4. QUATTRO QUOTIDIANI A CONFRONTO



4.6. LA DISCORSIVIZZAZIONE ED I LETTORI MODELLO

Nello schema del percorso generativo l'enunciazione è quell'attività che converte in processo le virtualità del sistema (cfr.2.8.5.).
È con le procedure di débrayage ed embrayage che l'istanza dell'enunciazione costruisce il discorso come altro da sè.
Osservando queste procedure, riusciamo, al di là di altri indicatori, a vedere il grado di partecipazione del soggetto dell'enunciazione all'evento, come esso si schiera e la sua relazione con il destinatario.
Bisogna ricordare che anche un discorso composto esclusivamente di débrayage in terza persona non comporta che l'enunciatore sia "oggettivo" ma solo che vuole "mostrarlo".
Abbiamo incontrato, per esempio, un cronista (cfr.3.2.2.) ed un commentatore (cfr.3.4.4.) che enunciano con soli débrayage in terza persona, ma non per questo sono meno polemici e provocatori, quando sanzionano negativamente o enfatizzano o occultano alcune cose al posto di altre.
Un altra osservazione va fatta per le deleghe.
Il cronista può delegare l'enunciazione, per esempio ad un leader sindacale o di governo, ma, nello stesso tempo, può assumerne il discorso come proprio o polemizzare con esso o semplicemente prenderne le distanze.
Detto questo, ci soffermiamo ora sulle cronache della manifestazione il 13/11 e sugli editoriali e commenti.
La cronaca de l'Unità, a firma di Bruno Ugolini, è strettamente legata all'editoriale di Veltroni.
Essa, infatti, inizia là ove l'editoriale di Veltroni finisce cioè col simbolo della bandiera infangata portata da due lavoratori piemontesi.
Oltre a questo, notiamo che, pur essendo una cronaca, o meglio, come lo stesso cronista ammette, un "tentativo" di cronaca, vi troviamo quello che è più peculiare di un commento cioè l'uso degli embrayage in prima persona.
Almeno due "noi" sono classificabili come inclusivi ("crediamo" e "Dio è con noi"), altri come esclusivi ("siamo ritornati", "scopriamo" e "abbiamo raggiunto").
Mentre l'atto epistemico "crediamo" appare collettivo ed includere anche i lettori, i sintagmi verbali retti dai "noi" esclusivi esplicitano la partecipazione del cronista alla manifestazione non solo come osservatore ma anche come parte integrante del soggetto collettivo "manifestanti".
Quanto è delegato a leader sindacali e manifestanti, è fatto proprio dal cronista e dall'intera redazione de l'Unità a partire dal titolo di prima pagina "Non ci fermeremo".
È interessante anche l'ultimo enunciato della cronaca di Ugolini, un débrayage attanziale impersonale che installa un dover fare ("ricostruire gli argini") il cui oggetto è già stato trattato dall'editoriale di Veltroni (cfr.3.1.4.).
Anche nella cronaca della Risari nello speciale de l'Unità il 12/11 (cfr.3.1.2.) compare in conclusione un embrayage con un "noi" esclusivo ("Scommettiamo?"), embrayage che provoca il lettore all'impegno, mentre il titolo di prima pagina di questo numero speciale contiene un "noi" inclusivo ("Ancora noi").
Nella cronaca di Fuccillo ne la Repubblica il 13/11 non compaiono mai embrayage attanziali in prima persona.
La presenza del cronista alla manifestazione è segnalata comunque dall'indicatore di embrayage spaziale "qui".
Numerose sono le deleghe ai manifestanti.
Dal contesto della cronaca e dagli editoriali possiamo inferire che quanto è contenuto in alcune deleghe è assunto come proprio dalla redazione de la Repubblica.
È il caso di enunciati come "siamo l'Italia che non ci sta" e "paghiamo ma paghiamo tutti".
Abbiamo già detto che il cronista de la Repubblica tende ad installarsi come attante osservatore (cfr.3.4.3.).
Questo è esplicitato soprattutto nei débrayage enunciazionali in cui chiaramente la relazione è tra il soggetto collettivo "manifestanti" ed il cronista a cui essi fanno apparire la loro competenza ("te la dimostrano").
