4. QUATTRO QUOTIDIANI A CONFRONTO



4.3. LE PERFORMANZE, I LORO SPAZI ED I LORO TEMPI

Sinora ci siamo soffermati soprattutto sulle competenze e sugli oggetti di valore.
La competenza comprende le modalità virtualizzanti del volere e del dovere e quelle attualizzanti del sapere e del potere.
La competenza è, riassumendo, l'essere che permette il fare (vedi MARSCIANI e ZINNA, 1991, 93 sgg.).
Un atto pragmatico è l'insieme di una competenza e di una performanza.
Quest'ultima può essere definita come far essere, come realizzazione dell'esistenza semiotica.
Per meglio inquadrare le performanze anticipiamo qui le procedure di temporalizzazione e spazializzazione che farebbero parte della sintassi discorsiva.
La perfomanza su cui abbiamo maggiormente posto la nostra attenzione è la "manifestazione".
Questa performanza è stata realizzata in uno spazio ben preciso, toponimizzato dai vari quotidiani come "Roma" o la "capitale" con le sue vie e le sue piazze.
Roma non appare soltanto come luogo di una performanza.
La città di Roma acquisisce anche altre competenze.
Per esempio, nel Corriere della Sera la città intera tende a trasformarsi in una grande piazza ed in un soggetto che "ospita" i manifestanti.
Sempre nel Corriere della Sera le note di colore su Roma senza traffico sono positive.
Roma subisce sì una paralisi ma a questa reagisce positivamente (cfr.3.3.3.).
Ne la Repubblica Roma diventa il luogo di uno spettacolo, è "teatro" di un "colossal" sindacale.
Inoltre, richiamando precise competenze cinematografiche del lettore, Roma è connotata come "città aperta" (cfr.3.4.1.).
Se passiamo, sempre ne la Repubblica, alla cronaca di Fuccillo il 13/11 la città di Roma e le sue vie diventano un tutt'uno con la manifestazione stessa (cfr.3.4.3.).
Ne il Giornale, invece, la "capitale", oltre che spazio della performanza "manifestazione", appare come un soggetto danneggiato, "paralizzato" da quest'ultima.
A questo proposito, la Repubblica, reiterando l'isotopia dell'organizzazione sindacale, precisa che la paralisi della città viene evitata, grazie ai parcheggi (cfr.3.4.1.).
Ben altre connotazioni assume questa "invasione" di Roma ne l'Unità.
Roma non appare in questo quotidiano assolutamente danneggiata dalla manifestazione sindacale, anzi le note di colore sulla giornata di sole la rendono ancora più accogliente nei confronti dei manifestanti.
Nel numero speciale de l'Unità la "capitale" con la sua memoria diventa destinante-giudice della manifestazione (cfr.3.1.2.).
C'è un altro spazio che in quei giorni aveva tragicamente conquistato le prime pagine dei giornali: il "Piemonte alluvionato".
Come tra i soggetti "manifestanti" ed "alluvionati", così anche tra gli spazi "Roma" e "Piemonte alluvionato" le relazioni sono diverse nei vari quotidiani.
La Repubblica il 12/11 fa una cronaca di una conferenza-stampa dei leader sindacali a Torino, capoluogo piemontese, conferenza-stampa in cui si sottolinea il legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati e si fugano i dubbi sull'opportunità della manifestazione (cfr.3.4.2.).
Il Giornale, invece, tenendo sempre occultato questo legame può porre simmetricamente in contrapposizione lo spazio della manifestazione "Roma" e "Cuneo", spazio in cui lavoratori alluvionati lottano contro il fango (cfr.3.2.3.).
Per rispondere a questa provocazione l'Unità il 14/11 delega l'enunciazione a lavoratori e sindacalisti delle zone alluvionate i quali riaffermano il legame di solidarietà e negano ogni contrapposizione tra lo "sfilare" e lo "spalare il fango" (cfr.3.1.5.).
