3. LA RAPPRESENTAZIONE GIORNALISTICA DI UN EVENTO: LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE SINDACALE DEL 12/11/1994

3.3. IL CORRIERE DELLA SERA: L'OSSERVATORE NEUTRALE

3.3.1. Il giorno prima
3.3.2. Il giorno della manifestazione
3.3.3. Il giorno dopo
3.3.4. Due e più giorni dopo


3.3.3. Il giorno dopo

Il 13/11 il Corriere della Sera dedica alla manifestazione l'apertura di prima pagina, un editoriale firmato da Paolo Franchi e le pag. 2 e 3.
Notiamo che il titolo di prima pagina non è a nove colonne, in quanto di spalla troviamo un richiamo dedicato all'arresto del boss Maniero ed un altro ai conti ISTAT.
Noi ci soffermeremo oltre che sulla titolazione, sull'articolo e sull'editoriale di prima pagina, sulle due cronache di Enrico Marro ed Andrea Purgatori, sugli articoli dedicati alle reazioni di Berlusconi ed Abete, in parte sul commento di Gianfranco Piazzesi e sul breve articolo a pag. 2 sul numero dei partecipanti.
In forma nominale l'occhiello del titolo di prima pagina apre reiterando il luogo della performanza.
Il soggetto di questa performanza è figurativizzato in "lavoratori e giovani".
Questo soggetto ha compiuto un trasferimento nello spazio da "tutta Italia" al luogo della performanza "Roma".
È da notare questa espansione del luogo di provenienza.
Il secondo enunciato dell'occhiello è dedicato alla contestazione subita da Pannella che, a sua volta, attacca la diretta TV.
Nel titolo il soggetto collettivo della performanza è quantificato in "un milione".
È a questo punto con la metonimia "in piazza" che viene esplicitato che la performanza di cui si parla è una manifestazione.
Grazie ai due punti indicatori di un'ellissi, il soggetto collettivo della performanza diventa qui anche soggetto di un'enunciazione.
Anche in questo caso, l'enunciato del titolo, tra l'altro neanche tra virgolette, non è una citazione precisa ma l'esplicitazione di un topic individuato all'interno dei discorsi dei manifestanti.
Questo enunciato è un atto esercitivo, una modalizzazione secondo un dover non fare rivolta a un destinatario che resta sottinteso.
È inscritto così nel testo un lettore modello che sappia che questo destinatario è il governo.
Le "pensioni" sono l'oggetto di valore positivo, da salvaguardare secondo i manifestanti ed il governo è, quindi, modalizzato secondo un dover non danneggiare questo oggetto di valore.
Il catenaccio è, in questo caso, doppio.
Nella prima parte l'enunciazione è delegata ai sindacati, nella seconda al governo.
Anche in questo caso, i due punti segnalano un'ellissi.
Dei discorsi sindacali sono esplicitati i topic del rifiuto del "voto di fiducia" e del volere un "altra manovra economica".
Del discorso di Berlusconi è esplicitata la provocazione "bisogna lavorare, non scioperare".
C'è poi una delega a Giuliano Ferrara, allora portavoce del governo, che ritiene la competenza delle manifestazioni insufficiente ad "abbattere i governi".
L'articolo di apertura inizia quantificando in "un milione di persone" il soggetto collettivo della manifestazione.
Questa performanza è sanzionata iperbolicamente come "la più poderosa" nell'arco storico dell'Italia repubblicana.
Ricordiamo che già il giorno precedente era stata inscritto nel testo il lettore modello "chi ama i confronti storici" (cfr.3.3.2.).
L'anti-soggetto è sempre il "governo" e l'oggetto di valore la "Finanziaria".
Notiamo che la "Finanziaria" è sanzionata tra virgolette "tagliapensioni".
È assunto così il punto di vista dei manifestanti, come del resto già nel titolo.
Dopo aver esplicitato il numero dei cortei ed i luoghi dei comizi, l'enunciazione viene delegata, questa volta tra virgolette, ai leader sindacali.
Questa delega contiene una minaccia di una risposta autosanzionata come "durissima" alla richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo.
Il programma d'azione del soggetto collettivo "sindacati più manifestanti" appare come un processo durativo che ha il suo momento terminativo nella congiunzione con l'oggetto di valore "cambiamento della manovra economica".
Dopo la delega ai sindacati, si parla degli "incidenti" provocati dai Cobas, subito però minimizzati dagli eufemismi "soltanto" e "feriti non gravi".
Se gli incidenti sono così minimizzati, non altrettano si può dire degli slogan sanzionati iperbolicamente come "durissimi".
