3. LA RAPPRESENTAZIONE GIORNALISTICA DI UN EVENTO: LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE SINDACALE DEL 12/11/1994

3.4. LA REPUBBLICA: L'OSSERVATORE SCHIERATO

3.4.1. Il giorno prima
3.4.2. Il giorno della manifestazione
3.4.3. Il giorno dopo
3.4.4. Due giorni dopo
3.4.5. Tre e quattro giorni dopo


3.4.1. Il giorno prima

L'11/11 la Repubblica dedica alla manifestazione un richiamo in prima pagina e la pag. 11.
L'opinione della Confindustria la troviamo a pag. 45, tra le pagine dedicate all'"Economia-sindacato", condita da un "retroscena".
Il richiamo di prima pagina è composto da un occhiello in forma nominale che contiene il tempo e lo spazio della performanza "manifestazione" ("Domani...a Roma").
Nel titolo, sempre in forma nominale, troviamo il soggetto collettivo quantificato in "un milione", l'oggetto di valore negativo per questo soggetto, cioè la "manovra" e l'esplicitazione "in marcia" del trasferimento verso il luogo della performanza.
La pag. 11 è tematizzata, grazie all'ormai tradizionale testatina.
Questa testatina esplicita come topic della pagina "la protesta sociale".
L'occhiello-sommario apre con il tempo della performanza ("domani") e con una sanzione iperbolica ("mega") della performanza stessa.
La funzione attanziale dei sindacati è quella di destinante.
Il soggetto collettivo della manifestazione è qui quantificato in "ottocentoottantaciquemila persone".
la Repubblica reitera spesso l'isotopia dell'organizzazione sindacale, organizzazione sanzionata iperbolicamente come "poderosa".
Ad esplicitare questa competenza dei sindacati troviamo l'enumerazione dei mezzi di trasporto.
Non viene comunque occultato l'iniziale dissenso della CISL e la cancellazione della parte "spettacolare" della manifestazione.
Il titolo evidenzia con un iperbato il luogo della manifestazione "Roma" che viene ad assumere la competenza di una "città aperta".
Questo titolo inscrive un lettore modello competente cinematograficamente su un celebre film di Roberto Rossellini.
I due punti segnalano anche qui un'ellissi non introducendo una delega dell'enunciazione ma un atto esercitivo, una modalizzazione secondo il dovere del soggetto, espanso il più possibile in "tutti".
"In piazza" è, come abbiamo già visto in precedenza, una metonimia che sta per "manifestazione".
Sembra, quindi, essere la Repubblica stessa il destinante della manifestazione.
Il catenaccio reitera il titolo del richiamo di prima pagina "un milione in marcia".
Sotto la titolazione troviamo un disegno con informazioni referenziali sui percorsi dei cortei.
Nello stesso box del disegno ci sono altre informazioni referenziali sui concentramenti, sui percorsi dei cortei, sui luoghi, sugli oratori dei comizi sulle dirette TV e sul film che verrà girato da ventun registi.
L'articolo a firma di Vittoria Sivo apre con un'enumerazione del numero dei partecipanti e dei mezzi di trasporto.
Le strade di Roma sono il luogo della performanza "manifestazione", sanzionata iperbolicamente come "la più grande mai organizzata".
Ricordiamo che la Repubblica insiste sull'isotopia dell'"organizzazione".
L'isotopia dell'"organizzazione" è reiterata da semi come "fino al dettaglio" e "tutto come previsto".
I sindacati sono soggetti di una sfida che ha come obiettivo il "record" di una manifestazione di "un milione di persone".
È a questo punto che appaiono l'oggetto di valore "cambiamento della manovra" positivo per il sindacato e quello negativo e gerarchicamente superiore "tagli alle pensioni".
Non manca, come nell'occhiello, un breve cenno al dissenso della CISL sull'opportunità della manifestazione dopo l'alluvione in Piemonte.
L'inizio della performanza è fissato per quando "sarà ancora buio".
Vengono reiterati i luoghi dei concentramenti, dei comizi e degli oratori.
Troviamo la nuova sanzione iperbolica "cifre gigantesche".
Queste "cifre" sulla competenza della manifestazione sono poi figurativizzate: i soldi spesi, il numero degli pullman, ecc.
A proposito della cifra spesa notiamo che si parla di "autofinanziamento".
Sempre a proposito dell'"organizzazione" l'articolo si conclude con i sindacati che si autosanzionano "vincitori" di "un colossale ingorgo", grazie ai parcheggi fissati.
I sindacati appaiono, quindi, tutt'altro che desiderare la "paralisi" della città.
Le vere e proprie deleghe ai leader sindacali le troviamo nell'articolo che occupa la parte bassa di pag. 11.
Si tratta della cronaca della conferenza-stampa dei leader sindacali nella sede della stampa estera.
L'occhiello di questa cronaca vede i leader sindacali come soggetti che si oppongono al "voto di fiducia" voluto dal governo e come destinanti di un nuovo sciopero generale.
