4. QUATTRO QUOTIDIANI A CONFRONTO



4.4. MANIPOLAZIONE E SANZIONE

Restando nell'ambito della sintassi narrativa, passiamo ora all'analisi delle principali figure di manipolazione contenute nei testi sinora considerati (cfr.2.8.3.).
Tutti i quotidiani sin dall'11/11 riportano la minaccia del sindacato al governo in risposta alla richiesta del "voto di fiducia" del governo al Parlamento, richiesta considerata come una sfida ai manifestanti.
Ricordiamo che la sfida si basa su una provocazione, su una sanzione negativa della competenza dello sfidato il quale è costretto a rispondere per non dover ammettere i limiti della sua competenza (cfr.GREIMAS, tr.it.1984, 208 sgg.).
L'oggetto negativo presentato dal sindacato nella sua minaccia è il "proseguimento della lotta" che commentatori e cronisti subito traducono in un nuovo sciopero generale poi proclamato il 15/11.
Molto esplicita è questa minaccia nel titolo de l'Unità il 13/11 ("Non ci fermeremo"), più attenuata ne il Giornale ("Non ci fermiamo").
Trentin e De Gregori, commentatori per l'Unità, provocano gli esponenti del governo il primo dicendo che è "par loro", cioè è sulla base della loro competenza che Berlusconi ed i suoi alleati compiono certe scelte, il secondo, invece, sanzionando l'incapacità del governo ed instaurando una sfida tra "facce" (cfr.3.1.3.).
Commentatori e cronisti de il Giornale, invece, provocano i sindacati dicendo che la loro competenza per organizzare la manifestazione è stata acquisita "rastrellando" soldi agli operai ed ai pensionati (cfr.3.2.2.).
Un'altra provocazione de il Giornale è il ricorso a paragoni storici come la "marcia su Roma" ed i congressi socialisti di epoca craxiana (cfr.3.2.2.).
È l'Unità a ritenere una provocazione le contrapposizioni de il Giornale tra manifestanti ed alluvionati e a rispondere ad esse affermando la pari "dignità" tra manifestazione ed aiuto agli alluvionati (cfr.3.1.5 e 3.1.6).
Sono i leader sindacali ad affermare che anche la manifestazione è una forma di solidarietà.
Il Giornale torna a provocare i manifestanti il 15/11 con la storia del cibo rifilato ai barboni della stazione Porta Nuova di Torino (cfr.3.2.5.).
Restando alla figura della provocazione, in tutti i quotidiani trova molto rilievo quella di Berlusconi che contrappone il lavoro allo sciopero.
Questa provocazione è rafforzata da la Repubblica con l'atto esercitivo "andate a lavorare" o attenuata dal Corriere della Sera con dei congiuntivi (cfr.3.3.3. e 3.4.3.).
La figura della tentazione è usata da Carniti ne l'Unità del 14/11 nel presentare come oggetto di valore positivo lo "stralcio delle pensioni" dalla "Finanziaria", mentre "Geronimo" (alias Paolo Cirino Pomicino) lo stesso giorno ne il Giornale presenta lo stesso oggetto di valore come negativo, dannoso per il "Paese" (cfr.3.1.5. e 3.2.4.).
Anche Fini usa la figura della tentazione quando nella sua lettera a la Repubblica del 15/11 presenta la "legge finanziaria" come "giusta" in risposta all'editoriale de la Repubblica che il giorno precedente la sanzionava come "classista" ed "ingiusta" (cfr.3.4.4 e 3.4.5).
Restando a questa lettera di Fini, notiamo che il leader di AN alterna la seduzione nei confronti del suo destinatario (la redazione de la Repubblica) alla polemica ed alla provocazione.
Anche l'editoriale de la Repubblica del 14/11 usa del resto l'alternanza di seduzione e provocazione verso Fini.
Abbiamo detto che Berlusconi provoca e sfida il sindacato ed i manifestanti.
Seducente verso i manifestanti, invece, almeno secondo l'Unità e la Repubblica, è il presidente della Confindustria, Abete, che esprime giudizi positivi sulla manifestazione e sul sapere dei manifestanti (cfr.3.1.4. e 3.4.3.).
Ben diversi appaiono i giudizi di Abete ne il Giornale.
Scompare il suo ruolo di mediatore ed appaiono i suoi giudizi negativi sul sindacato e sul nuovo sciopero generale (cfr.3.2.5.).
Ricordiamo che il Giornale incita il governo allo "scontro", a non mostrarsi debole ed i lettori a schierarsi dalla parte di quest'ultimo (cfr.3.2.3 e 3.2.4).
Mentre la manipolazione articola un fare persuasivo del destinante ed un fare intepretativo del destinatario, la sanzione è quella figura discorsiva esercitata dal destinante finale (vedi 2.8.3.).
Se ci poniamo dal punto di vista dei sindacati e dei quotidiani loro alleati, troviamo continue sanzioni negative sul fare del governo e sulla sua competenza, in particolare sulla richiesta del "voto di fiducia" e sulle provocatorie dichiarazioni di Berlusconi.
Se passiamo al filo-governativo il Giornale, le sanzioni negative sono sul fare del sindacato e della sinistra a cui sono attribuite le colpe del "clima surriscaldato" e, assieme ai precedenti governi, dello "sfascio del sistema pensionistico" (cfr.3.2.1 e 3.2.4.).
Le sanzioni che spiccano tra le altre riguardano la manifestazione.
L'Unità, la Repubblica ed il Corriere della Sera spesso sanzionano la manifestazione come "la più grande" chi affidando questa sanzione alla storia, chi alla memoria collettiva.