Viene reiterata la provenienza da "tutta Italia" dei manifestanti ma, in più, è qui sottolineata la provenienza dalle zone alluvionate di "una rappresentanza di lavoratori e pensionati", anche se non vengono evidenziati particolari legami simbolici tra manifestanti ed alluvionati.
In un altro spazio si trova l'antagonista "Berlusconi".
Il luogo delle sue "repliche", delle sue provocazioni è Milano.
Stavolta è posta tra virgolette l'ormai a noi nota provocazione "bisogna lavorare, non scioperare".
Troviamo poi brevi deleghe a D'Alema, Ferrara e Storace.
La "città", il luogo della performanza "manifestazione" appare come un soggetto messo alla prova e che da questa esce vittoriosa.
La "città" è quindi un attore che sincretizza il luogo della performanza ed un soggetto che subisce sì una "paralisi", ma ne esce vittorioso.
È così evidenziato che la "città" non si fonde mai con i manifestanti.
Osserviamo anche che la "paralisi" è una metafora ripresa dal sottocodice medico.
L'articolo si conclude con un esempio dell'ironia che ha caratterizzato la manifestazione.
Il titolo dell'editoriale a firma di Paolo Franchi esplicita come topic una relazione tra le manifestazioni ed i risultati elettorali.
Nel corso dell'editoriale questa relazione è figurativizzata come relazione di contrarietà.
In questo titolo la metonimia "urne" sta per "elezioni".
Franchi apre il suo commento con sanzioni iperboliche positive sulla competenza della manifestazione e del movimento sindacale.
Per sanzionare la competenza del movimento sindacale Franchi ricorre all'ossimoro "forza tranquilla".
Tutti i soggetti "in campo", protagonisti della lotta attorno all'oggetto di valore "Finanziaria", sono modalizzati secondo un non poter archiviare facilmente questa manifestazione.
Franchi esprime un suo giudizio epistemico di certezza sul fatto che la manifestazione aveva come obiettivo la disgiunzione dalla "Finanziaria" sanzionata come "ingiusta".
Questa sanzione è, grazie alle virgolette, qui delegata ad altri, possiamo anche ipotizzare ai manifestanti stessi.
Con l'avversativa "ma" Franchi passa all'isotopia della "politicità" della manifestazione.
A rafforzare questa sanzione di "politicità" della manifestazione, troviamo l'iperbole "infinitamente più delle altre volte".
Franchi ricorda che anche contro i precedenti governi c'erano state manifestazioni, ma questa volta il governo delle "destre" è un avversario esplicito delle manifestazioni.
È da rilevare che questo politicizzazione non sembra essere, secondo Franchi, qualcosa di negativo, ma semplicemente qualcosa di "evidente".
Con un débrayage attanziale impersonale ("è importante") Franchi passa poi a sanzionare positivamente il ruolo del sindacato, ruolo espresso dalla metafora "collettore democratico".
Di nuovo con l'avversativa "ma" dopo la precedente seduzione, Franchi esplicita quelli che sono, secondo lui, i limiti della competenza sindacale, quello che deve non fare, cioè reggere o abbattere i governi.
Il soggetto collettivo competente in queste ultime performanze sono gli elettori.
Comincia qui ad affacciarsi la relazione di contrarietà tra la "protesta" e le "urne", già individuato come topic dal titolo.
È lo stesso Franchi a farsi destinante di un programma narrativo di congiunzione con l'oggetto di valore "concertazione".
Soggetti di questo programma, modalizzati secondo il dovere, oltre ai sindacati, sono gli esponenti della maggioranza che rifiutano "logiche guerresche".
Non manca una sanzione negativa su quanto detto dai sindacati sul "voto di fiducia".
Il "voto di fiducia", osserva il commentatore del Corriere della Sera, fa parte della competenza, del poter fare del governo e del Parlamento senza essere per questo una sfida ai lavoratori.
Franchi nega così che la richiesta del "voto di fiducia" sia una sfida, ma, nello stesso tempo, la enfatizza con la metafora "fucile puntato".
Con un nuovo débrayage attanziale impersonale ("è auspicabile") Franchi ribadisce che il programma narrativo con oggetto di valore la "concertazione" è la "chiave interpretativa" della manifestazione e sollecita su questa "chiave" il consenso del destinatario "opposizione" provocandolo.
È a questo punto che Franchi, sempre rivolto al destinatario "opposizione", installa una relazione di contrarietà tra le "piazze gremite" e le "urne cariche di voti".
Troviamo qui due metonimie che stanno per "comizi" o "manifestazioni" e "vittorie elettorali".
Il soggetto dell'enunciazione delega però la formulazione di questa contrarietà, di questa "quasi-legge" ai "vecchi dirigenti comunisti".