Tocca poi a Fossati il 15/11 affermare che queste due performanze hanno in comune la "dignità".
Quello che a noi qui interessa è il luogo dell'enunciazione di Fossati.
È un luogo con connotazioni fuori dall'ordinario, è un luogo al limite della zona alluvionata a "venti chilometri" da Alessandria.
Il tempo di questa enunciazione è concomitante alla manifestazione (cfr.3.1.6.).
Sempre il 15/11, il Giornale torna a provocare dal Piemonte, stavolta da Torino, con la storia del cibo scaduto "rifilato" dai manifestanti ai "barboni" della stazione Porta Nuova (cfr.3.2.5.).
In questo "gioco di spazi" è pure interessante vedere come si muovono anche altri due attori in campo: Berlusconi ed Abete.
Ne l'Unità Berlusconi appare in "fuga" da Roma per rifugiarsi ad Arcore e poi nell'"atmosfera magica" dell'ospedale San Raffaele di Milano.
Questa "atmosfera magica" appare danneggiata dagli infermieri in sciopero e dalle vicende giudiziarie che coinvolgono i dirigenti di questo ospedale, rendendo così vana la "fuga" di Berlusconi (cfr.3.1.4.).
Ne il Giornale Berlusconi non appare assolutamente in "fuga" e la "atmosfera magica" dell'aula magna del San Raffaele non viene intaccata dalle provocazioni che sono collocate "fuori" da questo spazio.
È Berlusconi stesso a contrapporre questo luogo ai luoghi della politica, dei "veleni" (cfr.3.2.3.).
Anche nel Corriere della Sera è evidenziato che Berlusconi il giorno della manifestazione è a Milano all'ospedale San Raffaele.
Secondo questo quotidiano a danneggiare la "atmosfera magica" sono i cronisti che "braccano" Berlusconi (cfr.3.3.3.).
Ne la Repubblica il luogo ove Berlusconi enuncia le sue provocazioni è appena accennato e non è riportata la metafora dell'"atmosfera magica".
Della lotta tra Berlusconi ed i cronisti resta solo una domanda sulla capacità della manifestazione di cambiare la politica del governo (cfr.3.4.3.).
Abete, presidente della Confindustria, il giorno della manifestazione si trova ad Ascoli Piceno ad un'assemblea degli imprenditori del luogo.
Nessuno quotidiano vede in questo una sorta di "fuga" dalla manifestazione, anzi sia l'Unità che la Repubblica riportano sue sanzioni positive sulla manifestazione e che il "dialogo" e la "pace sociale" sono oggetti di valore comuni a Confindustria e sindacato.
Il Corriere della Sera delega ampiamente l'enunciazione ad Abete evidenziando che si trova ad Ascoli Piceno ma occulta i giudizi positivi del leader della Confindustria sulla manifestazione.
Ne il Giornale, invece, Abete dopo l'11/11 scompare sino alle sue sanzioni negative sulla proclamazione del nuovo sciopero generale.
Restando nel tema degli spazi non possiamo tralasciare la Camera dei deputati, spesso presente nei testi con la metonimia "Montecitorio".
È questo il luogo della "battaglia parlamentare", luogo in cui il governo sfida l'opposizione con il ricorso al "voto di fiducia" ed in cui l'opposizione risponde con l'"ostruzionismo".
Il lessema "Italia" il più delle volte non lo troviamo nella realizzazione sememica di spazio geografico ma di soggetto o destinante di programmi narrativi.
Passando ai tempi, ovviamente la data della manifestazione resta fissa ma abbiamo uno spostamento rispetto alla data di enunciazione delle varie cronache e commenti.
Il giorno 11/11 la manifestazione è ancora posteriore all'enunciazione e questo è segnalato da indicatori come "domani", il 12/11 abbiamo una concomitanza e troviamo l'indicatore "oggi", dal giorno 13/11 l'enunciazione è ormai posteriore alla performanza e troviamo "ieri" o "sabato".
