3. LA RAPPRESENTAZIONE GIORNALISTICA DI UN EVENTO: LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE SINDACALE DEL 12/11/1994

3.3. IL CORRIERE DELLA SERA: L'OSSERVATORE NEUTRALE

3.3.1. Il giorno prima
3.3.2. Il giorno della manifestazione
3.3.3. Il giorno dopo
3.3.4. Due e più giorni dopo


3.3.1. Il giorno prima

Il giorno precedente alla manifestazione, quest'ultima trova posto nella prima pagina del Corriere della Sera in un richiamo che rimanda ad un articolo a pag. 6.
Il richiamo ha semplicemente come occhiello "La finanziaria", cioè quello che noi abbiamo sinora considerato l'oggetto di valore attorno a cui si svolge la lotta tra governo e sindacati.
Il titolo esplicita tra virgolette il topic dei discorsi sindacali, cioè la minaccia dello sciopero in risposta alla richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo.
Anche stavolta, le virgolette non segnalano una citazione precisa di un enunciato, ma l'esplicitazione di un topic all'interno dei discorsi dei leader sindacali.
Notiamo che questa titolazione lascia alla competenza del lettore inferire sia cos'è la "Finanziaria", sia cos'è la "fiducia", sia chi sono gli enunciatori dell'enunciato tra virgolette.
Molto più ricco di informazioni, anche se breve, è il richiamo.
Questo richiamo rispetta la regola della "cinque W" (cfr. nota 3).
Infatti, vi troviamo esplicitati con un débrayage enunciativo il soggetto, l'anti-soggetto, la performanza, il luogo ed il tempo della sua realizzazione, l'oggetto di valore attorno a cui si svolge la lotta.
Il soggetto collettivo della performanza "manifestazione" è quantificato in un "milione di persone".
L'oggetto di valore da cui esso vuole restare disgiunto è la "manovra economica".
Tempo e spazio sono "domani" e "Roma".
Il Corriere della Sera sanziona questa manifestazione come "la più grande dell'Italia repubblicana".
Questa manifestazione non appare che un momento di un processo durativo, di uno "scontro", già in atto da tempo, tra governo e sindacati.
Stando al Corriere della Sera, in un tempo appena anteriore alla realizzazione della performanza "manifestazione" questo "scontro" è diventato più aspro.
Troviamo poi la minaccia, il "secco avvertimento" del sindacato al governo.
La richiesta del "voto di fiducia" appare come "una dichiarazione di guerra".
Il Corriere della Sera enfatizza, in questo modo, lo "scontro" con una metafora bellica.
La minaccia del sindacato, in risposta a questo "voto di fiducia", presenta come oggetto di valore negativo la "rottura dell'accordo sul costo del lavoro".
Introdotto dall'avversativa "ma", compare il ruolo di mediatore della Confindustria che appare, sino a questo punto, l'unico soggetto a desiderare come oggetto di valore il "dialogo".
Passiamo ora all'articolo a pag. 6, firmato da Enrico Marro.
Questo articolo sintetizza le posizioni espresse dai sindacati nella loro conferenza-stampa e dalla Confindustria durante una cena a casa di Merloni.
Inoltre, questo articolo fornisce informazioni referenziali sulla manifestazione.
L'occhiello, come il catenaccio, è composto di due enunciati.
Nel primo è subito evidenziato l'oggetto di valore "dialogo", oggetto comune a governo e parti sociali e da cui essi rischiano la disgiunzione.
Nel secondo enunciato troviamo esplicitati il tempo, il luogo ed il soggetto, quantificato in "un milione di persone", della performanza "manifestazione".
Notiamo che, al posto di "manifestazione", troviamo la metonimia "in piazza".
Nel titolo con un iperbato è evidenziato il soggetto a cui è delegata l'enunciazione: i sindacati.
I due punti sono un'ellissi che sostituiscono sintagmi verbali come "dicono", "affermano", ecc.