Nella cronaca è precisato che per questo sciopero si è ancora allo stadio della "possibilità".
È nel titolo che viene per la prima volta delegata, tra virgolette, l'enunciazione ai leader sindacali.
Il governo è sanzionato come "irresponsabile" e "falso".
Nel sommario i leader sindacali sono antroponimizzati come Cofferati, Larizza e D'Antoni.
Le accuse e le sanzioni sul governo appaiono collettive, di tutti e tre i leader sindacali.
Di nuovo sono sanzionate veridittivamente come "false", con l'uso della metafora "barano", le affermazioni del governo sul "collasso" dell'INPS.
La Sivo apre questa cronaca presentando i leader sindacali come enunciatori di avvertimenti, di minacce a Berlusconi e destinanti di una manifestazione che diventerà a sua volta soggetto di enunciazioni.
È da notare di nuovo la metonimia "piazza".
Queste enunciazioni dei leader sindacali sono collocate in un tempo anteriore alla delega alla "piazza".
Negli enunciati delegati ai leader sindacali non troviamo traccia esplicita della minaccia di un nuovo sciopero generale.
È la cronista che lo esplicita traendo sue conclusioni dalle pesanti sanzioni sindacali sul fare del governo.
La cronista, inoltre, sottolinea la scelta della sede della conferenza-stampa: la prestigiosa sede della stampa estera.
Un altro topic di questa conferenza-stampa è quello del rapporto tra alluvione e manifestazione.
Non viene occultato che c'era stato il dissenso della CISL sull'opportunità della manifestazione, ma viene anche esplicitata la certezza dei leader sindacali che non vi è contrapposizione tra lotta e solidarietà, che l'una non è stata preferita all'altra.
La manifestazione stessa è ritenuta dai sindacati una forma di solidarietà.
Viene dato per scontato, non c'è alcun dubbio sulla "disponibilità" dei sindacati nel farsi aiutanti della popolazioni contro l'alluvione.
La cronista gerarchizza le affermazioni dei leader sindacali sanzionando come "più drastiche" quelle di Larizza.
Sono di Larizza le sanzioni veridittive, riprese nel titolo e nel sommario, della "falsità" del governo sul presunto "collasso" dell'INPS.
Tocca a D'Antoni, invece, valorizzare positivamente il clima creato dall'accordo del luglio 93 e sulla base di questo rilevare le posizioni critiche della Confindustria sul governo.
Interessante è l'ultimo enunciato delegato a Cofferati.
Il giudizio epistemico di Cofferati appare "netto", senza dubbi sulle connotazioni "classiste" della "manovra" economica del governo.
La Repubblica reitera questa isotopia dell'"ingiustizia" nelle sue cronache, nei suoi editoriali e nella lettera di Fini.
Sempre a firma di Vittoria Sivo troviamo una cronaca a pag. 45, inquadrata come "retroscena".
Nell'occhiello troviamo ipotizzata una contrapposizione tra Abete e Romiti.
Abete conferma la sua linea di "neutralità".
La posizione di Romiti è introdotta dall'avversativa "ma" e lasciata inferire al lettore con l'uso dei tre punti.
La metafora "sparato a zero" lascia comunque presupporre una forte sanzione negativa di Romiti sul fare di Abete.
Nel titolo appaiono l'enunciatore "industria" e l'enunciatario "Berlusconi".
Nella delega all'enunciatore "industria" quest'ultima con un "noi" esclusivo ribadisce la sua "neutralità" verso Berlusconi.
Anche se tra virgolette, di nuovo non si tratta di una citazione precisa ma dell'individuazione di un topic da parte della cronista nel discorso di Abete.
In questa cronaca Abete sembra parlare a nome della Confindustria compatta, ma è la stessa cronista a mettere in dubbio questa compattezza, a svelare dei "retroscena".
Al di là degli oggetti di valore "approvazione della finanziaria" e "dialogo", secondo la cronista, la Confindustria deve ribadire la sua "neutralità" perché quest'ultima è stata messa in dubbio da una colazione riservata con i leader sindacali.
Romiti appare destinante giudice che sanziona come "non opportuna" questa colazione riservata.
In ogni caso, la Confindustria appare destinante di un "messaggio" al sindacato in cui conferma la sua "massima disponibilità" al "dialogo" e sanziona "rispettosamente" la manifestazione.
Inoltre, Confindustria e sindacati sono soggetti di un programma comune di aiuto agli alluvionati.
Dal punto di vista discorsivo, tranne nel caso del "noi" esclusivo del titolo, questa cronaca è tutta in terza persona.
Le deleghe dell'enunciazione, come nella cronaca della conferenza-stampa sindacale, sono brevi e la cronista non manca di emettere sue sanzioni tipo "ufficialmente", "messaggio esplicito", "invito accorato", ecc.