Di nuovo rivolto ai destinatari "dirigenti delle opposizioni", Franchi arricchisce la competenza di questi ultimi con il sapere che loro deriva non solo dal "fiuto politico", ma anche dai "sondaggi".
Per figurativizzare i dirigenti dell'opposizione Franchi ricorre all'antroponimo "Massimo D'Alema".
È lo stesso Franchi a formulare un giudizio epistemico di probabilità del sapere di D'Alema sulla base del quale quest'ultimo non vuole le "elezioni anticipate".
Nel successivo enunciato troviamo un embrayage segnalato dall'indicatore deittico "questa" riferito al soggetto "Italia".
È questo il soggetto della performanza "manifestazione" nello spazio "vie di Roma".
Con questa performanza il soggetto collettivo "questa Italia" ha fatto apparire la sua forza, il suo potere nel realizzare un programma di congiunzione con l'oggetto di valore "regole".
L'anti-soggetto è la maggioranza e destinante di questo programma narrativo è il capo della Stato, Scalfaro.
A sanzionare l'importanza per il soggetto dell'enunciazione dell'oggetto di valore "regole", troviamo le metafore "terreno fondamentale" e "tavole della legge".
Questo oggetto di valore è necessario, secondo Franchi, alla costruzione della competenza del "nostro" sistema maggioritario.
Questo "nostro" è senz'altro inclusivo e non si contrappone ad un "loro", equivale a un "di tutti".
È grazie alla congiunzione con questo oggetto di valore "regole" che il "nostro sistema maggioritario" acquisisce anche il potere di congiungersi con l'oggetto di valore positivo "democrazia dell'alternanza" e disgiungersi dal negativo "inedito regime".
Secondo Franchi, soggetti competenti ("ad avere le carte a posto") per realizzare la congiuzione con l'oggetto di valore "regole" sono solo Segni, Amato e Martinazzoli, anzi dubita che anche loro lo siano.
Opposizione di sinistra e maggioranza, per ragioni diverse, sono carenti nella loro competenza.
Nell'enunciato conclusivo di questo editoriale è il "Paese" ad esser destinante del programma narrativo che ha come oggetto di valore le "regole".
Soggetti di questo programma sono governo, Parlamento, maggioranza ed opposizione.
Secondo Franchi, fa parte della competenza del destinante "Paese" chiedere che il momento terminativo di questo programma narrativo sia anteriore alla performanza "ritorno alle urne".
In questo editoriale troviamo quasi sempre dei débrayage enunciativi in terza persona o a volte impersonali.
Solo in due casi ci sono indicatori di embrayage: "questa Italia" e "nostro sistema maggioritario".
È da notare che questo "nostro" è tanto inclusivo da comprendere "tutti gli italiani".
Nonostante l'uso costante dei débrayage, Franchi si schiera apertamente a favore di alcuni esponenti politici dell'opposizione di centro sanzionando, sia pure in forma dubitativa, la loro competenza come maggiore a quella della maggioranza e dell'opposizione di sinistra nella realizzazione del programma di congiunzione con le "regole".
Franchi gerarchizza gli oggetti di valore ponendo come più importanti le "regole" e la "concertazione".
Franchi è, nello stesso tempo, seducente col sindacato e polemizza per altri aspetti con esso, polemizza col governo, ma assume, nello stesso tempo, alcuni dei discorsi propri della destra (per esempio, il fatto che il governo è stato voluto dagli elettori e che la manifestazione è politica).
Inoltre, Franchi fa propri gli oggetti di valore "concertazione" e "dialogo" desiderati anche dalla Confindustria (cfr.3.3.1.).
Due sono le cronache del Corriere della Sera sulla manifestazione, la prima a pag. 2, a firma di Enrico Marro, la seconda a pag. 3, a firma di Andrea Purgatori.
La performanza "manifestazione" sia pure realizzata da un unico grande soggetto collettivo viene così considerata da due punti di vista diversi.
Nella cronaca di Marro l'attante osservatore è sul palco e guarda la folla, nella cronaca di Purgatori è a fianco dei manifestanti, in particolare di uno di essi.
Questo si può osservare già nei titoli in quanto a pag. 2 nel titolo l'enunciazione è delegata ai sindacati, a pag.3 è delegata ai manifestanti stessi.
A pag. 2 l'occhiello quantifica i partecipanti in "un milione di persone" e la performanza "manifestazione" è sanzionata iperbolicamente come "la più grande".
Destinante giudice di questa sanzione è la memoria collettiva.
Il titolo appare come una citazione tra virgolette, ma, anche in questo caso, non è che l'esplicitazione di un topic.