Non troviamo, in questo caso, le virgolette, che compaiono nel catenaccio.
Sia con virgolette che senza, non troviamo citazioni precise, ma quelle che appaiono come delega dell'enunciazione non sono altro che esplicitazioni di topic individuati all'interno dei discorsi dei sindacati e di Abete.
Nel titolo che riprende un enunciato di D'Antoni il topic è quello del danno provocato al "Paese" dalla richiesta del "voto di fiducia".
A danneggiare il "Paese", ad essere suo avversario è, secondo i sindacati, il governo.
Nel catenaccio non vi è solo un'esplicitazione di un topic contenuto nei discorsi sindacali, ma anche una forzatura dei discorsi sindacali, in quanto nessuno aveva esplicitamente minacciato un nuovo sciopero.
Nel secondo enunciato del catenaccio il delegato all'enunciazione è Abete.
L'oggetto di valore da "salvare", con cui restare congiunti è l'"accordo di luglio".
Nel corso dell'articolo l'"accordo di luglio", la "concertazione" non è l'unico oggetto di valore desiderato da Abete, ma anche l'"approvazione della Finanziaria senza stravolgimenti".
Possiamo così rilevare che nella titolazione è esplicitato quell'oggetto di valore che il Corriere della Sera ritiene gerarchicamente superiore.
Marro apre la sua cronaca, lasciando presupporre che uno "scontro" tra governo e sindacati sia già in atto e con la metafora "sale il tono" esplicita un inasprimento di questo "scontro".
Subito dopo il cronista reitera quanto scritto nel richiamo in prima pagina, cioè la minaccia da parte dei sindacati di "rottura del dialogo" di fronte alla richiesta del "voto di fiducia" da parte del governo.
La richiesta del "voto di fiducia" appare metaforicamente come una "dichiarazione di guerra", come una sfida voluta dal governo.
Momento culminante di questa sfida sarà la manifestazione del giorno successivo che avrà come soggetto collettivo "un milione di persone" ed avrà luogo nella "capitale".
Notiamo l'embrayage attanziale "siamo".
Il soggetto è, in questo caso, un "noi" inclusivo che comprende il cronista enunciatore ed i lettori che diventano così gli osservatori della sfida, del "braccio di ferro" tra i soggetti antagonisti "governo" e "sindacati".
Questa sfida non si svolge solo attorno all'oggetto di valore "previdenza", ma anche serve a ricostruire le competenze dei soggetti in campo ed i loro rapporti.
A questo punto, Marro ipotizza le conseguenze della "rottura del dialogo".
La disgiunzione da questo oggetto di valore è, secondo Marro, il momento incoativo di un processo narrativo che culminerà in un nuovo sciopero generale e nella "fine della stagione di moderazione salariale".
Il momento incoativo di questa "stagione" era stato l'"accordo di luglio".
Modalizzato secondo un non volere la "fine" di questa "stagione", è il soggetto "Confindustria".
A sanzione di questo, il cronista delega ad Abete l'enunciazione degli oggetti di valore desiderati dalla Confindustria: l'"approvazione della finanziaria senza stravolgimenti" e soprattutto la "concertazione", il "dialogo".
Con la congiunzione "anche" viene lasciato presupporre che la Confindustria non sia l'unico soggetto a desiderare il "dialogo". Infatti, nell'editoriale del 13/11 è Paolo Franchi a sostenere con forza la "ripresa del dialogo" (cfr.3.3.3.).
Mentre la Confindustria appare nel ruolo di mediatore, di soggetto che cerca, che invita al "dialogo", non altrettanto si può dire dei sindacati che appaiono minacciosi, "determinati" a proseguire la lotta.
Ad enfatizzare competenza e performanze sindacali troviamo iperboli come "estrema determinazione" e "lotta senza soste".
Berlusconi, dal canto suo, viene modalizzato secondo un dover fare, un dover cambiare la "manovra" economica e trattare coi sindacati.
