3. LA RAPPRESENTAZIONE GIORNALISTICA DI UN EVENTO: LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE SINDACALE DEL 12/11/1994

3.2. IL GIORNALE: DALLA PARTE DEL GOVERNO

3.2.1. Il giorno prima
3.2.2. Il giorno della manifestazione
3.2.3. Il giorno dopo
3.2.4. Due giorni dopo
3.2.5. Tre e quattro giorni dopo


3.2.3. Il giorno dopo

Il giorno successivo alla manifestazione anche il Giornale dedica a tutta apertura il titolo di prima pagina alla manifestazione.
Dopo l'occultamento dei giorni precedenti, anche il Giornale non può stavolta sfuggire ad uno dei principali criteri di notiziabilità, cioè a quello della quantità del numero dei partecipanti ad un evento (cfr.1.3.2.).
Lo spazio dedicato in prima pagina alla manifestazione è, comunque, limitato all'editoriale del direttore Vittorio Feltri, alla titolazione, alle foto e ad un breve sommario che rimanda alle pag. 2-6.
Di fatto alla manifestazione sono dedicate solo le pag.2 e 3, in quanto le pag.4, 5 e 6 sono dedicate all'alluvione in Piemonte.
Di particolare rilievo è la cronaca a pag. 4 di una giornata degli operai della Ferrero di Alba, cronaca che permette a il Giornale di accentuare l'isotopia della contrapposizione tra la manifestazione e l'aiuto agli alluvionati.
In prima pagina la manifestazione non viene mai topicalizzata come evento senza essere connessa e contrapposta all'alluvione.
La seconda pagina è dedicata interamente alle prese di posizione degli esponenti di governo, in particolare Berlusconi, mentre nelle terza pagina la cronaca della manifestazione viene offuscato dalla cronaca degli "scontri" tra Cobas e polizia.
L'occhiello, il titolo e le foto di prima pagina evidenziano anche con una simmetria grafica una relazione polemica tra due perfomanze.
La prima ha come soggetto il "sindacato" che lotta contro l'anti-soggetto "governo" attorno all'oggetto di valore "manovra".
Nello spazio "Roma" viene realizzata la performanza "sfilare".
A questo soggetto e a questa performanza, prima con la congiunzione "mentre" e poi nel titolo semplicemente con una virgola, viene opposto il soggetto collettivo "lavoratori della aziende alluvionate" che a Cuneo lottano contro l'anti-soggetto "fango".
Notiamo che la congiunzione "mentre" denota, in questo caso, sia concomitanza che avversione.
Nel titolo, invece, la virgola denota l'ellissi di questa congiunzione.
Nel titolo, inoltre, troviamo la rima "sfila-spala".
Nel sottotitolo il soggetto evidenziato non sono i "manifestanti" ma la "capitale" che subisce un danneggiamento, un'"invasione" da ottocentomila manifestanti.
La prospettiva adottata è, quindi, quella della "capitale" a cui i manifestanti vengono contrapposti come anti-soggetti.
Già il giorno precedente l'"invasione" veniva connotata negativamente (cfr.3.2.2.).
Ora questa "invasione" assume connotazioni negative per la rilevanza data agli "scontri", ai "tafferugli" tra Cobas e polizia.
Inoltre, notiamo che la competenza della manifestazione viene sminuita con l'abbassamento del numero dei partecipanti ad ottocentomila.
A questo punto, il "mentre" dell'occhiello si trasforma esplicitamente in un avversativo "invece" che contrappone alla performanza "sciopero" la performanza "ripulire la fabbrica".
Soggetto di quest'ultima performanza sono gli operai della Ferrero.
Ricordiamo che l'opposizione tra lavoro e sciopero è presente anche nella provocazione di Berlusconi, con cui evidentemente il Giornale condivide l'universo di valori.
È curioso notare che la competenza degli operai della Ferrero appare arricchita dal lessema "gratis", mentre la manifestazione viene svalutata dagli esponenti della destra proprio perché secondo loro è stata una "gita gratuita" (cfr.3.2.2. e 3.4.5.).
Possiamo aggiungere che è difficile immaginare come gli operai della Ferrero potessero "lavorare" o "scioperare" in quelle condizioni, ma, come già detto, il Giornale spesso nei titoli tende alle forzature.
Questo sottotitolo si conclude con notizie relative alla cronaca dell'alluvione (morte di un soccorritore ed avviso di garanzia al prefetto di Asti), continuando così ad evitare di trattare la manifestazione senza porla in relazione polemica con l'aiuto agli alluvionati.
A conferma di questo, l'articolo di apertura-sommario inizia proprio esplicitando il confronto polemico tra un Italia di cui viene positivamente sanzionato il fare per congiungersi con l'oggetto di valore "ricostruzione" lottando contro il fango e un Italia "scioperaiola" che ha come obiettivo il "cambiamento della legge finanziaria".15
La manifestazione di Roma è sì sanzionata iperbolicamente come "oceanica", ma la sua competenza per quanto riguarda in numero dei partecipanti appare "incerta".
Infatti, questo numero viene fatto oscillare dai "sette-ottocentomila" delle fonti della questura al "milione e duecentomila, forse anche di più" di fonte sindacale.
Come possiamo notare, si tratta di oscillazioni di non poco conto (mezzo milione di persone!).
Questo articolo di apertura-sommario si conclude riferendo degli "incidenti" provocati dai Cobas.