Infatti, questo titolo contiene il topic del rifiuto della "Finanziaria".
Questo giudizio epistemico può essere attribuito sia agli oratori sindacali che a tutti i manifestanti, se consideriamo il "ci" enunciato dagli oratori come un "noi" inclusivo.
Anche il pronome "questa" è un deittico indicatore di un embrayage.
È nel catenaccio che appare esplicitamente a chi è delegata l'enunciazione anche del titolo: sono CGIL, CISL e UIL, evidenziate da un iperbato.
Con i due punti è segnalata un'ellissi di sintagmi verbale come "dicono" o "affermano" a cui segue un enunciato, questa volta senza virgolette, che di nuovo non è che l'esplicitazione di un altro topic dei discorsi sindacali.
È questo il topic della minaccia di "nuove iniziative", di nuove performanze sino alla congiunzione con l'oggetto di valore "cambiamento della manovra".
La cronaca di Marro non manca di sanzioni iperboliche della performanza "manifestazione".
Dopo aver infatti localizzato spazio-temporalmente la manifestazione in "ieri a Roma", questa performanza appare sanzionata dalla memoria collettiva come "la più grande".
Il soggetto collettivo di questa performanza è l'"Italia che si oppone" all'anti-soggetto "governo Berlusconi".
A "portare in piazza" questo soggetto sono CGIL, CISL e UIL che, grazie alla loro competenza, hanno così mantenuto una promessa raggiungendo l'obiettivo di "un milione di persone" (cfr.3.3.2.).
I manifestanti vengono figurativizzati in "lavoratori, pensionati, giovani".
Marro non manca di osservare che questa cifra è "incerta", che non è possibile contare i manifestanti con precisione, ma questa incertezza non va a danno della competenza della manifestazione stessa, danno che, invece, appare ne il Giornale (cfr.3.2.3.).
Il numero dei cortei, le piazze "colme" dei comizi sono una figurativizzazione di questa competenza.
È a questo punto che Marro reitera l'isotopia della "politicità" della manifestazione.
Anzi Marro modalizza la manifestazione sindacale come un non poter non essere anche "politica".
Non possiamo, a questo punto, non rilevare che Marro mischia cronaca e commento.
A conferma di questa sua affermazione, Marro fa appello agli slogan e striscioni dei manifestanti ed ai discorsi dei leader sindacali che attaccano Berlusconi, i suoi ministri ed i suoi alleati.
In particolare, Marro passa a citare tra virgolette alcuni enunciati dei leader sindacali che sanzionano negativamente il fare del governo e dei suoi alleati.
È con un debrayage attanziale impersonale ("non c'è da stupirsi") che a partire dal sapere sin qui instaurato nel discorso sulla competenza della manifestazione Marro modalizza secondo il dovere la competenza dei destinatari.
Ad ulteriore conferma della "politicità" della manifestazione, appare nel discorso il destinante giudice "opposizione" che sanziona, che "rende omaggio" all'eroe "sindacato".
Segue l'enumerazione dei leader politici di opposizione presenti sui "palchi".
Grazie alla competenza del sindacato, sanzionata iperbolicamente come "straordinaria", l'opposizione, antroponimizzata nei suoi leader, si è congiunta con l'oggetto di valore "unità".
Simbolo di questa "unità" sono le bandiere di sindacati e partiti diversi che sventolano assieme.
Non manca una nota di colore positiva sul "cielo senza nuvole".
È a questo punto che chiaramente l'attante osservatore è posto sul palco a guardare la folla.
Il punto di vista assunto è, infatti, quello di Occhetto e di Trentin.
La folla è destinante giudice che sanziona positivamente con gli applausi i leader sindacali.
Marro fa notare che fino a un tempo appena anteriore alle ultime performanze sindacali la stessa folla sanzionava negativamente ed anche violentemente i leader sindacali.
È qui inscritto nel testo un lettore modello competente delle contestazioni, anche violente, subite dai leader sindacali negli anni precedenti.
Passando alla cronaca dei discorsi, Marro fissa l'inizio di questi alle "dodici e quaranta".
Concomitante all'inizio della performanza "discorsi" dei leader sindacali, continua il processo durativo del programma d'azione dei manifestanti ("nelle piazze arriva ancora gente").
Seguendo l'ordine temporale dei comizi, Marro delega l'enunciazione prima a Larizza, poi a D'Antoni, infine a Cofferati.
Dei discorsi dei tre leader sindacali, sanzionati con applausi dai manifestanti, è messo in rilievo il topic della minaccia ("non ci fermeremo") del sindacato al governo, della risposta del sindacato alla sfida del governo.