La manifestazione con i suoi cortei e comizi non è una performanza realizzata puntualmente ma è modulata da marche aspettuali.
Il suo momento incoativo è posto "quando è ancora buio" o "alle prime luci dell'alba" o "sin dalle ultime ore della notte".
I cronisti de l'Unità, del Corriere della Sera e de la Repubblica ci danno altre informazioni sui momenti culminanti della manifestazione indicando l'inizio dei comizi alle "dodici e quaranta" (cfr.3.3.3.) o meno precisamente "attorno a mezzogiorno" (cfr.3.4.3.) e la fine alle "quattordici" (cfr.3.1.4.).
Il Giornale si limita, invece, ad indicare la successione temporale dei discorsi dei leader sindacali senza crononimi.
È del tutto assente ogni marca temporale che riguarda il fare dei manifestanti.
Del tutto diversa è ne il Giornale la narrazione di una giornata degli operai della Ferrero di Alba impegnati a "spalare il fango" nella "loro" azienda.
Infatti, questa narrazione è modulata da marche aspettuali che evidenziano il trascorrere del tempo dall'"alba" al "tramonto" con la divisione in "turni" di lavoro.
Per quanto riguarda il "nuovo sciopero generale, c'è chi prova a fissarne la data di proclamazione al 22/11 (cfr.3.4.3.), ma poi tutti i quotidiani da noi considerati dedicano l'apertura ad esso il 16/11 il giorno dopo che i sindacati hanno deciso come data di questa nuova performanza il 2/12.
Un'altra data anteriore alla manifestazione richiamata direttamente o indirettamente è il 27/3/1994, giorno delle elezioni politiche.
Per l'Unità questo giorno ha stato l'inizio di una "alluvione per la democrazia" (cfr.3.1.4.).
Anche la Repubblica con Scalfari cita metaforicamente il "vento del marzo".
Il Giornale richiama indirettamente questa data quando oppone il sindacato agli elettori.
Spesso si parla dell'oggetto di valore "concertazione".
A volte qualche cronista o commentatore fa risalire la data di congiunzione con quest'oggetto di valore al luglio 93, all'accordo tra governo, Confindustria e sindacati sul costo del lavoro.
Solo Veltroni però precisa la data di questo accordo con il crononimo 23/7/1994 (cfr.3.1.2.).
Il Giornale non manca di ironizzare su questa "concertazione", sugli accordi tra i sindacati ed i governi precedenti (cfr.3.2.4.), mentre gli altri quotidiani giudicano positivamente questi accordi e da salvaguardare.
Interessante è pure un commento di un cronista de l'Unità il 13/11 a proposito del "cambiamento" di opinione di Abete ("evidentemente il tempo porta consiglio").
In questo modo, il cronista rileva che il "cambiamento" di opinione di Abete si è sviluppato lungo un arco temporale dalla cena in casa Agnelli alla manifestazione di Roma.
Sappiamo che lungo questo arco temporale si sono susseguiti numerose manifestazioni e scioperi.
È la Risari, sempre ne l'Unità, a precisare nella sua cronaca che questo arco temporale è "di più di due mesi", mentre Trentin nel suo commento lo limita a "da due mesi a questa parte" (cfr.3.1.2 e 3.1.3).
Tutti i quotidiani segnalano la duratività della lotta, dello "scontro" tra governo e sindacati ed il suo inasprimento.
Manifestazioni e scioperi generali sono momemti culminanti del percorso narrativo di questa lotta.
Se passiamo a vedere meglio quali sono le performanze messe in luce dai quotidiani nei giorni considerati salta agli occhi, come abbiamo già detto, la manifestazione.
Non sempre però questa performanza è denominata allo stesso modo.
Si va infatti dal più descrittivo "confluire di cortei" (cfr.3.3.3.) alla "sfilata", alla "marcia" e alla "invasione". Diverse sono pure le connotazioni che questi lessemi acquistano nei vari quotidiani.