Anche se viene ammesso che si tratta di "incidenti" di "lieve entità", lo spazio a loro dedicato, specialmente e senza tanti eufemismi nella pagina della cronaca, è molto ampio.
Di fatto questi "incidenti" sono l'unica performanza in cui parte dei manifestanti appare come soggetto attivo.
Ne risulta così una manifestazione connotata da aspetti violenti e della quale viene occultata la "serenità".
Passiamo ora all'analisi dell'editoriale di Vittorio Feltri, direttore de il Giornale.
Feltri inizia il suo editoriale giudicando epistemicamente come "incerto" il numero dei manifestanti.
Egli si incarica poi di individuare il topic dei commenti dei progressisti, cioè che data la competenza, la forza della manifestazione il governo è modalizzato secondo un dover fare, un dover cambiare posizioni e trattare coi sindacati.
Feltri con un embrayage attanziale ammette l'"imponenza" della manifestazione ma, come nella cronaca di Fatone e nel commento di Granzotto il giorno precedente, questa competenza non sta tanto nel numero dei partecipanti ma nei miliardi spesi.
Reiterando le isotopie della cifra spesa e del rifiuto del dono di questi soldi agli alluvionati, Feltri giunge così a sanzionare negativamente la performanza "manifestazione" e la sua competenza.
Feltri ritorna, inoltre, sull'isotopia della "gita", della "scampagnata gratuita" contrapposta al dramma dell'alluvione.
A questo punto, Feltri segnala un cambiamento di topic chiudendo il precedente con l'enunciato "ma questo è un altro discorso" ed aprendo il nuovo con l'enunciato "mi domando piuttosto".
Notiamo che il nuovo topic è introdotto con un embrayage attanziale e sotto forma di domanda retorica.
Il destinatario di questo domanda è il governo, in particolare Berlusconi.
Con un nuovo embrayage attanziale ("fossi in lui") Feltri si identifica nel soggetto Berlusconi e lo modalizza secondo un dover non dare retta al milione di manifestanti ma ai milioni che non hanno manifestato.
Secondo Feltri, nella lotta contro i sindacati il governo non deve far apparire debole la sua competenza scendendo a trattative con essi.
Feltri ricorda a Berlusconi che i destinanti che lo hanno mandato a "Palazzo Chigi" ( metonimia per "governo") con i loro voti non sono i manifestanti.
Il direttore de il Giornale provoca la competenza del sindacato, lo modalizza secondo un non sapere le regole della "computisteria".
Con l'uso di "noi" inclusivi ("incameriamo", "spendiamo", "cerchiamo", "noi si vada") Feltri sanziona positivamente la "legge finanziaria" voluta dal governo ed accusa sindacati e pidiessini come responsabili dei danni, del "dissesto" finanziario.
Notiamo che anche questa metafora del "dissesto" richiama l'alluvione.
Feltri ricorda al governo che, se vuole restare tale, deve restare congiunto con l'oggetto di valore "interesse del Paese".
Come prima destinante di Berlusconi al governo appariva "chi non manifesta coi sindacati", così ora destinante dei programmi d'azione del governo appare il "Paese".
Sindacati e pidiessini appaiono, invece, come soggetti di un danneggiamento nei confronti del "Paese" col "dissesto" da loro provocato nella "Prima Repubblica".
Di nuovo Feltri incita il governo ad agire per evitare il fallimento della "Seconda Repubblica".
I sindacati sono poi presentati come soggetti che hanno fatto apparire di ritenere la "politica" oggetto di valore gerarchicamente superiore ai "bisogni degli operai ed degli impiegati".
Ma per Feltri c'è di più.
Per il direttore de il Giornale, come è esplicitato nel titolo dell'editoriale, "siamo alla mistica dello sciopero".
È lo stesso Feltri a guidare il lettore nella disambiguazione del lessema "mistica".
Di fatto, Feltri accusa il sindacato di usare lo sciopero in ogni occasione.
Di nuovo Feltri si pone come garante di un universo di valori in cui lo sciopero è contrapposto al lavoro.
Lo sciopero è una performanza sanzionata come "inutile", per esempio contro la guerra e contro la camorra.
L'enfatizzazione dell'isotopia della cifra spesa e della manifestazione come "gita gratuita", come "escursione in comitiva" permettono a Feltri di negare il legame di solidarietà tra manifestanti ed alluvionati, anzi l'editoriale si conclude proprio ribadendo la contrapposizione tra manifestanti e alluvionati al lavoro nel "fango".
Non manca un pò d'ironia nella contrapposizione provocatoria tra il "Sol dell'avvenir" ed il "fango" del Piemonte.
La seconda pagina è dedicata alle reazioni degli esponenti del governo, in particolare di Berlusconi.
Nell'occhiello, nel titolo e nel catenaccio l'enunciazione è delegata a Berlusconi.
Nell'occhiello troviamo il luogo, Milano, in cui Berlusconi si trova il giorno della manifestazione e una sua sanzione negativa sulla performanza "sciopero".
Viene presupposto che Berlusconi abbia altre volte sanzionato negativamente gli scioperi.
Berlusconi, come Feltri nel suo editoriale, si pone come garante di un universo di valori in cui lavoro e sciopero sono contrapposti.
Inoltre, sempre nell'occhiello, Berlusconi minaccia gravi conseguenze per il "Paese" se quest'ultimo non si congiunge con l'oggetto di valore "risanamento".
