3. LA RAPPRESENTAZIONE GIORNALISTICA DI UN EVENTO: LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE SINDACALE DEL 12/11/1994

3.2. IL GIORNALE: DALLA PARTE DEL GOVERNO

3.2.1. Il giorno prima
3.2.2. Il giorno della manifestazione
3.2.3. Il giorno dopo
3.2.4. Due giorni dopo
3.2.5. Tre e quattro giorni dopo


Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri si schiera sul fronte opposto a quello de l'Unità, si schiera apertamente dalla parte del governo, anzi lo incita allo "scontro", a non concedere nulla agli avversari di cui cerca sempre di sminuire provocatoriamente la competenza o di occultarne le performanze.

3.2.1. Il giorno prima

La differenza non solo con l'Unità ma anche con gli altri quotidiani che considereremo è enorme in primo luogo per lo spazio accordato all'evento della manifestazione.
Infatti, il giorno precedente alla manifestazione, l'11/11/1994, mentre sugli altri quotidiani quest'evento guadagna già la prima pagina, ne Il Giornale facciamo fatica a trovarne qualche informazione.
Della manifestazione sindacale troviamo solo poche e ben occultate informazioni a pag.21, tra le pagine dedicate all'"Economia" in un articolo a due colonne firmato da Francesco Casaccia.
L'occhiello di quest'articolo ha come topic la possibilità di un nuovo sciopero generale.
Nell'articolo il cronista precisa che questa è una sua interpretazione, o meglio, una "traduzione" dei discorsi sindacali.
Il titolo evidenzia con la figura retorica dell'iperbato l'oggetto di valore "Finanziaria" (cfr.2.7.1.).
Attorno a questo oggetto di valore la lotta sembra svolgersi tra il soggetto "Abete" e l'anti-soggetto "sindacati".
Sono da notare le metafore "pompiere" e "non spegne" che consentono a Casaccia di attribuire ai sindacati le colpe del "clima surriscaldato".
Abete appare, quindi, modalizzato secondo un non potere ed il sindacato secondo un non volere.
Questo articolo sintetizza in due colonne quanto altri quotidiani svolgono anche in più pagine.
Non si fa cenno alla conferenza-stampa sindacale nella sede della stampa estera per cui non è per niente chiaro in quale contesto le dichiarazioni dei leader sindacali siano state enunciate.
Meglio contestualizzate le dichiarazioni di Abete.
Infatti, si parla della riunione del direttivo e della giunta della Confindustria.
È in quest'articolo che troviamo le informazioni sulla manifestazione, comunque ben occultate.
I rapporti tra l'evento dell'alluvione e la manifestazione sono limitati all'enunciato "nonostante l'alluvione...la mobilitazione è confermata".
In mancanza di altre informazioni, quali i legami simbolici e la solidarietà attiva tra manifestanti ed alluvionati, questo "nonostante" mantiene tutta la sua carica avversativa.
Come approfondiremo in seguito, Il Giornale continuerà nei giorni successivi ad opporre manifestanti e sindacati agli alluvionati e a chi presta loro soccorso.
L'articolo si apre liquidando ironicamente il fatto che un gruppo di registi "tutti di sinistra" vogliono trarre un film dalla manifestazione.
Anche se non abbiamo preso in considerazione sinora questo fatto, possiamo però ricordare che ben altro spazio è dato da l'Unità e dagli altri quotidiani alla performanza di questi registi.
Casaccia prosegue nell'articolo esplicitando non solo il non volere dei sindacati rinunciare alla manifestazione, ma anche il volere un nuovo sciopero generale.