Nelle cronache del Corriere della Sera abbiamo in un caso un osservatore che assume un punto di vista da un palco sindacale ed in un altro un punto di vista in mezzo ai manifestanti a fianco di uno di essi preso come simbolo.
Il Corriere della Sera delega le minacce ai leader sindacali e non sembra assumerle direttamente come proprie.
Nella cronaca di Marro troviamo anche un débrayage attanziale impersonale ("non c'è da stupirsi") che instaura un contratto cognitivo con i lettori sulla "politicità" della manifestazione.
Nella cronaca di Purgatori sono frequenti i "botta e risposta" tra cronista ed intervistati, tra enunciatore ed enunciatari.
Il cronista reitera sempre la stessa domanda: "ma il governo ci sente?".
Interessante è la doppia realizzazione sememica del lessema "ci".
Soprattutto nella domanda il "ci" esprime la competenza del governo sulla quale il cronista enunciatore pone dei dubbi.
Nelle risposte degli enunciatari, negli slogan e negli striscioni, invece, il "ci" assume una funzione pronominale di "noi" esclusivo.
Con la reiterazione della domanda il cronista del Corriere della Sera guida le risposte di Rinaldi e degli altri intervistati, ne fissa un topic (cfr.3.3.3.).
Anche un cronista de il Giornale guida, in questo modo, le deleghe agli intervistati, ma questi ultimi non sono i manifestanti, bensì i lavoratori della Ferrero di Alba impegnati a "spalare il fango" (cfr.3.2.3.).
I cronisti de l'Unità e de la Repubblica sembrano, invece, lasciare esprimere i manifestanti più liberamente o porre ad essi più domande.
Se passiamo alla cronaca di Casaccia ne il Giornale, non troviamo traccia della presenza del cronista alla manifestazione.
Sono assenti le deleghe ai manifestanti che appaiono solo in un ruolo passivo.
Ci sono deleghe ai leader sindacali, ma le loro minacce sono smorzate in un "non ci fermiamo".
Con l'uso del tempo presente sono così cancellate le marche aspettuali della duratività della lotta contenute, per esempio, nel titolo de l'Unità al futuro "Non ci fermeremo".
È nella cronaca della giornata degli operai della Ferrero che il Giornale usa le procedure discorsive utilizzate dagli altri quotidiani per la manifestazione.
Per prima cosa, questa cronaca appare come un viaggio nel Piemonte alluvionato mentre la Repubblica il viaggio l'aveva realizzato tra "voci" e "volti" della manifestazione (cfr.3.4.3.).
Poi la redazione de il Giornale segnala la propria partecipazione all'evento con un "nostro" esclusivo ("dal nostro inviato").
Anche se mancano veri e propri embrayage spaziali e temporali, la giornata degli operai della Ferrero è comunque scandita in turni e dilatata dall'"alba" al "tramonto".
Inoltre, le risposte dei lavoratori enunciatari lasciano presupporre che il cronista enunciatore abbia fissato come topic la contrapposizione tra manifestanti ed alluvionati (cfr.3.2.3.).
Il genere giornalistico che contiene maggiormente le procedure di embrayage alternandole a quelle di débrayage
è l'editoriale.
I due commenti che l'Unità il 12/11 delega a De Gregori e Trentin sono ricchi di embrayage attanziali,
spaziali e temporali
.
Nel commento di Trentin, per esempio, troviamo l'enunciato "siamo qui oggi" in cui osserviamo il massimo effetto di ritorno verso l'istanza dell'enunciazione.
Sempre Trentin con un altro "noi" inclusivo enuncia un giudizio epistemico di certezza sulla competenza del soggetto collettivo.
De Gregori oppone in una sfida tra facce un "noi" ed un "loro" (cfr.3.1.3.).
L'editoriale di Veltroni nello speciale de l'Unità il 12/11 comincia con una serie di "noi" esclusivi per concludere con una fusione del soggetto enunciatore e della redazione de l'Unità con il soggetto collettivo "manifestanti" nell'embrayage attanziale e temporale "noi siamo oggi con voi per queste ragioni ed anche per altre" (cfr.3.1.2.).
Nell'editoriale del 13/11 Veltroni usa spesso embrayage in prima persona per esprimere i propri giudizi epistemici (certezze, speranze e dubbi).