Notiamo che queste gravi conseguenze sono espresse mediante la metafora "andare a rotoli".
Il titolo sembra una citazione tra virgolette ma, come nell'occhiello e nel catenaccio, si tratta dell'esplicitazione di un topic all'interno del discorso di Berlusconi.
È evidente che quanto è messo in rilievo nel titolo è, secondo il Giornale, il topic principale.
Con un embrayage attanziale Berlusconi esprime il suo voler proseguire nel programma di congiunzione con il "risanamento".
Egli esplicita, inoltre, che destinante di questo programma narrativo è "chi lavora".
Nel catenaccio Berlusconi reitera l'isotopia della manifestazione "politica, non sindacale".
Anche la cronaca, a firma di Enza Cusmai, si apre con una delega dell'enunciazione a Berlusconi che reitera in parte quanto abbiamo visto nella titolazione.
Berlusconi modalizza secondo il dovere il soggetto del programma di congiunzione con il "risanamento".
Soggettodi questo programma è un "noi" inclusivo che viene minacciato di gravi conseguenze, di "andare a rotoli".
In questo modo, Berlusconi si autodestina come parte del soggetto collettivo che desidera il "risanamento" e che è destinatario della minaccia "andare a rotoli".
Segue poi con un débrayage attanziale impersonale l'ormai a noi nota contrapposizione tra il lavoro e lo sciopero.
Berlusconi ribadisce il suo voler proseguire nel programma di congiunzione con il "risanamento".
I destinanti iniziali di questo programma appaiono, a questo punto, essere "i milioni che non sono scesi in piazza".
Possiamo, a questo punto, inferire che i manifestanti, chi sciopera, secondo Berlusconi, non partecipano al programma di congiunzione col "risanamento", rendendosi così soggetti di un danneggiamento nei confronti del "Paese".
Solo a questo punto, appare il luogo dell'enunciazione di Berlusconi: l'ospedale San Raffaele di Milano.
Secondo la cronista de il Giornale, gli altri cronisti sono dei provocatori che perseguitano il presidente del Consiglio che non vuole commentare la manifestazione, ma che viene costretto a dire che la politica del governo non cambierà e che verrà chiesto il "voto di fiducia".
La cronista Cusmai si dilunga in note di colore che arricchiscono l'"immagine" di Berlusconi: doppio petto grigio scuro, camicia azzurra, cravatta a piccoli pois.
Essa non manca di informare il lettore sulla mancanza di un aspetto centrale dell'"immagine" dell'ex-presidente del Consiglio: il sorriso.
La cronista si identifica con Berlusconi (già l'ha fatto Feltri nel suo editoriale) ed azzarda un paragone tra don Verzè, direttore del San Raffaele e lo stesso Berlusconi, impegnato nella realizzazione del "miracolo italiano", ma contrastato da mille difficoltà tra cui la manifestazione del giorno precedente.
In seguito la cronista afferma che è ormai "in atto uno scontro sociale".
Dalle parole di Berlusconi essa trae che non vi è nessuna possibilità di mediazione e che il governo deve realizzare il suo programma per "il bene del Paese".
Il "Paese" appare così destinante del programma di Berlusconi.
Il governo appare in difficoltà, avere limiti nella sua competenza, ma non appare sconfitto, reagisce alle provocazioni.
Nell'"atmosfera magica" dell'ospedale San Raffaeele il discorso di Berlusconi è sanzionato positivamente con un applauso.
È fuori da questo luogo "magico" che ci sono le provocazioni dei cronisti.
È lontano da questo luogo "magico" che ci sono le polemiche ed i "veleni" della politica.
Alle provocazioni dei cronisti Berlusconi reagisce esplicitando la sua certezza che la manifestazione è stata "politica" e non "sindacale" e, quindi, un "dramma", un danno per il "Paese" perché essa ha provocato un ritardo nella congiunzione con l'oggetto di valore "sviluppo".
La conclusione della risposta di Berlusconi ai cronisti viene spiegata dalla Cusmai come un rimprovero alla stampa di non essere aiutanti del governo.
Alle provocazioni dei cronisti Berlusconi reagisce così con una sanzione negativa sul loro fare persuasivo verso i destinatari "cittadini italiani".
Berlusconi modalizza perciò i giornalisti secondo un dover spiegare, un dover fare chiarezza sulla strumentalizzazione politica della manifestazione.
Tralasciamo le altre dichiarazioni di esponenti del governo che comunque anche ne il Giornale mettono in luce forti contrasti nella maggioranza di governo e passiamo alle cronache di pag. 3.
È in questa pagina che troviamo la cronaca della manifestazione, ma grande rilievo è dato agli "incidenti" provocati dai Cobas e agli insulti ricevuti da Pannella.
Un corsivo di spalla, a firma di Gustavo Selva, è dedicato a un "preside progressista" che aveva, stando a il Giornale, pubblicamente rimproverato i professori che si erano presentati al lavoro, invece di scioperare il 15/10, data di un precedente sciopero generale.
Anche in questa pagina, quindi, la cronaca è accompagnata da un commento (a pag. 2 la cronaca delle reazioni degli esponenti del governo è accompagnata da un commento dell'on. Di Muccio) che, in questo caso, serve a rafforzare l'isotopia negativa costruita sinora attorno a chi sciopera e la contrapposizione tra lavoro e sciopero.