Di fronte a questa volontà di "scontro" attribuita al sindacato, la Confindustria appare, a questo punto, in un ruolo di mediazione tra sindacato e governo.
Gli oggetti di valore a cui mira la Confindustria sono sia "l'approvazione della manovra senza stravolgimenti" che "la ripresa del dialogo".
Casaccia non gerarchizza gli oggetti di valore desiderati dalla Confindustria ponendo al primo posto la "pace sociale" (lessema peraltro mai usato in questo articolo) anzi sembra, sino a questo punto, ritenere superiore l'"approvazione della Finanziaria".
Tornando a quanto detto dai sindacati, Casaccia ammette che i leader sindacali non parlano apertamente di un nuovo sciopero generale ma lo lasciano presupporre con i loro discorsi.
Possiamo dire, a questo punto, che sia l'occhiello che il titolo forzano il contenuto dell'articolo in quanto nessuno ha mai parlato sinora di sciopero generale se non il cronista stesso e l'opposizione tra sindacati e Confindustria nell'articolo è attenuato dal ruolo di mediazione che la Confindustria assume nello "scontro" tra sindacati e governo.
Casaccia delega poi a Cofferati l'enunciazione di una minaccia del sindacato di fronte alla sfida del governo, minaccia del proseguimento della lotta sino alla congiunzione con gli oggetti di valore desiderati.
L'autore dell'articolo riprende poi direttamente la parola con l'enunciato "Cosa significa?" che ha una funzione metalinguistica (cfr.2.6.).
In questo modo, Casaccia si distanzia dal codice dell'enunciatore Cofferati a cui aveva delegato la parola sanzionando dispregiativamente questo codice come "sindacalese", come codice da tradurre.
Dato che quanto detto da Cofferati negli enunciati citati non sembra, secondo noi, contenere nulla di tanto difficile da dover essere tradotto dal sottocodice burocratico-sindacale in un linguaggio comprensibile a un lettore di pagine economiche di un giornale, Casaccia ci sembra più così sottolineare la sua relazione polemica con quanto detto da Cofferati, il non volerlo assumere come proprio.
Casaccia si avventura poi in una "traduzione" delle minacce di Cofferati.
Secondo lui, si tratta di un atto epistemico di rifiuto che modalizza il soggetto "governo" secondo un non poter realizzare la performanza "voto di fiducia".
Le successive citazioni di enunciati di D'Antoni e Larizza reiterano l'isotopia della provocazione e della sfida del governo a cui il sindacato è costretto a rispondere.
È solo a questo punto che ben occultate nell'articolo troviamo informazioni referenziali sulla manifestazione limitate comunque ai cinque cortei, ai luoghi dei comizi e alla diretta TV.
I destinanti della performanza "sfilare" sono CGIL,CISL e UIL ed il soggetto collettivo "un milione di persone".
Il luogo è "le vie della capitale", il tempo "domani" posteriore all'enunciazione.
È interessante notare come questo soggetto collettivo viene modalizzato secondo un dover fare.
Secondo Casaccia, c'è una frattura tra il volere del destinante e il dovere del soggetto.
Destinante e soggetto non sono sincretizzati nello stesso attore ed i manifestanti cominciano ad apparire in un ruolo passivo.
L'articolo si conclude reiterando il ruolo di mediazione della Confindustria i cui oggetti di valore sono sia il "metodo di concertazione" e l'"accordo di luglio" che l'"approvazione della Finanziaria".