In questo editoriale un altro indicatore di embrayage è il deittico "questo" riferito al "Paese" che manifesta contro il governo di "ultrà" (cfr.3.1.4.).
Degli embrayage prima solo spaziali e temporali poi anche attanziali li troviamo nel commento di Fossati il 15/11 sempre ne l'Unità.
Fossati colloca la sua enunciazione concomitante alla manifestazione, ma in uno spazio diverso nella zona alluvionata "a venti chilometri da Alessandria".
Anche il commento di Asor Rosa, sempre il 15/11, è ricco di embrayage in prima persona singolare.
Vi troviamo anche un "nostro tempo" che vogliamo distinguere dal "nostro" esclusivo ed inclusivo perché sembra tanto dilatato da essere quasi impersonale (cfr.3.1.6.).
Nel commento di Carniti il 14/11 (cfr.3.1.5.) troviamo raramente embrayage attanziali con il "noi" inclusivo (per esempio "non dimentichiamo") ed alcuni
débrayage attanziali impersonali ("non si deve", "sarà difficile", "è una fortuna" ).
Anche i commentatori de il Giornale fanno frequentemente uso degli embrayage attanziali in prima persona singolare e plurale.
È il caso del commento di Granzotto il 12/11 che introduce subito con un "noi" inclusivo un contratto cognitivo su un sapere presupposto come condiviso sul valore della cifra di "sessanta miliardi" (cfr.3.2.2.).
Con degli embrayage ("ma questo è un altro discorso. Mi domando piuttosto... ") Feltri nel suo editoriale il 13/11 segnala un cambiamento di topic per poi continuare con un aperta presa di posizione a favore del governo che viene incitato a proseguire lo "scontro" con sindacati ed opposizione.
Anche in questo editoriale notiamo una serie di "noi" ("noi si vada in pensione", "incameriamo", "spendiamo", "cerchiamo" e "siamo alla mistica") che possiamo considerare quasi impersonali (cfr.3.2.3.). Dei débrayage attanziali impersonali li troviamo nel commento di Socci il 14/11 ("bisogna", "è vero" e "sembra di no").
"Geronimo" (alias Paolo Cirino Pomicino) alterna débrayage impersonali come "non c'è dubbio" ad embrayage attanziali in prima persona come "credo" e "siamo in una fase di ripresa"(cfr.3.2.4.).
Scalfari nel suo editoriale ne la Repubblica il 13/11 apre con un débrayage attanziale impersonale ("è facile") per poi passare ad una serie di embrayage attanziali con "noi" inclusivi ("abbiamo visto", "riflettiamo", "cerchiamo il senso").
Non mancano anche gli embrayage in prima persona singolare ("torno alla domanda", "io so bene", ecc.).
Ricordiamo che l'"io" ed il "noi" ne la Repubblica sono riferiti ad un attante osservatore che sanziona positivamente la manifestazione e ne condivide gli oggetti di valore (cfr.3.4.3.).
L'editoriale de la Repubblica il 14/11, invece, pur essendo fortemente polemico con Fini, organizza il sapere all'interno del suo discorso senza ricorrere ad embrayage.
Il giorno successivo, la lettera di risposta di Fini è introdotta da un enunciato con dei "noi" esclusivi ("riceviamo e volentieri pubblichiamo").
La redazione de la Repubblica si distanzia così dal contenuto di questa lettera.
Fini è l'enunciatore di questa lettera e la Repubblica, in particolare il suo direttore, diventa l'enunciatario.
È lo stesso Fini che introduce simulacri dell'enunciatario come "caro direttore".
Numerosi sono gli embrayage in prima persona singolare ("non credo", "faccio osservare", "contesto con fermezza", "a me").
Altri indicatori di embrayage sono "questa finanziaria" e "questo governo" (cfr.3.4.5.).
Ricordiamo che Fini era alleato del governo Berlusconi per cui l'oggetto di valore "Finanziaria" era per lui positivo.
Nell'editoriale di Veltroni il 13/11 il deittico "questa" è, invece, riferito all'Italia che manifesta ed il governo di "ultrà" posto quindi lontano dall'enunciatore (cfr.3.1.4.).
Nel Corriere della Sera sono pochi i commenti sulla manifestazione.