Il Giornale, dal canto suo, riconosce sì il successo della manifestazione ma, oltre a contrapporla all'aiuto agli alluvionati e ad attribuire i meriti della sua riuscita più che altro ai soldi spesi, ritiene che essa pone limiti e problemi al sindacato ed all'opposizione.
Infatti, il nuovo sciopero generale appare come una conseguenza del fallimento delle precedenti performanze sindacali.
Notiamo anche che la sanzione iperbolica "manifestazione più grande del dopoguerra" non è fatta propria dal cronista de il Giornale il 13/11, ma delegata tra parentesi alla fonte sindacale (cfr.3.2.3.).
In questo modo, il cronista può insinuare dubbi su questa sanzione iperbolica come del resto viene resa "incerta" la competenza della manifestazione con l'oscillazione "al ribasso" del numero dei participanti.
È utile qui ricordare che il dubbio non è che uno dei giudizi epistemici che un destinatario o il destinante finale possono esercitare.
Altre modalità epistemiche, spesso incontrate nel corso della nostra analisi, sono il rifiuto, la certezza, l'ammissione e l'evidenza (cfr.GREIMAS, tr.it.1984, 116-117).
Per esempio, i sindacati sono "certi" della "ingiustizia" della "manovra economica" (cfr.3.4.1.).
A dubitare dell'opportunità della manifestazione dopo l'alluvione in Piemonte è la CISL.
Abbiamo detto che questi dubbi e questo dissenso vengono risolti dalla solidarietà attiva di sindacati ed imprenditori ed in momenti fortemente simbolici di questo legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati come la bandiera infangata, il minuto di silenzio e la collocazione dei lavoratori piemontesi in testa ad uno dei cortei.
Secondo Fuccillo, i manifestanti esprimono una certezza collettiva di essere nel "giusto" (cfr.3.4.3.).
Questa certezza diventa fare persuasivo verso chi ha poca fiducia nella propria competenza.
I giudizi epistemici sembrano essere più presenti nei commenti e negli editoriali che nelle cronache.
Per esempio, negli editoriali di Veltroni e Scalfari il 13/11 vediamo un alternanza di dubbi e certezze.
Nel commento di Trentin il 12/11 ne l'Unità troviamo una certezza collettiva espressa con un "noi" inclusivo sulla forza dei deboli se congiunti con l'oggetto di valore "unità".
Atti epistemici come "credo" e "sono convinto" li troviamo anche nelle deleghe a Berlusconi, nella lettera di Fini e nei commenti di De Gregori, Socci e "Geronimo".
Per non parlare dell'atto epistemico collettivo richiesto dal governo ai parlamentari con il "voto di fiducia".
Un secco e collettivo rifiuto della "legge finanziaria" del governo lo troviamo in titoli come "Un milione e mezzo di no" (cfr.3.1.5.).
Ne il Giornale, invece, sono i sindacati ad apparire come un soggetto che rifiuta di donare i soldi raccolti agli alluvionati (cfr.3.2.2.).
Sempre ne il Giornale, gli operai della Ferrero sembrano rifiutare con forza, "disertare" la manifestazione (cfr.3.2.3.).
Abete rifiuta lo "scontro" ed esprime dubbi e preoccupazioni per il mantenimento della pace sociale (cfr.3.3.3.).
Il giudizio epistemico che più di ogni altro rafforza quanto si dice in un discorso è quello dell'evidenza.
Troviamo, per esempio, questo giudizio epistemico nella cronaca del discorso di Abete ne l'Unità del 13/11, quando Gildo Campesato commenta "il tempo, evidentemente, porta consiglio" (cfr.3.1.4.).
Ne il Giornale questo giudizio epistemico lo troviamo nel commento di "Geronimo" il 14/11 a proposito del fallimento della riforma delle pensioni realizzata dal governo Amato (cfr.3.2.4.).
Il quadro in cui si esercita l'attività cognitiva di natura epistemica è la categoria della veridizione articolabile negli schemi dell'apparire e dell'essere (vedi la voce modalità veridittive in GREIMAS e COURTES, tr.it.1986).
Sono sanzioni veridittive, per esempio, quella di Larizza sulla "falsità" delle affermazioni del governo sul fallimento dell'INPS (cfr.3.4.1.) o quella di Casaccia ne il Giornale il 12'11 che ritiene "top secret" la cifra spesa dal sindacato per la manifestazione, cifra che il Giornale si prende il compito di "smascherare" (cfr.3.2.2.).
Nel suo commento Asor Rosa sanziona come "vero problema" portare al governo chi lotta (cfr.3.1.6.).
Ad autosanzionare come "vero" quanto da lui enunciato successivamente è Socci ne il Giornale il 14/11, quando ammette che i manifestanti erano "un milione", anche se poi con l'avversativa "ma" introduce il limite di questo soggetto collettivo, cioè l'essere comunque minoranza (cfr.3.2.4.).
Ricordiamo che questi giochi discorsivi di "verità" e "falsità", di "segreto" e di "menzogna" non servono che a produrre effetti di senso interni al discorso senza relazioni o omologazioni con un referente esterno (vedi la voce veridizione in GREIMAS e COURTES, tr.it.1986.).

Cap.4.1
Lo spazio dato
alla notizia
Cap.4.2
Attori, attanti
loro competenzee e
oggetti di valore
Cap.4.3
Le performanze,
i loro spazi e
i loro tempi
Torna su Cap.4.4
Manipolazione e
sanzione
Cap.4.5
Le figure
retoriche
Cap.4.6
La discorsivizzazione
ed i lettori modello
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