Questo commento è strettamente connesso alla titolazione della cronaca dalla congiunzione "e".
Nell'occhiello del titolo principale il numero dei lavoratori presenti a Roma è sì quantificato in "un milione", ma è interessante notare che essi non fanno parte di un soggetto collettivo attivo nella lotta contro la "Finanziaria", ma sembrano solo dei destinatari, degli ascoltatori dei discorsi dei leader sindacali.
Inoltre, il lessema "convocati" lascia presupporre un ruolo attivo dei sindacati e una modalizzazione dei lavoratori secondo un dover fare.
Il Giornale non si ferma qui nello sminuire la competenza dei manifestanti.
In un box il numero dei partecipanti viene fatto oscillare da seicentomila a un milione e mezzo secondo le diverse fonti.
Il Giornale privilegia la cifra più bassa fornita dalle fonti della questura ("settecentomila") e la connette con l'avversativa "ma" al "milione" dell'occhiello.
Questa cifra è preceduta dall'aggettivo "solo" che contribuisce ulteriormente a sminuire la competenza della manifestazione.
Il titolo appare come una citazione tra virgolette, ma, anche in questo caso, non si tratta altro che di una esplicitazione di un topic individuato e privilegiato all'interno dei discorsi sindacali.
In questo titolo è enunciata la volontà del sindacato di non fermarsi sino alla congiunzione con l'oggetto di valore "cambiamento".
Il destinatario di questa minaccia è il governo.
Nel catenaccio, sempre tra virgolette, il governo è sanzionato come "falso" e la sua "manovra" come "iniqua".
La cronaca della manifestazione, a firma di Francesco Casaccia, apre non solo ammettendo la riuscita della manifestazione, ma anche modalizzando il soggetto "sindacati" secondo un dover fare, un dover "trasformare in atti concreti la protesta".
Paradossalmente la manifestazione non sembra accrescere la competenza dei sindacati ma creare ad essi dei problemi.
La manifestazione ha fatto sì apparire "vera" la forza dei sindacati, ma anche una loro debolezza: la mancanza della certezza di congiungersi con gli oggetti di valore desiderati.
Notiamo anche che il cronista non assume come propria nel suo discorso la sanzione iperbolica "manifestazione più grande del dopoguerra", ma la attribuisce ad un altro enunciatore, ad una fonte sindacale.
Casaccia pone, inoltre, una domanda (Cosa succederà...?), stimolando il lettore a trarre inferenze e creando un effetto tensivo nella narrazione.
È alla fine dell'articolo che lo stesso cronista, traendo le sue conclusioni sui discorsi sindacali risponde a questa domanda, dicendo che il sindacato proclamerà un nuovo sciopero generale se non riuscirà a modificare la "Finanziaria".
Il cronista comincia, quindi, ad ipotizzare un nuovo sciopero come conseguenza del fallimento dei programmi d'azione dei sindacati.
Casaccia ammette, a questo punto, che il sindacato ha ottenuto un piccolo successo ottenendo la riapertura del "dialogo" col governo.
La ripresa del "dialogo" è un oggetto di valore positivo per i sindacati, ma, come abbiamo già detto, non per il Giornale, attestato su una linea di ricerca dello "scontro".
È solo a questo punto che inizia, di fatto, la cronaca della manifestazione, peraltro molto limitata.
È assente qualsiasi nota di colore sulla manifestazione, qualsiasi legame con gli alluvionati, se non un ben occultato breve cenno al minuto di silenzio ed alla "disponibilità" dei sindacati.
Notiamo che il lessema "disponibilità" lascia presupporre che, sino a questo punto, i sindacati non abbiano ancora fatto niente per gli alluvionati, anzi il lettore de il Giornale del sindacato, sino a questo punto, sa solo che esso si è rifiutato di donare agli alluvionati i sessanta miliardi "sprecati" per la manifestazione.
In questa cronaca è assente qualsiasi ruolo attivo dei manifestanti, se non quello dei Cobas negli "scontri".
Tutto quello che è detto sui manifestanti è che sono "decine e decine di migliaia " che ascoltano i leader sindacali in "piazze gremite".
Solo nelle foto della prima e della terza pagina appaiono manifestanti in atteggiamenti "festaioli" o nella foto della testatina in atteggiamenti provocatori, comunque in contrapposizione alle foto di chi sta lavorando nelle zone alluvionate in mezzo al "fango".
All'interno dei discorsi sindacali viene privilegiato il topic dello "scontro", della "dura battaglia" promessa all'antagonista "Berlusconi".
I sindacati vengono così modalizzati non solo come soggetto secondo il volere, ma anche secondo il dovere.
È, infatti, con un atto commissivo, con una promessa che i sindacati si impegnano a questa "battaglia" (cfr.2.4.2.).
Gli oggetti di valore desiderati dal sindacato, secondo Casaccia, sono: una "manovra economica equa" e una "riforma previdenziale seria".
Inoltre, il sindacato esprime un atto epistemico di rifiuto del "voto di fiducia" sulle pensioni.
Tutto questo è, però, inserito nel frame dello "scontro" politico.
Casaccia esprime un atto epistemico di certezza sul fatto che i temi economici sono solo l'apparire di una "protesta politica" che ha come soggetto i partiti di opposizione.
Solo a questo punto, il cronista inizia a delegare l'enunciazione ai leader sindacali.