La congiunzione con l'oggetto di valore "cambiamento della Finanziaria" è, per il sindacato, il momento terminativo dei suoi programmi narrativi.
Marro conclude la sua cronaca, reiterando la minaccia sindacale.
Notiamo che Marro non sembra assumere come propria questa minaccia, si limita a delegarla ai leader sindacali e, con un débrayage enunciativo, metterla in rilievo per i lettori.
Ricordiamo che anche Marro, nonostante l'enunciazione in terza persona, non manca di mischiare la cronaca al commento, per esempio quando reitera l'isotopia della "politicità" della manifestazione.
La cronaca a pag. 3, a firma di Andrea Purgatori, come abbiamo detto in precedenza, assume il punto di vista dei manifestanti. Nell'occhiello sono i cortei ad apparire come soggetti dotati di potere.
È grazie a questo potere che avviene un trasferimento nello spazio sino alle piazze dei comizi,
designate coi loro toponimi.
L'occhiello si conclude, figurativizzando il soggetto collettivo in "giovani, lavoratori, pensionati, partigiani".
Il titolo crea un effetto tensivo, fissando l'inizio della performanza all'"alba" e marcando la sua duratività col predicato d'aspetto "comincia".
La performanza è connotata metaforicamente come un "assedio" e l'anti-soggetto che subisce, che è danneggiato da questa è "Fort Chigi".
Questo titolo richiama specifiche competenze cinematografiche del lettore.
Inoltre, ricordiamo che "palazzo Chigi" è spesso usato come metonimia per "governo".
Sarà poi esplicitato nella cronaca che "assedio a Fort Chigi" è uno degli slogan scritti sugli striscioni dei manifestanti.
Già nel titolo, quindi, l'enunciazione viene delegata ai manifestanti.
Il primo enunciato del catenaccio, in forma nominale, esplicita che l'anti-soggetto preso di mira negli striscioni e negli slogan è il governo.
Il secondo enunciato dà spazio a Pannella, alleato del governo ed insultato dai manifestanti.
La cronaca inizia proprio focalizzando il punto di vista dell'attante osservatore in mezzo al milione di manifestanti.
È il punto di vista di un manifestante antroponimizzato in Nicola Rinaldi ed ulteriormente figurativizzato con la sua professione ed il suo luogo di provenienza.
Di questo manifestante il cronista esplicita le performanze, dal cartello che tiene al collo ai saluti agli altri manifestanti.
Dal punto di vista retorico è interessante il contenuto del cartello retto da questo manifestante.
In dialetto romanesco Rinaldi provoca Berlusconi, giocando sulla sincope "core" al posto di "cuore" e sull'equivalenza fonetica dei sintagmi "Ar core" (espressione dialettale romanesca per "al cuore") ed "Arcore", paese in provincia di Milano ove Berlusconi risiede.
È da notare anche l'apocope "Berluscò".
Il cronista si pone al fianco di questo manifestante e gli rivolge la domanda, più volte reiterata in questa cronaca: "ma il governo ci sente ?"
L'enunciazione è poi delegata direttamente a Rinaldi che risponde alla domanda del cronista con un atto epistemico di sfiducia nel governo ("credo che non ci sente").
La risposta di Rinaldi non si ferma a questo.
Rinaldi autosanziona come importante il proprio fare e quello di tutti i manifestanti nonostante la sua sfiducia nel governo.
Notiamo che dal punto di vista discorsivo il cronista pone la sua domanda in terza persona.
Ancora più interessante è il lessema "ci".
Nella domanda del cronista appare realizzato in un semema che manifesta la competenza del governo su cui viene chiesta una sanzione all'intervistato.
Nella risposta di Rinaldi appare come un pronome, un "noi" inclusivo, un "noi manifestanti".
Dopo il "botta e risposta" con Rinaldi, il cronista passa a porre all'"alba" il momento incoativo della performanza "manifestazione", quando "ancora è buio".
Notiamo marche aspettuali come "comincia", "ancora" e "già".
Il luogo d'inizio della performanza è collocato tra la stazione Ostiense e la via Cristoforo Colombo.
La manifestazione è esplicitamente considerata una sfida del sindacato al governo attorno all'oggetto di valore "Finanziaria".
Questa sfida è sanzionata iperbolicamante dal cronista come "poderosa".
Tra parentesi e tra virgolette è delegata poi l'enunciazione ai manifestanti stessi, ad un loro slogan.
Si tratta di un atto epistemico di rifiuto della "Finanziaria" enunciato con la metafora "non ce la beviamo" (cfr.3.1.3.).