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Va giù


3.4.2. Il giorno della manifestazione

Il 12/11 la Repubblica reitera in prima pagina lo stesso titolo del giorno precedente ("Un milione in marcia").
Oltre a questo titolo di taglio medio, troviamo un breve articolo di richiamo alle pag.8 e 9.
Nell'occhiello la sfida del sindacato sembra concomitante alla richiesta da parte del governo del "voto di fiducia" sul condono edilizio.
Nel catenaccio troviamo il luogo della performanza "Roma" ed il soggetto collettivo "un milione" che si trasforma in "cinque cortei".
Consideriamo sempre la "manovra" l'oggetto di valore negativo per sindacati e manifestanti.
L'articolo di prima pagina apre con la metafora "macchina a pieno regime" che reitera l'isotopia dell'"organizzazione sindacale".
Viene esplicitata la duratività del funzionamento della "macchina sindacale".
La manifestazione di Roma appare come il momento terminativo di questo processo narrativo.
È grazie alla competenza dell'"organizzazione sindacale", figurativizzata nell'enumerazione dei mezzi di trasporto, che il soggetto collettivo "un milione di persone" si sta trasferendo nello spazio avvicinandosi al luogo della performanza "Roma".
L'unico ad opporsi all'organizzazione della manifestazione è l'anti-soggetto "maltempo", che sappiamo essere stato soggetto nella performanza "alluvione".
Concomitante alla manifestazione, o meglio, al processo che porta ad essa, nello spazio "Parlamento" ha luogo un altro processo narrativo: il "cammino della legge finanziaria".
Un momento di questo "cammino" è la richiesta del "voto di fiducia" sul condono edilizio.
Delle pag.8 e 9, tematizzate dalla testatina "La protesta sociale", ci interesseremo in particolare della sintesi di una conferenza-stampa dei leader sindacali a Torino.
In queste due pagine, tra loro legate da una foto di manifestanti, ci sono anche un'intervista a Vittorio Foa, informazioni referenziali sui mezzi di trasporto, sui cortei, sui comizi, sul servizio di vigilanza e sulla diretta TV.
In un box vengono ricordate alcune delle più grandi manifestazioni a Roma degli ultimi dieci anni.
La cronaca da Torino, a firma di Riccardo De Gennaro, come quella del giorno precedente di Vittoria Sivo, ha un occhiello in forma di sommario.
Il trasferimento del soggetto collettivo "manifestanti" verso il luogo della loro performanza è qui connotato metaforicamente come un "esodo".
La "Finanziaria" appare come l'oggetto di valore negativo.
La preposizione "nonostante" è ambigua, può dar luogo a due letture: può sembrare che il cronista sanzioni negativamente l'intenzione di manifestare o che ne sanzioni positivamente la riuscita nonostante anche l'anti-soggetto "maltempo".
Questa seconda lettura è la più valida se la si inserisce nell'isotopia dell'"organizzazione sindacale".
Già in prima pagina infatti abbiamo visto che si parla del "maltempo" come "unica incognita".
È poi delegata l'enunciazione a CGIL, CISL e UIL.
Il topic principale dei discorsi sindacali è quello dei rischi che corre la democrazia a causa del "voto di fiducia" chiesto dal governo.
Questi rischi sono connotati metaforicamente come un'"alluvione".
Ricordiamo che questo tipo di metafore sono appropriate perché pochi giorni prima c'era stata l'alluvione in Piemonte.
Nel titolo il soggetto collettivo, espanso il più possibile, è l'"Italia intera".
Questo soggetto collettivo è protagonista della performanza "manifestazione", qui esplicitata con la metonimia "in piazza".
Il sintagma verbale "torna" lascia presupporre che questo soggetto collettivo non sia nuovo a questa performanza, quindi viene inscritto nel testo un lettore modello competente sul percorso narrativo della lotta tra manifestanti e governo Berlusconi.
