NOTE CAPITOLO 2




1  A proposito delle riflessioni sul segno nell'antichità classica,vedi MANETTI,1987.

2  A proposito della ricerca di una lingua perfetta nella cultura europea, vedi ECO, 1993.

3  Tra gli studiosi che si sono interessati ad una scienza dei segni è da ricordare Charles Sanders Peirce. Vedi PRONI, 1990.

4  Dobbiamo ricordare che quest'opera non fu scritta direttamente da Ferdinand de Saussure, ma da alcuni suoi allievi sulla base dei loro appunti raccolti durante tre corsi all'Università di Ginevra tra il 1906 ed il 1911.

5  Quest'intuizione è stata approfondita a partire da Louis Hjelmslev. Un sistema di segni dal significante non lineare è, per esempio, quello pittorico.

6  Louis Hjelmslev intende per glossemi le forme minime, le invarianti irriducibili che la teoria conduce a stabilire come basi di spiegazione. Vedi HJELMSLEV, tr.it.1968, 86.

7  Le trentuno funzioni individuate da Propp sono:

8  Le sette sfere d'azione dei personaggi individuate da Propp sono:

9  Il saggio critico di Lévi-Strauss sull'opera di Propp è riportato nell'edizione italiana della Morfologia della fiaba a cura di Gian Luigi Bravo.

10  Con questa definizione dei personaggi Claude Lévi-Strauss riprende quella di Roman Jakobson che definisce i fonemi come fasci di tratti distintivi. Vedi JAKOBSON, tr.it.1966, 65 sgg.

11  Anche la replica di Propp a Lévi-Strauss è contenuta nell'edizione italiana della Morfologia della fiaba a cura di Gian Luigi Bravo.

12  Per un';interessante analisi del rapporto tra atti linguistici, modalizzazioni e narratività, vedi SBISÀ, 1989, 207 sgg.

13  Per essere precisi, Searle individua ben dodici dimensioni di variazione degli atti illocutori, tra cui lo scopo illocutorio è la principale. Vedi SEARLE, tr.it.1978, 168 sgg.

14  Secondo Jakobson, l'atto liguistico comporta una selezione ed una combinazione tra entità linguistiche. Vedi JAKOBSON, tr.it.1966, 24 sgg.

15  Umberto Eco, nell'analizzare l'ipercodifica retorica, parla di marche comuni tra sememi. Eco defisce la metafora un caso di identità semica e la metonimia come un caso di interdipendenza semica. Vedi ECO, 1975, 347 sgg.

16  Per una precisa definizione di quadrato semiotico e di molti altri concetti della teoria greimasiana, vedi le relative voci GREIMAS e COURTES, tr.it.1986.

17  Secondo Greimas e Courtés, l'isotopia è una ricorrenza di categorie semiche in un discorso.
Si parla di figurativizzazione in un discorso quando l'oggetto sintattico riceve investimenti semantici capaci di conferire il grado desiderato di riproduzione del reale. La figurativizzazione avviene con l'introduzione in un discorso di antroponimi, crononimi e toponimi. Per ulteriori approfondimenti vedi le relative voci in GREIMAS e COURTES, tr.it.1986.

18  Secondo Greimas, il discorso è luogo di un equilibrio, di una tacita intesa tra gli attanti della comunicazione, cioè tra l'enunciatore e l'enunciatario. Il contratto di veridizione è questo accordo tra questi due attanti siano essi più o meno coscienti. Vedi GREIMAS, tr.it.1984, 101 sgg.

19  La categoria della veridizione è il quadro in cui si esercita l'attività cognitiva di natura epistemica. Il gioco della "verità" è all'interno degli schemi essere/non essere ed apparire/non apparire. Vedi la voce modalità veridittive in GREIMAS e COURTES, tr.it.1986.

20  Il soggetto cognitivo installato da un enunciante in un discorso è dotato di un sapere parziale o totale.
Questo attante cognitivo permette di mediare la comunicazione del sapere tra enunciatore ed enunciatario.
In particolare, l'osservatore, una volta installato nel discorso dal soggetto dell'enunciazione grazie a delle procedure di débrayage, è incaricato di esercitare il fare ricettivo ed il fare interpretativo diretto agli attanti e ad altri programmi narrativi.
Vedi le voci osservatore e cognitivo in GREIMAS e COURTES, tr.it.1986.

21  Per un approfondimento della prova linguistica delle macrostrutture semantiche, vedi VAN DIJK, tr.it.1980, 228 sgg.

22  Questo concetto è stato chiamato da vari autori con i diversi nomi di frame, script, sceneggiatura, ecc.

23  Per un approfondimento della teoria semiotica di Umberto Eco, vedi in particolare ECO 1975, 1979 e 1990.

24  Secondo Umberto Eco e Paolo Fabbri, vi possono essere quattro casi di decodifica aberrante: Vedi ECO e FABBRI, 1978, 562-564.

25  Eco distingue le isotopie in discorsive e narrative. Per un approfondimento di questa distinzione vedi ECO, 1979, 93 sgg.

26  Come esempio di applicazione del concetto di lettore modello, vedi ECO, 1979, 186 sgg.

2.1. FERDINAND DE SAUSSURE:
       IL SEGNO

2.2. LOUIS HIELMSLEV:
       LA FUNZIONE SEGNICA

2.3. VLADIMIR PROPP:
       LE FUNZIONI NARRATIVE

2.4. GLI ATTI LINGUISTICI

2.5. EMILE BENVENISTE:
       L'UOMO NELLA LINGUA

2.6. ROMAN JAKOBSON:
       LE FUNZIONI DEL LINGUAGGIO
Torna su 2.7. LE FIGURE RETORICHE

2.8. ALGIRDAS JULIEN GREIMAS:
       LA SEMIOTICA NARRATIVA E
       DISCORSIVA

2.9. TEUN VAN DIJK:
       IL TOPIC O ARGOMENTO DI DISCORSO

2.10. UMBERTO ECO:
        IL LETTORE MODELLO

2.11. I MODELLI COMUNICATIVI
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