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Va giù


3.2.2. Il giorno della manifestazione

Solo il 12/11/1994 la manifestazione comincia a "conquistare" la prima pagina de il Giornale con un occhiello ed un titolo di taglio basso e la prima parte del commento di Paolo Granzotto.
La cronaca e la seconda parte del commento di Granzotto sono ancora relegati a pag. 21 tra le pagine dedicate all'economia.
L'occhiello in prima pagina individua sì tempo, luogo e soggetto della performanza, ma è interessante notare da cosa è costituita la competenza del soggetto "sindacato".
Come prima cosa, la manifestazione viene fatta seguire temporalmente ad un precedente sciopero generale e quindi inquadrata in un frame di "scontro" di cui il sindacato, come abbiamo detto prima, viene ritenuto il principale responsabile.
Poi il soggetto "sindacato" viene connotato negativamente dal lessema "Triplice", lessema utilizzato solo dai giornali di destra.10
La performanza realizzata da questo soggetto è un'"invasione" che nel corso nell'articolo vedremo assumere connotazioni negative.
È ambigua in questo occhiello la preposizione "con".
Non è chiaro se questa preposizione sta per "insieme" o "per mezzo di".
Preferiamo disambiguare questo "con" in "per mezzo di", in quanto nei commenti e nelle cronache de Il Giornale sindacato e manifestanti hanno funzioni attanziali e competenze modali diverse.
In ogni caso, il topic più rilevante di occhiello, titolo, cronaca e commento è quello della cifra ("sessanta miliardi") spesa dal sindacato per realizzare la manifestazione.
Nel titolo troviamo sì l'oggetto di valore "manovra" da cui il sindacato vuole restare disgiunto ma della sua competenza è messa in rilievo la cifra spesa per la manifestazione.
Dato che anche la prima parte del commento di Granzotto, quella che appare in prima pagina insiste su questa isotopia, quando il lettore passa alla cronaca a pag. 21, ove si trovano altre informazioni referenziali sulla manifestazione, per esempio il numero dei partecipanti, è già dovuto passare attraverso una griglia interpretativa costituita da una serie di sanzioni più che altro negative sulla competenza del sindacato e sulle sue performanze.
La cronaca, a firma di Franco Fatone, ha un titolo provocatorio nei confronti di CGIL, CISL e UIL.
Infatti, la manifestazione sindacale viene denominata "marcia su Roma", come viene storicamente chiamata la "marcia" fascista che portò al potere Mussolini.
È chiaramente inscritto nel testo un lettore modello che conosca l'evento storico a cui si fa riferimento e che sappia cogliere le implicazioni ideologiche di questa provocazione.
Il sottotitolo insiste sull'isotopia della cifra raccolta per organizzare la manifestazione.
La manifestazione è sì connotata iperbolicamente come "gigantesca", ma quello che ne ha permesso l'organizzazione è una cifra tenuta "top secret".
Viene così lasciato presupporre che il sindacato sia soggetto di un occultamento, di un non voler far apparire la somma raccolta.11
In questo modo, il Giornale può porsi come soggetto che fa apparire questa cifra e come essa è stata raccolta.
La cronaca di Fatone si assume subito il compito di quantificare questa cifra in una somma "superiore ai sessanta miliardi".
Notiamo che l'aggettivo "superiore" non quantifica con precisione la somma, ma può lasciar presupporre un numero anche molto superiore.
È molto interessante osservare come, secondo Fatone, questi soldi sono stati raccolti.
Secondo Fatone, infatti, i soldi sono stati "rastrellati" dagli attivisti sindacali ai lavoratori.
Sono evidenti le connotazioni negative del lessema "rastrellare", soprattutto se lo vogliamo inserire in un'isotopia storica collegandolo alla "marcia su Roma".
Anche senza presupporre un lettore modello così competente, il lessema "rastrellare" implica comunque un soggetto attivo di questa performanza, in questo caso gli "attivisti sindacali", e un anti-soggetto, i "lavoratori", che viene privato dell'oggetto di valore "soldi".
Nel corso della cronaca la performanza "manifestazione" appare addirittura come una "risposta" alla protesta sociale.
Con l'uso ambiguo di questo lessema Fatone prosegue nell'isotopia della contrapposizione tra sindacati e lavoratori.
Secondo Fatone, gli oggetti di valore, gli obiettivi della manifestazione non sono il "cambiamento della legge finanziaria" o la "riforma delle pensioni" ma "paralizzare Roma" e dimostrare al governo la forza dei sindacati.
Il cronista giudica epistemicamente come "scoperti", come "evidenti" questi obiettivi.12
Ad un soggetto che vuole tenere nascoste le cifre "rastrellate" ai lavoratori si oppone così un soggetto dell'enunciazione che con i suoi giudizi epistemici sanziona negativamente il fare del sindacato e rivela questo fare ai lettori.
Tornando agli obiettivi sindacali notiamo che "paralizzare Roma" appare come un programma d'azione che vede il soggetto "sindacato" che danneggia l'anti-soggetto "Roma".
Roma, quindi, è un attore che sincretizza sia il luogo della performanza che uno dei soggetti danneggiati dal fare del sindacato.
Inserito in questa isotopia del danneggiamento il lessema "invasione", presente nel titolo in prima pagina, assume così delle connotazioni fortemente negative.
L'altro obiettivo che i sindacati intendono raggiungere con la manifestazione è il far apparire la propria forza, la propria competenza, non quella dei lavoratori che, come abbiamo appena detto, appaiono come un soggetto danneggiato dai sindacati.