Nel catenaccio troviamo tempo e luogo della performanza e un atto epistemico collettivo di rifiuto che ha come destinatario "Berlusconi" ("...un milione di no...").
Mentre il luogo della manifestazione è "Roma", luogo della conferenza-stampa di cui Riccardo De Gennaro fa la cronaca è la "Camera del lavoro di Torino".
Questo luogo è stato scelto per sottolineare la solidarietà del sindacato con gli alluvionati.
La cronaca apre reiterando quanto scritto nel titolo.
Il soggetto collettivo è quantificato in "oltre un milione di persone".
Il cronista installa nel discorso un attante osservatore collocato nello spazio "Roma", osservatore dotato della passione dell'attesa.
Il cronista passa però subito ad una delega agli operai piemontesi, ad un loro striscione in cui "riecheggia un famoso slogan dedicato a Che Guevara".
Lo striscione viene mostrato ai leader sindacali prima della loro conferenza-stampa.
Il contenuto di questo striscione sottolinea la solidarietà tra manifestanti ed alluvionati.
Il "Piemonte" appare come soggetto sia della lotta che della "ricostruzione".
Simbolo di solidarietà è anche la presenza dei leader sindacale a Torino nel giorno di lutto nazionale.
Simbolica sarà pure la presenza dei lavoratori a piemontesi a Roma.
La maggior parte dei lavoratori piemontesi è impegnata in un'altra performanza, nello "spalare il fango".
La duratività di questo secondo programma d'azione è segnalato dal predicato aspettuale "continuerà".
A questo punto, il cronista ribadisce che l'obiettivo dei sindacati è comunque una manifestazione con "un milione di persone".
Il cronista reitera qui l'isotopia della "macchina organizzativa" connotando iperbolicamente la performanza sindacale come un "colossal" cinematografico.
Il cronista sottolinea che la performanza sindacale, a causa dell'alluvione in Piemonte, perde le sue connotazioni ludiche ed accresce quelle di solidarietà, mantenendo come oggetto di valore negativo la "Finanziaria".
L'enunciazione è poi delegata a D'Antoni che ribadisce che la solidarietà fa parte della competenza del "movimento di lotta" e che sanziona come "pasticciato e confuso" il fare del governo.
Vengono poi fornite informazioni referenziali sui comizi e sugli oratori.
Dopo questo, il cronista pone una domanda sul dover fare del sindacato, una volta realizzata la manifestazione, in risposta al "voto di fiducia" chiesto dal governo.
Il dover fare del sindacato è connotato metaforicamente come "giocare una carta".
La risposta la dà lo stesso cronista intepretando i discorsi dei leader sindacali: i sindacati sembrano attendere, "temporeggiare", ma è segnalato dalla marca aspettuale "per ora" che essi sono prossimi a nuove decisioni, a nuove performanze.
È poi delegata l'enunciazione a Larizza che paragona, come già esplicitato nell'occhiello, la richiesta del "voto di fiducia" ad un'"alluvione" per la democrazia.
Di fronte a questa "alluvione", a questi rischi che corre la democrazia, i sindacati si autodestinano come soggetti di una "opera di soccorso" sanzionata iperbolicamente come "imponente".
Il momento incoativo del nuovo programma d'azione sindacale è posto nel giorno 22/11. A Cofferati è delegata un'altra sanzione iperbolica del fare del governo, definito "atto gravissimo".
È sempre Cofferati a rilevare i dubbi, le preoccupazioni della Confindustria per l'inasprirsi dello "scontro" sociale.
Troviamo poi in questa cronaca informazioni sugli scioperi regionali e di categoria ed una delega al vescovo di Bergamo.

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