Ne il Giornale il lessema "sfilata" assume provocatoriamente connotazioni di "gita", di "scampagnata", per di più gratuita ed opposta allo "spalare il fango" dei lavoratori piemontesi.
Ne l'Unità, invece, la "sfilata" è un "camminare" collettivo ricco di passioni ed è Veltroni che tende a negare il carattere di "festa" alla manifestazione (cfr.3.1.2.).
Allo stesso modo la "invasione" ne il Giornale appare come un danno per la "capitale", mentre l'Unità ed il Corriere della Sera non rilevano questo danno e la "invasione" è comunque connessa alla reazione positiva della città (cfr.3.3.3.).
La manifestazione come "marcia" assume caratteri provocatori con riferimenti storici ne il Giornale (cfr.3.2.2.), mentre ne la Repubblica la "marcia" sembra solo connotare l'avvicinamento spaziale al luogo della performanza (cfr.3.4.1 e 3.4.2).
In altri casi la manifestazione è connotata da metonimie come "tornare in piazza", "andare in piazza" o semplicemente "in piazza".
La manifestazione, inoltre, appare come la somma, la fusione di diverse performanze.
Essa comprende per esempio i discorsi sindacali.
Se restiamo ad il Giornale, la manifestazione sarebbe solo la somma dell'ascoltare passivo dei manifestanti ed appunto i discorsi sindacali, nonché dei rilevanti "scontri" provocati dagli "agguerriti" Cobas (cfr.3.2.3.).
Se passiamo agli altri quotidiani, notiamo che la manifestazione si scinde in tante piccole performanze di singoli o gruppi di manifestanti a cui spesso è delegata l'enunciazione.
Il Corriere della Sera, in particolare, si pone al fianco di un manifestante di cui assume il punto di vista e che diventa così il simbolo di tutta la manifestazione (cfr.3.3.3.).
A proposito degli "scontri" provocati dai Cobas, notiamo che l'Unità li relega alla fine delle pagine dedicate alla manifestazione e ne sminuisce la portata con una serie di eufemismi (cfr.3.1.4.).
La Repubblica dà loro più rilievo ma sottolinea anche la competenza della "organizzazione sindacale" che impedisce a questi "scontri" di danneggiare la manifestazione (cfr.3.4.3.).
Il Corriere della Sera dà spazio agli insulti subiti da Pannella e limita nella sua cronaca gli "scontri" ad un "veloce faccia a faccia tra autonomi e polizia" (cfr.3.3.3.).
Il Giornale, invece, dà grande rilievo a questa performanza.
Di fatto Cobas ed autonomi sono gli unici manifestanti che appaiono in un ruolo attivo (cfr.3.2.3.).
Per quanto riguarda la richiesta del "voto di fiducia" del governo al Parlamento, tutti i quotidiani rilevano che si tratta di una sfida, di una provocazione al sindacato, all'opposizione ed ai manifestanti i quali reagiranno con il proseguimento della lotta.
Il Corriere della Sera arriva a connotare metaforicamente questa richiesta del "voto di fiducia" come "una dichiarazione di guerra" (cfr.3.3.1.).
Se questa richiesta del "voto di fiducia" è per i sindacati un danno per il "Paese", per la democrazia e può portare alla rottura dell'accordo sul costo del lavoro, l'editorialista del Corriere della Sera, Paolo Franchi, fa comunque notare che questa richiesta fa parte della competenza del governo (cfr.3.3.3.).
Cronisti e commentatori di tutti i quotidiani si avventurano ad esplicitare in un nuovo sciopero generale l'oggetto della minaccia dei leader sindacali, sciopero che sarà poi effettivamente proclamato il 15/11 per il 2/12.
Oltre a questo nuovo sciopero, c'è un'altra performanza realizzata dall'opposizione parlamentare di sinistra in risposta al "voto di fiducia": si tratta dell'ostruzionismo parlamentare.