Dal punto di vista discorsivo notiamo che in questa cronaca nessun indicatore segnala la diretta partecipazione del cronista all'evento, né come partecipante attivo né come diretto osservatore.
Questa cronaca può essere stata scritta benissimo solo guardando la diretta TV o seguendo i flash di agenzia.
Anche se il cronista dà ampio spazio ai discorsi dei leader sindacali, non li assume come propri e lo segnala fin dall'inizio con il sintagma verbale "sostengono".
Uno spazio rilevante è dedicato agli "scontri" provocati dai Cobas e agli insulti "subiti" da Pannella.
Il titolo dell'articolo di taglio medio evidenzia con un iperbato i soggetti della performanza "scontri": Cobas ed autonomi.
Notiamo l'uso dell'ellissi nel titolo con i due punti che sostituiscono un sintagma verbale come "provocano".
Il luogo di questi "scontri" è toponimizzato in questa cronaca "nelle vicinanze del Circo Massimo", dove si è tenuto il comizio di Cofferati.
Questo titolo non solo segnala il luogo di questi scontri, ma, facendo appello alla competenza storica del lettore, lascia anche presupporre che gli "scontri" siano stati di notevole entità e spettacolarità.
A reiterare questa isotopia troviamo una vignetta di Alfio Krancic.
Il catenaccio figurativizza gli "scontri", gli "assalti" e di nuovo con i due punti usati come ellissi quantifica gli agenti "feriti" in "ventuno" ed i manifestanti "contusi" in "dieci".
Notiamo che per i manifestanti è usato l'eufemismo "contusi", mentre gli "incidenti" sono enfatizzati in "assalti".
Mentre nel catenaccio il numero dei manifestanti "contusi" è quantificato con precisione in "dieci", nel corso della cronaca si parla più imprecisamente, ma enfaticamente di "numerosi".
Cosa appare in questa cronaca della "grande" manifestazione?
Appare che essa è stata anche "scaramucce, imboscate e provocazioni", che, durante la manifestazione, ci sono stati "episodi di guerriglia urbana", "attacchi veri e propri" e "focolai di battaglie".
Più in particolare, sono registrati "lanci di bottiglie, monete e bastoni", "agenti che respingono offensive", "teste insanguinate", oltre agli "insulti a Pannella".
Possiamo tranquillamente affermare che ad un lettore de il Giornale la manifestazione non appare come "anche questo", ma come "quasi solo questo".
Del milione ed oltre di manifestanti (molti di meno, secondo il Giornale) tutto quello che rimane è una massa di ascoltatori passivi dei discorsi dei leader sindacali ed "agguerriti" gruppi di autonomi sparsi "strategicamente" nei cortei.
Mentre la massa passiva dei manifestanti viene modalizzata secondo il dovere, i Cobas ed i gruppi di autonomi vengono modalizzati secondo il volere gli "scontri".
Gli anti-soggetti opposti a Cobas ed autonomi sono le forze dell'ordine ed il servizio d'ordine confederale.
Nel corso della cronaca i luoghi degli "scontri" sono toponimizzati in "piazza Venezia", "piazza San Giovanni" e "viale Aventino", vicino al "Circo Massimo".
Questa enfatizzazione degli "scontri", dei danni e dei feriti connota la manifestazione come violenta, certamente non serena od ironica.
Inoltre, essa serve a reiterare l'isotopia dello "scontro" sociale in atto.
L'articolo attorno a cui il Giornale fa ruotare tutti i titoli ed i commenti che oppongono manifestanti ed alluvionati è una cronaca a pag. 4 dell'inviato Adalberto Falletta.
Mentre nella cronaca della manifestazione non abbiamo trovato traccia della presenza del cronista all'evento, qui troviamo subito sopra la firma del cronista la segnalazione "dal nostro inviato".
Con questo "nostro" esclusivo la redazione de il Giornale segnala la sua presenza sul luogo di questa cronaca.
La titolazione forza notevolemente i contenuti di questa cronaca, configurandosi come un vero e proprio testo parallelo.
L'occhiello apre esplicitando che si tratta della cronaca di un viaggio nel Piemonte alluvionato.
Per la prima volta, il Giornale delega l'enunciazione ad alcuni lavoratori, ma sono lavoratori che sembrano criticare il sindacato.
Un'ipotesi di rinvio della manifestazione, formulata da un lavoratore, si trasforma addirittura in una richiesta collettiva di rinvio della "protesta" contro la "Finanziaria".
Ancora maggiore è la forzatura nel titolo.
Infatti, troviamo una netta opposizione tra lo "sciopero" e lo "spalare".
Ci sembra paradossale pretendere uno "sciopero" da degli operai nelle condizioni descritte da questa cronaca, a meno di realizzare il lessema "sciopero" in un percorso sememico diverso da quello abituale (cfr.3.4.5.).
Anche il catenaccio forza il contenuto della cronaca.
Infatti, il lessema "disertare" presuppone una modalizzazione del soggetto "molti operai" secondo il non voler partecipare alla performanza "manifestazione", mentre nella cronaca appare di più una modalizzazione secondo il non potere.
Inoltre, il lessema "disertare" presuppone un precedente atto esercitivo, quindi un dover fare a cui il destinatario, in questo caso gli operai della Ferrero, si sottraggono.