È un eventuale rifiuto di questa competenza modale che obbligherà il sindacato a proseguire nella lotta.
Come prima cosa, nel tempo posteriore all'enunciazione "domani" e nello spazio "Roma" i sindacati utilizzeranno tutta la loro competenza, tutto il loro "potenziale organizzativo" per realizzare la performanza "manifestazione".
La città di Roma vede trasformata la sua competenza tanto da diventare una piazza sanzionata iperbolicamente come "sterminata".
Stando al Corriere della Sera, quindi, la città di Roma non subisce la manifestazione, non ne viene danneggiata ma "ospita" la manifestazione stessa.
Notiamo anche che, come nel richiamo in prima pagina, la manifestazione è sanzionata iperbolicamente come "la più grande dell'Italia repubblicana".
A questo punto, vengono date informazioni referenziali sulla manifestazione, che servono anche ad esplicitare, come abbiamo scritto in precedenza, la competenza della "organizzazione sindacale" (cfr.3.1.1.).
Vengono enumerati i mezzi di trasporto usati dai manifestanti per raggiungere Roma, il numero dei cortei, le piazze e gli oratori dei comizi.
Notiamo che con il débrayage enunciativo "arriveranno" Marro non solo colloca la performanza in un tempo posteriore all'enunciazione, ma installa anche un attante osservatore di questa performanza (cfr.nota 14).
Il 22 novembre è posto come il momento incoativo di un altro programma d'azione, di un nuovo sciopero generale.
È a questo punto che il cronista delega l'enunciazione, esplicitandone il tempo ("ieri mattina") ma non il luogo (sappiamo da l'Unità che questo luogo è la sede della stampa estera), ai leader sindacali.
A Cofferati, D'Antoni e Larizza è delegata una pesante sanzione sul fare del governo, sulla richiesta del "voto di fiducia" ritenuta una pericolosa sfida che danneggia il "Paese", portandolo alla disgiunzione dall'oggetto di valore "accordo sul costo del lavoro".
Viene poi figurativizzato dal cronista qual'è l'oggetto di valore desiderato dai sindacati, cioè lo "stralcio delle pensioni" dalla "Finanziaria".
Il cronista non manca di rilevare i contrasti interni all'attante collettivo "governo" in particolare tra i ministri Mastella e Dini.
Marro torna poi a parlare della manifestazione, di nuovo installando un attante osservatore collettivo ("tutti gli occhi") di questa performanza.
È, invece, appena citato il contrasto interno ai sindacati sull'opportunità della manifestazione dopo l'alluvione in Piemonte.
Non vengono evidenziati legami simbolici tra manifestanti ed alluvionati, ma un programma di solidarietà attiva che ha come soggetti sia i sindacati che gli imprenditori.
Con una delega dell'enunciazione a Carlo Callieri, vicepresidente della Confindustria, questo comune programma di aiuto agli alluvionati appare una sanzione positiva del "metodo della concertazione" di cui si rischia la perdita per i contrasti tra governo e sindacati.
Marro conclude, delegando l'enunciazione stavolta ad Abete che reitera gli oggetti di valore "dialogo" e "approvazione della finanziaria senza stravolgimenti".
Il luogo dell'enunciazione di Abete, diversamente da quello dei sindacati, è toponimizzato (la casa di Vittorio Merloni).
Ci sembrano interessanti dal punto di vista discorsivo gli embrayage "ci auguriamo"e "non pensiamo" presenti nelle deleghe a Callieri e ad Abete.
Come già detto, nell'editoriale di Franchi troveremo che il Corriere della Sera desidera oggetti di valore comuni a quelli dei leader confindustriali (cfr.3.3.3).
Possiamo, quindi, considerare i discorsi di questi ultimi come assunti, fatti propri dal giornale e questi "noi" dei "noi" inclusivi.