Non essendo questo slogan assunto direttamente dal cronista, possiamo considerare questo "noi" esclusivo.
Non mancano poi note di colore come il sole, la leggera tramontana e il fumo delle salsicce.
Il punto di vista è sempre quello di Rinaldi che è parte del soggetto collettivo che si sta trasferendo verso i luoghi dei comizi.
Il cronista quantifica il numero dei partecipanti ai singoli cortei.
Dopo egli riferisce degli insulti subiti da Pannella.
A questo punto, il soggetto diventa Roma.
Roma non viene mischiata ai manifestanti, è un soggetto da loro separato, ma neanche sembra subire da loro un danno, una "paralisi".
Anzi, una volta inscritto nel testo un lettore modello con competenze storiche sulla "austerità", sulle conseguenze della crisi petrolifera di inizio "anni settanta", la cornice della Roma "senza traffico" è senz'altro positiva.
Il cronista delega poi l'enunciazione direttamente ai manifestanti, ad una serie di loro slogan tra cui quello del titolo "Assedio a Fort Chigi".
I manifestanti vengono figurativizzati con un'enumerazione: pensionati, operai, studenti, ecc.
Purgatori sanziona positivamente la realizzazione della promessa sindacale di un milione di manifestanti.
Ricordiamo che il giorno precedente era esplicito nel catenaccio a pag. 2 che "un milione" di partecipanti era un "obiettivo" dei sindacati (cfr.3.3.2.).
Interessante è la massima espansione del luogo della performanza.
Le piazze di Roma diventano "piazza Italia", giocando retoricamente sulla sostituzione di "Forza" con "piazza" nel nome del partito di Berlusconi.
Troviamo poi un'enumerazione di sanzioni positive di leader sindacali e politici dell'opposizione e di sanzioni negative di leader politici alleati del governo.
Segue l'enumerazione di messaggi ironici sanzionati con applausi e risate.
È a questo punto che il cronista esplicita il luogo ove si trova: è il "Circo Massimo" che già sappiamo essere il luogo del comizio di Cofferati.
Purgatori rivolge ora la domanda prima posta Rinaldi ad un nuovo enunciatario, antroponomizzato come Gianguido Naldi, segretario della FIOM di Bologna.
Naldi ha più fiducia in un ripensamento del governo, ma non nasconde i suoi timori per le conseguenze negative di un eventuale fallimento degli obiettivi della manifestazione.
Segue poi un'altra enumerazione di striscioni e spezzoni del corteo.
Gli incidenti di piazza San Giovanni durante il comizio di D'Antoni sono appena accennati.
Il cronista riprende il punto di vista di Rinaldi mentre quest'ultimo sanziona positivamente il discorso di Cofferati.
Viene reiterato che Rinaldi è uno dei tanti nel "milione" che formano il soggetto collettivo che si oppone all'anti-soggetto "governo Berlusconi".
La "Finanziaria" del governo viene sanzionata come "ingiusta".
A Larizza è delegata l'enunciazione per affermare che, secondo il sindacato, i manifestanti sono "più di un milione".
Il cronista rivolge poi la sua domanda ad un altro manifestante, antroponimizzato come Giuseppe Di Vittorio.
Di Vittorio risponde con una minaccia a Berlusconi in base alla consapevolezza del poter fare del soggetto collettivo.
Con questa minaccia Di Vittorio, rivolto al governo, impone nel discorso un sapere sulla forza, sulla competenza del soggetto collettivo.
I "noi" che troviamo in questa delega sono esclusivi.
Infine, Purgatori delega l'enunciazione ad uno striscione che, in base alle competenze sul codice dell'avversario, rivolge contro Berlusconi l'atto esercitivo "lasciaci lavorare".
Anche in questo caso, possiamo considerare il "ci" come un "noi" esclusivo.
Il cronista conclude con la reiterazione della domanda "ma ci sentono?"
Come detto in precedenza, questo "ci" si riferisce, invece, alla competenza del governo.
Dal punto di vista discorsivo Purgatori usa nella sua cronaca sempre débrayage enunciativi, anche quando pone le domande ai manifestanti intervistati.
Sono numerose le deleghe ai manifestanti stessi, ai loro slogan, ai loro striscioni.
È in queste deleghe che appaiono gli embrayage attanziali che contengono i "noi" esclusivi dei manifestanti.
Il cronista installa nel discorso un attante osservatore dal cui punto di vista è osservata sfilare la manifestazione.
Anche in questa cronaca viene inscritto un lettore modello che "ama i confronti storici", quando si parla della Roma dell'"austerità", come nella cronaca di Marro si parlava delle passate contestazioni subite dai sindacati.