Queste modalizzazioni rientrano, quindi, a pieno titolo nella contrapposizione tra sindacati ed operai, solo che gli operai della Ferrero sembrano sfuggire agli obblighi imposti e diventare soggetti attivi.
Nella cronaca viene subito toponimizzato il luogo della performanza, della lotta contro l'anti-soggetto "fango": è una "fabbrica di dolciumi", la Ferrero di Alba.
Soggettodi questa performanza sono gli operai di questa fabbrica.
L'oggetto di valore con cui ricongiugersi, dopo il danneggiamento subito per opera dell'anti-soggetto "fango", è la "fabbrica" stessa.
La fabbrica è così un attore che sincretizza uno spazio ed un oggetto di valore.
Il tempo della performanza è dilatato in tutta la giornata dall'"alba" al "tramonto" e la performanza suddivisa in turni.
Diversamente dalla cronaca di Casaccia, qui Falletta fa sentire la sua presenza, anche se non ci sono embrayage.
Infatti, il cronista, anche se non appaiono mai nel testo le sue domande, delega più volte l'enunciazione a lavoratori e rappresentanti sindacali.
Il lettore può inferire dal contesto che le domande del cronista riguardano l'opportunità di partecipare alla manifestazione.
Le figurativizzazioni dei luoghi e delle performanze sono accurate, così come quella del trascorrere della giornata.
Non manca poi la reiterazione di categorie semiche di isotopie come la cifra spesa dai sindacati e il contrasto tra CISL e CGIL sull'opportunità della manifestazione.
È sulla base di alcuni enunciati di D'Antoni, segretario della CISL, che il Giornale oppone ad una solidarietà sanzionata come "rituale" e "demagogica" (quella della manifestazione) una solidarietà sanzionata come "concreta" (quella del lavoro nel "fango").
Possiamo concludere che l'ostilità degli operai della Ferrero verso le scelte sindacali, ostilità enfatizzata nella titolazione, è minima e, comunque, ricercata e provocata dalle domande del cronista, mai peraltro esplicitate.
Questo basta ad il Giornale per costruirci attorno titoli e commenti.

Torna su

Va giù


3.2.4. Due giorni dopo

Il giorno 14/11 commenti, cronache ed interviste sullo "scontro" politico e sulla manifestazione del sabato precedente sono posti tra le pagine degli "Interni", da pag.5 a pag.7.
A pag. 7 si concludono anche i due editoriali, a firma di "Geronimo" ed Antonio Socci, che hanno inizio in prima pagina.
Particolare rilievo è dato alla polemica degli esponenti della destra contro RAI 3 che aveva trasmesso in diretta la manifestazione.
Questa tema è ripreso nei due commenti di "Geronimo" ed Antonio Socci che sono posti sotto una testatina provocatoria ed ironica nei confronti della lettera di Scalfaro sulla "par condicio".
Noi ci soffermeremo solo sul commento di Antonio Socci e su un altro commento di Geronimo a pag. 6.
Già in prima pagina, il titolo del commento di Antonio Socci continua a reiterare la contrapposizione tra manifestazione ed alluvione, sanzionando negativamente la diretta TV di RAI 3.
Alla diretta TV della manifestazione viene contrapposto il silenzio TV sull'alluvione.
Socci apre il suo commento, sanzionando negativamente ed ironizzando sulla famiglia Giovannoni in lotta contro il governo alla quale viene contrapposta una famiglia Rambaudo travolta dall'alluvione.
Dopo le sanzioni negative sulla diretta TV di RAI 3, Socci passa a sanzionare negativamente anche la lettera di Scalfaro sulla "par condicio" con una serie di domande retoriche.
Socci inizia con un giudizio epistemico di certezza sulla competenza della manifestazione, connettendolo con l'avversativa "ma" ad un debrayage attanziale impersonale che instaura nel discorso un dover "riconoscere" che il milione di manifestanti è una minoranza.
Tra parentesi Socci ironizza, rivolto a Bertinotti, su uno dei simboli della manifestazione, sulle magliette raffiguranti Che Guevara.
Di nuovo con un atto epistemico e con una sanzione veridittiva sull'essere della democrazia, fatta anche di minoranze, Socci ricorda che la maggioranza è quel soggetto che ha vinto nel programma narrativo delle elezioni.
Con una domanda provocatoria Socci chiede se questa maggioranza non possa essere congiunta anch'essa con la "par condicio", anche se essa non è soggetto della performanza "manifestazione".
È lo stesso Socci a rispondere che la maggioranza appare privata dell'oggetto di valore "par condicio".
A dimostrazione di questo, Socci porta qualche esempio: lo spazio negato alla manifestazione dei lavoratori autonomi e al presidente degli artigiani Spalanzani.
Il commento prosegue dopo una girata a pag. 7.
Di nuovo provocatoriamente la "par condicio" appare ora come un programma realizzato dal soggetto TG 3 ed avente come destinante "Scalfaro".
La "par condicio" entra così a far parte della competenza delle minoranze politicizzate nella loro lotta contro le maggioranze deboli e non politicizzate.
Il Giornale sembra avere come lettore modello proprio chi fa parte di questa maggioranza non politicizzata al fianco della quale esso si schiera.
Questa maggioranza appare, comunque, soccombere nella lotta contro la minoranza politicizzata che ha il potere, la forza e la prepotenza.
Socci sanziona tutto questo con l'enunciato proverbiale "niente di nuovo sotto il sole".