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Va giù


3.3.2. Il giorno della manifestazione

Il 12/11 la manifestazione conquista nel Corriere della Sera uno spazio di prima pagina in alto tra un richiamo di apertura con relativo commento sulla Bosnia e un richiamo di spalla con relativo commento sull'alluvione in Piemonte.
Questo spazio dedicato alla manifestazione è comunque limitato ad un occhiello, ad un titolo, ad una vignetta e a un breve richiamo alla cronaca di pag. 2.
L'occhiello ed il titolo sono composti da frasi nominali.
Nell'occhiello sono contrapposte simmetricamente le performanze "cortei" e "fiducia".
Nel titolo con un iperbato viene evidenziato l'oggetto di valore "manovra".
I due punti, come in altri titoli, segnalano un'ellissi.
Il "giorno" di cui si parla nel titolo è il tempo della performanza "protesta bis" concomitante all'edizione del giornale.
Con l'avverbio "bis" è lasciato presupporre che vi sia stato un altro giorno di protesta che nel rimando è, infatti, crononimizzato come il 14 ottobre, giorno di uno sciopero generale.
Troviamo poi una vignetta che raffigura Massimo D'Alema in una fondina di pistola che intima la resa a Berlusconi.
Nel breve richiamo il soggetto collettivo della performanza "manifestazione" è quantificato in un milione.
La metonimia "in piazza" sta appunto per "manifestazione".
La "Finanziaria" è, come ormai noto, l'oggetto di valore da cui i manifestanti intendono restare disgiunti.
I cortei sono quantificati in cinque e subito sanzionati iperbolicamente come "mega".
Sempre in questo breve richiamo, il tempo della performanza "voto di fiducia" è localizzato temporalmente in "lunedì".
In questa edizione del Corriere della Sera gli articoli sulla manifestazione ed in genere sulla "legge finanziaria" sono a pag. 2, pagina non più intitolata come la pag. 6 del giorno precedente "Politica", ma "In primo piano".
Allo spazio guadagnato in prima pagina corrisponde quindi anche una diversa collocazione nelle pagine interne del giornale.
Considerando solo la manifestazione, troviamo in questa pagina un'intervista al leader della CISL D'Antoni di cui nel richiamo in prima pagina viene topicalizzato l'ottimismo, un disegno che fornisce informazioni referenziali sui percorsi dei cortei e un articolo che pure fornisce informazioni sulla competenza della manifestazione e sui suoi partecipanti.
Dopo aver parlato il giorno precedente della solidarietà attiva dei sindacati e degli imprenditori verso gli alluvionati (cfr.3.3.1.), ora il Corriere della Sera apre questa pagina con un occhiello che evidenzia i legami tra lavoratori delle zone alluvionate e manifestazione, legami che si manifestano simbolicamente nel fatto che "a sfilare per primi" saranno proprio i lavoratori piemontesi.
Difficile, invece, connettere i due punti di questo occhiello con l'enunciato successivo.
A nostro parere era meglio un punto fermo.
Il titolo, costruito con una frase nominale, evidenzia il luogo della performanza.
La virgola segnala un'ellissi di un sintagma verbale.
La performanza viene stavolta denominata "marcia" e l'oggetto di valore negativo è sempre la "manovra".
È nel catenaccio che viene esplicitato l'anti-soggetto "governo".
Mentre nella prima parte del catenaccio, sempre in forma nominale, le performanze "cortei" sembrano trasformarsi in soggetto collettivo (nell'articolo sono chiaramente un soggetto collettivo, mentre in prima pagina erano performanze opposte alla performanza "fiducia"), nella seconda cambia completamente il soggetto che non viene esplicitato, ma si può presupporre che sia il sindacato.
L'oggetto di valore da raggiungere è di natura modale, cioè riguarda la competenza, l'essere dei manifestanti, più precisamente il loro numero (cfr.3.3.3.).17
L'articolo inizia proprio esplicitando la competenza, la forza della manifestazione.
Vengono enumerati il numero dei cortei, dei manifestanti, dei giornalisti al seguito, ecc.
Troviamo sanzioni iperboliche della manifestazione come "mega", "spettacolare" e "maggiore".
Inscrivendo in un enunciato come lettore modello "chi ama i confronti storici", l'arco temporale della sanzione "maggiore iniziativa" è espanso a "questo dopoguerra".
Il soggetto appare essere, in un primo momento, il "sindacato", l'anti-soggetto il "governo" e l'oggetto di valore la "Finanziaria".
Tempo della performanza è "oggi", lo spazio "Roma".
Successivamente,sono i cinque cortei ad apparire soggetto collettivo della performanza "invasione" e le "vie della capitale" da luogo sembrano trasformarsi in anti-soggetto danneggiato.
Ripetiamo "sembrano" perché abbiamo già visto nella cronaca di Marro del giorno precedente che la città di Roma non è per niente un anti-soggetto danneggiato ma una città che "ospita", che si trasforma in "piazza".
Questa "invasione" appare come un processo durativo che ha il suo momento terminativo nei comizi dei leader sindacali in tre piazze collegate con dei maxi-schermi.
Dopo un débrayage attanziale impersonale ("si prevede"), viene reiterata la duratività della performanza dei manifestanti con semi aspettuali come "sin dalle prime luci dell'alba" e "cominceranno".
Citando come fonte gli "organizzatori", vengono enumerati i mezzi di trasporti utilizzati dai manifestanti.
Non manca una sanzione iperbolica del cronista ("con tutti i mezzi possibili ed immaginabili") su questo.
Non viene occultato il legame tra manifestanti ed alluvionati anzi viene maggiormente incrementato di senso rispetto all'occhiello il fatto che i lavoratori delle zone alluvionate saranno simbolicamente in testa ad uno dei cortei.
Vengono poi enumerati i leader dell'opposizione che parteciperanno alla manifestazione, che diventeranno a tutti gli effetti parte del soggetto collettivo.
A rafforzare il senso di questa partecipazione troviamo la sanzione iperbolica "massimi".
È appena accennato il dissenso dei sindacati CISAL e CONFSAL.
L'articolo si conclude con informazioni referenziali sulla diretta TV.
Dal punto di vista discorsivo in quest'articolo troviamo sempre débrayage enunciativi.
In un caso uno di questi débrayage è impersonale.
Anche se la collocazione temporale della performanza "manifestazione" è "oggi", le categorie temporali della sua realizzazione sono sempre quelle della posteriorità (vedi i tempi al futuro) e questa realizzazione non appare puntuale, ma espansa da semi aspettuali della duratività.
Ci sono sì sanzioni iperboliche della manifestazione ma sempre proprie di un attante giudice ed osservatore.

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