La risposta di Berlusconi alla manifestazione la troviamo a pag. 2 in un articolo di taglio basso a firma di Paola Di Caro e nel titolo dell'articolo di taglio medio.
È in questo titolo che troviamo l'ormai a noi nota provocazione di Berlusconi che contrappone il lavoro allo sciopero.
Berlusconi, enunciatore di questa provocazione, è evidenziato con un iperbato e troviamo i due punti che segnalano un'ellissi.
È interessante pure notare l'avversativa "ma" che connette questo titolo con il titolo in alto che contiene l'enunciato delegato ai sindacati "Questa finanziaria non ci va".
Inoltre, la provocazione di Berlusconi sembra attenuata dall'uso del modo congiuntivo.
È nell'articolo della Di Caro che la modalizzazione secondo il dovere appare con tutta la sua forza in un débrayage attanziale impersonale all'indicativo.
Notiamo che viene evidenziato graficamente il luogo della performanza e dell'enunciazione di Berlusconi: Milano.
Viene così segnalata la diversità dello spazio ove si trovano gli antagonisti "manifestanti" e "Berlusconi", anche se quest'ultimo non appare esplicitamente "in fuga" (cfr.3.1.4.).
Il titolo di quest'articolo esplicita tra virgolette i topic del discorso di Berlusconi: la mancanza di competenza della manifestazione nel cambiare la "Finanziaria" e la ricerca dell'oggetto di valore "cose positive".
È nella cronaca che il luogo dell'enunciazione di Berlusconi è toponimizzato come l'"ospedale San Raffaele" di Milano, la sua aula magna.
Fuori da quest'aula ha luogo una lotta tra Berlusconi ed i cronisti.
Sono i cronisti gli unici soggetti che appaiono danneggiare l'"atmosfera magica" del "San Raffaele", "atmosfera" opposta a quella negativa dei "veleni" e delle polemiche.
Sono i cronisti che costringono Berlusconi ad enunciare le sue provocazioni e le sue sanzioni sulla manifestazione.
Questa lotta tra i cronisti e Berlusconi è attentamente descritta, così come non manca una descrizione dell'"immagine" di Berlusconi, riassunta dall'ossimoro "sorriso amaro".
Le dichiarazioni di Abete le troviamo in un articolo di taglio basso a pag. 3.
Il titolo evidenzia Abete con un iperbato ed il topic delle sue affermazioni è introdotto anche qui con i due punti.
Da una parte Abete rifiuta la "guerra totale", dall'altra egli sottolinea come oggetto di valore positivo con cui restare congiunti la "concertazione".
Il luogo della sua enunciazione è toponimizzato in "Ascoli Piceno".
Diversamente che Berlusconi, Abete non appare "braccato" ed a quest'ultimo l'enunciazione è ampiamente delegata senza commenti polemici.
Abete rifiuta lo "scontro" e sanziona negativamente chi lo preferisce al "dialogo".
Comunque Abete, secondo il Corriere della Sera, non esprime pareri sulla manifestazione.
Il cronista individua tre oggetti di valore nel discorso di Abete: il "risanamento finanziario", il "dialogo" e la "riduzione dei tassi d'interesse".
È interessante anche il breve articolo a pag. 2 che pure delega ai manifestanti la sfida "Pilo contaci".
Questa sfida è rivolta al sondaggista di Forza Italia, Gianni Pilo.
Il Corriere della Sera fa oscillare il numero dei partecipanti dai "più di un milione e mezzo" di fonte sindacale ai "sette-ottocentomila" secondo le fonti della questura.
Viene ricordato che l'obiettivo sindacale ampiamente superato era di "novecentomila" partecipanti.
Gianfranco Piazzesi nel suo corsivo a pag. 2 accenna alla manifestazione inserendola nella contrapposizione tra una settimana politica come al solito controllata ed organizzata ed il dramma dell'alluvione.

Torna su

Va giù


3.3.4. Due e più giorni dopo

Il 14/11 il Corriere della Sera non dedica più corsivi od editoriali alla manifestazione.
La sua eco risuona solo nei titoli, nella cronaca politica ed in alcune interviste.
Nel titolo di taglio medio in prima pagina è di nuovo la "Finanziaria" l'oggetto di valore evidenziato con un iperbato.
La manifestazione appare ormai localizzata in un tempo anteriore all'enunciazione ("sabato"), mentre concomitante è la "fiducia sul condono".
Nonostante la manifestazione, il governo sembra aver mantenuto la competenza necessaria per raggiungere il suo obiettivo, cioè la congiunzione con la "Finanziaria".