Il resto del commento prosegue, sanzionando negativamente Scalfaro e la RAI, ma non viene più toccato l'argomento della manifestazione.
A pag. 5 in un box dal titolo "Perline" Enzino Meucci evidenzia l'oscillazione del numero dei partecipanti alla manifestazione nei titoli di alcuni quotidiani del giorno precedente, dagli "ottocentomila" de il Giornale all'"oltre un milione e mezzo" de l'Unità.
Un altro commento che tocca l'argomento della manifestazione lo troviamo a pag. 6, firmato con lo pseudonimo "Geronimo" (alias Paolo Cirino Pomicino).
Anche questo commento non si trova isolato in una pagina apposita, ma inserito nelle pagine di cronaca e differenziato solo graficamente in corsivo, come il commento di Granzotto il 12/11.
Questo commento, a differenza di quelli de il Giornale sin qui analizzati, utilizza un sottocodice burocratico ed economico, inscrivendo così nel testo come lettore modello non una generica maggioranza non politicizzata, ma un lettore più competente di questo sottocodice.
Nell'occhiello l'oggetto di valore "stralcio della previdenza dalla finanziaria" viene presentato come negativo, come un danno per il "Paese".
Nel titolo appare l'anti-soggetto che vuole, secondo il Giornale, danneggiare il "Paese": è il sindacato, sanzionato negativamente col lessema "colpe" che lascia presupporre più desideri e/o azioni negative oltre al volere lo "stralcio".
"Geronimo" inizia il suo commento con un giudizio epistemico di certezza sulla forza e sulla responsabilità del sindacato espresse dalla manifestazione.
Dopo questa sanzione positiva della competenza del sindacato, un altro topic è introdotto dall'avversativa "però".
Il sindacato, proprio per l'acquisizione di questa competenza, si trova di fronte ad una "sfida più grande", a dover gestire questa competenza.
A creare problemi al sindacato sembrano essere "una innumerevole fila di commentatori", destinanti che incitano il sindacato stesso a realizzare programmi politici "radicali".
Questi "commentatori" hanno costruito una gerarchia di programmi da realizzare in cui la "sconfitta di Berlusconi" è superiore alla "risoluzione dei problemi".
Il topic del discorso di chi vuole il fallimento di Berlusconi è esplicitato come una tentazione con la presentazione dell'oggetto di valore positivo "scorporo della riforma delle pensioni dalla finanziaria" in cambio della "ripresa della trattative".16
Se per i commentatori avversari di Berlusconi lo "stralcio" in cambio della "ripresa delle trattative" è qualcosa di positivo, "Geronimo", invece, sanziona iperbolicamente tutto questo come "terribilmente puerile".
Dopo questa sanzione, "Geronimo" si dilunga in una figurativizzazione della sfida internazionale che il "nostro paese", la "nostra lira" devono vincere, prima ancora che il governo.
Il frame di questa sfida internazionale è la ripresa economica.
Con un embrayage attanziale "Geronimo" enuncia un atto epistemico che modalizza secondo il dovere i soggetti "governo", "sindacato" ed "opposizione" in un programma comune di congiunzione con l'oggetto di valore ritenuto principale: la "ripresa dell'occupazione".
Ai governi dei due anni precedenti "Geronimo" attribuisce i fallimenti dei programmi di congiunzione con la "ripresa dell'occupazione" e con la "riforma delle pensioni".
I mercati sono i destinanti sanzionatori del fare del governo ed ai mercati il governo non può presentarsi senza essersi congiunto con la "riforma delle pensioni" e con una "legge finanziaria non congiunturale".
Notiamo l'enunciato proverbiale "alle calende greche" che sta per la marca aspettuale "mai".
"Geronimo" impone nel discorso che il sapere su quanto detto precedentemente sia condiviso con i sindacati.
"Geronimo" poi ricorda provocatoriamente che il sindacato concertò con il governo Amato una "riforma delle pensioni".
Il governo Amato è sanzionato come debole e la "riforma" con lui concertata una "occasione perduta".
Notiamo che questa "concertazione" è collocata in un tempo anteriore all'enunciazione con la categoria temporale "già due anni fa".
Osserviamo anche che l'inutilità di questa "concertazione" è rafforzata da un giudizio epistemico di evidenza (cfr.nota 11).
Ricordiamo che il Giornale avversa l'ipotesi della "concertazione" ed è attestato su una linea di "scontro".
A questo punto, "Geronimo" si pone come destinante del programma di congiunzione con l'oggetto di valore "nuova occupazione".
Per la realizzazione di questo programma "Geronimo" propone uno scambio tra "spesa corrente" e "spesa in conto capitale" (cfr.nota 15).
Con l'uso di un altro enunciato proverbiale ("le nozze con i fichi secchi non potranno essere mai fatte") "Geronimo" minaccia il sindacato, mostrando le conseguenze negative del rifiuto di questo scambio.
"Geronimo" ammette che il sindacato con la competenza acquisita, grazie alla manifestazione e con l'aiuto di Bossi e della grande stampa, può sì sconfiggere Berlusconi e congiungersi con lo "stralcio" delle pensioni dalla "Finanziaria", ma questo comporterà la mancata congiunzione con gli oggetti di valore "rilancio dell'occupazione" e "ammodernamento del Paese".