Solo il 13/11 c'è un editoriale di Paolo Franchi e l'argomento della manifestazione è solo brevemente toccato dal corsivo di Piazzesi.
Dal punto di vista discorsivo nel commento di Franchi troviamo dei débrayage attanziali impersonali ("è importante", "è auspicabile") e mai embrayage attanziali in prima persona singolare.
Vi troviamo come indicatore di embrayage il deittico "questa Italia" riferita ai manifestanti ed un "nostro" quasi impersonale riferito al "sistema maggioritario".
Il commentatore del Corriere della Sera cerca di porsi come neutrale tra i soggetti in lotta "governo" e "sindacati" alternando sanzioni positive ora nei confronti degli uni ora nei confonti degli altri schierandosi però a fianco di alcuni esponenti dell'opposizione di centro e facendo propri oggetti di valore della Confindustria come la "concertazione".
Concludiamo tentando di individuare i lettori modello di questi quattro quotidiani.
L'Unità inscrive nei propri testi due lettori modello.
Il primo è il "partecipante alla manifestazione".
A questo lettore sono rivolte chiaramente tutte le informazioni referenziali sulla manifestazione, il commento di Trentin il 12/11 e tutta l'edizione speciale del 12/11.
Il secondo, come appare nell'editoriale di Veltroni il 13/11, è "tutto il popolo della sinistra", tutto il "movimento di lotta" contro il governo Berlusconi (cfr.3.1.4.).
Ne il Giornale, al contrario, le informazioni ai manifestanti sono scarse ed occultate.
Come appare dall'editoriale di Feltri il 13/11 e dal commento di Socci il 14/11, il lettore modello de il Giornale è la maggioranza degli elettori, maggioranza debole e non politicizzata che sembra soccombere ad una minoranza forte e prepotente (cfr.3.2.3 e 3.2.4).
Il Giornale incita questa maggioranza allo "scontro", a sostenere apertamente il governo di cui essa è stata destinante con le elezioni.
Il Corriere della Sera sembra assumere, stando all'editoriale di Franchi, una posizione neutrale tra governo e sindacati sanzionando negativamente ora gli uni ora gli altri.
Il suo lettore modello appare essere schierato a fianco di esponenti dell'opposizione di centro come Amato, Segni e Martinazzoli e della Confindustria.
Nelle cronache del 13/11, invece, il Corriere della Sera appare più schierato dalla parte dei manifestanti.
Pur sanzionando la manifestazione come "politica", questa "politicità" non appare negativa.
Inoltre, prendendo come simbolo della manifestazione un operaio al cui fianco il cronista si pone, questa "personalizzazione" consente al lettore modello che si oppone al governo Berlusconi una facile e forte identificazione (cfr.3.3.3.).
Il lettore modello de la Repubblica è, come appare nell'editoriale di Scalfari, il "ceto medio che guarda a sinistra", che diventa parte integrante del soggetto collettivo della manifestazione.
Ad affermare di conoscere bene i suoi lettori, "uno dei settori portanti della vita del paese", con cui ammette un'"intimità di sentimenti" è lo stesso direttore de la Repubblica Eugenio Scalfari.
A prova di questo, ci sembra utile riportare la descrizione del "profilo morale" dei suoi lettori fatta da Scalfari il 24/12/1994 in suo editoriale:
"non siete trasformisti, non siete settari, siete pronti a correggervi se vi accorgete d'aver sbagliato ma siete assai fermi nelle convinzioni profonde, avete un sentimento spiccato degli interessi generali del paese e siete capaci di anteporli a quelli propri del vostro gruppo sociale e della corporazione cui appartenete per collocazione professionale.
Avete il culto della libertà e insieme della giustizia: l'una senza l'altra vi sono sempre sembrati valori monchi e a volte perfino disvalori poiché l'una senza l'altra non realizzano il profilo d'una società equilibrata e matura" (SCALFARI, 1994).


Cap.4.1
Lo spazio dato
alla notizia
Cap.4.2
Attori, attanti
loro competenzee e
oggetti di valore
Cap.4.3
Le performanze,
i loro spazi e
i loro tempi
Torna su Cap.4.4
Manipolazione e
sanzione
Cap.4.5
Le figure
retoriche
Cap.4.6
La discorsivizzazione
ed i lettori modello
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