Nell'articolo di taglio medio in prima pagina è ribadito che la manifestazione non è stata che un momento del processo durativo del "muro contro muro", della lotta tra governo ed opposizione.
L'effetto tensivo è segnalato dalle marche aspettuali "continua" e "dopo".
Questo "muro contro muro" che ha avuto uno dei suoi momenti culminanti nella manifestazione e che prosegue con il "voto di fiducia" sul condono edilizio, nei giorni successivi si svilupperà con la dichiarazione di un nuovo sciopero generale.
L'enunciazione è poi delegata a Massimo D'Alema, modalizzato epistemicamente come "sicuro" delle sue affermazioni.
D'Alema appare consapevole dell'aumento di competenza ricevuto dalle opposizioni politiche con la manifestazione.
Secondo D'Alema, a partire da questa competenza, il nuovo obiettivo, il nuovo oggetto di valore è un "patto federativo" che serva alla costruzione del soggetto collettivo "grande partito della sinistra".
Il cronista reitera poi l'oggetto di valore desiderato dai sindacati: il "cambiamento della legge finanziaria".
Non manca una sanzione positiva, un riconoscimento del "successo" della manifestazione sindacale.
Troviamo anche i pareri di esponenti ed alleati del governo tra cui quello di Bossi in contrasto con il resto della maggioranza.
Molto spazio a pag. 2 è dato alla polemica sulla diretta TV, in particolare alle proteste di Pannella.
A pag. 3 troviamo due interviste, una al sindacalista Guglielmo Epifani, l'altra all'imprenditore Pietro Marzotto.
La nota politica a firma di Enrico Marro non fa che approfondire quanto scritto in prima pagina.
Ci soffermiamo quindi solo sul titolo di pag. 3 che evidenzia di nuovo con un iperbato l'oggetto di valore "Finanziaria".
Questo titolo crea un effetto tensivo nella narrazione dello "scontro" in atto, esplicitando il passaggio dal rifiuto epistemico collettivo ("un milione di no") al "voto di fiducia" imposto dal governo.
Anche il successivo 15/11 nessun commento od editoriale sono dedicati alla manifestazione.
Nell'apertura di prima pagina la manifestazione continua ad essere sanzionata come "grande", ma il tempo della sua realizzazione si allontana sempre più dall'enunciazione.
Della narrazione della lotta tra governo ed opposizione l'attenzione è ora focalizzata sul "voto di fiducia" nello spazio "Camera".
Notiamo metafore come "bufera","alta tensione" e "battaglia".
Questa "battaglia" è caratterizzata dall'"ostruzionismo" dell'opposizione.
È il giorno 16/11 che, oltre all'"ostruzionismo" dell'opposizione nelle aule parlamentari, ha inizio un'altro programma narrativo che vede come destinanti i sindacati: un nuovo sciopero generale.
La precedente manifestazione è di nuovo sanzionata iperbolicamente da Marro a pag. 5 come "mega".
La manifestazione ed il nuovo sciopero generale appaiono come "prove di forza", come un far sembrar "vero" il potere, la competenza del sindacato.
Il Corriere della Sera affianca alla proclamazione del nuovo sciopero generale una "replica".
Con un iperbato viene evidenziato come soggetto di questa "replica" Alleanza Nazionale che risponde alle sfide, alle performanze sindacali con un progetto di una manifestazione di "due milioni di persone".
Notiamo nel titolo di questa "replica" la metonimia "in piazza" e la congiunzione "e" che connette le performanze sindacali al progetto di Alleanza Nazionale.
Anche l'articolo apre con la congiunzione "e" contenuta in una delega ad un portavoce di AN.
Non manca un richiamo storico alle manifestazioni del 1968 in Francia a sostegno di De Gaulle.
Secondo il cronista, Forza Italia ed Alleanza Nazionale sembrano credere nella realizzazione di questo progetto.
Sembra essere anche fissato un tempo della realizzazione di questa performanza ("alla fine di novembre").
Non mancano segnali sulla sua incertezza (per esempio, Previti liquida questo progetto come "molto teorico").
Per lo stesso cronista, è un progetto un po' vago.
Sappiamo che questa manifestazione di "due milioni di persone" non è mai stata realizzata, come non ha mai avuto luogo il nuovo sciopero generale perché sindacati e governo poche ore prima di questo sciopero si sono accordati sullo "stralcio" dei provvedimenti sulle pensioni dalla "legge finanziaria", permettendo così ai sindacati di congiungersi con l'oggetto di valore da loro desiderato.

Cap.3.1
l'Unità
Cap.3.2
il Giornale
Torna su Cap.3.3
Corriere della Sera
Cap.3.4
la Repubblica
Home page Indice Conclusioni Bibliografia