L'opposizione tra i due programmi narrativi ed i loro oggetti di valori è netta: da una parte c'è chi mira al mantenimento di uno "stato sociale" sanzionato come "falso", dall'altro c'è chi mira alla congiunzione con il "rilancio dell'occupazione" e l'"ammodernamento del Paese".
Non solo è, a questo punto, lasciato inferire ai lettori chi siano i soggetti di questi programmi contrapposti, ma i lettori sono anche modalizzati secondo il dover scegliere con chi stare, se con il governo o con i sindacati.
Data la forte negatività dell'isotopia del programma di cui il sindacato è soggetto, il lettore è indirizzato, o meglio, incitato a scegliere di stare dalla parte del governo di cui "Geronimo" appare come portavoce autorevole.
Dal punto di vista discorsivo in questo commento, anche se raramente, il soggetto dell'enunciazione inscrive i propri simulacri negli embrayage attanziali in prima persona (cfr.2.11.4.).
Troviamo, infatti, un atto epistemico "credo" e l'uso del "nostro" inclusivo nei sintagmi "nostro paese" e "nostra lira".
Nei confronti del sindacato il soggetto dell'enunciazione alterna una seduzione con cui ne riconosce il potere ad una provocazione sanzionando negativamente gli oggetti del suo volere come un danno per il "Paese".
Il governo viene incitato allo scontro, al rifiuto della "concertazione" e gli stessi lettori vengono incitati a stare dalla parte del governo.

Torna su

Va giù


3.2.5. Tre e quattro giorni dopo

Il giorno 15/11 sono due gli articoli che toccano ancora l'argomento della manifestazione a pag. 2: il primo di spalla, a firma dell'inviato a Torino Renato Farina, ed il secondo di taglio medio, a firma di Francesco Casaccia.
Il primo, fortemente provocatorio, instaura un conflitto tra i manifestanti ed i barboni della stazione di Torino a cui viene, secondo il cronista, rifilato il cibo scaduto non consumato dai manifestanti.
Come esplicitato dal titolo, la pietà, la generosità dei manifestanti è sanzionata come "falsa".
Nell'articolo la sanzione è ancora più negativa: si parla, infatti, di "forma orribile di solidarietà pelosa".
È chiaro l'intento di svilire con questo articolo la competenza dei manifestanti.
Il secondo articolo esplicita nel titolo il topic della minaccia sindacale di un nuovo sciopero generale.
Nel catenaccio è precisato che questo nuovo sciopero sarà la risposta del sindacato alla richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo.
La seconda parte del catenaccio esplicita una nuova performanza: l'"ostruzionismo" che ha come soggetto l'"opposizione parlamentare" nello spazio "aula".
Sarà poi figurativizzato nel corso dell'articolo che l'"aula" di cui si parla è il Parlamento.
È inscritto nel testo un lettore modello competente di vicende parlamentari per essere in grado di decodificare il lessema "ostruzionismo".
Quello che ci interessa rilevare è che l'"ostruzionismo" appare come il "tentativo" da parte di Rifondazione Comunista e del PDS di "dare seguito", di "trasformare in atti concreti" la manifestazione.
Casaccia reitera che la manifestazione sindacale non va ad arricchire la competenza dei partiti di opposizione, ma pone loro limiti e problemi.
Mentre l'"ostruzionismo" è la nuova performanza dell'opposizione parlamentare, al sindacato di fronte alla sfida del governo compete il dovere di un nuovo sciopero generale.
L'inizio di questo nuovo programma narrativo non appare solo come la risposta alla sfida del governo, ma anche come la conseguenza del fallimento dei precedenti programmi narrativi, della mancata congiunzione con l'oggetto di valore "ripresa del dialogo", congiunzione fortemente avversata da il Giornale.
A questo punto, ne il Giornale dopo diversi giorni ricompare Luigi Abete, presidente della Confindustria.
Ad Abete non è attribuito il ruolo di mediatore, bensì quello di aiutante del governo.
Infatti, ad Abete è delegata l'enunciazione solo per sanzionare come "legittima", come facente parte della competenza del governo la richiesta del "voto di fiducia".
Il giorno 16/11 alla proclamazione del nuovo sciopero generale è dedicato il titolo di prima pagina.
Come accennato da Casaccia il giorno precedente, questo sciopero non appare tanto una risposta alla richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo, quanto la conseguenza del fallimento delle performanze sindacali precedenti.
Il Giornale, inoltre, ironizza sulla proclamazione del nuovo sciopero generale e lascia presupporre che la mancanza di competenza del sindacato nel raggiungere gli oggetti di valore desiderati renderà vano anche il nuovo programma d'azione.
Interessante a pag. 2 è l'articolo di taglio basso nel cui titolo compare una sanzione negativa della Confindustria sul nuovo sciopero generale.
Il ruolo di mediatore assunto da Abete e dalla Confindustria nei giorni della manifestazione è occultato da il Giornale e solo ora alla proclamazione del nuovo sciopero la Confindustria ricompare tra gli attori in campo, ma in conflitto con i sindacati.
Se andiamo a vedere quanto è contenuto negli enunciati delegati alla Confindustria, notiamo che il suo ruolo di mediatore non scompare, anche se viene subordinato alla sanzione negativa del nuovo sciopero.

Cap.3.1
l'Unità
Cap.3.2
il Giornale
Torna su Cap.3.3
Corriere della Sera
Cap.3.4
la Repubblica
Home page Indice Conclusioni Bibliografia