Minacciato da Veltroni (cfr.3.1.4.), questo "inasprimento della battaglia parlamentare" viene realizzato nei giorni successivi alla manifestazione in occasione del dibattito e del voto sul condono edilizio.
Per il Giornale l'"ostruzionismo" è il "contrattacco" delle opposizioni ed uno "sbocco concreto"
della manifestazione.
Questa performanza è sanzionata in ogni caso come "inutile" e "dannosa" (cfr.3.2.5.).
Un'altra performanza che trova molto spazio sui quotidiani nei giorni da noi considerati è lo "spalare il fango" nelle zone alluvionate.
Ricordiamo che la manifestazione si svolse pochi giorni dopo una tragica alluvione che aveva pesantemente colpito alcune province piemontesi.
Quest'alluvione aveva creato alcuni dissensi nei sindacati, soprattutto da parte della CISL, sull'opportunità della manifestazione.
Il Giornale prende la palla al balzo e rimprovera al sindacato di aver sprecato i soldi "rastrellati", sessanta miliardi, invece che donarli agli alluvionati (cfr.3.2.2 e 3.2.3.).
Il Giornale occulta ogni legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati e contrappone la manifestazione sindacale alla lotta degli operai della Ferrero di Alba contro il "fango" nonché all'impegno dei soccorritori nel resto del Piemonte alluvionato.
Per il Giornale il sindacato non va oltre ad un rituale minuto di silenzio e ad un'ambigua "disponibilità" ad aiutare gli alluvionati (cfr.3.2.3.).
Se guardiamo, invece, l'Unità, il legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati è fortemente ribadito.
Simboli di questo legame solidale sono, oltre al minuto di silenzio, una bandiera infangata portata da due operai piemontesi e la collocazione della delegazione degli operai piemontesi coi loro striscioni in testa ad uno dei cortei.
È persino occultato il dissenso della CISL e mai messo in dubbio l'impegno del sindacato per la ricostruzione della zone alluvionate.
Anzi, viene messo in rilievo che le mobilitazioni sindacali nelle emergenze son un "fatto consueto" (cfr.3.1.2.).
"Sfilare" e "spalare" sono ne l'Unità due performanze accomunate dal sema della "dignità" (cfr.3.1.6.).
Gli operai piemontesi sono, sempre per l'Unità, soggetti sia della performanza "sfilare" che dello "spalare".
La Repubblica dà sì spazio al dissenso della CISL sull'opportunità della manifestazione, ma sin dall'11/11 cerca di mettere in rilievo anche il legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati.
L'aiuto agli alluvionati appare, inoltre, un programma narrativo comune a sindacati e Confindustria (cfr.3.4.1.).
Anche il Corriere della Sera accenna al dissenso della CISL, ma subito dopo parla anche del comune programma di solidarietà di imprese e sindacati verso gli alluvionati (cfr.3.3.1.).
Questo quotidiano non manca di far notare che il legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati è simbolizzato dalla collocazione di una delegazione di lavoratori alluvionati in testa ad uno dei cortei (cfr.3.3.2.).
Concludiamo questo paragrafo con l'osservazione che tutte le performanze che vanno dagli scioperi alle manifestazioni alla "battaglia parlamentare" sono da inserire in un unico percorso narrativo che vede da tempo il sindacato e l'opposizione parlamentare in lotta contro il governo ed i suoi alleati.
Manifestazioni e scioperi sono i momenti culminanti di questo percorso narrativo, di questa lotta il cui momento terminativo è posto nella congiunzione o disgiunzione dall'oggetto di valore "cambiamento della legge finanziaria".

Cap.4.1
Lo spazio dato
alla notizia
Cap.4.2
Attori, attanti
loro competenzee e
oggetti di valore
Cap.4.3
Le performanze,
i loro spazi e
i loro tempi
Torna su Cap.4.4
Manipolazione e
sanzione
Cap.4.5
Le figure
retoriche
Cap.4.6
La discorsivizzazione
ed i lettori modello
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