13/11 (cfr.3.2.2., 3.1.4 e 3.4.3.).
Metafore "automobilistiche" le troviamo nel commento di De Gregori il 12/11 ne l'Unità ove essere all'opposizione diventa "andare contro mano" e governare l'Italia "guidare un autobus" (cfr.3.1.3.).
Ricordiamo anche che ne la Repubblica l'"organizzazione sindacale" è connotata dalla metafora più iperbole "macchina a pieno regime" (cfr.3.4.2.).
Ci fermiamo in questa carrellata di metafore con quelle che richiamano degli animali.
È il caso della metafora degli "sciacalli" con cui il cronista de l'Unità Ugolini sanziona chi ha messo in dubbio la solidarietà tra manifestanti ed alluvionati.
Abbiamo già accennato alla metafora dei "muscolosi falchi" che troviamo nell'editoriale di Veltroni il 13/11 (cfr.3.1.4.).
Ricordiamo che è un abituale stereotipo giornalistico contrapporre i "falchi" alle "colombe" così connotando da una parte chi sostiene in un partito o in un'alleanza una posizione più intransigente, dall'altra chi è più morbido ed incline alla mediazione.
Passando all'ambito delle metatassi, ci soffermeremo in particolare sulle ellissi e sugli iperbati presenti sopratutto nelle titolazioni.
Una forma particolare di ellissi è la frase nominale.
Fanno parte delle metatassi anche le simmetrie e le enumerazioni (cfr.2.7.1.).
È nel Corriere della Sera che più frequentemente appaiono ellissi ed iperbati nella titolazione.
Con gli iperbati vengono evidenziati di solito gli enunciatori (Berlusconi, i leader sindacali, ecc.) a cui è delegata la parola o gli oggetti di valore attorno a cui si svolge la lotta, in particolare la "Finanziaria".
In un caso, sempre nel Corriere della Sera, è Roma, spazio della performanza "manifestazione", ad essere evidenziata con un iperbato.
Le ellissi sono di solito segnalate dai due punti e, sia pure meno frequentemente, dalle virgole.
Spesso questi due punti e queste virgole stanno per sintagmi verbali come "dicono" o "affermano" introducendo così gli enunciati delegati dal quotidiano ad un enunciatore.
Come abbiamo già detto più volte, queste deleghe che appaiono come citazioni precise, con o senza virgolette, non sono mai tali ma sono esplicitazioni di un topic individuato dall'autore del titolo.
La frase nominale consiste nella soppressione del sintagma verbale e nella sincretizzazione del suo contenuto e di parte delle sue funzioni in un sintagma nominale che rimane presente nell'enunciato.
Un esempio di frase nominale lo troviamo nell'occhiello in prima pagina del Corriere della Sera il 12/11 (cfr.3.3.2.).
Quasi sempre in forma nominale sono i titoli degli editoriali e dei commenti.
Frequentissime sono poi le enumerazioni.
A dare ampio spazio all'enumerazione dei mezzi di trasporto usati dai manifestanti per raggiungere Roma è l'Unità l'11/11 (cfr.3.1.1.).
Sia pure in misura minore questa enumerazione come quella dei cortei, delle piazze e degli oratori sindacali è presente anche ne la Repubblica e nel Corriere della Sera.
Queste enumerazioni esplicitano la competenza del sindacato e dei manifestanti.
Il Giornale, invece, dà poco spazio a tutto questo e preferisce enumerare come la cifra di sessanta miliardi è stata raccolta e spesa dai sindacati (cfr.3.2.2.).
Se passiamo alla cronaca della manifestazione, il Corriere della Sera enumera i leader dell'opposizione politica presenti sui palchi sindacali, gli striscioni e gli spezzoni di corteo (cfr.3.3.3.).
Altre enumerazioni servono a figurativizzare la manifestazione, a segmentarla in lavoratori, giovani, ecc.
Nei commenti e negli editoriali le enumerazioni servono all'enunciatore per presentare ordinatamente le proprie argomentazioni.
È, per esempio, il caso dell'editoriale di Scalfari ("spero...spero...spero...") o della lettera di Fini ( "faccio osservare...non posso fare a meno...contesto con fermezza..." ).
Le simmetrie sono presenti specialmente nei titoli.
È il caso dell'occhiello del Corriere della Sera che il 12/11 oppone il "voto di fiducia" ai cortei (cfr.3.3.2.) o dei titoli degli editoriali di Franchi e di Veltroni che oppongono il primo la "protesta" alle "urne" il secondo "questa Italia" al "governo di ultrà" (cfr. 3.1.4. e 3.3.3.).
La simmetria più evidente è nella titolazione de il Giornale il 13/11 ove i manifestanti sono contrapposti agli alluvionati (cfr.3.2.3.).
Concludiamo passando brevemente all'ambito dei metaplasmi.
Nella cronaca della manifestazione nel Corriere della Sera il 13/11 abbiamo visto Purgatori al fianco di un manifestante, preso come simbolo di tutti.
Nel contenuto del cartello appeso al collo di questo manifestante troviamo un'apocope ed una sincope: "Berluscò" e "core" (cfr.3.3.3.).
Rilevante è anche la rima "sfila-spala" del titolo di prima pagina de il Giornale il 13/11 (cfr.3.2.3.).

Cap.4.1
Lo spazio dato
alla notizia
Cap.4.2
Attori, attanti
loro competenze e
oggetti di valore
Cap.4.3
Le performanze,
i loro spazi e
i loro tempi
Torna su Cap.4.4
Manipolazione e
sanzione
Cap.4.5
Le figure
retoriche
Cap.4.6
La discorsivizzazione
ed i lettori modello
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