Nel resto di questa cronaca Fatone si assume il compito di svelare quanto i sindacati vogliono tenere "top secret", cioè come i soldi sono stati "rastrellati" e come sono stati spesi (palchi rock, mezzi di trasporto, vitto per i manifestanti, ecc.).
Notiamo che lessemi come "vitto", "pranzo al sacco" e "pernottamento" fanno apparire la manifestazione come un'"allegra gita gratuita", isotopia ripresa nel commento di Granzotto e nell'editorale di Vittorio Feltri il giorno successivo.
Il commento di Paolo Granzotto insiste sulle due isotopie della cifra spesa e della contraddizione tra la manifestazione e le esigenze degli alluvionati, dei pensionati e dei disoccupati sino a contrapporre questa manifestazione alle stesse tradizioni sindacali.
Questo commento, quindi, scorre parallelo alla cronaca di Fatone, reiterandone le principali isotopie.
Il cambiamento, però, è notevole dal punto di vista discorsivo.
Si passa infatti dall'uso di débrayage enunciativi all'uso di embrayage attanziali con "noi" inclusivi, da un discorso apparentemente più oggettivo ad un discorso più apertamente provocatorio e polemico.
Granzotto inizia il suo commento sottolineando il suo "stupore" per la cifra spesa dai sindacati.
Notiamo subito che dal punto di vista discorsivo vi è un'opposizione tra un "noi" inclusivo ("abbiamo fatto l'abitudine", "se ci poniamo mente") ed un "loro" ("la loro marcia su Roma").
Granzotto instaura con i suoi lettori un contratto cognitivo su un sapere presupposto come condiviso su quanto vale la cifra "sessanta miliardi".
Questo è il valore della "prova di forza", della competenza e della performanza dei sindacati e dei loro aiutanti nella lotta contro il governo.
Granzotto enuncia così esplicitamente che, secondo lui, la forza, la competenza del movimento sindacale non dipende tanto dalle convinzioni e dalle azioni degli operai e dei pensionati ma dai soldi che sono stati loro "rastrellati".
Mentre la maggioranza di governo è stata voluta dagli elettori, è solo grazie alla competenza acquisita con i soldi che la sinistra può rovesciarla.
La sinistra appare così essere un soggetto contrapposto agli "elettori".
Notiamo in questo enunciato la metonimia "urne" che sta per "elezioni".
Dopo aver reiterato le informazioni referenziali contenute nella cronaca di Fatone sulla cifra spesa per i mezzi di trasporto, per i palchi e per il pranzo al sacco dei manifestanti, Granzotto torna a provocare con il ricorso a paragoni storici.
Dopo la "marcia su Roma", ora la manifestazione è paragonata ai congressi socialisti di epoca craxiana.
Granzotto con un débrayage attanziale impersonale pone una domanda sull'opportunità del dono dei sessanta miliardi agli alluvionati.13
La risposta viene attribuita a Larizza e si configura come un atto epistemico di rifiuto del dono in nome della lotta.
Questo rifiuto del dono dei sessanta miliardi si va a sommare all'assenza di qualsiasi legame simbolico o di solidarietà attiva tra sindacati e alluvionati.
È facile, a questo punto, per Fatone sanzionare negativamente non solo il rifiuto di questo dono, ma anche la lotta stessa.
Granzotto può, a questo punto, dire che questa lotta non è tanto rivolta contro il governo, quanto uno "schiaffo volgare" ai pensionati, ai disoccupati ed alle stesse tradizioni sindacali.
Pensionati e disoccupati sono destinatari con cui Fatone instaura un contratto cognitivo su un sapere presupposto come condiviso sul non potere di manifestazioni e scioperi nel realizzare la congiunzione con l'oggetto di valore "posti di lavoro".
Granzotto arricchisce questa modalizzazione secondo il sapere con iperboli quali "sanno benissimo" e "nessuno...mai...un solo...".
Se pensionati e disoccupati appaiono aver già acquisita questa competenza, questo sapere sull'incapacità di manifestazioni e scioperi a creare posti di lavoro, essi non hanno però ancora acquisito il sapere sul fatto che l'odierna manifestazione a Roma è solo un'esibizione della forza del sindacato.
Con la marca aspettuale "presto" Granzotto lascia comunque presupporre che pensionati e disoccupati entreranno certamente ed in breve tempo in congiunzione con questo sapere.
Ancora una volta, pensionati e disoccupati appaiono come soggetti totalmente separati dai soggetti della performanza "manifestazione" dalla quale appaiono anzi danneggiati e offesi.
È da notare la metafora del "cultore di body building" con tutte le connotazioni negative che l'accompagnano.
Granzotto conclude il suo commento reiterando le isotopie della cifra spesa e della manifestazione-spettacolo di varietà.
Per avere altre informazioni referenziali sulla manifestazione, oltre a quelle sulla cifra spesa, il lettore si deve accontententare di un breve articolo di taglio basso sempre a pag. 21.
Il titolo di questo breve articolo quantifica il soggetto collettivo "manifestanti" in "un milione".
Il punto di vista è quello di un osservatore che si trova nel luogo della performanza ma è ad essa esterno.14
Le informazioni referenziali sulla manifestazione sono comunque limitate al numero dei cortei, al numero dei comizi dei leader sindacali, alle piazze in cui si svolgeranno ed al loro collegamento tramite maxi-schermo.

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l'Unità
Cap.3.2
il Giornale
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Cap.3.4
la Repubblica
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